{"id":16821,"date":"2021-03-19T23:18:54","date_gmt":"2021-03-19T22:18:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16821"},"modified":"2021-03-19T23:34:00","modified_gmt":"2021-03-19T22:34:00","slug":"il-bene-della-relazione-sessuale-generazione-comunita-di-vita-amore-e-benedizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-bene-della-relazione-sessuale-generazione-comunita-di-vita-amore-e-benedizione\/","title":{"rendered":"Il bene della relazione sessuale.  Generazione, comunit\u00e0 di vita, amore e benedizione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marriage.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16822\" alt=\"marriage\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marriage-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marriage-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/marriage.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le relazioni personali, le comunit\u00e0 di vita e le alleanza sponsali sono state da secoli interpretate con la categoria del \u201cbene\u201d, proprio perch\u00e9 fin dall\u2019inizio vi \u00e8 stata la tentazione di leggerle come un \u201cmale\u201d. Non \u00e8 un caso che la prima grande sintesi sul matrimonio, scritta da S. Agostino, abbia avuto come titolo <i>De bono coniugali<\/i>. Qualora superiamo l\u2019idea che il matrimonio sia un male \u2013 ma questa era stata la tentazione di una parte del cristianesimo antico che \u00e8 rimasta sottotraccia fino a L. Tolstoj e oltre &#8211; e se possiamo cos\u00ec oltrepassare anche l\u2019idea che l\u2019unico \u201csposo\u201d di ogni uomo o donna possa essere solo Cristo e che quindi ogni \u201caltro\u201d matrimonio risulti illecito o peccaminoso, entriamo nella considerazione del matrimonio come un &#8220;bene&#8221;, ovvero nella teoria dei \u201cbeni del matrimonio\u201d. Agostino ce ne ha fornito una presentazione sintetica che ha fatto scuola per molti secoli: i tre beni del matrimonio sono i figli, la fedelt\u00e0 e il sacramento (ossia la indissolubilit\u00e0). Il primato della generazione \u00e8 chiarissimo per Agostino, poich\u00e9 \u00e8 la vera giustificazione centrale della vita matrimoniale. Se si \u00e8 incapaci di continenza, la destinazione alla generazione rende l\u2019atto sessuale lecito. Ma non vi \u00e8 solo \u201cgenerazione\u201d, ma anche \u201cfedelt\u00e0\u201d e \u201clegame per sempre\u201d. Gi\u00e0 per Agostino essere fedeli e legarsi per sempre ha una sua dignit\u00e0, anche se non vi \u00e8 generazione.<\/p>\n<p><b>I beni del matrimonio sono tre, anzi quattro<\/b><\/p>\n<p>Per lunghi secoli questa rappresentazione del matrimonio, giustificato dalla generazione, \u00e8 rimasta centrale. Almeno fino al codice del 1917 &#8211; e cos\u00ec ufficialmente fino al 1983 &#8211; la definizione del vincolo matrimoniale come \u201cius in corpus\u201d di ciascuno dei coniugi sull\u2019altro, mostra la centralit\u00e0 dell\u2019atto di unione sessuale come giustificazione teologica del matrimonio. Si deve aggiungere che, sempre a partire da Agostino, la distinzione tra \u201cbeni in s\u00e9\u201d e \u201cbeni per altro\u201d ha collocato il matrimonio \u201cin funzione\u201d sia della generazione, sia della amicizia sociale.<\/p>\n<p>Ma con il mondo tardo moderno un altro modo di comprendere il rapporto tra uomo e donna veniva prendendo forza. Ora nel matrimonio ogni soggetto, oltre che generare i figli, trovava nel bene dell\u2019altro e nel bene proprio in relazione all\u2019altro un valore decisivo. La considerazione dello stesso piacere della carne perdeva il carattere di libidine da frenare e di intemperanza da arginare, per assumere quello di espressione ed esperienza dell\u2019amore. Fino a portare la stessa Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, a parlare del matrimonio come \u201ccomunit\u00e0 di vita e di amore\u201d e cos\u00ec ad aggiungere ai classici <i>tria bona<\/i> di cui aveva parlato Agostino, un quarto \u201cbonum coniugum\u201d, il <i>bene dei coniugi<\/i>. In questo orizzonte, ovviamente, molte cose erano destinate a mutare.<\/p>\n<p><b>La generazione perde l\u2019esclusiva<\/b><\/p>\n<p>La personalizzazione del matrimonio e della famiglia non \u00e8 indolore, almeno per i teologi. La centralit\u00e0 della generazione iniziava ad essere contestata e si parlava, ufficialmente, almeno a partire da <i>Humanae vitae<\/i>, di \u201cprocreazione responsabile\u201d o di \u201cpaternit\u00e0 e maternit\u00e0 responsabile\u201d. Un certo \u201ccontrollo\u201d della generazione diventava possibile e ragionevole, in coerenza con la nuova rilevanza del bene dei soggetti coniugati. Questo, dal punto di vista di un pensiero sistematico, alterava profondamente il sistema latino, che Agostino aveva inaugurato autorevolmente e la cui sintesi aveva attraversato con grande forza pi\u00f9 di un millennio e mezzo di storia.<\/p>\n<p>Tuttavia non \u00e8 frequente trarre le dovute conseguenze sistematiche da questa grande trasformazione: ossia si fa fatica ad ammettere che se la generazione \u00e8 assolutamente centrale, \u00e8 evidente che la relazione tra uomo e donna pu\u00f2 essere \u201cordinata\u201d solo se lo \u201cjus in corpus\u201d viene esercitato all\u2019interno del matrimonio. Se quindi il sesso \u00e8 giustificato dalla generazione, \u00e8 evidente che solo il matrimonio \u00e8 il luogo di esercizio del sesso. Se per\u00f2 la relazione tra uomo e donna ha, in s\u00e9, una valore di \u201cbene\u201d, l\u2019esercizio della sessualit\u00e0 acquisisce una certa autonomia, non solo dalla generazione ma anche dal matrimonio. Diventa un \u201cbene\u201d senza dover essere necessariamente collegata con la generazione.<\/p>\n<p><b>Dall\u2019uso del sesso alla esperienza della sessualit\u00e0<\/b><\/p>\n<p>Questo sviluppo non impedisce affatto che anche oggi si possa riconoscere nel matrimonio la unit\u00e0 complessa di questi quattro beni (generazione, bene dei coniugi, fedelt\u00e0 e indissolubilit\u00e0), ma non esclude che possano esservi forme di vita, unioni (etero- o anche omosessuali) in cui sono presenti solo alcuni di questi beni. Che restano beni, anche se non stanno dell\u2019orizzonte della generazione. Generano amicizia sociale, fedelt\u00e0, pace anche se non generano figli.<\/p>\n<p>La prima questione che dobbiamo porre \u00e8 allora: \u00e8 possibile che un uomo e una donna vivano la fedelt\u00e0, la indissolubilit\u00e0 e la cura reciproca senza generare? Questo non \u00e8 affatto impossibile, anzi \u00e8 reale e pu\u00f2 anche assumere forma matrimoniale, persino sacramentale, purch\u00e9 la \u201cassenza di generazione\u201d non sia vissuta e presentata come una esplicita scelta. Cos\u00ec \u00e8 fin dai tempi di Agostino. Il \u201cnon poter generare\u201d non impedisce il sacramento. Ma anche nel caso in cui la non generazione fosse esplicitamente voluta, e quindi si dovesse escludere il sacramento, <i>che cosa impedirebbe <\/i><i>gi\u00e0 oggi <\/i><i>di benedire, <\/i><i>nella unione non sacramentale,<\/i><i> i beni che ci sono, piuttosto che maledire per il bene che non c\u2019\u00e8?<\/i><\/p>\n<p>Qui si trova un punto delicatissimo della recente tradizione morale: se il \u201cmale minore\u201d o \u201cbene possibile\u201d possa essere considerato un \u201cdisordine\u201d, e quindi un peccato, o invece un \u201caltro ordine\u201d, un \u201cbene minore\u201d.<\/p>\n<p><b>Un solo bene pu\u00f2 essere benedetto?<\/b><\/p>\n<p>Si ricorder\u00e0 che nell\u2019anno 2010 vi fu una polemica intorno ad alcune affermazioni di Benedetto XVI circa l\u2019uso del preservativo da parte di un \u201cprostituto\u201d, che in determinate circostanza poteva essere considerato come un \u201catto morale\u201d.<\/p>\n<p>Vorrei applicare lo stesso esempio non per quanto riguarda il giudizio morale, ma per ci\u00f2 che concerne il discernimento pastorale. Poniamo il caso-limite in cui, nella vita di un \u201cprostituto\u201d o di una \u201cprostituta\u201d sia espressamente voluta \u2013 diremmo per mestiere \u2013 la assenza di generazione, la ovvia mancanza di fedelt\u00e0, ma si viva una relazione stabile, di carattere etero o omosessuale, nella quale ci si prende cura dell\u2019altro e si vuole il bene dell\u2019altro. Quella \u201ccomunit\u00e0 di vita e di amore\u201d, percepita non come occasionale, ma con una sua stabilit\u00e0 acquisita, fuori da ogni prospettiva sacramentale, perch\u00e9 mai non potrebbe essere riconosciuta e benedetta? E se potesse esserlo, ci\u00f2 non potrebbe essere <i>a fortiori<\/i> valido anche per la vita non compromessa di un uomo e una donna, o di due uomini, o di due donne, che vivano la loro infecondit\u00e0 naturale forzata o voluta, ma che siano fecondi nella relazione personale, sociale, culturale ed ecclesiale? Se mancassero tre dei quattro beni che costituiscono la relazione matrimoniale, ma quello sussistente fosse davvero un bene, una forma del \u201cvivere per l\u2019altro\u201d e di \u201cabnegazione\u201d, sia pure in mezzo ai possibili disastri degli altri tre, non sarebbe proprio la Chiesa il luogo ideale di un profetico riconoscimento, piuttosto che il tribunale severo di un giudizio di esclusione?<\/p>\n<p><b>Il centro e la periferia: i diversi linguaggi della Chiesa<\/b><\/p>\n<p>Ma come dovrebbero presentarsi e sentirsi, in questo caso, i ministri della Chiesa? Come dei funzionari di una istituzione che porta e impone il centro in ogni periferia? Oppure come uomini di Dio che portano verso il centro ogni pi\u00f9 remota e isolata periferia? La Chiesa non pone n\u00e9 impone il bene: anzitutto lo riconosce e lo riceve. Perci\u00f2 la questione decisiva \u2013 che eventualmente si dovrebbe sottoporre al giudizio ecclesiale di una Congregazione \u2013 non sarebbe\u00a0<i>quale sia <\/i><i>il potere della Chiesa sulla benedizione<\/i>, ma piuttosto <i>quale sia <\/i><i>la autorit\u00e0 <\/i><i>che i<\/i><i>l bene <\/i><i>reale e <\/i><i>i<\/i><i>l bene <\/i><i>possibile<\/i><i> <\/i><i>esercita <\/i><i>sulla <\/i><i>stessa <\/i><i>Chiesa<\/i>. La prima domanda \u00e8 quella di una Chiesa \u201cchiusa nel suo centro\u201d; la seconda \u00e8 quella di una Chiesa davvero in uscita universale, convinta di avere un centro eucaristico, ma anche un corpo sacramentale, e infine una periferia e un \u201cfuori di s\u00e9\u201d da sollecitare nella lode, nel rendimento di grazie e nella benedizione. Una chiesa che sa di potere e di dover parlare con linguaggi diversi al suo centro, nel suo corpo esteso e ai margini pi\u00f9 esterni della sua periferia. Quanta somiglianza potrebbe ritrovare in s\u00e9, ad imitazione del suo Sposo e Signore, una Chiesa che fosse abituata a mangiare con le prostitute e i pubblicani, che sapesse sostare in conversazione con donne dai molti mariti, che non perdesse occasione per intrattenersi con ciechi nati e con poveri malati, nei quali saprebbe sempre scoprire \u2013 senza troppa sorpresa e con magnanima apertura \u2013 il volto pieno di speranza delle \u201cprimizie del Regno\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Le relazioni personali, le comunit\u00e0 di vita e le alleanza sponsali sono state da secoli interpretate con la categoria del \u201cbene\u201d, proprio perch\u00e9 fin dall\u2019inizio vi \u00e8 stata la tentazione di leggerle come un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16821"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16821"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16821\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16827,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16821\/revisions\/16827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}