{"id":16855,"date":"2021-04-03T01:19:44","date_gmt":"2021-04-02T23:19:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16855"},"modified":"2021-04-03T01:19:44","modified_gmt":"2021-04-02T23:19:44","slug":"il-gioco-di-francesco-a-zona-a-uomo-in-contropiede-ma-senza-catenaccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-gioco-di-francesco-a-zona-a-uomo-in-contropiede-ma-senza-catenaccio\/","title":{"rendered":"Il gioco di Francesco.  A zona, a uomo, in contropiede, ma senza catenaccio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Wenders.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16856\" alt=\"Wenders\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Wenders-300x168.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Wenders-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Wenders.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E\u2019 appena iniziato il secondo giorno del triduo. Nella notte tra il 2 e il 3 aprile rivedo \u201cUn uomo di parola\u201d, di Wim Wenders. Non \u00e8 solo un film, o un documentario, ma \u00e8 un \u201c\u00e8pos\u201d solenne, che sovrappone, con la maestria del grande regista tedesco, volti, suoni, parole, con una eleganza indimenticabile. E\u2019 una inaspettata \u201cWahre Bewegung\u201d! Le prime ore del giorno del silenzio sono riempite dalla parola forte della fede, ma di una fede aperta, libera, pura, goioisa e giocosa.<\/p>\n<p>Quale migliore occasione per chiedersi: qual \u00e8 il gioco del papa? Come gioca papa Francesco? E allora ripenso alle parole di Luigi Sartori, uno dei grandi padri della teologia italiana dopo il Concilio Vaticano II, quando, per parlare della teologia del Concilio, aveva detto: eravamo abituati a giocare il catenaccio, a giocare solo in difesa, e il Concilio ci ha fatto giocare all\u2019olandese, all\u2019attacco, e ora dobbiamo imparare.<\/p>\n<p>Mi pare una bella metafora, che si pu\u00f2 applicare al papa. Francesco gioca all\u2019olandese: parte all\u2019attacco, gioca a tutto campo, non difende se non facendo il suo gioco. A questo non siamo abituati. Anche se alcuni aspetti dei suoi predecessori hanno imparato questo modulo dal Concilio &#8211; Paolo VI nella fine mediazione culturale, Giovanni Paolo II nella generosa apertura interreligiosa, Benedetto XVI nel confronto acuto con aspetti della modernit\u00e0 \u2013 ora Francesco lo ha preso come regola: non si gioca di rimessa, non si conta sull\u2019errore dell\u2019avversario, ma si prende l\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Questo significa che \u201ctenere il campo\u201d non \u00e8 anzitutto una questione di \u201ccontrollo\u201d, ma di \u201cprocesso\u201d. Il gioco \u00e8 \u201ca zona\u201d, ma questo implica, contemporaneamente, un gioco \u201ca uomo\u201d che diventa primato della prossimit\u00e0, della vicinanza, dello stare abbracciati, del formare carovana.<\/p>\n<p>Il gioco di Francesco appare cos\u00ec una sorta di \u201ccalcio capovolto\u201d. Che cosa si fa, nel calcio? Quando hai la palla, ti devi smarcare, e quando la palla \u00e8 degli altri, li devi marcare. Ti allontani per vincere, e ti avvicini per non perdere. Questa regola, profondamente radicata nel calcio, \u00e8 stata, per non pochi secoli, anche la regola della Chiesa. Ma la intuizione di Giovanni XXIII, il Vaticano II e oggi Francesco hanno capovolto non solo la piramide, ma la regola del gioco: lo smarcarsi \u00e8 per cercare l\u2019altro, e l\u2019avvicinarsi \u00e8 per incontrare, non per bloccare. Certo, resta il contropiede. Francesco gioca sempre in contropiede, ruba il tempo, salta l\u2019ostacolo, fa le finte col corpo. Per questo non \u00e8 facile capirne il gioco. Le scuole classiche del gioco ecclesiale sono tutte spiazzate. Tutto viene riletto da Francesco analogicamente e per questo risulta de-ideologizzato.<\/p>\n<p>Nel gioco di Francesco ogni registro \u201cdigitale\u201d e \u201cformale\u201d subisce una piegatura pi\u00f9 o meno accentuata. Il protocollo \u00e8 sempre relativo, se Dio vuole. Forse il fianco pi\u00f9 vulnerabile di questo gioco a tutto campo, pur cos\u00ec efficace, sta proprio su quel livello in cui l\u2019elementare e l\u2019istituzionale si incontrano e si fondono: ossia il rito, che non \u00e8 protocollo. Proprio l\u2019inizio del triduo pasquale \u2013 la messa <i>in coena domini<\/i> \u2013 \u00e8 stata fin dall\u2019inizio un punto di elaborazione potente, in cui la forma digitale del rito e la analogia della carit\u00e0 si sono incontrate e scontrate positivamente. Se il Vescovo di Roma \u201capre il Triduo\u201d in un carcere di periferia, lava i piedi a detenute donne musulmane, ottiene una effetto evangelico di una tale potenza, che pu\u00f2 sopportare una certa piegatura dell\u2019ordo rituale, fino a ottenerne anche una plausibile riforma. Che \u00e8 riforma dell\u2019atto, ma non del suo senso. Di altro ordine, e in altro contesto, si pu\u00f2 anche arrivare ad una celebrazione dell\u2019inizio del triduo in una \u201ccappella privata\u201d di curia. La analogia della carit\u00e0 e la digitalit\u00e0 del rito sono di nuovo in grande tensione. Il contropiede \u00e8 assicurato, ma l\u2019atto ecclesiale, tradotto in forma rigorosamente privata, non regge all\u2019impatto, diventa esile, senza visibilit\u00e0 e soprattutto privo del soggetto popolo. Francesco non fa mai catenaccio, e tanto meno lo ha fatto in questo caso. Ma nel gioco in contropiede e a zona il momento di marcare \u201ca uomo\u201d \u2013 cosa sempre ammirevole &#8211; non riduce mai un rito pasquale di soglia ad occasione per altro. Per questo gli ufficiali di curia possono sempre pensare di farsi \u201cla loro messa\u201d <i>privatim<\/i>, persino il gioved\u00ec santo, ma perdono con questo il senso di ci\u00f2 che deve accadere, poich\u00e9 spesso non conoscono altro che il pi\u00f9 classico dei catenacci. Invece la piramide, quando l\u2019hai capovolta, non si lascia pi\u00f9 girare. E chi gioca a tutto campo, come Francesco, giustamente non rinuncia mai al contropiede, ma non si piega in nessun modo al catenaccio difensivo, perch\u00e9 non avrebbe nulla da difendere di proprio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 appena iniziato il secondo giorno del triduo. Nella notte tra il 2 e il 3 aprile rivedo \u201cUn uomo di parola\u201d, di Wim Wenders. 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