{"id":16647,"date":"2021-01-18T00:35:54","date_gmt":"2021-01-17T23:35:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16647"},"modified":"2021-01-18T00:27:17","modified_gmt":"2021-01-17T23:27:17","slug":"del-sorridere-a-un-anno-dal-sonno-di-silvano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/del-sorridere-a-un-anno-dal-sonno-di-silvano\/","title":{"rendered":"&#8220;Del sorridere&#8221;: a un anno dal sonno di Silvano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/maggiani.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-16648\" alt=\"maggiani\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/maggiani.jpg\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>&#8220;Per celebrare bisogna imparare a sorridere&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Da qualche giorno lo cercavo. Ho ripreso in mano alcuni suoi scritti, per ritrovarlo ancora, per incontrarlo di nuovo, dopo un anno dal suo addio. Volevo riascoltare la forza della sua passione e la autorit\u00e0 della sua parola. E mi sono imbattuto in un grande testo. L&#8217;ho trovato nel volume APL dedicato all'&#8221;Arte del celebrare&#8221;, del 1999, dove sono raccolte le relazioni che si tennero alla Settimana di Brescia, l&#8217;anno prima, nel 1998. Il suo testo si trova a p. 59 e arriva fino a pagina 102. Ha per titolo <em>CORPO SPAZIO TEMPO: Celebrare a tre dimensioni. <\/em>E&#8217; sicuramente un testo programmatico. Concentra molte delle cose pi\u00f9 intense che Silvano ci ha insegnato ed \u00e8 anche sigillato in apertura da due decisive &#8220;referenze&#8221; (come avrebbe detto lui, nella sua parlata toscana, con tutte e tre le &#8220;e&#8221; belle aperte). Una dedica a J.-Y. Hameline, il suo maestro a Parigi, e una citazione di Guardini, il suo autore in assoluto pi\u00f9 citato. Le 42 pagine del testo sono una &#8220;summula&#8221; del suo pensiero, che risale dall&#8217;<em>ars orandi<\/em>, al <em>ritus servandus<\/em>, fino all&#8217;<em>ars celebrandi<\/em>. E percorre poi le regioni impervie e le foreste di simboli dello spazio, del tempo e del corpo, come &#8220;temi necessari&#8221; di un sapere liturgico rinnovato ed efficace. E di tutto questo, che abbiamo imparato da lui, gli siamo grati e lo teniamo caro, nel centro del nostro lavoro.<\/p>\n<p>Ma ora resto colpito da un paragrafo che si incontra alla fine della prima parte, con il titolo &#8220;Del sorridere&#8221; (72-74). Ecco &#8211; mi sono detto &#8211; ecco Silvano.\u00a0 In effetti, per chi voglia recuperare uno dei tratti pi\u00f9 tipici, queste tre pagine sono preziosissime. Silvano, il professore, teorizza qui un modello di &#8220;celebrante&#8221; che lui stesso incarnava con una serena e signorile maestria. Parla d&#8217;altro, ma, a bene vedere, parla di s\u00e9. Se leggiamo &#8220;col rampino&#8221;, possiamo riprendere le sue frasi pi\u00f9 belle, e anche pi\u00f9 toccanti se le rileggiamo oggi, per ricordarlo. A cominciare dall&#8217;incipit:<\/p>\n<p>&#8220;Andrebbe attentamente studiato perch\u00e9 l&#8217;atteggiamento di fondo dell&#8217;agire liturgico cristiano sia una\u00a0<em>gravitasi\u00a0<\/em>che sconfina nel serioso se non nel triste concentrato&#8230;Per celebrare bisogna imparare a <em>sorridere<\/em>&#8221; (72).<\/p>\n<p>Ebbene, il sorriso, che caratterizza l&#8217;uomo e la donna, differisce profondamente dal ridere come dal piangere. Mentre questi sono segni di una perdita di controllo della realt\u00e0, e ne siamo quasi sopraffatti,<\/p>\n<p>&#8220;il sorriso comporta quel saggio equilibrio per il quale anche di fronte al dolore e alla morte il soggetto non viene meno&#8221; (74)<\/p>\n<p>Cos\u00ec il sorriso diventa stile del celebrare e abitudine di relazione e di apertura:<\/p>\n<p>&#8220;Si pensi, in quest&#8217;ottica, a colui che presiede, alla sua responsabilit\u00e0 nei confronti degli altri nell&#8217;assemblea. Il sorriso diverr\u00e0\u00a0<em>habitus<\/em> e non atteggiamento ambiguo o &#8220;ebete&#8221;, possibilit\u00e0 di porre armonicamente azioni, parole, gesti, atteggiamenti, simboli e segnali&#8221; (74)<\/p>\n<p>Una teoria del &#8220;sorridere&#8221; come risorsa della liturgia appare singolarmente efficace. Ma non \u00e8 solo il frutto di una ricerca seria e profonda. E&#8217; anche il risultato di una storia, di una indole e di un lavoro su di s\u00e9. P. Silvano, nel celebrare, era lieto, restava arioso. Il suo sorriso era contagioso e sovrastava la assemblea. Non diminuiva per nulla la seriet\u00e0 del mistero. Anzi, ne intensificava la forza e la potenza, proprio sul volto limpido, nell&#8217;occhio sereno, nel tratto sorridente.<\/p>\n<p>Non era solo la persona di Silvano ad essere sorridente. La sua era anche una teoria &#8220;del sorridere&#8221;.\u00a0 Una teoria forte, sofferta, appassionata e travagliata. Che scavava nella storia e nella antropologia, che cercava le motivazioni e le argomentazioni, che si confrontava con i luoghi e con le persone, negli spazi e nei tempi.<\/p>\n<p>&#8220;Del sorridere&#8221; non era solo un programmo rituale. Era anche un volto sorridente di Chiesa e un volto della <em>hilaritas<\/em>\u00a0della vita, che si \u00e8 fatto incontro a noi, grazie a Silvano e nel cuore del pensiero suo. Cos\u00ec nei suoi testi lo possiamo reincontrare. E leggiamo le sue pagine ricordando il suo sorriso nel celebrare, gi\u00e0 allora e ancor pi\u00f9 oggi.<\/p>\n<p>Ha voluto parafrasare non un padre della Chiesa, ma un padre del teatro moderno, Stanislavskij, quando ha scritto: &#8220;Ama te stesso nel mistero donato e non il mistero donato in te stesso&#8221;.\u00a0 E chiss\u00e0 come questo suo sorriso si sar\u00e0 aperto, ora che, anche da lass\u00f9, avr\u00e0 visto finalmente riconosciuta all&#8217;ambone e all&#8217;altare la presenza ministeriale di donne. Da questo sviluppo pu\u00f2 gi\u00e0 intuire con sguardo vivo un incremento deciso del sorriso rituale. Forse anche questo, grazie a P. Silvano e al suo sguardo ispirato, possiamo vedere profilarsi negli sviluppi ecclesiali che ci attendono. Avremo un sorriso pi\u00f9 intenso nella parola proclamata; un sorriso pi\u00f9 aperto nella manualit\u00e0 fine intorno all&#8217;altare, sul pane e sul calice, nel pregare e nel comunicare. Ecco l&#8217;apparire di donne finalmente riconosciute nel loro ecclesiale ministero: sorridenti di sorrisi pi\u00f9 lieti e ardenti di sguardi pi\u00f9 vaghi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &#8220;Per celebrare bisogna imparare a sorridere&#8221; Da qualche giorno lo cercavo. Ho ripreso in mano alcuni suoi scritti, per ritrovarlo ancora, per incontrarlo di nuovo, dopo un anno dal suo addio. 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