{"id":16835,"date":"2021-03-23T18:35:28","date_gmt":"2021-03-23T17:35:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16835"},"modified":"2021-03-23T18:36:24","modified_gmt":"2021-03-23T17:36:24","slug":"benedire-e-santificare-una-prospettiva-ebraico-biblica-di-andrea-ponso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/benedire-e-santificare-una-prospettiva-ebraico-biblica-di-andrea-ponso\/","title":{"rendered":"BENEDIRE E SANTIFICARE. Una prospettiva ebraico-biblica (di Andrea Ponso)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16800\" alt=\"AdamEvaOtranto\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-300x173.jpg\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-400x230.jpg 400w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Il dibattito suscitato dal recente &#8220;responsum&#8221; della CdF sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso esige anchee una profonda riflessione sulla categoria di &#8220;benedizione&#8221;. Dopo l&#8217;intervento di Paolo Farinella ricevo questo testo di Andrea Ponso, che approfondisce aspetti decisivi dell&#8217;azione del benedire. Mi pare un contributo importante, di carattere allo stesso tempo biblico e teoretico, e assai utile per un approfondimento tanto rigoroso quanto necessario, del quale ringrazio di cuore l&#8217;autore.<\/em><\/p>\n<p><strong>BENEDIRE E SANTIFICARE. Una prospettiva ebraico-biblica<\/strong><\/p>\n<p>di Andrea Ponso<br \/>\nBenedizione e santificazione, nel testo e nella lingua biblica, sono<br \/>\nstrettamente legati in una relazione che, a prima vista, potrebbe sembrare<br \/>\nparadossale: se, infatti, la benedizione implica il dono di un &#8220;di pi\u00f9&#8221; di<br \/>\nforza e di vita &#8211; la santificazione indica letteralmente una separazione e<br \/>\nuna sottrazione, uno spazio vuoto, come vedremo, una distanza e una<br \/>\npresenza mai esauribile nell&#8217;essere presente, se cos\u00ec possiamo dire usando<br \/>\nle categorie della nostra lingua che, come cercheremo di mostrare, ci<br \/>\nrendono le cose molto pi\u00f9 difficili.<br \/>\nTale paradosso, solo apparente, potrebbe essere riassunto dall&#8217;evento per<br \/>\neccellenza in cui queste due categorie si incontrano, vale a dire quello<br \/>\nsponsale, delle nozze e della relazione non solo tra l&#8217;uomo e la donna, ma<br \/>\nanche, come sappiamo bene dalle Scritture, da uno dei modelli simbolici<br \/>\nprincipali della relazione con Dio.<br \/>\nEbbene, una parte fondamentale di questo rito si chiama Qiddushin , dalla<br \/>\nradice qadash che significa appunto &#8220;santificare&#8221;: il matrimonio stesso<br \/>\nproduce una &#8220;separazione&#8221;! Cercheremo, seppure in modo sintetico, di<br \/>\nillustrare proprio questo.<br \/>\nChi o cosa, da chi o da cosa, ci si dovrebbe &#8220;separare&#8221;? Principalmente da<br \/>\nse stessi come auto-centratura egoica, per lasciar essere un altro essere; ma<br \/>\nanche da quella pretesa di totalit\u00e0 appropriativa che si rivolge non solo alla<br \/>\ncreazione ma alla stessa divinit\u00e0. E quale sarebbe, allora, il modello di tale<br \/>\npratica? La divinit\u00e0 stessa nel suo atto di creazione. Tutta la creazione, cos\u00ec<br \/>\ncome viene descritta in Genesi, procede per separazioni, ed \u00e8 con il nome<br \/>\ndi Elohim che il divino crea. Questo plurale, del tutto particolare, indica la<br \/>\ngiustizia e, potremmo dire, la giustezza di un processo creativo che<br \/>\nvalorizza le singolarit\u00e0, contro ogni tipo di con-fusione potenzialmente<br \/>\nmassificante e distruttiva; la pretesa del &#8220;tutto&#8221; \u00e8 quindi continuamente<br \/>\nrivelata e messa in riserva come negativit\u00e0: lo capiamo bene se ci<br \/>\nappoggiamo alla radice del termine kol, che significa sia &#8220;tutto\/completo&#8221;<br \/>\nche &#8220;distruzione&#8221;.<br \/>\nSi pu\u00f2 allora sostenere che il processo creazionale non \u00e8 &#8220;finito&#8221; ma<br \/>\ncontinua ancora: l&#8217;uso del tutto particolare delle coniugazioni verbali<br \/>\nebraiche lo dimostra ampiamente, non esistendo un presente indicativo, un<br \/>\n&#8220;io sono&#8221; &#8211; e attraverso la fluidit\u00e0 del passato e del futuro, che non sono<br \/>\nmai del tutto &#8220;compiuti&#8221; e che possono anche essere capovolti mediante<br \/>\nl&#8217;uso del waw inversivo, che trasforma un passato in un futuro e un futuro<br \/>\nin un passato. L&#8217;uomo, inteso non come &#8220;umanit\u00e0&#8221; in generale ma come<br \/>\nsingolarit\u00e0 viene propriamente creato solo nel secondo capitolo di Genesi,<br \/>\ndopo la benedizione e santificazione del sabato, vale a dire dopo che il<br \/>\ndivino si &#8220;arresta&#8221; (\u00e8 il senso del termine &#8220;sabato&#8221;) e si ritira per lasciare<br \/>\nspazio anche all&#8217;uomo e alla donna. Il Nome allora \u00e8 il Tetragramma, che<br \/>\nprima non era mai apparso e che indica una presenza che non \u00e8 mai<br \/>\npienamente e totalmente nel tempo creazionale: il suo &#8220;ritrarsi&#8221;, il suo fare<br \/>\ntzim-tzum, come direbbero i cabbalisti, \u00e8 grazia e misericordia, abbondanza<br \/>\ne benedizione; non \u00e8 un &#8220;meno&#8221; ma un pi\u00f9 di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 donati<br \/>\nall&#8217;uomo come spazio-tempo della co-creazione in atto.<br \/>\nLo spazio-tempo biblico \u00e8 quindi di questo tipo, un olam, la cui radice<br \/>\nindica una &#8220;sparizione&#8221; o un &#8220;nascondimento&#8221;, una imprendibilit\u00e0 e una<br \/>\nincompiutezza che l&#8217;uomo \u00e8 chiamato ad abitare in un orizzonte cocreazionale\u00a0e relazionale. Tale modalit\u00e0 spazio-temporale \u00e8 il risultato del<br \/>\n&#8220;ritirarsi&#8221; della Presenza (il Tetragramma, la cui radice \u00e8 una<br \/>\nparticolarissima declinazione del verbo essere) per lasciare essere un altro<br \/>\nessere nella sua singolarit\u00e0 e libert\u00e0. Il modello antropologico sottostante<br \/>\npotrebbe essere quello della gestazione e della gravidanza: l&#8217;essere (non<br \/>\ninteso in senso greco) fa spazio ad un secondo essere al suo interno<br \/>\nritirandosi, facendo il vuoto nel suo grembo, proprio come la madre per il<br \/>\nnascituro. Il &#8220;passato&#8221; e il &#8220;passare&#8221; si dicono mediante la stessa radice<br \/>\navar, che fornisce anche la base per dire l&#8217;embrione (ubar); mentre uno dei<br \/>\npi\u00f9 importanti attributi della divinit\u00e0 \u00e8 racham, la misericordia, che ha la<br \/>\nsua radice nel termine che indica il ventre materno. \u00c8 in questa<br \/>\neffervescenza mai del tutto chiusa dello spazio-tempo che occorre<br \/>\ncomprendere la benedizione, che ha la sua fonte e la sua origine in atto<br \/>\nproprio nella santificazione come separazione.<br \/>\nLa benedizione, quindi, ci dona un&#8217;abbondanza del tutto particolare, che<br \/>\nnon pu\u00f2 essere letta riduzionisticamente come una semplice addizione:<br \/>\nessa \u00e8 un di pi\u00f9 che non entra nella rappresentazione del numerabile e del<br \/>\nquantificabile; si tratta, potremmo dire, di un reshit, di una &#8220;primizia&#8221; che<br \/>\nviene donata, proprio come i frutti migliori del raccolto &#8220;messi da parte&#8221;<br \/>\n(ritiro e sottrazione) per avere abbondanza; proprio come quel reshit di<br \/>\npotenza inassimilabile che per\u00f2 agisce fin dal primo versetto di Genesi<br \/>\n(Be-reshit). Essa quindi divide, libera l&#8217;uomo dal suo essere centrato solo<br \/>\nsu se stesso e dalla pretesa di totalit\u00e0 che vediamo all&#8217;opera, ad esempio,<br \/>\nnel progetto del &#8220;labbro&#8221; unico babelico.<br \/>\n\u00c8 contro tale massificazione, contro tale conformismo che, anche oggi,<br \/>\npossiamo pensare la benedizione. Certo essa deve &#8220;dare frutto&#8221;, altrimenti<br \/>\nci\u00f2 che \u00e8 santificato (qadash) si trasforma in &#8220;prostituzione&#8221; (qadesh). Ma<br \/>\nforse non si dovrebbe ridurre tale assunto al mero biologico della<br \/>\nprocreazione: anche l&#8217;Alleanza porta frutto, e anch&#8217;essa \u00e8 un taglio e non<br \/>\nuna fusione &#8211; letteralmente likhrot brit, &#8220;tagliare un&#8217;alleanza&#8221; &#8211; e anch&#8217;essa<br \/>\n\u00e8 letta biblicamente attraverso la metafora sponsale. La stessa cosa pu\u00f2<br \/>\nessere detta per un altro &#8220;taglio&#8221;, quello della brit mil\u00e0 o &#8220;circoncisione&#8221;.<br \/>\nQuest&#8217;ultima indica certamente la separazione dalla fusione materna. Essa<br \/>\nviene letta, nella tradizione rabbinica, come una separazione dal<br \/>\nfemminile; ma nella maggior parte dei casi \u00e8 invece interpretata proprio<br \/>\nall&#8217;opposto: con il suo &#8220;taglio&#8221;, essa mostra una &#8220;mancanza&#8221;, un &#8220;meno&#8221;<br \/>\nche mette in guardia nella stessa carne contro il kol (tutto\/distruzione) che<br \/>\ndiventa apertura, attributo simbolico e sessuale del femminile: nekev\u00e0.<br \/>\nMaschile e femminile sono contemporaneamente singolari e in relazione:<br \/>\nl&#8217;uomo primordiale, il modello adamitico, \u00e8 maschile e femminile, e dovr\u00e0<br \/>\nabdicare alla sua auto-centratura mediante un sonno\/torpore (tardemah)<br \/>\nper lasciar essere in se stesso il femminile; si tratta della stessa dinamica<br \/>\ndel &#8220;ritiro del divino&#8221;.<br \/>\nIn conclusione, allora, la benedizione pu\u00f2 essere letta oggi, anche alla luce<br \/>\ndelle recenti polemiche, come il dono e la presa di coscienza di una<br \/>\nincompletezza e di una incompiutezza positive, di una distanza che si fa<br \/>\nrelazione non appropriativa e fusionale, capace di rendere singolari e unici<br \/>\ngli uomini e le donne che la ricevono in dono. Essa apre letteralmente un<br \/>\nvuoto, un &#8220;luogo&#8221; tra gli esseri: maqom, spazio non inerte in cui si fa<br \/>\nprossimo il sorgere del divino (Maqom \u00e8 infatti uno dei Nomi divini).<br \/>\nMi pare un richiamo forte, in un momento storico dove anche l&#8217;alterit\u00e0<br \/>\nviene assimilata a modelli standard di rivendicazione, dove si vorrebbe<br \/>\nperpetuare la ripetizione dell&#8217;uguale piuttosto che il nascere continuo del<br \/>\nsingolare relazionale: un essere-in-comune al posto dell&#8217;essere-comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito suscitato dal recente &#8220;responsum&#8221; della CdF sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso esige anchee una profonda riflessione sulla categoria di &#8220;benedizione&#8221;. 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