{"id":16623,"date":"2021-01-03T12:33:53","date_gmt":"2021-01-03T11:33:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16623"},"modified":"2021-01-03T12:33:53","modified_gmt":"2021-01-03T11:33:53","slug":"grammatica-e-teologia-chiasmo-e-parallelismo-nel-messale-romano-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/grammatica-e-teologia-chiasmo-e-parallelismo-nel-messale-romano-italiano\/","title":{"rendered":"Grammatica e teologia: chiasmo e parallelismo nel Messale romano italiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16553\" alt=\"duemessali\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Appena uscita la nuova traduzione italiana della III edizione del Messale Romano, era emersa la potenzialit\u00e0 del nuovo testo, nella recezione della riforma liturgica, ma si erano fatti notare anche i limiti di una prospettiva limitata e talora angusta, con cui, ufficialmente, dal 2001 al 2017, era stato pensato l&#8217;atto di traduzione dei testi liturgici. Vorrei mettere alla prova proprio questo &#8220;limite ideologico&#8221;, parzialmente presente nel nuovo Messale, esaminando un testo minore, che rimane quasi nascosto al momento della celebrazione, ma che, proprio per questo, appare esemplare di una visione\u00a0 dell&#8217;atto del tradurre\u00a0che non \u00e8 esagerato definire &#8220;meschina&#8221; (<em>pusilli animi<\/em>). Presento prima la &#8220;teoria&#8221;, poi la &#8220;applicazione pratica&#8221; e il suo effetto contraddittorio sul modo di concepire le &#8220;lingue moderne&#8221; e sulla stessa identit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p>a) <em>Una strana teoria sulle &#8220;figure retoriche&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Tutto comincia con la svolta, proposta con autorit\u00e0 nel 2001 dalla V Istruzione sulla Riforma Liturgica\u00a0<em>Liturgiam authenticam,\u00a0<\/em>nella quale viene formulato un principio generale di &#8220;traduzione letterale&#8221; che si specifica, sorprendentemente, in una regola particolare che vorrei citare per esteso. Ecco il testo:<\/p>\n<p><em>&#8220;Il genere letterario e retorico dei vari testi della liturgia romana dev&#8217;essere conservato&#8221; (LA 58).\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Questa regola ha in s\u00e9 un elemento di inevitabile sorpresa: in effetti, sebbene sia comprensibile che il genere letterario e retorico di un testo possa passare da una lingua ad un altra, la questione decisiva rimane: in quale misura essere fedeli ad un testo significa riportarne non soltanto il contenuto, ma anche la forma? Qui, come \u00e8 evidente, le lingue sono diverse proprio perch\u00e9 sono &#8220;forme letterarie e retoriche&#8221; diverse di contenuti affini. L&#8217;idea che &#8220;tradurre dal latino&#8221; consista nel portare in italiano (e in qualsiasi altra lingua-madre) non solo il contenuto, ma la &#8220;forma&#8221; del latino, esige una vigilanza assai grande sui rischi di fraintendimento del contenuto a causa della forma. E&#8217; vero che la traduzione letterale pu\u00f2 avere un vantaggio:<\/p>\n<p><em>&#8220;Ci si ricordi infatti che la traduzione letterale di espressioni che sono colte con meraviglia nel parlare vernacolo, per questo stesso fatto possono stimolare l&#8217;interesse dell&#8217;uditore e offrire l&#8217;occasione per un insegnamento catechetico&#8221;\u00a0 (LA 48).<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 altrettanto vero che una traduzione che non traduce, ma suscita solo meraviglia e domanda di chiarimento catechistico, si colloca in una strana posizione rispetto al testo e al servizio alla tradizione. Pertanto, come \u00e8 evidente, non si pu\u00f2 ritenere decisivo un criterio drastico per risolvere le diverse ambiguit\u00e0 che ogni traduzione solleva. E le scelte non possono essere comandate da un criterio rigido.<\/p>\n<p>b) <em>La applicazione ad un testo minore<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; evidente che ci\u00f2 che vale per le singole parole o espressioni, ancor pi\u00f9 vale per le figure retoriche, il cui valore, nel testo biblico o nel testo liturgico, deve essere di volta in volta valutato e ponderato. Per questo sono rimasto assai sorpreso dal fatto che un testo minore, durante il rito della Presentazione delle offerte, sia stato &#8220;ritradotto&#8221; secondo un criterio rigidamente letterale, sulla cui fondatezza ed efficacia si potrebbe largamente discutere. Mi riferisco alla &#8220;apologia&#8221; (una delle poche rimaste dopo il Vaticano II) con cui il prete, a bassa voce, mentre si lava le mani, dice:<\/p>\n<p><em>Lava me, D\u00f3mine, ab iniquit\u00e1te mea,<\/em><br \/>\n<em>et a pecc\u00e1to meo munda me<\/em><\/p>\n<p>Questo testo, che la Riforma postconciliare ha profondamente ridotto e rimaneggiato rispetto al testo preconciliare, era stato tradotto, nelle edizioni precedenti, con questo testo italiano:<\/p>\n<p><em>Lavami Signore da ogni colpa, purificami da ogni peccato<\/em><\/p>\n<p>La traduzione assumeva, in italiano un duplice compito: riduceva l&#8217;effetto di apologia personale del prete &#8211; che pure non scompariva del tutto &#8211;\u00a0 e scioglieva la figura retorica del chiasmo (ossia della disposizione &#8220;incrociata&#8221; tra verbo e complemento) in quella del parallelismo.<\/p>\n<p>Ora, invece, il principio della &#8220;traduzione letterale&#8221; ha invece condotto la nuova traduzione ad una sorprendente ripresa sia dei due &#8220;possessivi&#8221; e a ristabilire il chiasmo come &#8220;modo&#8221; della espressione. Ecco il nuovo testo:<\/p>\n<p><em>Lavami, o Signore, dalla mia colpa,<\/em><br \/>\n<em>dal mio peccato rendimi puro.<\/em><\/p>\n<p>Ne deriva &#8211; pi\u00f9 o meno direttamente &#8211; uno strano italiano, una strana retorica e una strana teologia del ministero.<\/p>\n<p>c) <em>Le forma precedente del testo<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere utile, per comprendere il motivo della evoluzione che il Concilio ha introdotto, comprendere che questo momento della celebrazione della messa, insieme ad altri soprattutto nei riti di comunione, si era infarcito di &#8220;formule di apologia&#8221;, con le quali il prete chiederva di essere reso degno di ogni atto di avvicinamento alle offerte e al sacrificio. In particolare si deve notare che per questo gesto di purificazione con l&#8217;acqua, la sua definizione come &#8220;lavabo&#8221; era legata alla formula in uso, costituita da una lunga citazione dal Salmo 25, 6-12 e che suonava cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>Lavabo inter\u00a0 innocentes manus meas \/\u00a0\u00a0<\/em><em>et circumdabo altare tuum, Domine,\u00a0<\/em><em>ut audiam voces laudis \/\u00a0<\/em><em>et enarrem universa mirabilia tua.<\/em><br \/>\n<em>Domine, dilexi decorem domus tuae \/\u00a0<\/em><em>et locum habitationis gloriae tuae.<\/em><br \/>\n<em>Ne perdas cum impiis, Deus, animam meam \/\u00a0<\/em><em>et cum viris sanguinum vitam meam, \/\u00a0<\/em><em>in quorum manibus iniquitates sunt, \/\u00a0<\/em><em>dextera eorum repleta est muneribus. \/\u00a0<\/em><em>\u00a0Ego autem in innocentia mea ingressus sum;<\/em><br \/>\n<em>redime me et miserere mei. \/\u00a0<\/em><em>Pes meus stetit in directo, \/\u00a0<\/em><em>in ecclesiis benedicam te, Domine.<\/em><\/p>\n<p>Che in traduzione suonerebbe cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>Lavo nell&#8217;innocenza le mie mani \/\u00a0e giro attorno al tuo altare, Signore,<\/em><br \/>\n<em>per far risuonare voci di lode \/\u00a0e per narrare tutte le tue meraviglie.<\/em><br \/>\n<em>Signore, amo la casa dove dimori \/\u00a0e il luogo dove abita la tua gloria.<\/em><br \/>\n<em>Non travolgermi insieme ai peccatori, \/\u00a0con gli uomini di sangue non perder la mia vita,\u00a0perch\u00e9 nelle loro mani \u00e8 la perfidia, \/\u00a0la loro destra \u00e8 piena di regali.\u00a0Integro \u00e8 invece il mio cammino; \/\u00a0riscattami e abbi misericordia.\u00a0Il mio piede sta su terra piana; \/\u00a0nelle assemblee benedir\u00f2 il Signore.<\/em><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non notare come la riduzione del latino post-conciliare, che intenzionalmente ha alleggerito la forza poetica di un testo che risultava sproporzionato rispetto al momento della azione rituale, ma aveva una sua coerenza e forza, che ora il testo non ha e non vuole avere. Per questo tanto pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che si sia voluta mantenere la duplice accentuazione &#8220;privata&#8221; del testo e la sua forma retorica &#8220;arcaica&#8221; rispetto alla normale espressione italiana. In questo caso, mi pare, si tratta di una inutile e duplice forzatura.<\/p>\n<p>c) <em>La lettura inadeguata della lingua moderna<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sorprende, ben al di l\u00e0 del caso specifico, \u00e8 proprio la relazione inadeguata con la lingua di arrivo. E ci\u00f2 almeno per tre motivi:<\/p>\n<p>&#8211; in primo luogo, una traduzione dal latino, che non tenga conto del fatto che da pi\u00f9 di 50 anni esiste una &#8220;tradizione italiana&#8221; della espressione liturgica, sembra proprio fraintendere il rapporto tra lingua latina e lingue parlate. L&#8217;errore teorico di fondo consiste nel pretendere di concepire le &#8220;lingue-madri&#8221; come semplici strumenti di espressione del latino. Questo \u00e8 semplicemente falso. E un tale abbaglio condiziona pesantemente il modo con cui si sono risolti una serie di problemi, che ogni traduzione evidemente pone;<\/p>\n<p>&#8211; in secondo luogo, la pretesa che una traduzione &#8220;non interpreti&#8221; \u00e8 una forma ideologica di comprensione della traduzione. Interpretare non \u00e8 una &#8220;aggiunta&#8221; alla traduzione, ma una sua &#8220;condizione&#8221;. Dovremmo dire cos\u00ec: se non interpreti, non traduci. Per questo l&#8217;idea che &#8220;rendere parola per parola&#8221; sia il miglior servizio al testo \u00e8 soltanto una forma ideologica, quando non viene corretta e adattata, di volta in volta.<\/p>\n<p>&#8211; in terzo luogo, \u00e8 evidente che non sempre il chiasmo antico debba essere reso col parallelismo moderno. Il chiasmo ha le sue buone ragioni, anche oggi. Quando per\u00f2 si tratta di un testo senza pretese poetiche e senza fonti bibliche\u00a0 &#8211; come sarebbe stato se si fosse conservata la citazione di un salmo &#8211; modificare il parallelismo italiano degli ultimi 50 anni con il chiasmo latino appare solo come un esercizio burocratico della traduzione, che non \u00e8 utile a nessuno. Rende solo in un italiano peggiore un testo latino di per s\u00e9 senza pretese.<\/p>\n<p>d) <em>le tracce di una &#8220;condizione di minorit\u00e0&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Come avevo gi\u00e0 notato ad inizio del Tempo di Avvento (<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ventanni-di-solitudine-lo-stato-di-minorita-di-una-messale-divenuto-maggiorenne\/\">qui<\/a>) la fedelt\u00e0 alla tradizione non \u00e8 mai solo &#8220;fedelt\u00e0 alla lettera&#8221;. Se una fase della storia recente della Chiesa si \u00e8 potuta illudere di poter considerare la lingue parlate come &#8220;semplici strumenti del latino&#8221;, ed ha lasciato una traccia significativa anche in questa traduzione italiana del Messale, possiamo per\u00f2 riconoscere che &#8220;uscire dalla minorit\u00e0&#8221; significa assumere tutta la complessit\u00e0 del rapporto tra le lingue. Riconoscendo tuttavia che il primato vero non pu\u00f2 mai essere quello di una lingua che non \u00e8 pi\u00f9 viva, ma solo quello delle lingue parlate dai bambini. Alle quali possiamo far gustare tanto i parallelismi, quanto i chiasmi, ma come in un giardino zampillante di sapienza, non come in un museo pedante per formule di autodifesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena uscita la nuova traduzione italiana della III edizione del Messale Romano, era emersa la potenzialit\u00e0 del nuovo testo, nella recezione della riforma liturgica, ma si erano fatti notare anche i limiti di una prospettiva&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16623"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16623"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16623\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16625,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16623\/revisions\/16625"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16623"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16623"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16623"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}