{"id":16602,"date":"2020-12-21T17:06:07","date_gmt":"2020-12-21T16:06:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16602"},"modified":"2020-12-21T23:32:47","modified_gmt":"2020-12-21T22:32:47","slug":"modello-trentino-e-modello-tridentino-dimmi-che-concorso-vuoi-e-ti-diro-chi-sei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/modello-trentino-e-modello-tridentino-dimmi-che-concorso-vuoi-e-ti-diro-chi-sei\/","title":{"rendered":"Modello trentino e modello tridentino: dimmi che concorso vuoi e ti dir\u00f2 chi sei"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3491\" alt=\"concilioconclusiva1711_lodron\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron-260x300.jpg\" width=\"260\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron-260x300.jpg 260w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron.jpg 434w\" sizes=\"(max-width: 260px) 100vw, 260px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le reazioni allarmate alla notizia della &#8220;firma della intesa&#8221; tra CEI e Ministero della Istruzione inducono ad una riflessione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 generale sull&#8217;assetto dell&#8217;Insegnamento della Religione cattolica nelle Scuole pubbliche italiane. In un certo senso, la forma istituzionale che assume il concorso rivela la comprensione della cultura e della Chiesa che possiamo condividere nel nostro paese. E le posizioni polarizzate &#8211; <strong>di chi pensa che la scuola laica non possa prevedere alcuna formazione teologica e di chi pensa che la scuola pubblica debba invece garantire una &#8220;riserva indiana&#8221; in cui poter fare catechismo<\/strong> &#8211; non conducono ad una soluzione vera. Perch\u00e9 la presenza di una &#8220;cultura teologica&#8221; nella &#8220;formazione del cittadino&#8221; possa essere considerata una opportunit\u00e0 per tutti &#8211; credenti e non credenti &#8211; senza essere imposta ad alcuno, dipende anche dalla forma con cui pensiamo il concorso con cui viene assicurata una presenza autorevole e responsabile di docenti IRC nella scuola pubblica italiana. <strong>Dunque, dimmi che concorso vuoi e ti dir\u00f2 chi sei<\/strong>. Voglio precisare che il gioco di parole tra &#8220;trentino&#8221; e &#8220;tridentino&#8221; mi \u00e8 stato suggerito dalla lettura di un secondo testo, elaborato da Pieggi e Ventura, al quale rimando:\u00a0<a href=\"https:\/\/re-blog.it\/2020\/07\/01\/prof-di-religione-quale-concorso\">https:\/\/re-blog.it\/2020\/07\/01\/prof-di-religione-quale-concorso<\/a>. In quel testo, infatti, si trova espressa, in modo lineare, la perplessit\u00e0 verso la impostazione di un concorso &#8220;ordinario&#8221;, rispetto al quale la via trovata a Trento, nel 2014-2018, sia pure in modo contorto e macchinoso, e con ripensamenti grandi, rappresenta una ipotesi diversa e pi\u00f9 promettente. Cos\u00ec mi \u00e8 venuto spontaneo chiamare &#8220;<strong>tridentino<\/strong>&#8221; il primo modello, e &#8220;<strong>trentino<\/strong>&#8221; il secondo. Vediamo in che cosa consiste la differenze e perch\u00e9 potrebbe essere giusta denominarla in questo strano modo, senza perdere la ammirazione per quello che a Trento si \u00e8 fatto quasi 500 anni fa, ma utilizzando il termine &#8220;tridentino&#8221; pi\u00f9 per indicare lo &#8220;stereotipo&#8221; formalista che non la vera realt\u00e0 storica originale, irriducibile a questa caricatura.<\/p>\n<p>a) <strong>Il modello tridentino<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa vi \u00e8 di &#8220;tridentino&#8221; nel modello proposto dal Ministero, e che sembra risultare gradito all&#8217;Ufficio Scuola della CEI? Io potrei dirlo cos\u00ec: la qualificazione dell&#8217;insegnante risulta meramente &#8220;formale&#8221;. Da un lato lo Stato non si preoccupa di tutelare &#8211; con parit\u00e0 di trattamento &#8211; il profilo giuridico degli insegnanti IRC, ma li discrimina apertamente e spudoratamente rispetto ai colleghi. E la Chiesa, sorprendentemente, sembra sopportarlo bene, quasi senza notarlo. Questo perch\u00e9, da parte sua, anche la visione ecclesiale appare disinvolta nel favorire, indirettamente, la condizione precaria dell&#8217;insegnante. <strong>Se il lavoro di formazione culturale del docente IdR fosse ritenuto davvero rilevante, non si accetterebbe la sua irrilevanza per il Concorso<\/strong>. Si preferisce forse un catechista obbediente ad un professore formato, critico e stabile? Proprio concedendo tanto spago alla posizione ministeriale, la visione dei responsabili CEI sembra poco abituata a pensare laicamente. Pur di non pensare laicamente, accetta una lettura irrispettosa. La stabilizzazione dei professori nella scuola pubblica, se deve essere un valore culturale comune, deve basarsi non sul formalismo di un concorso che valuta solo &#8220;disposizioni giuridiche e nozioni docimologiche&#8221;, ma sulla formazione teologica, biblica, sistematica, storica, ecumenica dei candidati. Un modello di concorso &#8220;formale&#8221; \u00e8 il riflesso di una mancata distinzione tra il catechista e il docente. E la confusione sul concorso nasconde, io credo, un lettura nostalgica del rapporto tra Chiesa e Stato. In questa visione la Chiesa, talora distratta nel formare i propri docenti, affida allo Stato di fare la selezione, ma una selezione operata non &#8220;in re&#8221;, ma su criteri formali rispetto alla disciplina in questione: questo sarebbe un grande pasticcio in cui si alleano ingenuit\u00e0 e presunzione, laicismo indifferente e tridentinismo altrettanto indifferente.<\/p>\n<p>b) <strong>Il modello trentino<\/strong><\/p>\n<p>Diversa \u00e8 la prospettiva che voglia accettare, per la Chiesa, una diretta responsabilit\u00e0 nella formazione dei docenti. Usciamo dalla rappresentazione tridentina di una idoneit\u00e0 che istituisce, quasi sacramentalmente, il docente nella sua competenza. Non \u00e8 cos\u00ec. La idoneit\u00e0, con la sua autorevolezza episcopale, \u00e8 un atto di <strong>servizio alla cultura comune<\/strong>: riconosce una vocazione alla docenza, che si costruisce nell&#8217;ascolto della parola, nella riflessione sulla storia, nei cammini di confronto con la cultura contemporanea, nella meditazione sulla tradizione dottrinale, sacramentale, liturgica e spirituale. Tutto questo non potrebbe essere verificato da nessun concorso pubblico, fino a che la teologia sar\u00e0 considerata &#8220;esterna&#8221; e\/o &#8220;irrilevante&#8221; rispetto alla vita accademica italiana. Solo la accettazione di una &#8220;sfera di responsabilit\u00e0 ecclesiale&#8221; per la cultura comune pu\u00f2 aprire la via, teorica oltre che pratica, ad una differenziazione tra il concorso ordinario e il concorso straordinario. Accettare un concorso straordinario significa, anzitutto per la Chiesa, uscire da una sorta di cattivit\u00e0 antimodernista. Significa mettere in comune la propria cultura. Significa scoprire di avere una responsabilit\u00e0 sulla cultura comune, alla quale poter contribuire &#8220;in scienza e coscienza&#8221;. Se vuoi stare nella scuola, ci stai nel rigore scientifico e nel confronto culturale. Non sei a scuola per proselitismo, per fare catechismo, per fondare un movimento o un monastero, ma per un atto formativo radicale, di fedelt\u00e0 all&#8217;uomo che supera infinitamente l&#8217;uomo.<\/p>\n<p><strong>La scuola, la religione e la cultura comune<\/strong><\/p>\n<p>Il <strong>modello tridentino<\/strong> di concorso \u00e8, in sostanza, una concorrenza &#8220;tra stati autoreferenziali&#8221;. Il <strong>modello trentino<\/strong> accetta che lo stato abbia bisogno della chiesa e che la chiesa abbia bisogno dello stato. Questa seconda ipotesi sa che si d\u00e0 un sapere comunicabile che riguarda Dio e la fede. Su questo sapere si pu\u00f2 studiare, si pu\u00f2 crescere,\u00a0 scientificamente e pedagogicamente. Questo sapere arricchisce chiunque sia disposto a considerarlo seriamente. Una scuola laica pu\u00f2 prendere a cuore la formazione teologica dei propri studenti. Una Chiesa lungimirante mette a disposizione della cultura pubblica i monumenti di pensiero e di azione, di sensibilit\u00e0, di retorica e di estetica\u00a0 di cui vive. I rapporti tra teologia e altre discipline non pu\u00f2 essere ridotto a battute, n\u00e9 da una parte, n\u00e9 dall&#8217;altra. I. Kant, che \u00e8 considerato uno dei maestri dell&#8217;Illuminismo, riconosceva che la teologia \u00e8 la prima delle facolt\u00e0. E sapeva che le altre facolt\u00e0, nel rendere un servizio alla teologia, non necessariamente debbano seguirla reggendole lo strascico, ma possono e devono precederla, reggendo una candela. Per una presenza significativa della religione nella scuola &#8211; evidentemente cattolica, ma anche cristiana e non cristiana &#8211; una responsabilit\u00e0 culturale delle chiese \u00e8 una condizione della laicit\u00e0. N\u00e9 laicismo n\u00e9 fondamentalismo potrebbero sopportare docenti di religione veramente formati, veramente stabili, e perci\u00f2 liberi, modesti, critici e gioiosi. Proprio a simili figure di docenti\u00a0 guarda il futuro comune della scuola e il cammino singolare della chiesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le reazioni allarmate alla notizia della &#8220;firma della intesa&#8221; tra CEI e Ministero della Istruzione inducono ad una riflessione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 generale sull&#8217;assetto dell&#8217;Insegnamento della Religione cattolica nelle Scuole pubbliche italiane. 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