{"id":16586,"date":"2020-12-16T13:07:03","date_gmt":"2020-12-16T12:07:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16586"},"modified":"2020-12-16T13:07:03","modified_gmt":"2020-12-16T12:07:03","slug":"confessione-comunita-e-stato-di-eccezione-una-penitenza-comune-in-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/confessione-comunita-e-stato-di-eccezione-una-penitenza-comune-in-pandemia\/","title":{"rendered":"Confessione, comunit\u00e0 e stato di eccezione. Una &#8220;penitenza comune&#8221; in pandemia?"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/pad.mymovies.it\/filmclub\/2019\/01\/027\/locandina.jpg\" \/><\/p>\n<p>Nel film &#8220;The confirmation&#8221; &#8211; per la cui segnalazione ringrazio di cuore Riccardo Fanciullacci &#8211; tutta la vicenda della relazione tra figlio e padre (separato, alcolizzato e senza lavoro) viene narrata in una grande inclusione costituita dal sacramento della penitenza. S\u00ec, nel film il pretesto \u00e8 la &#8220;cresima&#8221; (confirmation), ma il tema \u00e8 la penitenza! Il sacramento della confessione viene vissuto dal ragazzo all&#8217;inizio come un rito vuoto e forzato e alla fine con la pienezza della esperienza del peccato e della salvezza, come segno e causa di un vero &#8220;fare penitenza&#8221;. La vita \u00e8 entrata nella coscienza del ragazzo e lo ha &#8220;confermato&#8221; nelle relazioni fondamentali, con il padre, con la madre, con gli amici, con se stesso. Il quadro del sacramento \u00e8 quello tridentino, alimentato molto pi\u00f9 dalla tradizione statunitenze che non da quella europea. Per certi versi si vede una forma di confessione, di vissuto del confessionale e del ministro che noi vivevamo forse 50 anni fa. Ma si imparano molte cose da quelle scene: i limiti di un modello ecclesiale, la possibile relazione del sacramento alla vita e la struttura complessa della maturazione nel credere &#8220;facendo penitenza&#8221;. Questo bel film pu\u00f2 restare sullo sfondo e ci offre lo spunto per ragionare sugli sviluppi che la pandemia sta portando nell&#8217;ambito di questo sacramento, alla luce di recenti pronunciamenti episcopali.<\/p>\n<p>E&#8217; del tutto ragionevole che la eccezionalit\u00e0 dei tempi di &#8220;contagio&#8221; suggerisca ai pastori la possibilit\u00e0 di ricorrere alla &#8220;terza forma&#8221; del sacramento della penitenza. A maggior ragione ci\u00f2 pu\u00f2 essere consigliabile nel momento in cui si avvicina uno dei due appuntamenti (Natale e Pasqua) che attira il maggior numero di penitenti lungo l&#8217;anno liturgico. Il rituale mette a disposizione la III forma di qualsiasi pastore. Ma l&#8217;utilizzo \u00e8 subordinato ad una valutazione che spetta al Vescovo. Ovviamente, trattandosi di un rito che interviene &#8220;in casi eccezionali&#8221;, non sempre la eccezionalit\u00e0 \u00e8 prevedibile.<\/p>\n<p>Nel caso specifico, una riflessione, iniziata da marzo scorso, ha preparato il campo a decisioni ragionevoli, che vengono a porsi in modo armonico con quelle pi\u00f9 immediate, in relazione alla scorsa pasqua, che avevano preferito ricorrere al concetto di &#8220;votum sacramenti&#8221;, spostando la dinamica sul piano del &#8220;desiderio della coscienza del singolo&#8221;, impedito dalla condizione di presidio sanitario, piuttosto che\u00a0 sul piano di una confessione\/assoluzione generale. Considerata la recezione di questo nuovo orientamento, vorrei segnalare una serie di questioni che potrebbero essere considerate in questo ambito:<\/p>\n<p><strong>a) Il distanziamento e la comunit\u00e0 di perdono<\/strong><\/p>\n<p>Il modello adottato durante il &#8220;lockdown duro&#8221; di marzo-maggio ricorreva al tema del &#8220;desiderio di confessione&#8221;, del &#8220;votum sacramenti&#8221;. Oggi si pensa alla &#8220;terza forma&#8221; del sacramento, che ha altri vantaggi, ma limiti almeno altrettanto gravi. Poich\u00e9 presuppone una qualche forma di &#8220;raduno&#8221;, anche se non esige le forme dell&#8217;avvicinamento individuale al singolo confessore. Per questo, per\u00f2, incontra la difficolt\u00e0 di &#8220;grandi raduni&#8221;, sia pure distanziati, sul modello del raduno eucaristico.<\/p>\n<p><strong>b) La difficile penitenza nella esperienza generale di confessione<\/strong><\/p>\n<p>Un secondo punto da considerare \u00e8 il seguente: se il &#8220;votum sacramenti&#8221; patisce il limite della mancanza di interlocutore ecclesiale, la &#8220;terza forma&#8221; del sacramento \u00e8 un consistente e autorevole annuncio del perdono a cui non corrisponde per\u00f2, necessariamente, n\u00e9 la elaborazione della parola personale n\u00e9 il lavoro sulla libert\u00e0. E questo, lo si deve riconoscere, non \u00e8 un limite da poco.<\/p>\n<p><strong>c) La forza della parola di perdono e la fragilit\u00e0 della risposta<\/strong><\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, nella condizione di sofferenza comunitaria determinata dalla pandemia, la forza di una parola di riconciliazione non pu\u00f2 essere sottovalutata. E per\u00f2 ci\u00f2 non giustifica totalmente la esistenza di un sacramento che ha, come sua natura specifica, di riabilitare il soggetto alla risposta a tale parola. Ed \u00e8 qui che forse sarebbe necessario un piccolo supplemento di esperienza e di creativit\u00e0. Proprio a causa della specificit\u00e0 della nostra condizione sembra problematico ipotizzare quello che a ragione la visione classica presuppone: ossia che, finito il regime di eccezione, si debba provvedere a recuperare ci\u00f2 che \u00e8 mancato nella esperienza &#8220;generale&#8221;: ossia la elaborazione della penitenza. Questo difetto, sia pure da ripensare, rimane intatto anche nelle condizioni attuali.<\/p>\n<p><strong>d) Lo &#8220;stato di necessit\u00e0&#8221; e lo &#8220;stato di eccezione&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p>La logica della &#8220;terza forma&#8221; \u00e8 pensata, in generale, per &#8220;necessit\u00e0 puntuali&#8221;. Tanto \u00e8 vero che richiede che, finita la condizione di necessit\u00e0, si provveda a reintegrare la confessione nella sua pienezza. Il che risponde proprio alla &#8220;puntualit\u00e0&#8221; della necessit\u00e0. Quando invece la condizione di necessit\u00e0 si protrae per tempi non preventivabili, la adozione della &#8220;forma generale&#8221; solo per lo spazio temporale dal 16 dicembre al 6 gennaio sembra giustificata pi\u00f9 dalla consuetudine natalizia alla confessione che dalla reale risposta alla condizione dei penitenti. Gestisce la domanda crescente di sacramento, e lo fa per\u00f2 con uno strumento &#8220;comunitario&#8221;. Questo mantiene un lato problematico, che \u00e8 precisamente la destinazione &#8220;comunaria&#8221; dello strumento. Come ho detto, la forma ordinaria ha il limite del &#8220;contatto&#8221;, mentre quella straordinaria ha il limite dell&#8217;assembramento.<\/p>\n<p>e) <strong>La penitenza da riconoscere<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 \u00e8 giusto chiedersi: che cosa vi \u00e8 di urgente, in tutto questo, nel fare penitenza dei cristiani? Non sarebbe altrettanto importante mostrare, oltre alle condizioni eccezionali di confessione\/assoluzione, che le &#8220;privazioni&#8221; a cui siamo destinati &#8211; piccole e grandi che siano &#8211; possano esser un valido cammino penitenziale, con cui aprire gli occhi sulle forme di presenza di Dio e del prossimo nel cammino della nostra esistenza? Non vi \u00e8, qui, accanto alla autorevole parola del perdono, la esigenza di evidenziare in quali modi noi rispondiamo a questa parola? Non di sola confessione\/assoluzione &#8211; che il formalismo canonico assolutizza in modo sporporzionato &#8211; ma anzitutto di &#8220;penitenza in forma generale&#8221; avremmo anche bisogno. E forse si tratta, anzitutto, di riconoscere la penitenza che ci \u00e8 chiesta: riconoscendo le ferite di questo tempo &#8211; ferite lavorative, ferite relazionali, ferite spaziali, ferite temporali, ferite festive, ferite spirituali &#8211; potremmo davvero uscirne migliori. Se il sacramento annuncia il perdono ed \u00e8 al servizio della penitenza, non serve anzitutto per &#8220;non imputare le colpe&#8221;, ma per dare senso alle necessarie fatiche. Qui io trovo uno spazio prezioso di discernimento episcopale, cristiano ed esistenziale, che sta al di qua e al di l\u00e0 dei pur necessari decreti sulle forme della confessione e della assoluzione.<\/p>\n<p>f)<strong>\u00a0La profezia nel magistero episcopale<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; un fatto degno di nota che il registro su cui prevalentemente parlano i vescovi, soprattutto in questo momento delicato, sia proprio quello dei decreti, redatti con precisa attenzione canonica e formale. Questo non vale per tutti, ma per una certo numero di &#8220;parole episcopali&#8221;. Sono certo forme di esercizio della potest\u00e0 di giurisdizione, che per\u00f2 talvolta sembrano restare lontane dall&#8217;esercizio della profezia. Credo che vi sia uno spazio episcopale ulteriore, nel quale esercitare una parola autorevole, diversa, non burocratica, non formale, che rilegga la esperienza comune e la ricolleghi alla presenza della grazia di Cristo, nella forma delle gioie e dei dolori che oggi accompagnano la vita di gran parte degli uomini e delle donne.\u00a0 La tradizione penitenziale \u00e8 molto pi\u00f9 ricca del valido esercizio del\u00a0 sacramento. Conosce da sempre possibili e necessarie variazioni: offrirla soltanto in termini di &#8220;potere di assolvere&#8221;\u00a0 e di &#8220;condizioni di confessione&#8221; \u00e8 lavorare sul terreno pi\u00f9 sicuro, ma anche sul meno potente e sul pi\u00f9 formale. La potenza dei segni,\u00a0 in questo caso, non corrisponde sempre alla predisposizione dei segni della potenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel film &#8220;The confirmation&#8221; &#8211; per la cui segnalazione ringrazio di cuore Riccardo Fanciullacci &#8211; tutta la vicenda della relazione tra figlio e padre (separato, alcolizzato e senza lavoro) viene narrata in una grande inclusione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16586"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16586"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16586\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16587,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16586\/revisions\/16587"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16586"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16586"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16586"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}