{"id":16796,"date":"2021-03-15T17:17:13","date_gmt":"2021-03-15T16:17:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16796"},"modified":"2021-03-15T17:17:13","modified_gmt":"2021-03-15T16:17:13","slug":"benedizione-e-potere-una-confusione-illecita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/benedizione-e-potere-una-confusione-illecita\/","title":{"rendered":"Benedizione e potere: una confusione illecita"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12997\" alt=\"Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un <em>responsum<\/em> \u00e8 un atto classico di una Congregazione. Non impegna se non chi lo firma. Pu\u00f2 chiedere tutte le benedizioni e le intercessioni del caso, ma resta solo la risposta ad una domanda. Il responsum di oggi, 15.03.2021, che pu\u00f2 essere letto <a href=\"https:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2021\/03\/15\/0157\/00330.html\">qui<\/a> nella sua integralit\u00e0, \u00e8 suscitato da questo domanda: &#8220;<b><i>La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?&#8221; <\/i><\/b>e la risposta suona &#8220;no&#8221;.<\/p>\n<p>I <em>responsa<\/em> possono anche chiudersi qui. Domanda e risposta telegrafica. Talora hanno una parte di motivazione, che in questo caso si articola su diversi livelli. Su ognuno di questi livelli si pu\u00f2 notare l&#8217;utilizzo di una serie di categorie, di nozioni e di riferimenti che restano largamente al di sotto di ci\u00f2 che viene chiesto. Anzitutto per il fatto che la Congregazione sembra vittima della domanda che si vede rivolta. E&#8217; piuttosto sorprendente che un Ufficio che sta nella tradizione di un Maestro di &#8220;risposte sorprendenti&#8221; e di &#8220;prospettive spiazzanti&#8221; resti cos\u00ec bloccato e quasi vincolato da una domanda fuorviante. Perch\u00e9 la prima cosa che si sarebbe dovuto rispondere, ad una tale domanda, \u00e8 che \u00e8 posta male. Perch\u00e9 \u00e8 una domanda sul &#8220;potere&#8221;, ma pretende di parlare di &#8220;benedizione&#8221;, che \u00e8 un atto di riconoscimento, non di potere.<\/p>\n<p>Qui, io credo, un pizzico di lavoro sistematico avrebbe dovuto suggerire, agli estensori del testo, di uscire da una prospettiva troppo angusta: poteri di impartire benedizioni, poteri di applicare messe, poteri di rimettere pene sono un linguaggio molto condizionato, e molto provinciale. Questo modo di parlare della &#8220;sfera liturgico-sacramentale&#8221; \u00e8 troppo segnato, storicamente e burocraticamente, da preoccupazioni di &#8220;controllo&#8221; e non riesce ad entrare davvero nella domanda, che avrebbe potuto, nonostante la sua tendenziosa formulazione, ricevere risposta pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un secondo punto su cui la domanda \u00e8 unilaterale. Perch\u00e9 lascia intendere che vi sia una &#8220;domanda di potere maggiore&#8221; &#8211; domanda che viene dalla esperienza ecclesiale &#8211; alla quale la istituzione pu\u00f2 rispondere con un atto di sovrana rinuncia. Dicendo &#8220;no&#8221;. Non abbiamo il potere. Questo \u00e8 un sistema raffinato, un dispositivo sottile, molto utile per capovolgere la realt\u00e0: una Chiesa che non riesce ad &#8220;uscire da s\u00e9&#8221;, a &#8220;entrare nel reale&#8221;, per mantenere tutto il potere, esattamente come lo ha gestito fino a ieri, legge tutto ci\u00f2 che le chiederebbe un supplemente di intelletto e di cuore come oggetto proibito, a causa di una &#8220;assenza di potere&#8221;. Ci\u00f2 che qui appare, in un modo estremamente chiaro, \u00e8 un &#8220;dispositivo di blocco&#8221;: la tradizione resta chiusa e non ha altro che da essere custodita in un museo. La realt\u00e0 che cambia non ha alcun potere di modificare le nozioni e le procedure acquisite.<\/p>\n<p>La impostazione della risposta, succube di una domanda distorta, finisce nelle &#8220;secche&#8221; di una sistematica ancora pi\u00f9 distorta della domanda. I passaggi sono chiari: non si pu\u00f2 benedire una relazione che \u00e8 &#8220;oggettivamente disordinata&#8221;. Che si legga la &#8220;relazione omosessuale&#8221; come &#8220;disordine&#8221; \u00e8 la risorsa catechistica di chi vuole tenere la scrivania in ordine, non molto di pi\u00f9. Ma per cambiare prospettiva non bisogna inventare una nuova Chiesa: \u00e8 sufficiente aggiornare la biblioteca della Congregazione.<\/p>\n<p>Qui mi limito a ricordare solo tre distinzioni che la Chiesa ha gi\u00e0 elaborato da tempo e che non sembrano essere note agli estensori del &#8220;responsum&#8221;:<\/p>\n<p>a) \u00e8 vero che i sacramentali, come la benedizione, hanno una certa &#8220;analogia&#8221; con i sacramenti, ma se vengono interpretati come un &#8220;atto efficace&#8221; pi\u00f9 che come un &#8220;rito ecclesiale di valorizzazione del bene&#8221;, possono indurre a chiedere &#8220;condizioni&#8221; troppo simili alla &#8220;comunione ecclesiale&#8221;. La benedizione non \u00e8 un sacramento perch\u00e9 non chiede nulla ai soggetti, nemmeno il battesimo. Dice il bene e riconosce il bene che c&#8217;\u00e8. Se la analogia con i sacramenti viene spinta al punto da chiedere per una benedizione della relazione le condizioni di una &#8220;benedizione nuziale&#8221;, questo diventa un errore sistematico che si paga caro, perch\u00e9 causa un massimalismo di approccio insuperabile. Sarebbe stato molto pi\u00f9 cavalleresco e saggio insistere sulla differenza tra benedizione e benedizione nuziale. Ma le distinzioni non sembrano un terreno su cui la Congregazione sia interessata ad insegnare alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>b)\u00a0 che le condizioni della benedizione di una &#8220;relazione di coppia&#8221; facciano riferimento alla &#8220;condizione matrimoniale&#8221; &#8211; e quindi scoprano il peccato in ogni relazione esterna al matrimonio &#8211; rende di fatto inutilizzabile la benedizione come strumento &#8220;ponte&#8221; tra il cuore della Chiesa e la sua periferia. Ma le benedizioni sono precisamente questo, ossia il linguaggio pi\u00f9 elementare con cui la tradizione parla radicalmente a tutti: alle navi e ai cannoni, alle stalle e ai cieli, alle coppie e ai singoli, in tutti i modi in cui questi possono essere &#8220;capaci di bene&#8221;. Non trasformare tutta la esperienza ecclesiale nel &#8220;cuore eucaristico&#8221; della Chiesa, che ha ovviamente le sue brave esigenze, \u00e8 un&#8217;altra distinzione che sarebbe stata utile, ma \u00e8 rimasta dimenticata.<\/p>\n<p>c) l&#8217;idea che, nel benedire una relazione, la Chiesa compia un atto di &#8220;riconoscimento ufficiale&#8221; della sua bont\u00e0 sul piano pubblico, rende il <em>responsum<\/em> incapace di restare fedele, proprio sul piano sistematico, alla questione in gioco. Ossia se davvero, anche nel benedire, la Chiesa possa uscire da quell&#8217;atteggiamento che <em>Amoris Laetitia<\/em> definisce &#8220;meschino&#8221; (AL 303). Ossia la pretesa che ci sia una &#8220;oggettivit\u00e0 istituzionale&#8221; che sottrae alla Chiesa ogni potere pastorale. Prima la &#8220;irregolarit\u00e0 dei concubini&#8221;, poi quella dei &#8220;divorziati risposati&#8221;, ora quella delle &#8220;coppie omosessuali&#8221;: se tutto viene affrontato con l&#8217;ansia di una legge pedagogica che tutto assume e controlla, la Chiesa non pu\u00f2 spostarsi da una posizione di &#8220;super pubblico ufficiale&#8221;. Solo cambiando prospettiva \u00e8 possibile leggere diversamente la realt\u00e0 di tutte le coppie. Perch\u00e9 &#8220;famiglia&#8221; non \u00e8 solo questione di &#8220;lecito\/illecito&#8221;, ma \u00e8 anche una condizione di fatto e un dono immeritato. Per questo ci\u00f2 che i pubblici ufficiali ritengono illecito pu\u00f2 diventare nutriente e luminoso non solo per i soggetti che lo domandano, ma anche per la chiesa che li accompagna. Purch\u00e9 non si dia ormai soltanto una chiesa in cui i ministri si siano rassegnati ad essere semplici funzionari, senza avere pi\u00f9 alcuna capacit\u00e0 di profezia e con un discernimento ridotto alla scrupolosa applicazione di un codice.<\/p>\n<p>Una domanda mal posta sarebbe stata la occasione per offrire almeno alcune distinzioni feconde. L&#8217;unica distinzione che appare, invece, \u00e8 la solita consolazione &#8220;spirituale&#8221; in un atto &#8220;istituzionale&#8221;. Nessuno \u00e8 discriminato, guai a pensarlo, ma tutti sono ridotti alla impotenza. La vita \u00e8 altrove.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un responsum \u00e8 un atto classico di una Congregazione. Non impegna se non chi lo firma. Pu\u00f2 chiedere tutte le benedizioni e le intercessioni del caso, ma resta solo la risposta ad una domanda. 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