{"id":16579,"date":"2020-12-13T07:54:22","date_gmt":"2020-12-13T06:54:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16579"},"modified":"2020-12-13T08:01:45","modified_gmt":"2020-12-13T07:01:45","slug":"presepe-e-messa-della-notte-la-trasgressione-del-prima-gli-ultimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/presepe-e-messa-della-notte-la-trasgressione-del-prima-gli-ultimi\/","title":{"rendered":"Presepe e messa della notte : la trasgressione del &#8220;prima gli ultimi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"Lorenzo-Costa-nativit\u00e0\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativit%C3%A0-300x219.jpg\" \/><\/p>\n<p>Ogni anno, all&#8217;avvicinarsi del Natale, \u00e8 inevitabile che ci sia chi &#8220;usa&#8221; il presepe per interessi di bottega. Bottega politica e bottega commerciale hanno tutto l&#8217;interesse a &#8220;ficcare nella mangiatoia&#8221; prodotti da vendere o autorevolezze da vantare. Quest&#8217;anno la triste contingenza pandemica ha rincarato la dose, aggiungendo al presepe la &#8220;messa di mezzanotte&#8221;. Cos\u00ec, in un empito di martirio di facciata, per alcuni \u00e8 diventata una questione di principio, non solo la &#8220;difesa interessata del presepe&#8221;, ma anche la pretesa di celebrare la messa della notte nel cuore del &#8220;coprifuoco&#8221;, con irresponsabile aggiramento di ogni divieto.<\/p>\n<p>Ora, in questo contesto, quando la polemica diventa vuota e formale, possiamo trovare il paradosso per cui alcuni soggetti con rilevanza politica ed ecclesiale, ma senza vero rapporto con la fede, la cui sensibilit\u00e0 verso lo straniero e il bisognoso \u00e8 da tempo proverbiale, diventino i \u201cdifensori del presepe\u201d\u00a0 e della &#8220;messa della mezzanotte&#8221;, pretendendo di far passare i pastori ragionevoli e i cristiani sensibili come\u00a0 \u201cnemici del popolo\u201d. Dimenticando la emergenza sanitaria e la logica della fede, parlano persino di &#8220;diritto agli affetti&#8221;. Ma quando riduci il presepe o la messa di mezzanotte ad un &#8220;affetto&#8221;, ne hai gi\u00e0 perso il senso e il significato. Li rendi pronti per essere il centro di uno &#8220;spot pubblicitario&#8221;, non di un atto di fede.\u00a0<em>Presepe e messa della notte sono atti scandalosi, non affettuosi<\/em>. Per questo non si prestano agli spot dei panettoni o dei governatori, ma suscitano conversione e trasgressione. Proviamo a capire perch\u00e9.<\/p>\n<p>La questione decisiva, in tutto questo, non \u00e8 l&#8217;affetto, ma ci\u00f2 che pu\u00f2 essere chiamato \u201ceffetto presepe\u201d. Vorrei provare a spiegarlo molto brevemente. In tutte le grandi tradizioni, infatti, i passaggi decisivi \u2013 nel nostro caso di cattolici, il Natale e la Pasqua \u2013 diventano \u201cluoghi di riconoscimento\u201d, non solo religioso, ma culturale e sociale. \u201cFare il presepe\u201d a Natale, e \u201cvisitare i sepolcri\u201d a Pasqua si trasformano in luoghi di identit\u00e0. Proprio in questo passaggio, le tradizioni si mettono a rischio, perch\u00e9 concentrano in un punto tutti i \u201cmessaggi\u201d e proprio per questo \u201csovraccarico\u201d rischiano di perderne il senso. Il presepe e il Crocifisso diventano, cos\u00ec, meri simboli di identit\u00e0, in cui la comunit\u00e0 si identifica \u201ccontro qualcuno\u201d, contraddicendo in modo clamoroso il significato del simbolo stesso.<\/p>\n<p>Il presepe, in modo esemplare, e la messa della notte, che annuncia il &#8220;segno&#8221; del bambino in una mangiatoia, costituiscono un caso tipico di questa \u201ctentazione\u201d. Presepe significa, in latino, \u201cmangiatoia\u201d e costituisce la \u201cversione di Luca\u201d del mostrarsi del Salvatore. In lui Dio si rivela ai pastori irregolari, proscritti, emarginati, moralmente sospetti, non ai buoni credenti regolari del tempo. La tensione, in quel testo di Luca, \u00e8 tra la grandezza del Signore e la piccolezza umana che pu\u00f2 riconoscerlo solo nella irregolarit\u00e0 marginale dei pastori. Nella versione di Matteo, che invece si ascolta nella messa vigiliare, la dose \u00e8 ancora rincarata: non vi \u00e8 mangiatoia, non ci sono pastori, mentre la tensione \u00e8 tra la stella e i magi che la seguono, nella loro condizione di stranieri, con la ostilit\u00e0 viscerale dei residenti.<\/p>\n<p>Il nostro \u201cpresepe\u201d, mescolando tutti questi messaggi, accumulandoli in un&#8217;unica scena, e aggiungendovi anche frammenti tratti da altri testi apocrifi, rischia di non aumentare, ma di diminuire la forza della tradizione, riducendola a \u201csoprammobile\u201d borghese.\u00a0<i>Il presepe significa che ultimi, stranieri e irregolari riconoscono Ges\u00f9, mentre Re, Governatori, Ministri e residenti regolari cercano di ucciderlo<\/i>. Esattamente come, a Pasqua, sanno riconoscere Ges\u00f9 una donna dai molti mariti, un disabile grave come il cieco nato e un cadavere come Lazzaro, mentre i potenti lo uccidono senza piet\u00e0. Queste sono le categorie privilegiate dalla Chiesa! Per questo celebrare la messa di mezzanotte, fare il presepe \u00e8 una &#8220;grande trasgressione&#8221;, un capovolgimento, un rito nel senso pi\u00f9 alto e pi\u00f9 forte del termine. Questa logica simbolica merita rispetto e cura, perch\u00e9 rivela la trama segreta del mondo e della cultura.<\/p>\n<p>Che cosa dovremmo dire, allora, di chi volesse cacciare gli stranieri e gli uomini crocifissi dall\u2019Italia e volesse che in ogni casa e in ogni ufficio ci fosse il crocifisso e il presepe come soprammobili? Questo \u00e8 semplicemente un uso ipocrita dei simboli. Delle due l\u2019una: o riempiamo di simboli natalizi e pasquali una terra che sappia dimostrarsi accogliente e non indifferente. O scegliamo di cacciare chi \u00e8 senza casa e tutti i crocifissi della terra, ma, almeno per un minimo di pudore, cerchiamo di arrossire e di provare vergogna davanti ai simboli di ci\u00f2 che non accettiamo e che vogliamo soltanto combattere. Una religione che protegga la indifferenza e la soperchieria \u00e8 un mostro che non di rado si trova a suo agio in cuori affettuosi. E\u2019 ovvio che, per chi gioca solo su odio e disprezzo, anche il presepe e il crocifisso possono diventare non strumenti simbolici di comunione, ma strumenti diabolici di disprezzo. Ma non rinunciare alle nostre tradizioni significa anzitutto non piegarle ad un uso distorto. Anche nel tempo del &#8220;presidio sanitario&#8221;, tra le cose pi\u00f9 degne di ascolto, in condizioni di rispetto del &#8220;bene comune&#8221;, vi \u00e8 la trasgressione del presepe. Con la sua immediatezza, fa eco alle parole con cui Maria loda Dio nel Magnificat, quando dice: &#8220;Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote&#8221;. Queste sono le parole della Immacolata e della Assunta, della Annunziata e della Addolorata.\u00a0 Questa \u00e8 la condizione del presepe e della messa della notte: una riconsiderazione &#8220;marginale&#8221; della vita e delle sue priorit\u00e0, in un cuore e in un corpo che dice &#8220;l&#8217;anima mia magnifica il Signore&#8221;.<\/p>\n<p>Di questa grande trasgressione vive il mistero del Dio che dirige i nostri passi sulla via della pace: per annunciare questo Dio si pu\u00f2 e si deve celebrare il Natale. Ma solo a condizione di lasciar parlare, nella loro nudit\u00e0 elementare, le sorprendenti parole forti della Scrittura e le disarmanti azioni trasgressive del rito, nel quale, in nome di quel &#8220;segno del bambino in una mangiatoia&#8221; possiamo condividere scandalosamente lo stesso pane e lo stesso calice. Vivere la comunione tra diversi, accogliendoci reciprocamente grazie a un Dio che, nascendo ai margini e tra emarginati, &#8220;ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno, all&#8217;avvicinarsi del Natale, \u00e8 inevitabile che ci sia chi &#8220;usa&#8221; il presepe per interessi di bottega. 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