{"id":16911,"date":"2021-04-25T15:53:15","date_gmt":"2021-04-25T13:53:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16911"},"modified":"2021-04-25T17:26:43","modified_gmt":"2021-04-25T15:26:43","slug":"buon-pastore-e-25-aprile-le-parole-le-immagini-le-azioni-e-i-concetti-delle-tradizioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/buon-pastore-e-25-aprile-le-parole-le-immagini-le-azioni-e-i-concetti-delle-tradizioni\/","title":{"rendered":"Buon Pastore e 25 aprile.  Le parole, le immagini, le azioni e i concetti delle tradizioni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/migrare.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-14252\" alt=\"migrare\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/migrare-300x203.jpg\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/migrare-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/migrare.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La IV domenica di Pasqua \u00e8 la domenica del \u201cBuon Pastore\u201d. L\u2019immagine \u00e8 potente, ma non \u00e8 immediata. O meglio, proprio per la sua immediatezza elementare ha bisogno di aiuto e di guida, perch\u00e9 facilmente dice altro da s\u00e9. L\u2019immagine \u00e8 direttamente attribuita da Ges\u00f9 a se stesso, come accade spesso nel Vangelo di Giovanni. Io sono \u2013 dice Ges\u00f9 &#8211; il buon pastore; ma di s\u00e9 dice anche di essere vite, pane, luce, via, verit\u00e0, vita, porta: sono tutte parole che rimandano a immagini potenti. Non sono concetti. Per\u00f2 noi, per accedere alle immagini e alle parole abbiamo bisogno di concetti, che sono strumenti della intelligenza di ogni realt\u00e0, anche di quella di Cristo e della Chiesa. Vi sono qui due illusioni, che attraversano tutta la tradizione, fino a noi: che le immagini e le parole sia sufficienti, senza mediazioni concettuali; oppure che i concetti, ben collaudati, siano ottimi sostitutivi di tutto il resto. N\u00e9 la prima, n\u00e9 la seconda sono buone soluzioni. Sia le parole\/immagini, sia i concetti si deteriorano, se lasciati a se stessi. Perdono forza, si disperdono in via laterali, si svuotano e si corrompono.<\/p>\n<p>La grande autodefinizione come \u201cbuon pastore\u201d pu\u00f2 svilupparsi, infatti, o nella sovrapposizione con le forme dignitose del ministero ecclesiale, o addirittura pu\u00f2 diventare il \u201cnome\u201d di un Istituto di lefebvriani. La parola e la immagine sfuggono alla presa e generano altre cose. D\u2019altra parte che cosa \u00e8 accaduto della immagine di \u201cre\u201d, della \u201cregalit\u00e0\u201d? Che cosa al \u201csacerdote\u201d? Meno sfruttata la sorte dell\u2019altra immagine odierna attribuita a Ges\u00f9: \u201cpietra scartata\/testata d\u2019angolo\u201d, anch\u2019essa potentissima.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, per\u00f2, un quarto livello della \u201ctradizione\u201d, che \u00e8 la azione. Ges\u00f9 non ci ha lasciato solo parole, immagini e concetti, ma ci ha lasciato azioni. Il suo \u201cfare\u201d ce lo consegna. E nel nostro fare lo ritroviamo, lo riconosciamo: Ges\u00f9 si \u00e8 fatto battezzare da Giovanni, camminava come pellegrino, pregava, interrogava, rispondeva con sapienza, insegnava, dormiva in barca, raccontava parabole, guariva, consolava, pranzava con i peggiori, lavava i piedi, si isolava, partecipava alle feste di nozze, scriveva col dito per terra. Tra tutte queste azioni, due sono diventate prioritarie, nell\u2019incontro col Risorto. Il Ges\u00f9 dopo la morte fa due cose: interpreta la Parola e spezza il pane. I due di Emmaus lo incontrano cos\u00ec. In entrambi i casi Ges\u00f9 compie le due azioni: una prima volta anzitutto scalda il cuore con le scritture e poi si lascia riconoscere nello spezzare il pane. Una seconda volta, prima \u201cmangia con loro\u201d e poi spezza il pane della parola.<\/p>\n<p>Queste azioni sono da aggiungere alle parole, alle immagini e ai concetti. Abbiamo cos\u00ec una tradizione che si orienta, nella storia, mettendo sempre in gioco questi 4 livelli di esperienza. Le sue parole, le immagini con cui si \u00e8 o \u00e8 stato interpretato, le azioni che ha compiuto e che ha affidato ai suoi, i concetti che hanno sintetizzato parole, immagini e azioni.<\/p>\n<p>Le parole devono essere interpretate, le immagini spiegate, le azioni illuminate: per questo ci sono i concetti. Ma i concetti sono pi\u00f9 poveri delle parole, bench\u00e9 pi\u00f9 precisi, pi\u00f9 stilizzati delle immagini, bench\u00e9 meno vaghi e pi\u00f9 espliciti delle azioni, che hanno sempre una certa opacit\u00e0, ma sono potenti.<\/p>\n<p>La forza della tradizione sta nel mettere sempre insieme, nel \u201ccongiungere\u201d questi quattro registri: cos\u00ec essa sa precisare le parole con le immagini, le immagini con le azioni, le azioni con i concetti, i concetti con le parole; ma, anche e viceversa, sa illuminare i concetti con le azioni, le azioni con le immagini, le immagini con le parole e le parole con i concetti.<\/p>\n<p>Questa operazione complessa \u00e8 \u201cinterna\u201d alla tradizione: ogni tradizione lo fa. Anche una tradizione familiare mette in circolo questi 4 elementi. E\u2019 umano fare cos\u00ec. Ed \u00e8 anche divino.<\/p>\n<p>Le distorsione accadono quando si separano tra loro questi livelli. Quando si pretende, o si presume, che l\u2019ordine concettuale comandi gli altri tre, oppure l\u2019ordine normativo delle azioni, o l\u2019ordine affettivo delle immagini, o l\u2019ordine espressivo delle parole.<\/p>\n<p>Il Buon Pastore \u201cd\u00e0 la vita per le sue pecore\u201d. Non c\u2019\u00e8 nulla di \u201cdolciastro\u201d in un questa frase, che \u00e8 una straordinaria definizione del crocifisso risorto \u201csub specie pastoris\u201d. Di fronte a questo, non vivendo noi scissi, dovremmo dire: che cosa ha da dirci questa logica se la applichiamo al 25 aprile? Quali sono le parole, quali le immagini, quali i concetti e quali le azioni di questa tradizione a cui non rinunciamo? Come possiamo celebrare la \u201cliberazione\u201d \u2013 che \u00e8 fine della guerra e fine della dittatura autoritaria, che \u00e8 \u201cliberarsi\u201d ed \u201cessere liberati\u201d \u2013 se permettiamo, alla vigilia, il grave fatto per cui 130 africani in fuga muoiano inascoltati anche dalla nostra guardia costiera? Che cosa facciamo della libert\u00e0 per cui hanno dato la vita tanti uomini e tante donne? Ci sono azioni che qualificano una memoria. Nessuna ragione politica, strategica, nessun patto o convenzione pu\u00f2 giustificare di aver lasciato morire i naufraghi e di celebrare oggi la nostra \u201cfesta nazionale\u201d come una \u201croutine\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una scena, alla fine del film \u201cSalvate il Soldato Ryan\u201d, che \u00e8 molto toccante. Il protagonista Ryan ritorna, ormai molto anziano, in quel nord della Francia dove 7 uomini, 60 anni prima, hanno \u201cdato la vita\u201d perch\u00e9 lui si salvasse. E sulle loro tombe Ryan piange e si volta verso i suoi familiari che lo hanno accompagnato e chiede: \u201cditemi che ho vissuto bene!\u201d Solo vivendo bene si pu\u00f2 rimanere all\u2019altezza del dono ricevuto. Dare la vita per gli altri \u00e8 il \u201cconcetto\u201d, la \u201cparola\u201d, la \u201cimmagine\u201d e l\u2019\u201dazione\u201d di cui si fa memoria. Anche il 25 aprile vive della stessa coerenza di parole, immagini, azioni e concetti. La retorica delle parole pu\u00f2 dimenticarlo, i concetti possono confondersi, le immagini possono distrarre, ma l\u2019azione, quella azione, si pianta nella carne. Se anzich\u00e9 \u201cdare la vita\u201d, preferisci lasciar morire in mare 130 uomini, donne e bambini,\u00a0 diventi sordo e muto di fronte alla loro domanda, allora della festa del 25 aprile non hai pi\u00f9 n\u00e9 le parole, n\u00e9 le immagini, n\u00e9 i concetti, n\u00e9 le azioni. Non appartieni pi\u00f9 alla tradizione della libert\u00e0 donata e ricevuta, ma ti illudi che la libert\u00e0 &#8211; la tua libert\u00e0 &#8211; sia dovuta e senza prezzo. Cos\u00ec non capisci pi\u00f9 che senza la giusta libert\u00e0 di tutti e senza la vigile sollecitudine per chi &#8220;libert\u00e0 va cercando&#8221;, non c&#8217;\u00e8 vera libert\u00e0 n\u00e9 festa della liberazione possibile.<\/p>\n<p>Al buon pastore, nel Vangelo di oggi, sono contrapposti i mercenari. Che non hanno feste della liberazione, perch\u00e9 vivono della schiavit\u00f9 degli altri. La tradizione italiana, se ha una vera dignit\u00e0, sa da che parte stare, sa a quali parole, a quali immagini, a quali azioni e a quali concetti affidarsi. E sa che senza l\u2019azione buona, senza il vivere bene che \u00e8 cura e dedizione per gli altri e per gli ultimi, ogni festa della liberazione, e ogni domenica del Buon Pastore, diventano una ipocrisia e generano mostri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La IV domenica di Pasqua \u00e8 la domenica del \u201cBuon Pastore\u201d. L\u2019immagine \u00e8 potente, ma non \u00e8 immediata. 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