{"id":16551,"date":"2020-11-30T12:05:09","date_gmt":"2020-11-30T11:05:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16551"},"modified":"2020-12-02T10:40:58","modified_gmt":"2020-12-02T09:40:58","slug":"la-traduzione-di-un-messale-la-posta-in-gioco-e-i-suoi-criteri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-traduzione-di-un-messale-la-posta-in-gioco-e-i-suoi-criteri\/","title":{"rendered":"La traduzione di un Messale: la posta in gioco e i suoi criteri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16553\" alt=\"duemessali\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/duemessali.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La traduzione di un Messale \u00e8 un atto di tradizione. Per questo comporta una procedura assai complessa, caratterizzata da molti risvolti culturali, ecclesiali, spirituali. Poich\u00e9 una nuova traduzione \u00e8 da ieri in uso nella Chiesa italiana, e questo, come \u00e8 inevitabile, solleva reazioni, sdegni, entusiasmi, lamentele, riserve e apprezzamenti, vorrei cercare di mettere ordine nelle questioni in gioco, soprattutto al fine di una valutazione pi\u00f9 completa e ragionata di ci\u00f2 che sta iniziando ad accadere.<\/p>\n<p><strong>Le lingue e la fede cristiana.<\/strong><\/p>\n<p>La fede cristiana ha, con il linguaggio, una relazione strettissima. Sia perch\u00e9 al centro ha &#8220;la parola fatta carne&#8221;, sia perch\u00e9, fin dall&#8217;origine, \u00e8 priva di testi originali. Tutti i suoi testi fondativi sono &#8220;traduzioni&#8221;. Il greco dei Vangeli, quello di Paolo e quello di Giovanni, sono la versione di parole originali &#8220;aramaiche&#8221; che non ci sono giunte. In nostro &#8220;Ur-text&#8221; \u00e8 congetturale. Quello che effettivamente fonda tutto \u00e8 gi\u00e0 una traduzione. Traduzione prima, che poi da greca diventa latina e\u00a0 da latina italiana, francese, tedesca, inglese, spagnola, ungherese o polacca. Questi passaggi sono tutti rilevanti e si possono fare in diversi modi, come vedremo.<\/p>\n<p><strong>La liturgia non \u00e8 solo parola<\/strong><\/p>\n<p>Ma la liturgia, al cui servizio esistono i messali, non parla solo mediante le parole, ma anche mediante tutti i linguaggi dell&#8217;uomo e della donna: quelli del tempo e dello spazio, della musica e del silenzio, del gesto e del movimento, della immagine e del profumo, del gusto e del tatto. Anche questo, per\u00f2, essendo &#8220;tradizione&#8221;, deve passare attraverso una &#8220;traduzione&#8221;. Non traduciamo solo i sostantivi, i verbi, gli aggettivi o i pronomi, ma anche gli spazi, i tempi, le materie o i ministri, le armonie e i ritmi, i contatti e i silenzi. Anche questi aspetti del messale &#8211; le cosiddette &#8220;rubriche&#8221; &#8211; subiscono una traduzione. Spesso molto pi\u00f9 nascosta e meno evidente, ma altrettanto decisiva.<\/p>\n<p><strong>Che cosa si traduce?<\/strong><\/p>\n<p>Se, come abbiamo visto, ad essere oggetto di traduzione non sono solo le parole, ma tutti i linguaggi della celebrazione eucaristica, possiamo chiederci: che cosa \u00e8 al centro della traduzione? Potremmo rispondere cos\u00ec: al centro della traduzione vi \u00e8 la &#8220;traditio&#8221;, da intendersi come quella &#8220;azione&#8221; con cui la Chiesa trasmette ci\u00f2 che ha ricevuto e riceve quanto le \u00e8 stato trasmesso. E&#8217; importante ricordare bene questo punto: noi non traduciamo mai un solo elemento &#8211; una parola, un gesto o un oggetto &#8211; ma tutta intera una azione. Per questo la &#8220;fedelt\u00e0&#8221; si misura non su ogni singolo atto di traduzione, ma sulla capacit\u00e0 di trasmettere la azione dal passato al futuro. Per questo \u00e8 decisivo non ideologizzare l&#8217;atto di traduzione. Non \u00e8 solo il calco del passato n\u00e9 solo la evidenza del presente. Per essere &#8220;capace di futuro&#8221; deve mettere in rapporto passato e presente. Ma come si fa?<\/p>\n<p><strong>I tre criteri per tradurre le parole<\/strong><\/p>\n<p>Quando traduciamo un testo da una lingua alla nostra abbiamo sempre tre possibilit\u00e0:<\/p>\n<p>&#8211; non tradurre, portando nella nostra lingua i termini della lingua straniera<\/p>\n<p>&#8211; fare una &#8220;trasposizione&#8221; da una lingua all&#8217;altra, in cui ogni parola &#8220;sta&#8221; come traduzione diretta di ogni parola del testo originale<\/p>\n<p>&#8211; tradurre la parola nel suo significato, non nella sua forma e nel suono letterale.<\/p>\n<p>Nessuna di queste tre strade \u00e8 priva di limiti, perci\u00f2 ogni buona traduzione attinge ora all&#8217;una, ora all&#8217;altra. Se ci si irrigidisce su uno dei tre criteri, si produce una traduzione &#8220;poco fedele&#8221;: poich\u00e9 la fedelt\u00e0 deve essere sempre duplice &#8211; alla bocca che parla e all&#8217;orecchio che ascolta &#8211; occorre mediare sempre tra le due. Per questo non esiste alcuna possibilit\u00e0 di identificare il testo di arrivo come &#8220;calco&#8221; del testo di partenza, n\u00e9 come &#8220;idea&#8221; nella testa di arrivo, poich\u00e9 la differenza tra le lingue non \u00e8 una differenza &#8220;tra strumenti&#8221;, ma una differenza &#8220;tra esperienze&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Tradurre gli altri linguaggi<\/strong><\/p>\n<p>Tradurre il messale significa far entrare gli uomini e le donne di oggi nella &#8220;azione di Cristo e della Chiesa&#8221; con tutte le sue caratteristiche corporee, sensibili, affettive, spaziali e temporali. Anche le &#8220;rubriche&#8221; devono essere tradotte in gesti corporei, in canti, in silenzi, in acclamazioni e in processioni delle nostre culture e dei nostri tempi. Questo \u00e8 importante da ricordare per non esasperare le attese sul &#8220;tradurre&#8221;, concentrandole tutte solo sul livello verbale. E&#8217; possibile, infatti, che una parola &#8220;meno chiara&#8221; possa essere chiarita da un gesto pi\u00f9 limpido o che una melodia oscura sia illuminata da un tempo pi\u00f9 lento o che un silenzio opportuno aiuti a elaborare una sequenza complessa. La interazione tra i linguaggi \u00e8 decisiva per una buona traduzione.<\/p>\n<p><strong>Tre esempi<\/strong><\/p>\n<p>Nel nuovo messale troviamo, contemporaneamente, tutti questi livelli e criteri di traduzione. Per giudicarli e per farne l&#8217;uso pi\u00f9 opportuno \u00e8 fondamentale riconoscerli nella loro qualit\u00e0, secondo i criteri cui si ispirano.<\/p>\n<p>a) Una &#8220;non traduzione&#8221; \u00e8 <em>Kyrie eleison<\/em>. Restiamo colpiti non dal fatto in s\u00e9. Ad altre parole &#8220;non tradotte&#8221; siamo abituati (ad es. alleluja, amen), ma in questo caso \u00e8 il &#8220;Signore, piet\u00e0&#8221; ad essere stato sostituito dall&#8217;originale greco non tradotto. Credo che la scelta implichi una &#8220;traduzione&#8221; assicurata dal contesto, che nel caso specifico \u00e8 il canto. Se non traduciamo la parola, possiamo e dobbiamo tradurre l&#8217;azione. La presenza del greco o del latino, in un testo italiano, implica la convocazione del corpo che canta, e cos\u00ec si esprime e si orienta.<\/p>\n<p>b) Un esempio di &#8220;trasposizione&#8221; si trova, ad es., nella II Preghiera eucaristica, dove, al posto di &#8220;collegio episcopale&#8221; si \u00e8 preferito &#8220;ordine episcopale&#8221;, che costituisce &#8220;traduzione letterale&#8221; di &#8220;episcopali ordine&#8221; del latino. Lo stesso \u00e8 avvenuto con la ripresa letterale della metafora &#8220;rore Spiritus tui&#8221; (con la rugiada del tuo Spirito) al posto della &#8220;effusione del tuo Spirito&#8221;, che ascoltavamo nella traduzione precedente. La scelta della &#8220;letteralit\u00e0&#8221; ha il vantaggio della aderenza al testo originale e alle sue figure retoriche, ma sconta lo svantaggio della percezione di volta in volta &#8220;formale&#8221;, &#8220;iniziatica&#8221; o &#8220;poetica&#8221; nella lingua di arrivo.<\/p>\n<p>c) L&#8217;esempio di &#8220;traduzione contestuale&#8221; pi\u00f9 famoso \u00e8 &#8220;non abbandonarci&#8221; al posto di &#8220;non indurci&#8221; nella preghiera del Padre Nostro. Qui, come \u00e8 evidente, si lascia la traduzione letterale a vantaggio della &#8220;traduzione dinamica&#8221;. Il verbo non \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 quello del greco n\u00e9 quello del latino, ma il significato vuole essere pi\u00f9 comprensibile nella lingua di arrivo. La fedelt\u00e0 \u00e8 nella comprensione, non nella parola.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, nessuna della soluzioni \u00e8 a prova di bomba. Ognuna ha vantaggi e svantaggi. Ma si deve dire che due sono le prioprit\u00e0 che occorre garantire, non solo nella traduzione del testo &#8211; che ora abbiamo rilegata nel nuovo volume &#8211; ma nella recezione del testo.<\/p>\n<p>&#8211; La traduzione mira sempre al servizio verso una doppia fedelt\u00e0: alla azione che riceviamo e ai soggetti che la compiono. Solo le parole non bastano mai. Occorre tradurre l&#8217;intera azione con cui Cristo e la Chiesa si incontrano , qui e ora, come ieri e sempre.<\/p>\n<p>&#8211; Non \u00e8 possibile tradurre senza interpretare. Le interpretazioni sono a diversi livelli e possono spostare il centro della recezione dalla parola, al concetto, al corpo. Di volta in volta occorre discernere, senza poter adottare una soluzione generale, che sarebbe ideologica.<\/p>\n<p><strong>Il travaglio degli ultimi 20 anni<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni abbiamo visto succedersi due letture significativamente diverse dell&#8217;atto di traduzione, che possiamo fotografare in due frasi simili, ma le cui conseguenze incidono profondamente sulla tradizione. La prima \u00e8 tratta dal testo del 2001 <em>Liturgiam Autenticam<\/em>, mentre la seconda \u00e8 tratta dal Motu Proprio <em>Magnum principium<\/em>, del 2017.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: small\">Bisogna che la traduzione dei testi liturgici della liturgia romana non sia un&#8217;opera di innovazione creativa quanto piuttosto la trasposizione fedele e accurata dei testi originali in lingua vernacola\u201d. (<i>Liturgiam Authenticam<\/i> 2001) <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Liberation Serif', serif\"><span style=\"font-size: small\">Bisogna fedelmente comunicare ad un determinato popolo, tramite la sua propria lingua, ci\u00f2 che la Chiesa ha inteso comunicare ad un altro per mezzo della lingua latina\u201d (<i>Magnum Principium<\/i> 2017)<\/span><\/span><\/p>\n<p>Il messale \u00e8 stato tradotto nella tensione tra queste due visioni. Nella prima si confida quasi soltanto sul criterio di trasposizione, mentre nella seconda si riapre la sensibilit\u00e0 ecclesiale alla traduzione dinamica. Nella recezione del testo, che ha questa trama complessa, dovremo tener conto di una prospettiva aperta, elastica e graduale, grazie alla quale il servizio della traduzione rimane orientato a restituire alla tradizione la sua vitalit\u00e0 e la sua rilevanza, perch\u00e9 diventi una esperienza pi\u00f9 simile a coltivare un giardino che a conservare un museo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La traduzione di un Messale \u00e8 un atto di tradizione. Per questo comporta una procedura assai complessa, caratterizzata da molti risvolti culturali, ecclesiali, spirituali. Poich\u00e9 una nuova traduzione \u00e8 da ieri in uso nella Chiesa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16551"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16551"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16551\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16573,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16551\/revisions\/16573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16551"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16551"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16551"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}