{"id":16892,"date":"2021-04-14T10:43:46","date_gmt":"2021-04-14T08:43:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16892"},"modified":"2021-04-16T15:52:55","modified_gmt":"2021-04-16T13:52:55","slug":"lequivoco-della-legge-di-luca-bagetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lequivoco-della-legge-di-luca-bagetto\/","title":{"rendered":"L&#8217;equivoco della legge, di Luca Bagetto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Appena ho letto il testo di M. Recalcati su Repubblica del 3 aprile, e la discussione che ne \u00e8 scaturita, ho subito pensato: su questo potrebbe dire cose molto belle Luca Bagetto, autore di un &#8220;San Paolo. La interruzione della legge&#8221; per Feltrinelli, che \u00e8 singolarmente pertinente con la questione emersa. Gli ho chiesto se volesse scrivere un commento ed ecco qui il suo testo, una lunga meditazione di quanto ricca possa essere la concezione della Legge anche nella recezione cristiana. Lo considero un contributo prezioso e illuminante. Di questo lo ringrazio e spero che aiuti a comprendere meglio ci\u00f2 che \u00e8 in gioco nella rilettura della Pasqua e della vita cristiana che il riferimento alla Legge comporta. (a.g.)<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagettoPaolo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16876\" alt=\"BagettoPaolo\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagettoPaolo-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagettoPaolo-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagettoPaolo.jpg 334w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<h2>L&#8217;equivoco della legge<\/h2>\n<h4>di Luca Bagetto<\/h4>\n<p>Se si \u00e8 un poco familiari con l\u2019opera di Recalcati, si pu\u00f2 capire che la polemica intorno alla sua evocazione della Legge veterotestamentaria \u00e8 sostanzialmente un equivoco \u2013 anche se \u00e8 urgente indagare come esso sia potuto sorgere. Non si tratta di una contrapposizione tra il sincero cuore evangelico e l\u2019arida Legge dell\u2019Antico Patto. La Legge non viene ridotta a quell\u2019ipocrisia ritualistica che nella tradizione cristiana chiamiamo <i>farisaica <\/i>\u2013 e che spesso viene ancora sempre intesa come giudaica tout-court, secondo accenti che hanno sostenuto la tradizione antisemita. Piuttosto, in quell\u2019articolo sulla Pasqua cristiana viene denunciata l\u2019interpretazione moralistica della Legge tanto nell\u2019Ebraismo quanto nel Cristianesimo.<\/p>\n<p>Recalcati nella sua teoria della psicoanalisi sostiene una posizione non moralistica della Legge: sottolinea la effettivit\u00e0 dei condizionamenti che ci limitano, cio\u00e8 dei segni che ci scrivono e determinano ci\u00f2 che siamo, definendo il godimento singolare di ciascun individuo. Si tratta di una Legge che pone un limite di situazione, e non di comando, al rapporto immediato, di pieno godimento, con le cose. La Legge \u00e8 quel recinto simbolico dell\u2019ordinamento effettivo che \u00e8 legato al nome del Padre, sia nella tradizione greca, edipica, sia nella tradizione biblica, mosaica.<\/p>\n<p>Recalcati sostiene questa posizione mosaica contro altre interpretazioni del pensiero di Lacan, che vedono nella Legge soltanto un dispositivo disciplinare e una ossessione del negativo, e si dirigono verso un pensiero affermativo del godimento: senza rappresentante, senza mediazioni, senza barriere della Legge. Recalcati per un verso si \u00e8 dedicato a mostrare che la negazione del rappresentante e della mediazione tende a preparare nuovi padroni \u2013 anche nel campo politico. Per un altro verso si \u00e8 impegnato nella ricerca di una Legge che non sia puramente disciplinare, ma che diventi una forma avvincente, una legge del desiderio, una pienezza che sorge da un No invece di una privazione che sorge da un fantasma di pienezza.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio nel racconto biblico che questa Legge avvincente viene cercata. \u00c8 una Legge della chiamata, che permette l\u2019apertura, nel recinto simbolico, di una breccia che faccia spazio alla singolarit\u00e0 sempre eccezionale rispetto alla norma. Recalcati \u00e8 interessato a una lettura di San Paolo che non opponga Legge ed Evangelo, ma che proponga un Messia raccontato dalla Legge. Il Messia \u00e8 un\u2019irruzione singolare, eccezionale, che apre s\u00ec una faglia nella Legge, ma che pure non la annulla. L\u2019eccezione appartiene alla Legge \u2013 il trasgressore non \u00e8 la negazione del fondatore: l\u2019amore singolare, sempre eccezionale ed esclusivo, per il popolo eletto e per ciascun individuo, non \u00e8 in opposizione alla costituzione di un popolo nuovo, come l\u2019hanno fondato Mos\u00e8 e Paolo attraversando una storia di gelosia e di infedelt\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 sorto questo fraintendimento intorno a presunti accenti antisemiti nella celebrazione pasquale di Recalcati?<\/p>\n<p>Un primo motivo sta nel fatto che <i>legge <\/i>si dice in molti modi. Come avverte Jacob Taubes, gi\u00e0 in Paolo <i>n\u00f3mos <\/i>significa a volte la Torah, altre volte la legge universale, o la legge naturale, o tutte queste cose insieme. L\u2019astrazione rispetto al particolare concreto, la cogenza uniformante, il ciclo ripetitivo e <i>regolare<\/i> della natura come Grande Madre, si sovrappongono ai tratti di una rivelazione amorosa. Perci\u00f2, quando Recalcati scrive della gravezza della Legge, pu\u00f2 capitare che invece di intenderla rettamente, come il rischio di una interpretazione moralistica della Legge, la si fraintenda come l\u2019essenza prescrittiva della <i>halakhah<\/i>, che pure \u00e8 quella fedelt\u00e0 nei piccoli gesti quotidiani che prepara la strada all\u2019Arrivante.<\/p>\n<p>Un secondo motivo \u00e8 pi\u00f9 complesso, ed \u00e8 da trovare nell\u2019interpretazione del Deuteronomio come ci\u00f2 che sancisce, nell\u2019Ebraismo, l\u2019identit\u00e0 di fede e religione \u2013 laddove il Cristianesimo sarebbe la religione dell\u2019uscita dalla religione, come vorrebbe Marcel Gauchet. <span style=\"font-family: Calibri, serif\">\u00c8<\/span> qui che la questione del moralismo si complica.<\/p>\n<p>Su questo punto si gioca l\u2019intera questione che ha attraversato il Novecento, come ha visto Andrea Grillo. Al cospetto della normalizzazione <i>borghese<\/i> del rispetto delle norme, cio\u00e8 di fronte al pericolo di una societ\u00e0 totalmente amministrata, gi\u00e0 la <i>Kierkegaard Renaissance <\/i>dell\u2019inizio del secolo scorso aveva presentato l\u2019istanza dell\u2019interruzione del sistema, del rovesciamento cio\u00e8 della tesi neo-kantiana che sia conoscibile solo ci\u00f2 che \u00e8 normale e per cos\u00ec dire ritualizzato in categorie. La religione allora era il sistema \u2013 la fede era la sua contestazione, cio\u00e8 il taglio verticale operato dal Totalmente Altro. L\u2019accento sul Totalmente Altro giungeva, nelle declinazioni politiche, alla estremizzazione gnostica che contrapponeva il Dio redentore del mondo futuro al Dio creatore degli ordinamenti di questo mondo ingiusto e malvagio. Quando giunge il Messia, quando irrompe la sua grazia, non \u00e8 pi\u00f9 necessario obbedire alla Legge \u2013 \u00e8 sufficiente aderire a Lui. La religione, come voleva Karl Barth, \u00e8 l\u2019insieme delle pratiche che costruiamo vanamente dal basso per attingere l\u2019unit\u00e0 con l\u2019Origine, attraverso l\u2019ottemperanza a precetti infiniti. La fede \u00e8 invece l\u2019apertura a una parola verticale, di grazia, che dona senza garanzie la salvezza.<\/p>\n<p>Per la mia generazione \u00e8 stata una parola appunto decisiva. Ma, per me in particolare, non gi\u00e0 attraverso Barth, bens\u00ec attraverso Bonhoeffer. L\u00ec si trovava una salutare emancipazione, attraverso l\u2019abbandono di un Dio tappabuchi, dagli aspetti nevrotici di una fede intesa come continua compensazione delle mancanze.<\/p>\n<p>Ma Bonhoeffer, a differenza di Barth, non ripeteva semplicemente la contrapposizione tra la continuit\u00e0 delle opere e la discontinuit\u00e0 della grazia: univa invece in s\u00e9 le due anime della teologia della grazia e della teologia liberale. L\u2019Uomo Nuovo non perdeva mai il suo contatto con l\u2019Uomo Vecchio e con la sua situazione effettiva, e la verticalit\u00e0 della chiamata chiedeva di essere interpretata secondo il luogo e il tempo, cio\u00e8 di essere distesa lungo un asse orizzontale. Questo tema nietzscheano della fedelt\u00e0 alla terra era declinato in Bonhoeffer con accenti veterotestamentari. Altrimenti, scriveva, si ricade come Barth in una sorta di positivismo della rivelazione verticale: una irruzione che si rifiuta alla prova della continuit\u00e0 \u2013 <i>prendere o lasciare!<\/i> \u2013 e alla benedizione delle dimensioni penultime degli <i>habitus <\/i>terreni.<\/p>\n<p>Questa distensione nella continuit\u00e0 \u00e8 ancora lo spazio dell\u2019istituzione, della legge, della ripetizione che costruisce lentamente l\u2019universale. Ma \u00e8 una ripetizione che, come quella delle pratiche rituali quotidiane dell\u2019Antico Patto, \u00e8 stata vaccinata dal virus della normalizzazione, e non guarda all\u2019indietro, all\u2019induzione mnestica rassicurante rispetto all\u2019ordine, bens\u00ec in avanti, verso una incerta promessa di grazia. \u00c8 un percorso anti-gnostico, che mostra che il nostro amore per il mondo, coi suoi <i>habitus<\/i>, dev\u2019essere addirittura superiore al nostro desiderio, gi\u00e0 grandissimo, di cambiarlo.<i> <\/i><\/p>\n<p>La retorica del Totalmente Altro guida anche il suo apparente opposto, cio\u00e8 l\u2019idea che l\u2019incarnazione smentisca ogni verticalit\u00e0 gerarchica istituzionale. Ma per questa via la conquista della continuit\u00e0 \u00e8 solo apparente. La fede diventa il Totalmente Altro dall\u2019istituzione. La chiamata non riesce quindi a pensare l\u2019istituzione nella sua sostanzialit\u00e0, proprio come non riesce a comprendere la <i>halakhah<\/i>. Domina allora l\u2019idea che l\u2019istitu\u00ecto, che occupa uno spazio nella forma del precipitato di un\u2019azione, sia l\u2019elemento eteronomo e quindi mortifero rispetto al vitale, che scorre via e non insiste su niente. Nella produzione intensificata del vitale sta in apparenza la promessa di colmare i bisogni di tutti tagliando la testa alle istituzioni del potere e del controllo, come nel flusso orizzontale del codice algoritmico delle criptovalute, che fanno a meno di Stati e Banche Centrali. La concreta costituzione di una istituzione, che occupa uno spazio, viene ridotta a una mera posizione disciplinare di una regola astratta, che va ripudiata in nome della forza vitale orizzontale. La posizione della regola astratta accadrebbe proprio con la fine della concreta costituzione di Israele, con la distruzione del Tempio nel 587, e l\u2019uccisione del re Sedecia: essa avrebbe trasformato il Messia, che doveva appartenere alla dinastia dei Re, in una figura di attesa. E ci\u00f2 che articola questa attesa sarebbe un ritualismo sacerdotale astratto sempre a rischio di ipocrisia, e sempre fustigato dalla forza dei profeti, che hanno insegnato a diffidare della forma del potere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la legge scivola verso l\u2019identificazione con quel potere che si \u00e8 reso responsabile dell\u2019esilio, o attivamente, per la sete di dominio di Nabucodonosor, o passivamente, per incapacit\u00e0 e corruzione dei governanti d\u2019Israele. Il concetto di <i>n<\/i><span style=\"font-family: Calibri, serif\"><i>\u00f3<\/i><\/span><i>mos <\/i>successivo all\u2019esilio si sarebbe ridotto, agli occhi di tutti i cultori dell\u2019Uomo Nuovo, a un normativismo disciplinare della regolazione deuteronomica infinita. E piano piano, questa lettura fa corrispondere i poteri di questo mondo, come tali, con il soffocamento del profetismo, nella convergenza di Pilato e del Sinedrio, come matrice di tutti i cospirazionismi futuri. L\u2019anti-istituzionalismo, per portare a conguaglio l\u2019universale e il particolare, non trova altro mezzo che il sospetto e la chiamata morale in giudizio penale; proprio perch\u00e9, invece di trovare il diritto nelle relazioni effettive di un\u2019organizzazione sociale, cerca in continuazione un colpevole della scissione tra il singolo e l\u2019universale, secondo l\u2019essenza di ogni moralismo. La legge che ci costituisce \u00e8 diventata la legge penale che ci purifica.<\/p>\n<p>Recalcati sta elaborando una teoria dell\u2019istituzione che faccia cadere l\u2019equazione vitalistica tra la forma della legge e la costrizione puramente disciplinare. Non \u00e8 tuttavia semplice aggirare gli equivoci generati da queste provenienze stratificate. Il rischio di ogni vitalismo \u00e8 di vedere regole oppressive dappertutto, e di opporvisi, come scrive Andrea Grillo, riducendo la Legge al desiderio, in una sorta di autoreferenzialit\u00e0, in un camuffamento, nell\u2019obbedienza ad Altro, di un\u2019obbedienza a s\u00e9.<\/p>\n<p>Bonhoeffer non ha demonizzato il peso dell\u2019occupazione istituzionale dello spazio da parte del potere. Sulle orme di Paolo ha invece mostrato, nell\u2019istituzione, qualcosa che interrompe la presa di possesso, e che a volte \u00e8 la luce fioca di un lucignolo fumigante, ma non appartiene perci\u00f2 all\u2019autenticit\u00e0 del cuore che si oppone alla malvagia istituzione. Questo spontaneismo dell\u2019autenticit\u00e0 ha qualcosa di edificante, ma \u00e8 appunto una nuova costruzione dal basso, che finisce nella moralizzazione dei conflitti e nella impossibilit\u00e0 di limitarli con l\u2019istituzione giuridica. Invece, bisogna sottolineare che anche la lotta contro il potere \u00e8 un atto istituzionale, cos\u00ec come la fede \u00e8 un atto pubblico che non ignora la istituzionale possibilit\u00e0 di un conflitto con un nemico. La grazia \u00e8 iscritta nella Legge, la trasgressione sta nella fondazione. Pensare l\u2019istituzione significa tenere insieme la continuit\u00e0 della rappresentazione ordinata e la discontinuit\u00e0 dell\u2019irruzione dell\u2019evento \u2013 sia esso di crisi o di salvezza. Il fecondo equivoco della Legge consiste nella centralit\u00e0, in essa, dei testimoni dell\u2019irregolarit\u00e0, cio\u00e8 di quell\u2019interruzione della normalit\u00e0 che \u00e8 messianica, e non coincide con la retorica anti-istituzionale e con l\u2019eversione indeterminata. L\u2019illegalit\u00e0 movimentista conduce soltanto allo sfruttamento politico e morale della legalit\u00e0, che conosciamo nei sistemi totalitari.<\/p>\n<p><span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"mailto:lbagetto@yahoo.it\">lbagetto@yahoo.it<\/a><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena ho letto il testo di M. 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