{"id":16877,"date":"2021-04-11T18:33:27","date_gmt":"2021-04-11T16:33:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16877"},"modified":"2021-04-11T21:30:11","modified_gmt":"2021-04-11T19:30:11","slug":"l-autocritica-di-amoris-laetitia-e-i-diritti-dellomo-di-gianni-baget-bozzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/l-autocritica-di-amoris-laetitia-e-i-diritti-dellomo-di-gianni-baget-bozzo\/","title":{"rendered":"L&#8217; autocritica di &#8220;Amoris Laetitia&#8221; e i &#8220;diritti dell&#8217;Omo&#8221; di Gianni Baget Bozzo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagetBozzo2020.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16878\" alt=\"BagetBozzo2020\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagetBozzo2020-204x300.jpg\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagetBozzo2020-204x300.jpg 204w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BagetBozzo2020.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Luigi Accattoli, alcuni mesi fa, ha raccolto con bella intuizione una serie di articoli di Gianni Baget Bozzo e li ha pubblicati in un libro che si intitola &#8220;<em>Per una teologia\u00a0dell\u2019omosessualit\u00e0.\u00a0Gli scritti del prete e politico di Genova\u00a0che anticiparono Papa Francesco<\/em>&#8220;, ed. L. Accattoli, Milano, Luni Editrice, 2020. Il volume attesta la lucidit\u00e0 ben nota del presbitero, dell&#8217;uomo politico, dell&#8217;uomo di cultura e del teologo, sempre estremo nella intelligenza e folgorante nella radicalit\u00e0, ma capace di porre gi\u00e0 negli anni &#8217;90 questioni che oggi sono diventate assolutamente urgenti. Pi\u00f9 che una recensione, vorrei proporre un breve ragionamento, basandomi su uno degli articoli del libro. Ma inizio dal &#8220;fatto di attualit\u00e0&#8221; che rende questo testo oggi ancora pi\u00f9 prezioso: ossia dal &#8220;responsum sulla benedizione delle unioni omosessuali&#8221; del 15 marzo, per scorgere nella &#8220;autocritica&#8221; che AL ha offerto della &#8220;pastorale familiare&#8221; e in un testo magisteriale del 92 il contesto nel quale possiamo leggere con frutto un capitolo del libro di Baget-Bozzo. Ma andiamo per ordine.<\/p>\n<p>a) <strong>I limiti del <em>responsum<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come da pi\u00f9 parti si \u00e8 notato, il testo del <em>responsum<\/em>, insieme al chiarimento che lo ha accompagnato, risulta condizionato da un concetto di &#8220;natura&#8221;, di &#8220;sacramento&#8221; e di &#8220;benedizione&#8221; non sufficientemente chiariti. La &#8220;teologia della omosessualit\u00e0&#8221; che ne deriva \u00e8 troppo rozza (nel senso che manca di distinzioni). Questo non deve stupire: si tratta di un campo del &#8220;sapere&#8221; e di &#8220;esperienza&#8221; che abbiamo potuto amministrare per secoli secondo giudizi e pregiudizi in consonanza con la societ\u00e0 e con la cultura. Uscire da una lettura della omosessualit\u00e0 come &#8220;peccato contro la castit\u00e0&#8221; non \u00e8 semplice. Ma \u00e8 proprio la &#8220;consonanza con la cultura premoderna&#8221; a creare i maggiori imbarazzi e a suggerire soluzioni apparenti. Ma in analogia con quanto AL ha detto a proposito della &#8220;pastorale matrimoniale&#8221;, viene oggi considerato un passaggio prezioso elaborare una lettura nuova che preveda una serie di &#8220;autocritiche&#8221; per andare avanti. Proviamo a richiamarlo brevemente.<\/p>\n<p>b) <strong>La esigenza di un ripensamento della tradizione secondo AL<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo capitolo di\u00a0<i>Amoris Laetitia,\u00a0<\/i>sotto il titolo \u201cLa realt\u00e0 e le sfide delle famiglie\u201d (31-57), ci accompagna in una analisi piuttosto articolata della realt\u00e0 familiare contemporanea. La lettura del reale diventa principio non solo di \u201ccritica del mondo\u201d, ma anche di \u201cautocritica ecclesiale\u201d. La Chiesa si pone di fronte al mondo in un atteggiamento lucido e umile. In tale confronto fa emergere ci\u00f2 che del mondo deve essere valutato criticamente alla luce della Parola e ci\u00f2 che di fronte al mondo e alla Parola di Dio la Chiesa deve riesaminare nel proprio comportamento.\u00a0E\u2019 evidente, infatti, che lo svolgimento di una \u201ccritica del mondo contemporaneo\u201d \u00e8 un tema classico della pastorale familiare, soprattutto negli ultimi 2 secoli; lo sviluppo di una \u201cautocritica\u201d, invece, appare come un punto nuovo, qualificante, ma anche spiazzante. Dopo decenni in cui ci si limitava, molto spesso, ad una severa critica del mondo con strumenti apologetici, l\u2019esercizio di una lungimirante autocritica \u2013 con le conseguenze di riforma di disciplina e di conversione dei cuori che essa determina ed esige \u2013 sembra essere una strada molto pi\u00f9 impegnativa ed anche piuttosto impervia.<\/p>\n<p>Per questo ritengo molto utile richiamare queste \u201cnuove esigenze\u201d nella forma di un\u00a0<i>Decalogo di autocritica della<\/i><i>\u00a0pastorale familiare<\/i>. Il punto centrale di questa preoccupazione \u00e8 rappresentato dai paragrafi 35-37 della Esortazione Apostolica.<\/p>\n<p><b>c) Un \u201cDecalogo di autocritica\u201d<\/b><\/p>\n<p>Ecco la serie di \u201cdieci parole\u201d che alimentano non solo il versante \u201ccritico\u201d, ma anche quello \u201cautocritico\u201d:<\/p>\n<p>1. La\u00a0<i><b>sterile denuncia<\/b><\/i>:\u00a0<i>\u201c<\/i><i>non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ci\u00f2 potessimo cambiare qualcosa\u201d (AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>2.\u00a0<\/i>La\u00a0<i><b>pretesa normativa:<\/b><\/i>\u00a0\u201c<i>Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell\u2019autorit\u00e0\u201d (AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>3.<\/i>Le<i><b>\u00a0ragioni e le motivazioni\u00a0<\/b><\/i><i><b>di una scelta:\u00a0<\/b><\/i>occorre \u201c<i>presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, cos\u00ec che le persone siano pi\u00f9 disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro\u201d\u00a0<\/i><i>(AL 35)<\/i><\/p>\n<p><i>4.\u00a0<\/i><i><b>Modi inadeguati di esporre le convinzioni e di trattare le persone:\u00a0<\/b><\/i><i>\u201ca volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ci\u00f2 di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>5.\u00a0<\/i><i><b>Squilibrio tra fine unitivo e fine procreativo<\/b><\/i><i>: \u201cspesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l&#8217;invito a crescere nell&#8217;amore e l&#8217;ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere della procreazione\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>6.\u00a0<b>Un accompagnamento inadeguato delle nuove coppie<\/b>: \u201cNon abbiamo fatto un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni pi\u00f9 concrete\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>7.\u00a0<b>Astrattezza e idealizzazione teologica<\/b>: \u201cAbbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilit\u00e0 delle famiglie cos\u00ec come sono. Questa\u00a0idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto s\u00ec che il matrimonio sia pi\u00f9 desiderabile e attraente, ma tutto il contrario\u201d (AL 36)<\/i><\/p>\n<p><i>8.\u00a0<b>La presunzione di autosufficienza della dottrina:\u00a0<\/b>\u201cPer molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l\u2019apertura alla grazia, avessimo gi\u00e0 sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme\u201d (AL 37)<\/i><\/p>\n<p><i>9.\u00a0<b>Il matrimonio concepito pi\u00f9 come atto che come rapporto<\/b>: \u201cAbbiamo difficolt\u00e0 a presentare il matrimonio\u00a0pi\u00f9 come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita\u201d\u00a0(AL 37)<\/i><\/p>\n<p><i>10.\u00a0<b>Non sostituire, ma formare le coscienze<\/b>: \u201cStentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti\u00a0il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle\u201d\u00a0(AL 37).<\/i><\/p>\n<p>Queste\u00a0aperte considerazioni, che rileggono la storia della pastorale familiare di fronte alle sfide del mondo contemporaneo, non nascondono le esigenze di conversione\u00a0dei cuori\u00a0e le esigenze\u00a0di profonda riforma\u00a0della disciplina. L\u2019annuncio della comunione in Cristo, che si realizza nell\u2019amore matrimoniale e familiare, esige una assunzione drammatica della tensione tra libert\u00e0 e autorit\u00e0, tra comunione e separazione, tra riconciliazione e divisione. La societ\u00e0 tardo-moderna dischiude nuove libert\u00e0 autentiche,\u00a0ma\u00a0propone nuove\u00a0forme di\u00a0schiavit\u00f9 insidiosa. Al soggetto individuale, che pu\u00f2 diventare strutturalmente autoreferenziale, tuttavia non pu\u00f2 essere contrapposta\u00a0una\u00a0dottrina segnata da\u00a0autoreferenzialit\u00e0 ecclesiale.\u00a0Al possibile delirio soggettivistico del mondo non si potr\u00e0 mai opporre efficacemente un autoritarismo oggettivistico della Chiesa.\u00a0Se la societ\u00e0 aperta\u00a0\u00e8\u00a0una delle condizioni della pi\u00f9 autentica personalizzazione della coppia, del matrimonio e della famiglia,\u00a0allora\u00a0una rilettura della intera tradizione ecclesiale, a partire dalle Scritture, secondo una pi\u00f9 lucida composizione di esigenza istituzionali e di esigenze personali sar\u00e0 in grado di offrire, anche alle prossime generazioni, una sintesi convincente del senso della tradizione\u00a0matrimoniale, della vita d&#8217;amore, della relazione di coppia e della sua proponibilit\u00e0 in vista di una vita buona e felice. Senza disperazione e senza presunzione, ma alimentando quella speranza che \u00e8 la pi\u00f9 vera risposta alla profezia cristiana sull\u2019amore.<\/p>\n<p>d) <strong>Un testo magisteriale del 1992 e la tutela dei &#8220;locatori&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proviamo ora a considerare uno dei testi che ha provato a posizionarsi nei confronti del fenomeno &#8220;coppie omosessuali&#8221; e rispetto al quale dobbiamo essere capaci di autocritica. La commistione di &#8220;spirituale&#8221; e &#8220;temporale&#8221;, insita nelle forme di vita, esige categorie di discernimento pi\u00f9 sottili. Se si crea confusione, se si sovrappongono le cose, la Chiesa \u00e8 la prima a fare le spese della sua mancanza di distinzioni. Prendo l&#8217;incipit di un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1992, &#8220;<em><span style=\"color: #663300;font-size: large\">Alcune considerazioni concernenti la risposta\u00a0<\/span><span style=\"color: #663300;font-size: large\">a proposte di legge sulla non discriminazione\u00a0<\/span><span style=\"color: #663300;font-size: large\">delle persone omosessuali&#8221;,\u00a0<\/span><\/em>di cui sottolineo solo le parole finali, che suonano assai singolari:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Recentemente, in diversi luoghi \u00e8 stata proposta una legi\u00adslazione che renderebbe illegale una discriminazione sulla base della tendenza sessuale. In alcune citt\u00e0 le autorit\u00e0 municipali hanno reso accessibile un&#8217;edilizia pubblica, per altro riservata a famiglie, a coppie omosessuali (ed eterosessuali non sposate). Tali iniziative, anche laddove sembrano pi\u00f9 dirette a offrire un sostegno a diritti civili fondamentali che non indulgenza nei confronti dell&#8217;attivit\u00e0 o di uno stile di vita omosessuale, possono di fatto avere un impatto negativo sulla famiglia e sulla societ\u00e0. Ad esempio, sono spesso implicati problemi come l&#8217;adozione di bambini, l&#8217;assunzione di insegnanti, la necessit\u00e0 di case da parte di autentiche famiglie, <strong>legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari<\/strong>&#8220;.<\/em><\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, la mancanza di distinzioni sistematiche all&#8217;altezza della sfida sembra imporre al documento l&#8217;esigenza di &#8220;tutelare&#8221;, nello stesso tempo, troppe cose, tra loro troppo diverse: altra cosa \u00e8 &#8220;adottare un figlio&#8221;, altro \u00e8 &#8220;insegnare&#8221;, altro \u00e8 &#8220;ottenere una casa&#8221; e altra \u00e8 &#8220;affittare un appartamento&#8221;! In tal modo, pur senza averne una diretta intenzione, il documento diventa apertamente e scandalosamente discriminatorio. Come si pu\u00f2 sentire il bisogno &#8211; in quanto Chiesa &#8211; di tutelare le &#8220;legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari&#8221;? Una buona teologia qui permetterebbe di non cadere in errore. E di salvare i fenomeni oltre che di offrire i giusti chiarimenti. Invece una forma di &#8220;apaideus\u00eca&#8221; &#8211; di rozzezza e di mancanza di distinzioni &#8211; non riesce a distinguere e crea confusione tra piani necessariamente diversi. Di qui la memorabile reazione di Baget Bozzo.<\/p>\n<p>e) <em><strong>La reazione del 1992 e quella del 2021<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Gianni Baget-Bozzo, di fronte a quel testo, perse le staffe. Non \u00e8 difficile ammirarlo per la sua reazione radicale. Perci\u00f2 scrisse l&#8217;articolo per la rivista &#8220;Panorama&#8221;, che mise un titolo ad effetto: &#8220;Diritti dell&#8217;Omo&#8221; (pp.82-84).\u00a0 Al centro vi \u00e8 una duplice tesi: da un lato la &#8220;difficolt\u00e0 della Chiesa a posizionarsi di fronte al tema della omosessualit\u00e0&#8221;; dall&#8217;altro la determinazione ecclesiale ad intervenire non sul lato &#8220;spirituale&#8221; ed &#8220;ecclesiale&#8221;, ma su quello civile della questione. La contrariet\u00e0 ad ogni riconoscimento civile della relazione omosessuale viene identificato con una vera e propria &#8220;discriminazione&#8221;. Dopo quasi 30 anni la posizione del responsum, che \u00e8 certo diversa da questa, non sfugge anch&#8217;essa alla critica di Baget Bozzo. Anche oggi, se leggiamo bene il testo, vediamo che la questione non \u00e8 semplicemente ecclesiale, ma sistematica e culturale. La &#8220;benedizione&#8221; appare &#8220;illecita&#8221; perch\u00e9 sarebbe un modo di &#8220;accettare il male&#8221; e di avvalorarlo pedagogicamente. Per Baget Bozzo questa posizione &#8220;pu\u00f2 condurre al razzismo&#8221;, perch\u00e9 non distingue tra &#8220;volont\u00e0 di contraddire la legge naturale&#8221; e &#8220;condizione di naturale diversit\u00e0&#8221;. Le pagine di Baget Bozzo, come sempre brillanti, aiutano a cogliere tutta la delicatezza della questione, che lega a doppio filo teologia e istituzione, chiesa e cultura.<\/p>\n<p>Se un documento della Congregazione pensava, nel 1992 &#8211; non nel 1792 &#8211;\u00a0 di dover tutelare i &#8220;padroni degli appartamenti da affittare&#8221; rispetto alle &#8220;pretese degli omosessuali&#8221;, ci\u00f2 dimostra che allora mancavano i criteri di discernimento e di valutazione; e le parole &#8220;imprecise&#8221; diventavano spesso parole ingiuste e parole che feriscono. E oggi? Che cosa sappiamo dire, oggi, sul riconoscimento delle unioni omosessuali? Possiamo pensare di restare &#8220;scissi&#8221; tra affermazioni astratte di rispetto e pratiche concrete di emarginazione? La lettura del testi di Baget Bozzo, per quanto datati, pu\u00f2 aiutare il cammino ecclesiale a maturare migliori distinzioni, per uscire da una crisi dovuta ad &#8220;apaideus\u00eca&#8221;. Alla &#8220;imprecisione concettuale&#8221; &#8211; che \u00e8 sempre frutto di inerzia e di timore &#8211;\u00a0 si pu\u00f2 rimediare con un paziente lavoro di nuova formulazione teorica e di nuove disposizioni pratiche. Non \u00e8 vietato essere creativi, come sempre siamo stati lungo la storia. Anzi, la via \u00e8 obbligata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Accattoli, alcuni mesi fa, ha raccolto con bella intuizione una serie di articoli di Gianni Baget Bozzo e li ha pubblicati in un libro che si intitola &#8220;Per una teologia\u00a0dell\u2019omosessualit\u00e0.\u00a0Gli scritti del prete e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16877"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16877"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16877\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16888,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16877\/revisions\/16888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}