{"id":16722,"date":"2021-02-13T12:20:16","date_gmt":"2021-02-13T11:20:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16722"},"modified":"2021-02-13T12:20:16","modified_gmt":"2021-02-13T11:20:16","slug":"grammatica-e-sintassi-del-ministero-ecclesiale-spiritus-domini-come-cambio-di-paradigma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/grammatica-e-sintassi-del-ministero-ecclesiale-spiritus-domini-come-cambio-di-paradigma\/","title":{"rendered":"Grammatica e sintassi del ministero ecclesiale. &#8220;Spiritus Domini&#8221; come &#8220;cambio di paradigma&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3504\" alt=\"papa-Francesco-3\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-Francesco-3.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il compito della teologia &#8211;\u00a0 come dice una lunga tradizione e come di recente \u00e8 stato sintetizzato da papa Francesco nel famoso discorso alla Collegio degli scrittori della Civilt\u00e0 Cattolica (cfr. <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/discorso-alla-civilta-cattolica-1-il-testo\/\">qui<\/a>) &#8211; \u00e8 servizio ecclesiale che si nutre di tre &#8220;i&#8221;: inquitudine, incompletezza e immaginazione. Ovviamente il magistero della cattedra pastorale si nutre in modi differenziati del lavoro teologico. Lo assume, lo studia, lo tollera e talvolta lo contrasta. A sua volta il magistero della cattedra teologica, che elabora la tradizione nel senso pi\u00f9 completo e pi\u00f9 libero, si trova a interagire con il magistero episcopale e papale in forme ora pi\u00f9 pacate, ora pi\u00f9 conflittuali.<\/p>\n<p>Resta comunque la grande differenza tra la &#8220;immediata efficacia&#8221; del magistero episcopale e la &#8220;efficacia mediata&#8221; del magistero teologico.\u00a0 In tal senso proseguire sulla strada aperta dalle proposizioni del magistero \u00e8 una parte del lavoro che la teologia compie &#8220;per mestiere&#8221;. Non ha carattere eventuale, ma necessario.<\/p>\n<p>In questo caso vorrei soffermarmi sulla rilettura di due testi, che nei giorni 10-11 gennaio 2021 &#8211; meno di un mese fa &#8211; papa Francesco ha firmato sul tema dei &#8220;ministeri istituiti&#8221; e che rappresentano, per la teologia cattolica del ministero ecclesiale, un passaggio che non \u00e8 esagerato definire &#8220;di svolta&#8221;. Siamo di fronte ad un &#8220;cambio di paradigma&#8221;, sui cui effetti facciamo fatica ad esercitare una adeguata immaginazione.<\/p>\n<p>Come sempre, anche di Cristoforo Colombo, si potrebbe dire: \u00e8 stato un errore, voleva andare in India e ha fallito. Anche di questi due testi recenti si \u00e8 potuto leggere: nulla di nuovo, ci si limita a registrare quello che si fa da 50 anni, siamo sempre in ritardo, una cosa ridicola&#8230;<\/p>\n<p>In realt\u00e0 in questi due testi troviamo, per la prima volta espresso in modo ufficiale nella lunga storia della chiesa cattolica antica, medievale, moderna e contemporanea, il superamento di una &#8220;riserva maschile del ministero ecclesiale&#8221; che \u00e8 stata considerata, per molti secoli, elemento che apparteneva alla &#8220;sostanza del ministero stesso&#8221;. Questo passo ha un valore in s\u00e9, che supera una &#8220;evidenza classica&#8221;, assumendo una nuova visione. Perci\u00f2 vorrei presentare i punti di novit\u00e0 dei due testi e porre in luce come appaiano ufficialmente forme argomentative la cui fecondit\u00e0 non sar\u00e0 facile arrestare in futuro.<\/p>\n<p><strong>a) Il Motu Proprio &#8220;Spiritus Domini&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Con una tecnica non rara, il primo documento, direttamente operativo, \u00e8 assai breve e si limita a compiere, con la autorit\u00e0 di un &#8220;motu proprio&#8221;, una modifica del Codice di Diritto canonic0 (can. 230), del quale fa cadere la &#8220;riserva maschile&#8221; stabilita per quelli che venivano chiamati, prima del 1972, &#8220;ordini minori&#8221; e che da allora sono chiamata &#8220;ministeri istituiti&#8221;. E&#8217; evidente che questa &#8220;svolta&#8221; &#8211; che fa cessare la esclusiva maschile per l&#8217;accesso a lettorato e accolitato &#8211; si basa sul grande &#8220;cambio di paradigma&#8221;\u00a0 che prima il Concilio Vaticano II aveva realizzato sul piano degli &#8220;ordini maggiori&#8221;, e che Ministeria quaedam di Paolo VI ha realizzato sul piano degli &#8220;ordini minori&#8221;. Riassumiano sinteticamente questi due passaggi:<\/p>\n<p>&#8211; Il Concilio rilegge gli ordini maggiori in modo assai articolato: recupera l&#8217;episcopato all&#8217;interno del sacramento dell&#8217;ordine come sue vertice; esclude il suddiaconato; supera la strutturale distinzione tra &#8220;potestas ordinis&#8221; e &#8220;potestas iurisdictionis&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; Con <em>Ministeria quaedam<\/em> non solo si riducono a &#8220;due&#8221; gli ordini minori (da 4 o 5 che erano), ma essi vengono scorporati dal sacramento dell&#8217;ordine e incardinati sul sacramento del battesimo. Non sono pi\u00f9 &#8220;gradi inferiori&#8221; del ministero ordinato, ma &#8220;articolazioni ufficiali&#8221; dei carismi dei battezzati.<\/p>\n<p>Si tratta di una rilettura potente, sistematicamente e praticamente assai audace, i cui effetti lentamente stanno prendendo corpo e forma. Ma in quella riforma, che pure aveva cos\u00ec profondamente ripensato la tradizione, la &#8220;riserva maschile&#8221; ad ogni grado del ministero &#8211; istituito o ordinato &#8211; restava degna di venerazione e dunque non superata.<\/p>\n<p>b) <strong>La lettera che accompagna &#8220;Spiritus Domini&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>In una lettera, che reca la data del giorno successivo, papa Francesco espone le argomentazioni che hanno condotto al provvedimento del giorno precedente. E nel testo si trova una appassionata rilettura della tradizione ministeriale della Chiesa, la quale, nella storia, senza mai deflettere dalla fedelt\u00e0 alla parola ricevuta dal Signore, interpreta diversamente le forme della autorit\u00e0 e l&#8217;esercizio di &#8220;uffici&#8221; per la vita della Chiesa.\u00a0 La &#8220;interpretazione che la chiesa d\u00e0 di s\u00e9&#8221; fa parte della sua tradizione. E cos\u00ec, senza che vi sia infedelt\u00e0, \u00e8 possibile che alcune forme siano sostituite da altre: anche questo non \u00e8 &#8220;superamento&#8221;, ma &#8220;inveramento&#8221; della tradizione. Sul piano ermeneutico il testo lavora con finezza sulla pretesa &#8220;riserva maschile&#8221;, in vista di una comprensione pi\u00f9 ampia. Si passa da una visione pi\u00f9 stretta ad una pi\u00f9 larga del ministero fondato su battesimo, cresima e eucaristia.<\/p>\n<p>Al centro della lettera vi \u00e8 una frase che ha un valore decisivo: &#8220;<em>Essendo il sacramento dell\u2019Ordine riservato ai soli uomini, ci\u00f2 era fatto valere anche per gli ordini minori.<\/em>&#8221; Sul piano teologico si tratta di una &#8220;descrizione&#8221; di ci\u00f2 che &#8220;per secoli&#8221; si \u00e8 ritenuto vincolante e, diremmo, sostanziale. Ma, se esaminiamo dal punto di vista sistematico, le novit\u00e0 con cui oggi facciamo i conti sono almeno tre:<\/p>\n<p>&#8211; gli ordini minori non sono pi\u00f9 tali, ma sono, appunto, ministeri istituiti, che discendono dalla iniziazione cristiana, non dal sacramento dell&#8217;ordine;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0 la riserva agli uomini oggi non riguarda il &#8220;sacramento dell&#8217;ordine&#8221;, ma la &#8220;ordinazione sacerdotale&#8221;, ossia il grado dell&#8217;episcopato e del presbiterato, non quello del diaconato;<\/p>\n<p>&#8211; la relazione tra ministeri ordinati e ministeri istituiti non \u00e8 parallela alla evidenza della riserva maschile: il grado del diaconato, pur essendo interno ai &#8220;ministeri ordinati&#8221;, non \u00e8 coperto dalla riserva citata dalla Lettera e risalente a &#8220;Ordinatio sacerdotalis&#8221; del 1994.<\/p>\n<p>Questo significa che, tra la distinzione interna al ministero operata da Paolo VI nel 1972 e le parole di Giovanni Paolo II sul sacerdozio non vi \u00e8 completa sovrapposizione. L&#8217;esercizio della parola autorevole, nella Chiesa, non \u00e8 riservata soltanto a battezzati di sesso maschile. Ci\u00f2 che \u00e8 stato venerabile, come la riserva, non \u00e8 &#8220;di sostanza&#8221; per l&#8217;esercizio del ministero. E questo \u00e8, appunto, un vero cambio di paradigma.<\/p>\n<p>c) <strong>Le parole definitive e le nuove evidenze<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Anche la sociologia, o la fisiologia, come la geografia o la fisica, ha le sue &#8220;nuove evidenze&#8221;. La antica prassi di &#8220;ordinare&#8221; al lettorato e all&#8217;accolitato solo uomini aveva trovato, nella storia, diverse argomentazioni. La donna non \u00e8 dotata di autorit\u00e0; la donna, nel generare, \u00e8 puramente passiva; la donna non deve avvicinarsi alle cose sacre perch\u00e9, almeno una volta al mese, risulta impura. Un universo di cultura sociologica, fisiologica, biologica ha fatto sentire la sua autorit\u00e0 anche presso i teologi. Alcuni di essi continuano a frequentare questi pregiudizi, come se fossero parola di Dio.<\/p>\n<p>Singolarissimo \u00e8 osservare come queste visioni abbiano avuto la forza di convincere anche i pi\u00f9 saggi tra gli uomini del passato: sul divieto di battezzare e di insegnare della donna Tertulliano \u00e8 stato un maestro molto ascoltato, e quando Tommaso d&#8217;Aquino ha avuto la forza di correggerlo, ha dovuto ricorrere ad una evidenza non teologica, ma sociologica. Usando la sua &#8220;arte del distinguere&#8221; il Dottore Angelico ha formalizzato uno &#8220;spazio di autorit\u00e0 femminile&#8221; rigorosamente privato. Alla donna si poteva riconoscere autorit\u00e0, ma solo residuale e mai in pubblico. Questa argomentazione, che prima non esisteva, ha resistito fino al XIX secolo. Cos\u00ec, un secolo dopo, poco prima della sua morte, Giovanni XXIII, in\u00a0<em>Pacem in terris<\/em>, poteva riconoscere nella &#8220;entrata della donna nello spazio pubblico&#8221; uno dei &#8220;segni dei tempi&#8221; della nostra epoca. Per questo la piccola variazione testuale proposta da &#8220;Spiritus Domini&#8221; \u00e8 un cambio di paradigma. La donna entra ufficialmente, con tutti i crismi, nello spazio pubblico della autorit\u00e0 ecclesiale. Non saranno certo le distinzioni sistematiche antiche o recenti a poter precludere a questo inizio tutto il suo sviluppo, pastorale ed ecclesiale. La riserva maschile, che \u00e8 stata ritenuta sostanziale all&#8217;esercizio di ogni autorit\u00e0 ecclesiale, non \u00e8 pi\u00f9, in quanto tale, una garanzia per la tradizione. Questo \u00e8 un punto di non ritorno, per riflettere sul quale non basta una pur preziosa &#8220;teologia di autorit\u00e0&#8221;, ma occorre che la teologia metta in campo tutta la sua autorit\u00e0, senza paura e con molta pazienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il compito della teologia &#8211;\u00a0 come dice una lunga tradizione e come di recente \u00e8 stato sintetizzato da papa Francesco nel famoso discorso alla Collegio degli scrittori della Civilt\u00e0 Cattolica (cfr. qui) &#8211; \u00e8 servizio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16722"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16722"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16722\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16723,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16722\/revisions\/16723"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}