{"id":16786,"date":"2021-03-13T22:29:10","date_gmt":"2021-03-13T21:29:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16786"},"modified":"2021-03-13T23:17:59","modified_gmt":"2021-03-13T22:17:59","slug":"la-somiglianza-naturale-a-cristo-e-dei-nati-da-donna-un-dibattito-che-si-rinnova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-somiglianza-naturale-a-cristo-e-dei-nati-da-donna-un-dibattito-che-si-rinnova\/","title":{"rendered":"La &#8220;somiglianza naturale&#8221; a Cristo \u00e8 dei &#8220;nati da donna&#8221;. Un dibattito che si rinnova"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13355\" alt=\"diaconato-femminile\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg\" width=\"300\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un articolo apparso su &#8220;Herder Korrespondenz&#8221; &#8211; <em>Doppelte Buchfuehrung,<\/em> 3\/2021, 46-48 , che in italiano suona &#8220;Partita doppia&#8221; &#8211;\u00a0 due autorevoli teologi tedeschi &#8211; Matthias Rem\u00e9nyi e Thomas Schaertl &#8211; discutono con buoni argomenti le posizioni espresse dal collega di Vienna Jan-Heiner Tueck a proposito di quella &#8220;rappresentanza\/rappresentazione di Cristo&#8221;, che nel ministero ecclesiale sarebbe strutturalmente preclusa alle donne. Come gi\u00e0 avevamo rilevato in un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ministro-donna-schiavo-la-visione-tomista-e-la-impasse-di-inter-insigniores\/\">post dell&#8217;anno scorso su questo blog<\/a>, un contributo decisivo alla discussione di oggi sull&#8217;accesso delle donne al ministero ordinato passa attraverso il chiarimento delle uniche affermazioni esplicite che il magistero post-conciliare abbia offerto sul tema della ordinazione femminile. Ossia a ci\u00f2 che la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede\u00a0<em>Inter Insigniores<\/em>\u00a0(1976) dice a proposito della &#8220;similitudo naturalis&#8221; tra Cristo (maschio) e il vescovo\/presbitero\/diacono (maschio), che costituirebbe la condizione fattuale e naturale capace di garantire la adeguata rappresentazione del rapporto sponsale di Cristo &#8211; <em>et quidem<\/em> del ministro &#8211; con la Chiesa. L&#8217;articolo procede in modo sistematico ad identificare con precisione l&#8217;argomento centrale impiegato dal documento del 1976. E ne mette in luce la fragilit\u00e0, di cui d&#8217;altra parte la stessa Dichiarazione \u00e8 consapevole, come emerge\u00a0 dal n.5, dove il testo propone la riflessione su &#8220;ministero e somiglianza naturale&#8221; con una esplicita cautela. Dice infatti a questo proposito:<\/p>\n<p><em>Dopo aver ricordato la norma della Chiesa ed i suoi fondamenti, \u00e8 utile ed opportuno chiarire questa regola, indicando la profonda convenienza che la riflessione teologica scopre tra la natura propria del sacramento dell&#8217;Ordine, nel suo riferimento specifico al mistero di Cristo, ed il fatto che soltanto gli uomini sono stati chiamati a ricevere l&#8217;Ordinazione sacerdotale. <strong>Non si tratta gi\u00e0 di apportarvi un&#8217;argomentazione dimostrativa, ma di chiarire questa dottrina mediante l&#8217;analogia della fede<\/strong>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Questa &#8220;analogia della fede&#8221; merita una chiarimento accurato, perch\u00e9 utilizza i testi della tradizione in modo non rigoroso. Gi\u00e0 abbiamo visto, nei ricchissimi interventi del <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/donne-e-ordine-s-tommaso-daquino-nel-magistero-1-di-riccardo-saccenti\/\">prof. Riccardo Saccenti su questo blog<\/a>, (rimando qui solo al prima della serie di sei) come le citazioni di Tommaso che troviamo in\u00a0<em>Inter insigniores<\/em>\u00a0siano tutte forzate e gravemente fuori contesto. Tommaso non parla mai di &#8220;naturalis similitudo&#8221; con riferimento alla determinazione sessuale dei ministri e di Cristo. Piuttosto la via seguita da Tommaso \u00e8 quella opposta. Ogni essere umano pu\u00f2 essere ministro di Cristo, fatti salvi i motivi che costituiscono un impedimento alla ordinazione, legati ad una &#8220;carenza di autorit\u00e0&#8221; pi\u00f9 o meno superabile.<\/p>\n<p>Molto interessante \u00e8 il ridimensionamento che i due teologi tedeschi offrono della &#8220;relazione sponsale&#8221; tra Cristo e Chiesa come criterio di discernimento normativo per il ministero ordinato. Essi attestano, con buona argomentazione, che il tema \u00e8 del tutto assente in buona parte della tradizione e in particolare nel pensiero di S. Tommaso d&#8217;Aquino, del quale citano un passo della\u00a0<em>Summa contra Gentiles<\/em> assai efficace. Si tratta di <em>ScG IV<\/em>, 74, dove Tommaso dice:<\/p>\n<p><em>Minister autem comparatur ad dominum sicut instrumentum ad principale agens: sicut enim instrumentum movetur ab agente ad aliquid efficiendum, sic minister movetur imperio domini ad aliquid exequendum. <strong>Oportet autem instrumentum esse proportionatum agenti. Unde et ministros Christi oportet esse ei conformes<\/strong>. Christus autem, ut dominus, auctoritate et virtute propria nostram salutem operatus est, inquantum fuit Deus et homo: ut secundum id quod homo est, ad redemptionem nostram pateretur; secundum autem quod Deus, passio eius nobis fieret salutaris. <strong>Oportet igitur et ministros Christi homines esse, et aliquid divinitatis eius participare secundum aliquam spiritualem potestatem<\/strong>: nam et instrumentum aliquid participat de virtute principalis agentis.<\/em><\/p>\n<p>La logica del ministero, per Tommaso, \u00e8 una logica &#8220;strumentale&#8221;: i ministri devono essere &#8220;conformi&#8221; all&#8217;agente principale. Per questo devono essere &#8220;uomini&#8221;. La conformit\u00e0 al Signore Ges\u00f9 \u00e8 infatti la umanit\u00e0 e la divinit\u00e0. La prima \u00e8 mediata dall&#8217;essere &#8220;nato da donna&#8221;, il secondo dal &#8220;ricevere lo Spirito Santo&#8221;. Nella logica argomentativa di Tommaso la donna non \u00e8 ordinabile non perch\u00e9 non sia conforme alla umanit\u00e0 del Signore, ma perch\u00e9 &#8220;manca di autorit\u00e0&#8221; in quanto \u00e8 creaturalmente caratterizzata da subordinazione, inferiorit\u00e0 e passivit\u00e0. Il limite della donna non \u00e8 cristologico, ma antropologico. E&#8217; il &#8220;sapere antropologico e sociologico&#8221; a guidare Tommaso in questa conclusione, non la cristologia o la logica sacramentale. L&#8217;abbaglio ermeneutico di\u00a0<em>Inter insigniores<\/em> sta nell&#8217;aver spostato sul piano cristologico e sacramentale ci\u00f2 che Tommaso dice sul piano antropologico e sociale. La strategia di questo spostamento \u00e8 chiara: attribuendo al sacramento e alla cristologia la analogia normativa, si irrigidisce e quasi si dogmatizza una aspetto che invece dipende semplicemente da una lettura antropologica e sociologica, che come tale pu\u00f2 anche cambiare.<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che per Tommaso la questione decisiva non sta nella conformit\u00e0 e nella rappresentazione biologica o naturale, bens\u00ec nella &#8220;inferiorit\u00e0 creaturale della donna&#8221;, che non pu\u00f2 essere in alcun modo superata e che crea cos\u00ec un impedimento alla ordinazione &#8220;necessitate sacramenti&#8221;. Diverso \u00e8 per lo schiavo e per l&#8217;incapace, che possono recuperare autorit\u00e0. Comunque, riferire a S. Tommaso la rilevanza di una &#8220;somiglianza naturale&#8221; appare una mossa arbitraria. In nessun modo il testo di Tommaso pu\u00f2 avallare una tale comprensione, che non fa parte dei suoi argomenti.<\/p>\n<p>Nell&#8217;articolo di HK si ha buon gioco a segnalare che la pretesa di opporre &#8220;logica della rappresentazione sacramentale&#8221; e &#8220;riduzione funzionale della parit\u00e0 tra i sessi&#8221; appare come\u00a0 una arbitraria forzatura. E&#8217; la stessa logica del &#8220;segno&#8221; in quanto tale ad essere sottoposta in tal modo ad una riduzione pesante: se la somiglianza \u00e8 misurata su una qualit\u00e0 biologica come l&#8217;essere maschio, questo significa non salvaguardare, ma aver smarrito la funzione &#8220;iconica&#8221; del segno. In nome di una logica sacramentale si smentisce proprio la logica del sacramento. Le argomentazioni elaborate sul tema della &#8220;ordinazione&#8221;, nel momento in cui tentano di fondare una &#8220;simbolica ministeriale solo maschile&#8221;, entrano in una zona assai rischiosa, in cui cristologico e antropologico non restano su piani distinti e si confondono. Cos\u00ec si sposta sul piano cristologico e si tenta di rendere immutabile il limite storico della coscienza antropologica. Irrigidendo la &#8220;natura maschile&#8221; e quella &#8220;femminile&#8221; in una forma astorica e immutabile, si pretende di bloccare ogni evoluzione con una &#8220;similitudine naturale&#8221; che avrebbe dignit\u00e0 non solo creaturale, ma sacramentale e cristologica. Cos\u00ec \u00e8 possibile scambiare la incarnazione per una determinazione normativa non solo della umanit\u00e0 di Ges\u00f9, ma della sua maschilit\u00e0.<\/p>\n<p>I due teologi tedeschi, con un lavoro di accurata concettualizzazione, ci ricordano che il compito di una buona teologia sistematica non consiste nel rendere forti gli argomenti deboli, ma nel discernere tra buoni ragionamenti e ragionamenti fragili. Ad esempio: si deve ammettere che Ges\u00f9 era senza dubbio un maschio ebreo. Se questa determinazione fosse normativa in senso assoluto anche per la identit\u00e0 del ministro che lo rappresenta &#8211;\u00a0 proprio cos\u00ec pretenderebbe una interpretazione ingenua della &#8220;naturalis similitudo&#8221; &#8211;\u00a0 non ci sarebbe alternativa ad ordinare solo &#8220;viri judaei&#8221;. Se la circoncisione o incirconcisione pu\u00f2 diventare in qualche modo una variabile indipendente, anche l&#8217;essere maschio o femmina\u00a0 non sar\u00e0 pi\u00f9 una discriminante per il ministero. E cos\u00ec potremo ordinare, per il diaconato, tutti i &#8220;nati da donna&#8221;. Questo non sarebbe per\u00f2 una novit\u00e0: \u00e8 gi\u00e0 accaduto, da poco pi\u00f9 di un mese,\u00a0per i &#8220;ministeri istituiti&#8221;, dove la riserva maschile \u00e8 tramontata. Perci\u00f2 non \u00e8 detto che non possa accadere anche per l&#8217;accesso al ministero ordinato. Le ragioni del divieto sembrano potersi dire ora solo come &#8220;argomenti di autorit\u00e0&#8221;. Per i quali occorre mantenere tutto il dovuto rispetto: &#8220;ad discendum dupliciter ducimur: ratione et auctoritate&#8221; (Agostino); ma la ragione non pu\u00f2 non interpellare tali assunti, affinch\u00e9 offrano argomenti meno formali, e &#8220;analogie della fede&#8221; pi\u00f9 convincenti. Credo che sarebbe ragionevole pensare, per il futuro, ad un onesto compromesso: riconoscere l&#8217;accesso al ministero ordinato a tutti i &#8220;nati da donna&#8221;, perch\u00e9 anche ogni donna \u00e8 capace di rappresentare Cristo, in quanto anch&#8217;essa \u00e8 &#8220;nata donna&#8221;, proprio come lui. E si potr\u00e0 continuare ad invocare il principio di autorit\u00e0, ma solo a copertura di una riserva maschile del presbiterato e dell&#8217;episcopato, che appare come materia riservata da una decisione assunta con la autorit\u00e0 di chi non si riconosce la autorit\u00e0 di mutare una prassi antica. Bisogna per\u00f2 riconoscere che la possibilit\u00e0 di questa prassi nuova \u00e8 stata inaugurata con la decisione storica a proposito dei ministeri istituiti, che per la prima volta ha superato la teoria della &#8220;incapacit\u00e0 di rappresentanza&#8221; attribuita alla donna, e perci\u00f2 pu\u00f2 riconoscerle di poter essere, anche in pubblico, &#8220;segno ufficiale di Cristo e della Chiesa&#8221;. Su tutto questo ambito di questioni delicate e decisive, il dibattito \u00e8 stato obiettivamente riaperto proprio dalla attesa assunzione di autorit\u00e0 deliberata dal Motu Proprio\u00a0<em>Spiritus Domini.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; In un articolo apparso su &#8220;Herder Korrespondenz&#8221; &#8211; Doppelte Buchfuehrung, 3\/2021, 46-48 , che in italiano suona &#8220;Partita doppia&#8221; &#8211;\u00a0 due autorevoli teologi tedeschi &#8211; Matthias Rem\u00e9nyi e Thomas Schaertl &#8211; discutono con buoni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16786"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16786"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16786\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16791,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16786\/revisions\/16791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}