{"id":16568,"date":"2020-12-06T08:52:48","date_gmt":"2020-12-06T07:52:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16568"},"modified":"2020-12-06T08:52:48","modified_gmt":"2020-12-06T07:52:48","slug":"camminare-pregare-lavorare-insieme-il-vescovo-e-il-compito-ecumenico-belle-luci-e-piccole-ombre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/camminare-pregare-lavorare-insieme-il-vescovo-e-il-compito-ecumenico-belle-luci-e-piccole-ombre\/","title":{"rendered":"&#8220;Camminare, pregare, lavorare insieme&#8221;: il vescovo e il compito ecumenico. Belle luci e piccole ombre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12359\" alt=\"imagesecumene\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene-300x132.jpg\" width=\"300\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene.jpg 338w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un nuovo documento del Pontificio Consiglio per l&#8217;Unit\u00e0 dei Cristiani, intitolato\u00a0IL VESCOVO E L\u2019UNIT\u00c0 DEI CRISTIANI:\u00a0VADEMECUM ECUMENICO, appare un convincente contributo alla diffusione della &#8220;passione per l&#8217;unit\u00e0&#8221; come compito primario della Chiesa cattolica, e anzitutto del ministero episcopale. Questo \u00e8 un dato di estremo rilievo e che introduce, potremmo dire, un cambio di passo nella tensione ecclesiale alla riconciliazione tra confessione.\u00a0Se l&#8217;ecumenismo viene delineato come compito della Chiesa locale, come <em>munus<\/em> episcopale qualificante il ministero e viene articolato su diversi piani, con la dovuta attenzione e mediante un linguaggio lineare, aperto, quasi sempre diretto e fondato strutturalmente sui testi del Concilio Vaticano II, il testo del &#8220;Vademecum&#8221; ne emerge come un obiettivo avanzamento della coscienza ecumenica del cattolicesimo e del suo atteggiamento generale verso il compito della unit\u00e0 della Chiesa. Di questo non si pu\u00f2 non rallegrarsi di cuore. Per fornire una rapida sintesi del documento, vorrei indicarne la struttura, i singoli passi qualificanti, riservando solo in coda, la attenzione ad alcune perplessit\u00e0, che non minano in alcun modo il valore del documento, ma possono limitarne alcuni sviluppi possibili, senza intaccarne per\u00f2 il valore complessivo, che appare di sicuro, deciso e convinto progresso.<\/p>\n<p>a) <em>La struttura lineare del Vademecum<\/em><\/p>\n<p>Il testo (che comprende 42 numeri) di divide in 2 parti, precedute da una Prefazione e da una Introduzione e seguite da una Conclusione e da una Appendice, dove si elencano tutti i partner ecumenici dei dialoghi internazionali. La seconda parte \u00e8 articolata in 4 sezioni, ognuna seguita da &#8220;raccomandazioni pratiche&#8221;, ossia da consigli dedicati al discenimento del\u00a0 piano immediatamente pastorale. La <em>Introduzione<\/em> (1-5) precisa il taglio del documento, che \u00e8 gi\u00e0 anticipato nel titolo: &#8220;Il Vescovo e l&#8217;unit\u00e0 dei cristiani&#8221;. Al centro vi \u00e8 il richiamo all&#8217;ecumenismo &#8220;come compito episcopale&#8221; non accessorio e non secondario, come chiesto dal Concilio Vaticano II e poi perseguito dal cammino di attuazione delle intenzioni di &#8220;Unitatis Redintegratio&#8221;. Importante \u00e8 quanto precisato nella Prefazione: &#8220;<em>Nel servizio dell\u2019unit\u00e0, il ministero pastorale del vescovo include dunque non solo l\u2019unit\u00e0 della sua Chiesa,\u00a0ma anche l\u2019unit\u00e0 di tutti i battezzati in Cristo<\/em>&#8220;. Per questo il documento \u00e8 offerto come &#8220;supporto&#8221; ai vescovi diocesani per comprendere e attuare meglio il loro compito ecumenico. Si aggiunge poi che ogni Vescovo deve considerare le condizioni specifiche della propria diocesi, la sua storia, per calibrare a dovere possibilit\u00e0 e limiti.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>prima parte<\/em>\u00a0(6-14) \u00e8 dedicata alla<strong> Promozione dell&#8217;ecumenismo nella Chiesa cattolica\u00a0<\/strong>e struttura le competenze episcopali e diocesane da attivare per assumere il compito della unit\u00e0 della Chiesa e dei battezzati. La cura per la formazione e per la comunicazione arriva a definire, tra le raccomandazioni, non solo la doverosa istituzione di corsi di ecumenismo nella formazione dei laici e dei seminaristi, ma anche di sviluppare una dimensione ecumenica in ogni corso teologico.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>seconda parte (15-41)<\/em>\u00a0ha come titolo\u00a0<strong>La relazione della Chiesa cattolica con gli altri cristiani\u00a0<\/strong>e presenta il &#8220;munus&#8221; ecumenico suddiviso in 4 ambiti: ecumenismo spirituale, dialogo della carit\u00e0, dialogo della verit\u00e0 e dialogo della vita. Questo ultimo ambito sar\u00e0 a sua volta diviso, come vedremo, in tre percorsi.<\/p>\n<p><em><\/em>b) <em>Le diverse &#8220;anime&#8221; dell&#8217;ecumenismo<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;ecumenismo viene dunque articolato in 4 grandi dimensioni: anzitutto quelladell&#8217;\u00a0<strong>ecumenismo<\/strong>\u00a0<strong>spirituale<\/strong>, che sviluppa esperienze comuni di preghiera, di rapporto con la Scrittura, di testimonianza di vita, di ritmi festivi e di percorsi di santit\u00e0 e di &#8220;purificazione della memoria&#8221;. Poi vi \u00e8 l&#8217;ecumenismo che deriva dal &#8220;<strong>dialogo della carit\u00e0<\/strong>&#8220;, attento alle forme pratiche di collaborazione. Poi quello che scaturisce dal &#8220;<strong>dialogo della verit\u00e0<\/strong>&#8220;, con i percorsi di approfondimento teologico. Infine il grande &#8220;<strong>dialogo della vita<\/strong>&#8221; che traduce in fatti concreti i risultati dei primi tre contesti. Li vediamo qui di seguito.<\/p>\n<p>c) <em>I tre percorsi: ecumenismo pastorale, pratico e culturale<\/em><\/p>\n<p>Anzitutto vi \u00e8 l&#8217;<strong>ecumenismo pastorale<\/strong>. Con esso si intende la &#8220;messa in comune&#8221; delle risorse, umane e materiali, tra le chiese. Questo \u00e8 il registro, positivo e accogliente, con cui si affrontano anche i temi scabrosi del ministero e dei sacramenti. Sia pure con i limiti che vedremo tra poco, l&#8217;approccio \u00e8 positivo ed espresso anche generalmente con bella apertura. Poi l&#8217;<strong>ecumenismo pratico<\/strong>, che implica la collaborazione nel campo delle realizzazioni di &#8220;servizio al mondo&#8221; in cui i cristiani diventano luce e testimoni del Vangelo. Infine l&#8217;<strong>ecumenismo culturale, <\/strong>nel quale la conoscenza dei cammini cristiani degli altri diventa arricchimento e risorsa di unit\u00e0 comune.\u00a0\u00a0La delineazione di questi obiettivi, corredata da suggerimenti pratici, \u00e8 proposta con linguaggio lineare, aperto e propositivo, lontano da toni apologetici, identitari o difensivi.<\/p>\n<p>d) <em>La questione dei sacramenti condivisi<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>Proprio nel punto pi\u00f9 delicato, , al numero 36, ossia quello della &#8220;condivisione della vita sacramentale&#8221;, il segnale di un certo disagio emerge dal regime linguistico del testo: subito il documento tende ad assumere in una certa misura il tenore pi\u00f9 rigido del linguaggio canonico mediante la terminologia della &#8220;<em>communicatio in sacris<\/em>&#8220;. Bisogna per\u00f2 riconoscere una evidente resistenza alla tentazione tradizionale di giuridicizzare la questione. Si lascia perci\u00f2 aperta la tensione tra un duplice principio. E questo \u00e8 sicuramente un grande avanzamento, anche se espresso in un linguaggio solo parzialmente all&#8217;altezza della sfida. Si dice, infatti, e con pieno fondamento, che da UR si deve desumere che la dimensione sacramentale &#8211; eucaristica, penitenziale e di unzione degli infermi &#8211;<em> non solo &#8220;esprime la comunione&#8221;, ma \u00e8 anche &#8220;mezzo di salvezza&#8221;<\/em>. Si tratta di due principi di valore diverso, che vengono assunti per\u00f2 con la consapevolezza di una esigenza di mediazione e di discernimento, che non pu\u00f2 essere risolta a priori. Qui, a mio avviso, sia pure in un linguaggio piuttosto formale e un poco irrigidito, il Vademecum elabora la questione in modo lungimirante: essendo il sacramento non solo &#8220;espressivo&#8221; di una comunione che deve gi\u00e0 esserci, ma anche &#8220;costruttivo&#8221; di una comunione a venire, non pu\u00f2 essere giudicato solo &#8220;a priori&#8221;, ma anche &#8220;a posteriori&#8221;. Ci\u00f2 che manca, al linguaggio del Vademecum, \u00e8 la pienezza del linguaggio liturgico. Si parla nei termini del codice e della tradizione dogmatica. Si parla di amministrazione, non di celebrazione. Per questo \u00e8 difficile trarre a piene mani le conseguenze dei due principi lucidamente riconosciuti.<\/p>\n<p>e) <em>Movimento ecumenico\u00a0senza movimento liturgico?<\/em><\/p>\n<p>A ben vedere qui emerge, in modo molto chiaro, il grande merito di una riflessione che il movimento ecumenico ha saputo elaborare nella lettura delle fonti giuridiche e dogmatiche, trattate con finezza e con accuratezza. Ma mancano, a mio parere, le due fondamentali acquisizioni che SC e il movimento liturgico hanno introdotto nella coscienza ecclesiale e che potrebbero essere qui di grande giovamento:<\/p>\n<p>a) la natura di &#8220;fonte&#8221; e non solo di &#8220;culmen&#8221; delle azioni rituali, nelle quali la chiesa non solo &#8220;esprime&#8221; la comunione, o &#8220;media la salvezza&#8221;, ma sperimenta, riconosce\u00a0 e costruisce la comunione che riceve dal Signore. Se la &#8220;ecclesia&#8221; pu\u00f2 essere pensata &#8220;de eucharistia&#8221;, la concreta celebrazione comune diventa principio del cammino di comunione, non semplicemente manifestazione di una unit\u00e0 gi\u00e0 presente. Non solo &#8220;premio&#8221;, ma anche &#8220;farmaco&#8221;.<\/p>\n<p>b) Il linguaggio rituale, pertanto, non \u00e8 semplicemente lo &#8220;strumento&#8221; per esprimere la corretta visione della unit\u00e0, ma \u00e8 anche la &#8220;esperienza comune&#8221; per riconoscere e costruire una unit\u00e0 generata dal canto comune, dall&#8217;ascolto comune, dalla partecipazione comune, da spazi e tempi comuni. I sacramenti, perci\u00f2, <em>non dovrebbero essere semplicemente pensati come &#8220;amministrati&#8221; ad altri, ma come celebrati con altri<\/em>.<\/p>\n<p>Qui, a me pare, <em>la coscienza cattolica fa fatica non semplicemente nel pensare il rapporto con gli altri, ma nel dire in pienezza ci\u00f2 che essa sperimenta di s\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>f) <em>Il linguaggio simbolico-rituale e la sua potenza primordiale<\/em><\/p>\n<p>Cionodimeno, va riconosciuto che il Vademecum evita di assestarsi direttamente sul versante strettamente giuridico della problematica. Ma non \u00e8 un caso che proprio in campo sacramentale sia pi\u00f9 frequente il riferimento ai canoni, sebbene temperato e con carattere non risolutivo. Potremmo dire: <em>proprio dove il simbolico e il rituale avrebbe dovuto respirare, non lo si utilizza praticamente mai, ma ci si affida alle categorie necessarie, ma insufficienti, del diritto, temperate dal discernimento della prudenza<\/em>. Per questo il minimo necessario, ossia il &#8220;caso di morte&#8221; e di &#8220;grave necessit\u00e0&#8221;, diventa apertura alla speranza. Sembra proprio che, paradossalmente, solo nel &#8220;caso di morte&#8221; si possa sperare una maggiore comunione. L&#8217;orizzonte dell&#8217;ecumenismo, per\u00f2, si costruisce non anzitutto per i morenti, ma per i viventi; non anzitutto per chi si trova alla fine della vita, ma anzitutto per chi sta all&#8217;inizio della vita. Non anzitutto nell&#8217; assumere con prudenza i minimi necessari della esistenza, ma nel condividere con coraggio i massimi gratuiti della &#8220;trasgressione rituale&#8221;. La forza simbolico-rituale delle liturgie diventa in questo caso essa stessa alimento e forza di unit\u00e0. Questo le famiglie miste lo sanno meglio della Chiesa.<\/p>\n<p>Gli strumenti con cui &#8220;diciamo&#8221; e &#8220;pensiamo&#8221; la realt\u00e0 della unit\u00e0 dei cristiani influenzano decisamente le nostre visioni e le nostre opzioni. Se, per pensare la comunione, usciamo dalla minorit\u00e0 espressiva dei codici, ed entriamo nella sovrabbondanza simbolico-rituale delle azioni liturgiche, avremo motivi e argomenti pi\u00f9 forti per promuovere l&#8217;unit\u00e0 ancora dovuta e per riconoscere quella gi\u00e0 esistente, affinch\u00e9 la comunione ecumenica anche sacramentale non sia assunta &#8220;mortis causa&#8221;, ma &#8220;vitae gratia&#8221;. Nel contesto di un documento cos\u00ec aperto e fiducioso, un linguaggio meno giuridico e pi\u00f9 simbolico a proposito di eucaristia e sacramenti non sarebbe stato fuori luogo. Ma non \u00e8 certo questo limite, anche se vistoso, a diminuire il valore di un testo del quale possiamo francamente rallegrarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo documento del Pontificio Consiglio per l&#8217;Unit\u00e0 dei Cristiani, intitolato\u00a0IL VESCOVO E L\u2019UNIT\u00c0 DEI CRISTIANI:\u00a0VADEMECUM ECUMENICO, appare un convincente contributo alla diffusione della &#8220;passione per l&#8217;unit\u00e0&#8221; come compito primario della Chiesa cattolica, e anzitutto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16568"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16571,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16568\/revisions\/16571"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}