{"id":16782,"date":"2021-03-13T00:17:33","date_gmt":"2021-03-12T23:17:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16782"},"modified":"2021-03-13T00:17:33","modified_gmt":"2021-03-12T23:17:33","slug":"la-salutare-vergogna-del-teologo-e-la-autorita-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-salutare-vergogna-del-teologo-e-la-autorita-del-futuro\/","title":{"rendered":"La salutare vergogna del teologo e la autorit\u00e0 del futuro"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rahnerkung.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15502\" alt=\"rahnerkung\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rahnerkung-300x207.jpg\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rahnerkung-300x207.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rahnerkung.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #000000\">Ho letto un testo di L<\/span><span style=\"color: #000000\">udovica<\/span><span style=\"color: #000000\"> Eugenio, <\/span><span style=\"color: #000000\">su Adista, <\/span><span style=\"color: #000000\">(<\/span><a href=\"https:\/\/www.adista.it\/articolo\/65138\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'PT Sans'\"><span style=\"font-size: small\">Il teologo ceco Thomas Halik: \u00abE ora alle donne omelie e diaconato\u00bb<\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: 'PT Sans'\"><span style=\"font-size: small\">) <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\">che rip<\/span><span style=\"color: #000000\">orta<\/span><span style=\"color: #000000\"> una serie di parole <\/span><span style=\"color: #000000\">importanti <\/span><span style=\"color: #000000\">del teologo ceco Thomas Halik, sulle quali mi pare opportuno fermare l\u2019attenzione. Ecco il testo <\/span><span style=\"color: #000000\">che trovo <\/span><span style=\"color: #000000\">pi\u00f9\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">interessante: <\/span><span style=\"color: #000000\">un testo che parla della \u201cvergogna del teologo\u201d:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i><span style=\"color: #000000\">Anche sulla teoria del genere \u00e8 presumibile che si compiano passi avanti: tra dieci anni, scrive Halik nel suo libro, la Chiesa guarder\u00e0 indietro con la stessa vergogna che si prova oggi leggendo le dichiarazioni del XIX secolo sulla libert\u00e0 di stampa, la libert\u00e0 di coscienza e la libert\u00e0 di religione.\u00a0<\/span><\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i><span style=\"color: #000000\">\u00abCi vergogneremo di aver ricevuto gli impulsi di papa Francesco e di non averli realizzati.\u00a0\u00c8 stato lo stesso con il Patto delle Catacombe.\u00a0Ci sono stati impulsi molto importanti da parte di alcuni vescovi conciliari ai loro confratelli.\u00a0Non sono stati ascoltati.\u00a0Papa Francesco ne ha realizzati alcuni nel suo stile di vita.\u00a0Questi segni influenzano il modo di pensare delle persone.\u00a0Questo \u00e8 il motivo per cui Dio ci manda dei profeti\u00bb.<\/span><\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Nasce un sentimento di \u201cvergogna\u201d quando si comprende la inadeguatezza di ci\u00f2 che si \u00e8 fatto o che si \u00e8 detto, rispetto a quanto era necessario e opportuno. Anche la teologia pu\u00f2 migliorare se sa ancora provare vergogna. Per\u00f2 occorre fare molta attenzione: lo scandalo che pu\u00f2 sorgere in noi, nel leggere alcune affermazioni del passato, non pu\u00f2 scivolare in una sorta di \u201calibi\u201d. Sarebbe troppo comodo chiedere ad Agostino, a Tommaso, ad una proposizione tridentina o ad un testo del 1800 di \u201cvergognarsi\u201d per affermazioni divenute per noi inaccettabili. Siamo noi a dover provare vergogna quando restiamo fissati ad espressioni che non sono pi\u00f9 sostenibili. La tradizione si compone di cose vive e di cose morte, di cose sane e di cose malate, di fonti autentiche e di fonti spurie. E noi non siamo dispensati dal discernimento.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">In \u201cGrandi Speranze\u201d &#8211; il grande romanzo di Dickens &#8211;\u00a0 ad un certo punto il protagonista, il giovane Tip, si vergogna dei suoi \u201cvecchi\u201d: e cos\u00ec prova vergogna della sua vergogna. Anche nella Chiesa questo giusto rispetto verso il passato pu\u00f2 rendere autorevole tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato: non solo la Parola di Dio, ma insieme con essa gli assiomi culturali e sociali con cui abbiamo pensato di poterla identificare. Non dobbiamo vergognarci del passato: dobbiamo vergognarci di noi stessi quando non riusciamo a pensare meglio di quanto ha fatto il passato e non riusciamo ad uscire dai suoi errori. Vorrei fare due esempi di questa \u201cvergogna\u201d, che per noi pu\u00f2 essere un fatto tanto salutare. Il primo esempio lo prendo da un testo di S. Tommaso d\u2019Aquino sul battesimo, il secondo da un numero di Civilt\u00e0 Cattolica del 1853 che dedica un lungo testo alla \u201cCapanna dello zio Tom\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Teologia e vergogna per i pregiudizi sulla fisiologia femminile<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Le argomentazioni degli uomini medievali, che ci sono ancora cos\u00ec preziose, utilizzano il sapere a loro disposizione. Quando Tommaso parla del rapporto tra donna e battesimo, introduce, <em>en passant<\/em>, un riferimento alla fisiologia femminile di fronte al quale noi proviamo vergogna. Non per lui che lo ha detto, ma per noi che lo leggiamo. Si tratta di STh. III, 67, 4, ad 3. La domanda riguarda \u201cse la donna possa battezzare\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"color: #002200\">\u201c<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: small\"><span style=\"font-family: Verdana, 'Lucida Sans', Arial, 'Arial Unicode MS', Geneva\">Ad tertium dicendum quod in generatione carnali masculus et femina operantur secundum virtutem propriae naturae, et ideo <\/span><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #002200\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span><span style=\"font-family: Verdana, 'Lucida Sans', Arial, 'Arial Unicode MS', Geneva\"><i>femina non potest esse principium generationis activum, sed passivum tantum<\/i><\/span><\/span><span><span style=\"font-family: Verdana, 'Lucida Sans', Arial, 'Arial Unicode MS', Geneva\">. Sed in generatione spirituali neuter operatur virtute propria, sed instrumentaliter tantum per virtutem Christi. Et ideo eodem modo potest et vir et mulier in casu necessitatis baptizare. Si tamen mulier extra casum necessitatis baptizaret, non esset rebaptizandus, sicut et de laico dictum est. Peccaret tamen ipsa baptizans, et alii qui ad hoc cooperarentur, vel Baptismum ab ea suscipiendo, vel ei baptizandum aliquem offerendo.\u201d<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La distinzione che Tommaso propone, tra \u201cgenerazione naturale\u201d e \u201cgenerazione spirituale\u201d \u00e8 illuminante. Ma grande \u00e8 l\u2019ombra che Tommaso non sa illuminare sulla questione, poich\u00e9 utilizza una comprensione della \u201cgenerazione naturale\u201d in cui la realt\u00e0 fisiologica maschile e femminile viene compresa secondo i pregiudizi sociali e culturali del tempo. Alla attivit\u00e0 maschile viene contrapposta la passivit\u00e0 femminile. Ed \u00e8 significativo che la realt\u00e0 spirituale mantenga una certa autonomia da quella naturale, ma non impedisca di \u201criconoscere colpevole\u201d la donna per aver infranto un \u201cordo\u201d che non ha nulla a che fare n\u00e9 con la rivelazione, n\u00e9 con la creazione. Qui avviene una \u201csostituzione\u201d della creazione con il pregiudizio culturale e sociale, che neppure la finezza di Tommaso ha saputo evitare: era pi\u00f9 forte del suo ingegno. Quando noi oggi studiamo Tommaso come \u201ctestimone\u201d della tradizione, non dobbiamo confondere la grande squisitezza delle sue distinzioni con la ripetizione del pregiudizio pseudo-scientifico del suo tempo. La tradizione cristiana pretende di essere liberata dai pregiudizi. Non Tommaso, ma chi oggi ripetesse quei pregiudizi, magari spostandoli in una regione \u201crivelata\u201d del sapere, dovrebbe vergognarsi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Teologia e vergogna per gli assiomi di una sociologia razzista<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">In un famoso testo, nel quale si proponeva la \u201cmessa all\u2019indice\u201d della \u201cCapanna dello Zio Tom\u201d, la rivista La Civilt\u00e0 Cattolica, nel 1853 proponeva una descrizione degli \u201cschiavi\u201d che potremmo definire facilmente \u201cscandalosa\u201d. Ecco il testo:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><i>\u00abLo schiavo negro o di altra tinta che non sia bianco \u00e8, come il mancipio presso i pagani, strettamente non persona ma cosa, bench\u00e9 (si capisce) cosa viva e semovente\u2026 una razza, diciamo, che, collocata nell\u2019infimo grado dell\u2019umana specie, nella carnagione nera da disgradarne l\u2019ebano, nel crine lanoso e velluto, nella faccia schiacciata e stranamente ottusa, nell\u2019occhio che, quando non \u00e8 stupido, o \u00e8 feroce o ti rivela un\u2019astuzia volpina, nelle facolt\u00e0 intellettuali lente, circoscritte, inertissime\u2026 Cos\u00ec in essi la condizione di schiavi pare venuta a confermare ci\u00f2 che avea disposto la natura; e la ripugnanza che le altre razze trovano ad avvicinarlesi sembra condannarli ad un eterno servaggio.\u00a0Or vede ognuno che somiglianti differenze non si tolgono via cogli articoli dei codici. Sia in uno Stato della Confederazione ammessa o no legalmente la schiavit\u00f9, sar\u00e0 sempre vero che\u00a0un Bianco non si assider\u00e0 in eterno alla stessa mensa con un uom di colore, non vorr\u00e0 con essolui entrare nel medesimo cocchio od avere comune il banco, non che nel teatro, ma fino nel tempio\u2026\u00bb .<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Non \u00e8 difficile n\u00e9 scandalizzarsi n\u00e9 vergognarsi di fronte ad un testo simile. Vorrei chiedermi, per\u00f2: che cosa \u00e8 accaduto perch\u00e9 noi possiamo ritenere del tutto inaccettabile un testo cos\u00ec? E\u2019 troppo facile gettare semplicemente la croce su chi lo ha scritto, 160 anni fa. Chi, 160 anni fa, si sarebbe davvero scandalizzato? Lo stesso autore, verso la fine del testo, ci permette di capire meglio i limiti della sua lettura e anche la vera sua intenzione:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0\u201c<i>Siano cristiani i padroni e guardino negli schiavi altrettanti fratelli di creazione, di redenzione, di beatitudine; siano cristiani gli schiavi e mirino nei loro padroni le imagini di Dio e li servano con fedelt\u00e0 e con amore; sia cristiana la legislazione e il Vangelo corregga a poco a poco gli arbitri legali, le snaturate prescrizioni, gli atroci gastighi\u201d<\/i><i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Qui mi pare che sia chiaro come il passaggio da una lettura \u201cstatica\u201d ad una visione \u201cdinamica\u201d dell\u2019ordine sociale e culturale sia uno dei punti-chiave dello sviluppo di questi 160 anni. In questo caso non si deve invocare una \u201crivelazione trascendente\u201d, che vincola il pensiero alla mera ripetizione, ma una coscienza civile e sociale, che ha maturato una visione pi\u00f9 alta e pi\u00f9 vera. Una visione che non condiziona pi\u00f9 il Vangelo in strutture sociali distorte e ingiuste. Quello che qui si dice dello \u201cschiavo negro o di altra tinta\u201d risponde allo stesso meccanismo che abbiamo usato, e ancora usiamo, con l\u2019ebreo, con l\u2019omosessuale, con la donna. Le categorie marginali sono \u201ccondannate\u201d a restare tali da una lettura statica dell\u2019ordine sociale. Anche senza compiacimento, e pure con dolore, si era inclini a prendere atto che \u00e8 Dio che vuole che sia cos\u00ec. Ci\u00f2 che \u00e8 si identificava con ci\u00f2 che deve essere.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La revisione dei pregiudizi e la faccia rossa<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Sugli stessi temi, dei quali hanno scritto Tommaso nel XIII secolo e \u201cLa Civilt\u00e0 Cattolica\u201d nel XIX, siamo anche noi chiamati alla prova. Gli argomenti che usiamo si fondano su \u201cevidenze\u201d che non sono n\u00e9 rigorosamente dimostrabili n\u00e9 incontestabili. Sulla \u201cordinazione della donna\u201d non ci sono \u201cparole inconfutabili\u201d nella Scrittura. Ci sono prassi autorevoli, usi ragguardevoli, ma fondati su motivazioni non inconfutabili. E\u2019 molto facile, anche per noi, nel 2021, confondere la tradizione con assiomi dei quali ci vergogneremo tra 20 anni o di cui, in qualche caso, avremmo dovuto vergognarci da almeno altrettanti! Con i limiti e la fragilit\u00e0 di ogni generazione, ci \u00e8 salutare scoprire che una parte della tradizione non \u00e8 sana, ma \u00e8 malata. Ed \u00e8 malata non perch\u00e9 sia irrimediabilmente distorta, ma perch\u00e9 ha assunto incautamente, lungo la storia, assiomi, pregiudizi, principi, che si sono poi rivelati parziali, incompleti o devianti. Non si difende la tradizione perpetuando i pregiudizi che la fanno ammalare.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La tradizione resta viva solo quando ogni generazione sa lasciar cadere ci\u00f2 che la appesantisce e sa valorizzare ci\u00f2 che la rende viva e vivace. Come dice Halik, sulla \u201cteoria del genere\u201d spesso mostriamo solo \u201cpreoccupazione\u201d per ci\u00f2 che si perde. E\u2019 lo stesso atteggiamento di 160 anni fa a proposito della schiavit\u00f9: si temeva che, se gli schiavi si fossero convinti di \u201cessere uguali\u201d agli altri, il mondo e Dio stesso sarebbe stato sovvertito nel suo \u201cordo\u201d. Confondere i presupposti culturali di un\u2019epoca con la rivelazione di Dio \u00e8 forse il punto pi\u00f9 difficile da dipanare in ogni passaggio storico. E la vergogna pu\u00f2 aiutarci, anche quando immaginiamo di scoprirla sul volto dei nostri nipoti, allorch\u00e9 leggeranno le cose che oggi abbiamo osato ripetere, quelle che invece abbiamo voluto tacere oppure quelle nuove che non abbiamo saputo riconoscere. Una tradizione resta viva se sa ancora vergognarsi per le sue parole azzardate e per i suoi silenzi inopportuni. Parole e silenzi che cos\u00ec, grazie alla vergogna che provocano, possono cambiare, inaugurando una stagione nuova. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">La Chiesa non pu\u00f2 cambiare uno iota della parola di Dio. Ma deve essere pronta a cambiare tutti i pregiudizi che ha inevitabilmente associato alla Parola di Dio. Se la tradizione ha un futuro, esso passa attraverso questa continua purificazione, nella quale la continuit\u00e0 della Parola esige la discontinuit\u00e0 dei pregiudizi. Per questo l\u2019accesso ai \u201cministeri istituiti\u201d della donna deve essere salutato come il superamento del pregiudizio che ha separato, per tanti secoli, la donna dall\u2019esercizio pubblico della autorit\u00e0, anche nella Chiesa.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Con Thomas Halik possiamo quindi sperare che ora alla donna possa essere riconosciuta la possibilit\u00e0 di accedere al grado del diaconato del ministero ordinato, senza avere la pretesa di utilizzare argomenti vecchi e vuoti per impedirglielo. Chi vorr\u00e0 farne ancora uso, sar\u00e0 riconoscibile per la faccia rossa di vergogna. Forse non la sua, ma certo quella dei nipoti.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: medium\">Abbiamo bisogno della profezia di nipoti che arrossiscono e permettono agli zii e ai nonni di ravvedersi. Ce lo chiede proprio la tradizione: non quella che abita i musei del passato, ma quella che corre nei giardini del futuro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto un testo di Ludovica Eugenio, su Adista, (Il teologo ceco Thomas Halik: \u00abE ora alle donne omelie e diaconato\u00bb) che riporta una serie di parole importanti del teologo ceco Thomas Halik, sulle quali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16782"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16782"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16782\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16785,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16782\/revisions\/16785"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16782"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16782"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16782"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}