{"id":16828,"date":"2021-03-20T20:05:14","date_gmt":"2021-03-20T19:05:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16828"},"modified":"2021-03-20T20:07:04","modified_gmt":"2021-03-20T19:07:04","slug":"il-mondo-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-mondo-che-cambia\/","title":{"rendered":"Il mondo che cambia"},"content":{"rendered":"<p>\u00abUn po&#8217; tardi, forse, cominciava a capire che chi pranza col diavolo deve avere un cucchiaio dal manico assai lungo\u00bb [Alan Bullock su Fritz von Papen, effimero vice-cancelliere del neo-cancelliere Hitler: <em>Hitler. Studio sulla tirannide<\/em>, tr.it. Mondadori, 1955, p. 247]. Non esiste cucchiaio per mestare nella pandemia, ma \u00abil regime cinese non fa mistero delle sue ambizioni. La \u2018cooperazione vaccinale\u2019 \u00e8 una \u2018nuova direttrice\u2019 della sua politica estera, spiega <em>Global Times<\/em>; sei paesi europei \u201channo gi\u00e0 acquistato o espresso il loro interesse\u201d per il vaccino cinese. In primo piano, le due teste di ponte di Pechino in Europa: l\u2019Ungheria, membro UE, ha acquistato cinque milioni di dosi (per 10 milioni di abitanti) e la Serbia, fuori UE, ne ha acquistati 1,5 milioni (per 5 milioni di abitanti). Se si dubitava del ruolo geopolitico del vaccino in questa pandemia, ecco la prova\u00bb. \u00abMentre il presidente Biden, rilanciando la diplomazia americana, torna ai suoi alleati, la Cina non vuole cedere nulla del terreno conquistato nell\u2019era Trump e l\u2019Europa cerca il suo posto tra i due, consapevole del potere che le d\u00e0 l\u2019unit\u00e0, nuova ma precaria, forgiata negli ultimi quattro anni all\u2019ombra delle grandi potenze predatrici. Svela anche la potenza del fattore pandemico in questo mondo in ricomposizione\u00bb [Sylvie Kaufmann, \u00abLe vaccin chinois qui divise l\u2019Europe\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 11\/02\/2011, online].<br \/>\nE \u00abil mondo non ha finito con Covid-19 che spunta una nuova pandemia. Non colpisce gli uomini, ma le macchine. Da una settimana, un attacco informatico fuori dall\u2019ordinario infetta centinaia di migliaia, se non milioni di computer nel pianeta. Gli assalitori usano una falla del software email di Microsoft, Exchange, molto usato nelle imprese. Una volta entrati rubano i dati o istallano malware. Secondo Bloomberg, si contano gi\u00e0 600.000 vittime negli Stati Uniti, molte piccole imprese, ma pure amministrazioni, banche, aziende elettriche\u2026 E non v\u2019\u00e8 motivo perch\u00e9 il contagio si fermi ai confini USA, Exchange \u00e8 un software dei pi\u00f9 usati nel mondo\u00bb. \u00abNel ciberspazio la guerra fredda si scalda pericolosamente. Software e Internet hanno conquistato il mondo ma generato una criminalit\u00e0 nuova e nuovi campi di battaglia. La soluzione, secondo Microsoft, passa per pi\u00f9 connettivit\u00e0 per rimediare pi\u00f9 rapidamente. Ma accresce l\u2019interdipendenza e la vulnerabilit\u00e0 dei sistemi. La tecnologia \u00e8 una corsa senza fine\u00bb [Philippe Escande, \u00abPiratage: la nouvelle pand\u00e9mie\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 9\/3\/21, online].<br \/>\nOltre alla pandemia social. In un decennio Samuel Laurent, giornalista tra i pi\u00f9 attivi su Twitter, \u00e8 \u00abpassato a giochi retorici in cui l\u2019idea non \u00e8 pi\u00f9 tanto di convincere l\u2019altro quanto di mostrargli che ha torto\u00bb [\u00abR\u00e9seaux sociaux : il serait illusoire d\u2019imaginer que cette bo\u00eete de Pandore puisse \u00eatre referm\u00e9e\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 11\/02\/21, online]. \u00abCome affrontare un vortice che svuota l\u2019idea stessa di verit\u00e0? Anzitutto considerare <em>\u201cil nostro bisogno di capire il mondo tramite le storie\u201d<\/em>, dice Giovanni Cattabriga. E, aggiunge Roberto Bui, riconoscere che <em>\u201cogni fantasmagoria parte da un nucleo di verit\u00e0 prima di pervertirlo. In questo caso, la lotta di classe, le ineguaglianze e la distanza tra il popolo e i governi\u201d<\/em>. Il cospirazionismo sarebbe cos\u00ec una forma di anticapitalismo smarrito, contro cui bisogna raccontare un\u2019altra storia. Vera, per\u00f2\u00bb. Scrittori di estrema sinistra, Cattabriga e Bui \u00abnon hanno dubbi: QAnon si ispira direttamente al loro primo romanzo, Q, pubblicato nel 1999 sotto lo pseudonimo \u2018Wu Ming\u2019 con Einaudi\u00bb [Rapha\u00eblle R\u00e9rolle, \u00abQAnon, la piste italienne\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 20\/02\/21, online \u2013 QAnon \u00e8 la setta digitale che denuncia il governo occulto del mondo: ndr].<br \/>\nIntanto, un caso per tutti, \u00abi ceti superiori britannici procedono all&#8217;infinito, mutanti ma sempiterni, spugnosi ma auto-appagati, letargici ma opportunistici, i pi\u00f9 cinici e abili scrocconi del mondo\u00bb [<em>The Economist<\/em>, \u00abBagehot. The British establishment is the world\u2019s most open \u2013 for a price\u00bb,13-19\/2\/21, online]. Un cinismo scroccone di troppo nel nostro mondo che cambia.<br \/>\n<strong><em>Il mondo che cambia<\/em><\/strong>  [Antony Giddens, tr.it. il Mulino 2000], \u00abmai esistito prima, cio\u00e8 una societ\u00e0 globale cosmopolita: siamo la prima generazione a vivere in questa societ\u00e0\u00bb [p. 31]. \u00abAbbiamo cominciato a preoccuparci meno di quello che la natura pu\u00f2 farci e pi\u00f9 di quello che noi stiamo facendo alla natura; ci\u00f2 segna la transizione dal predominio del rischio esterno a quello del rischio costruito\u00bb [p. 41]. \u00abSemplicemente non sappiamo quale sia il livello di rischio, e in molti casi non lo sappiamo finch\u00e9 non \u00e8 troppo tardi\u00bb [p. 43]. \u00abSempre pi\u00f9 sono quelli fra noi, comprese le autorit\u00e0 governative e i politici, che hanno e devono avere un rapporto molto pi\u00f9 attivo e stretto con la scienza e la tecnologia di quanto non accadesse un tempo\u00bb [p. 45]. \u00abIn qualunque modo la si veda, siamo tutti coinvolti nella gestione del rischio. Con l\u2019estendersi del rischio costruito, gli stati non possono pretendere che tale gestione non rientri nei loro compiti, e devono collaborare fra loro, poich\u00e9 sono ben pochi i rischi di nuovo genere che riguardino solo singole nazioni. Ma neppure come semplici individui possiamo ignorare questi nuovi rischi, o aspettare che siano confermati da prove scientifiche definitive\u00bb. \u00abLa nostra epoca non \u00e8 pi\u00f9 pericolosa \u2013 n\u00e9 pi\u00f9 rischiosa \u2013 di quelle delle precedenti generazioni, ma si \u00e8 spostata la bilancia dei rischi e dei pericoli. Viviamo in un mondo nel quale i rischi creati da noi stessi sono tanto minacciosi quanto quelli che provengono dal mondo esterno \u2013 se non di pi\u00f9. Alcuni fra questi sono davvero catastrofici, come il rischio ecologico globale, la proliferazione nucleare o la fusione dell\u2019economia mondiale; altri ci riguardano pi\u00f9 da vicino come individui, per esempio quelli connessi alla dieta, alla medicina o anche al matrimonio\u00bb [p. 48]. Oltre alla peggiore crisi finanziaria della storia e al Covid, divenuto pandemico sulle nostre gambe.<br \/>\n\u00abNon disponiamo di istituzioni che ci consentano di monitorare il cambiamento tecnologico a livello nazionale o globale. Il disastro della \u2018mucca pazza\u2019 in Gran Bretagna e altrove avrebbe potuto essere evitato se si fosse aperto un dialogo pubblico sul cambiamento tecnologico e sulle sue problematiche conseguenze. Un maggiore impegno politico nei confronti della scienza e della tecnologia non risolverebbe l\u2019eterna diatriba fra allarmisti e minimizzatori, ma ci permetterebbe di ridurre alcune delle dannose conseguenze da essa derivanti\u00bb. \u00abUna attiva assunzione del rischio sta al centro di un\u2019economia dinamica e di una societ\u00e0 innovativa. Vivere in un\u2019era globale significa venire a patti con una tipologia di nuove situazioni di rischio\u00bb [p. 49]. \u00abUn\u2019era globalizzante richiede risposte globalizzanti, e questo riguarda la politica come qualsiasi altra area\u00bb [p. 92]. \u00abMa sotto l\u2019impatto della globalizzazione, la sovranit\u00e0 si \u00e8 opacizzata: nazioni e stati-nazione rimangono forti, ma si creano deficit democratici sempre pi\u00f9 ampi fra di essi e le forze globali che incidono sulla vita dei loro cittadini. I rischi ecologici, le fluttuazioni nell\u2019economia globale, o il mutamento tecnologico globale non rispettano certo i confini delle nazioni. Essi tendono a sottrarsi ai processi democratici, una delle ragioni principali, come ho gi\u00e0 detto, che spiega la disaffezione della gente proprio laddove la democrazia ha radici pi\u00f9 antiche. Parlare di democrazia al di sopra del livello nazionale potrebbe sembrare irrealistico. Di questo si parlava diffusamente un centinaio di anni orsono e invece di un\u2019era di globale armonia si sono avute due guerre mondiali\u00bb [p. 96].<br \/>\n\u00abCome pu\u00f2 essere promossa la democrazia al di sopra del livello dello stato-nazione?\u00bb \u00abLe Nazioni Unite, come dice il nome, sono un\u2019associazione di stati-nazione; almeno fino ad oggi, raramente hanno sfidato la sovranit\u00e0 delle nazioni, e il loro stesso statuto vieta di farlo. L\u2019Unione europea \u00e8 differente. Potrebbe aprire una strada che anche altre regioni potrebbero seguire. \u00c8 importante non tanto che l\u2019Ue sia situata in Europa ma che diventi una forma pionieristica di un governo transnazionale\u00bb. \u00abI paesi che hanno aderito all\u2019Ue hanno, proprio per questo, volontariamente rinunciato a parte della propria sovranit\u00e0. Ora, l\u2019Unione europea non \u00e8 particolarmente democratica. Una famosa battuta dice che se l\u2019Ue chiedesse di aderire a se stessa non verrebbe ammessa: ci\u00f2 significa che l\u2019Ue non sembra rispondere ai criteri democratici che richiede ai suoi stessi membri, ma in linea di principio non c\u2019\u00e8 nulla che impedisca una sua ulteriore democratizzazione. Bisognerebbe dunque insistere fortemente su questo cambiamento. L\u2019esistenza dell\u2019Ue realizza un principio cardine della democrazia, se vista sullo sfondo dell\u2019ordine globale: il sistema transnazionale pu\u00f2 attivamente contribuire alla democrazia nei singoli stati, tanto quanto fra di essi\u00bb [p. 97]. \u00abAnzich\u00e9 pensare la democrazia come a un fiore facilmente calpestabile, dovremmo vederla come una pianta resistente\u00bb. \u00abSe la mia tesi \u00e8 corretta, l\u2019espansione della democrazia \u00e8 strettamente connessa con i cambiamenti strutturali della societ\u00e0 mondiale. Nulla si ottiene senza lottare. In particolare, l\u2019avanzamento della democrazia \u00e8 qualcosa per cui vale la pena di battersi e che pu\u00f2 essere raggiunto. Il nostro mondo mutevole e sfuggente non necessita di meno governo, ma di pi\u00f9 governo \u2013 e questo solo le istituzioni democratiche possono garantirlo\u00bb [pp. 98-99]. Lo sappiamo \u2013 dovremmo saperlo \u2013 in Europa.<br \/>\n\u00abIl secolo XIX \u00e8 un secolo di speranze infrante, di insurrezioni naufragate, di rivoluzioni fallite\u00bb. \u00abLa grande paura nel secolo XIX si dispiega nella sfera politica, sociale, spirituale, religiosa. Per bandire questa paura le polizie di stato, le censure, le inquisizioni lavorano duramente. Nel XIX secolo, per le personalit\u00e0 pi\u00f9 in vista, l\u2019Europa \u00e8 diventata un carcere. Ben sessanta milioni di persone hanno lasciato l\u2019Europa fra il 1840 e il 1940. Le guerre e le rivoluzioni del <em>nostro<\/em> secolo XX nascono in modo diretto e immediato dal nostro secolo XIX. Il nostro secolo XIX! Noi che viviamo nella seconda met\u00e0 del XX secolo siamo figli ed eredi del secolo XIX. In due decenni particolarmente fecondi dal punto di vista creativo, fra il 1790 e il 1810 e fra il 1890 e il 1910, nelle scienze naturali, nelle conquiste della tecnica, nella poesia, nell\u2019arte e nella creazione formale, vengono proposti i modelli e gli esperimenti che rendono possibile agli abitanti di questa terra una civilizzazione globale dell\u2019umanit\u00e0, insieme unitaria e multiforme, e che preparano i viaggi e le conquiste spaziali e l\u2019insediamento nel cosmo. Poesia, utopia, romanzo, invenzioni e esperimenti parlano gi\u00e0, nell\u2019ultimo terzo del secolo XVIII, una lingua ben chiara: l\u2019uomo vuol superare se stesso; deve superare se stesso, se non vuole soccombere al suicidio e all\u2019autodistruzione\u00bb [Friedrich Heer, <em>Europa madre delle rivoluzioni<\/em>, tr.it. Il Saggiatore 1968, vol. I, pp. 9-10]. \u00abLa miseria delle rivoluzioni politiche, la loro disfatta, le loro meschinit\u00e0, il loro ritornare e ricadere in una barbarie antica e nuova \u2013 e il lavoro, spesso per lungo tempo trascurato, disprezzato o addirittura ignorato, degli uomini della rivoluzione interiore, cercatori di Dio, artisti, poeti \u2013 cio\u00e8 il pubblico fallimento di ambedue \u2013 oggi dovrebbe chiarire questa verit\u00e0: la rivoluzione esterna e quella interna appartengono l\u2019una all\u2019altra. I grandi processi sociali e politici del nostro secolo XIX formano, insieme con i processi della rivoluzione interiore, una realt\u00e0: la realt\u00e0 dell\u2019uomo, il quale pu\u00f2 ora meglio comprendersi, meglio ritrovarsi sapendo che l\u2019uomo \u00e8 il prodotto di una storia universale, prima terrestre, poi planetaria, del cui progresso, nelle pi\u00f9 varie forme e mutamenti, egli \u00e8 responsabile: l\u2019uomo \u00e8 responsabile del senso della propria vita, della storia, della vita sulla terra e nel cosmo\u00bb [ivi, pp. 12-13].<br \/>\nIn questa pandemia, \u00abil parlamento europeo ieri ha discusso un emendamento al rapporto sul Semestre europeo dove si chiede di superare gli ostacoli posti dai brevetti e dai diritti di propriet\u00e0 intellettuale. Il voto a favore \u00e8 stato molto prudente (291 per, ma 195 contro e 204 astenuti). La richiesta di sospensione dei brevetti \u00e8 stata avanzata dal presidente dell\u2019Oms, Adhanom Ghebreyesus, che si \u00e8 chiesto: \u201cSe non ora, quando?\u201d. La nuova presidente della Wto, Ngozi Okonjo-Iweala sostiene che l\u2019Organizzazione mondiale del commercio deve favorire l\u2019accesso dei paesi poveri ai vaccini\u00bb. La Commissione UE ha votato no con i paesi pi\u00f9 industrializzati\u00bb. \u00abLa Ue mette avanti il meccanismo Covax a favore dei paesi poveri, a cui aderiscono ora anche gli Usa di Biden\u00bb, \u00abanche con l\u2019obiettivo di contrastare la diplomazia vaccinale messa in atto dalla Cina e dalla Russia\u00bb [Anna Maria Merlo, \u00abSospendere i brevetti sui vaccini, il Wto dice no\u00bb, <em>il manifesto<\/em>, 12\/3\/21, online].<br \/>\n\u00ab\u00c8 la prima emergenza sanitaria globale in cui nuove cure sono distribuite ai paesi poveri quasi insieme ai pi\u00f9 ricchi. Un processo certo ingiusto. Ma va festeggiato. Forse non \u00e8 discontinuit\u00e0 forte come la capacit\u00e0 di sviluppare una faretra di nuovi vaccini in meno d\u2019un anno. Ma impressiona e rincuora\u00bb [<em>The Economist Today<\/em>, \u00abVaccinating the world. The great task\u00bb, 12\/3\/21, online]. E impone di colmare il deficit di democrazia come fa il Parlamento Europeo che, nell\u2019incontro e scontro di interessi culture visioni, rappresenta l\u2019Europa madre delle rivoluzioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUn po&#8217; tardi, forse, cominciava a capire che chi pranza col diavolo deve avere un cucchiaio dal manico assai lungo\u00bb [Alan Bullock su Fritz von Papen, effimero vice-cancelliere del neo-cancelliere Hitler: Hitler. 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