{"id":16440,"date":"2020-11-23T13:26:10","date_gmt":"2020-11-23T12:26:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16440"},"modified":"2022-01-25T19:20:47","modified_gmt":"2022-01-25T18:20:47","slug":"ventanni-di-solitudine-lo-stato-di-minorita-di-una-messale-divenuto-maggiorenne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ventanni-di-solitudine-lo-stato-di-minorita-di-una-messale-divenuto-maggiorenne\/","title":{"rendered":"Vent&#8217;anni di solitudine: lo stato di minorit\u00e0 di una messale divenuto maggiorenne"},"content":{"rendered":"<p>Ora che sta per entrare nell&#8217;uso comune, in molte diocesi, a partire dalla I domenica di Avvento, questa &#8220;terza edizione&#8221; del Messale Romano in lingua italiana merita una pi\u00f9 precisa parola di considerazione, di commento e di accompagnamento. Perch\u00e9 ora, proprio nell&#8217;arrivare alla meta tanto agognata da 18 anni, ora che &#8220;compie la maggiore et\u00e0&#8221;, questo testo scopre sul suo corpo nuovo, lucido, scattante, le tracce di una minorit\u00e0 dura da superare e che merita cura e attenzione. La minorit\u00e0 che persiste, nonostante l&#8217;et\u00e0 matura, \u00e8 dovuta ad una infanzia e ad una adolescenza piena di traumi. I genitori non hanno avuto fiducia nel loro figlio. Lo hanno considerato come &#8220;mera copia&#8221; del padre e non lo hanno sufficientemente aiutato a differenziarsi dai fratelli maggiori. Anzi, proprio di lui, ad un certo punto, volevano fare quasi il centro di una &#8220;reazione&#8221;, quasi di una &#8220;ritrattazione&#8221;. Come se le lingue vive fossero il segno, doloroso, di un peccato originale, da farsi perdonare&#8230;<\/p>\n<p>Non parler\u00f2 delle novit\u00e0: poche sono davvero rilevanti, ma \u00e8 certo\u00a0 che non rispondono ad un disegno complessivo. Perch\u00e9 il disegno non c&#8217;\u00e8. Non c&#8217;\u00e8 un disegno nuovo perch\u00e9 non poteva e non doveva esserci e si voleva che non ci fosse. Ci sono alcuni spunti, alcuni schizzi, alcune tracce da non sottovalutare. Ma questa incompiutezza \u00e8 strutturale ed \u00e8 stata voluta cos\u00ec. Le ragioni sono molto grandi e molto complesse. Se si semplificano troppo, si fa loro torto. Proviamo a dirle in modo non troppo improvvisato.<\/p>\n<p><em>1. La &#8220;terza edizione latina&#8221; e il disegno di &#8220;blocco della tradizione&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Forse \u00e8 bene ricordare come, dove e quando \u00e8 iniziata tutta la storia di questa &#8220;terza edizione&#8221; del Messale italiano. Tutto \u00e8 iniziato &#8220;in trincea&#8221;. Perch\u00e9 quando \u00e8 stata approvata la edizione latina, nel 2002, era appena stata introdotta la V istruzione sulla Riforma Liturgica, &#8220;Liturgiam authenticam&#8221; (2001), che pretendeva di impostare il lavoro di &#8220;traduzione&#8221; in un modo che avrebbe sostanzialmente distorto la edizione italiana in vigore, cercando di tradurre il testo in un italiano rigorosamente e rigidamente pensato come il &#8220;calco&#8221; del latino. In larga parte questi 18 anni sono stati una &#8220;guerra di posizione&#8221; tra le pretese smodate e sbagliate vantate da questa istanza centrale, e le resistenze di una chiesa italiana che conosce bene la lingua che parla e la fede che professa. E che soprattutto ha gi\u00e0 acquisito una &#8220;tradizione italiana&#8221;, che non pu\u00f2 essere smentita in nome di una versioncina dal latino da correggere con la penna rossa e blu! Ma, in questa fatica di resistenza, si \u00e8 inevitabilmente perso il gusto di quasi ogni possibile avanzamento. Si \u00e8 cercato di non arretrare. La cosa \u00e8 lodevole, ed \u00e8 anche ragionevole, ma certo non \u00e8 il massimo, perch\u00e9 trasforma il cammino di inculturazione della fede in una pretesa guerra contro il modernismo, dove le realt\u00e0 problematiche vengono enfatizzate e le opportunit\u00e0 spesso risultano dimenticate.<\/p>\n<p><em>2. La fatica sovrumana nel fare le cose pi\u00f9 semplici e nell&#8217;impedire le cose pi\u00f9 assurde.<\/em><\/p>\n<p>Uno degli effetti di <em>Liturgiam Authenticam<\/em>\u00a0era stato questo: rendere la traduzione impossibile. Perch\u00e9 se traducevi bene, mettendoti in ascolto della lingua di arrivo, non venivi approvato. Ma per essere approvato dovevi tradurre male, ossia con fedelt\u00e0 solo alla bocca di partenza, non all&#8217;orecchio di arrivo. E questo, come \u00e8 evidente, ha bloccato tutto. Le cose semplici diventavano impossibili e le cose assurde apparivano raccomandabili. Proviamo a ricordare, solo per un attimo, che cosa non \u00e8 stata la &#8220;alta raccomandazione&#8221; di tradurre &#8220;fedeli al latino&#8221; il &#8220;pro multis&#8221;, come &#8220;per molti&#8221;. Cos\u00ec si sarebbe preteso di cambiare la formula &#8220;sul calice&#8221; per essere fedeli alla lettera del latino (ma dovendo spiegare che quella lettera in realt\u00e0 significava quello che si era sempre detto, ossia &#8220;per tutti&#8221;, e che per\u00f2 si poteva solo pensare, ma non dire&#8230;) mentre la formula &#8220;sul pane&#8221; aveva ed ha, da 50 anni e solo in italiano, quell&#8217; &#8220;offerto in sacrificio&#8221; che non risulta in nessuna versione originale. Abbiamo rischiato di trovare, nello stesso messale, la pi\u00f9 letterale delle tradizioni per il calice e la pi\u00f9 libera delle traduzioni per il pane&#8230;e su questa pretesa &#8211; linguisticamente e letterariamente e teologicamente assurda &#8211; si sono impegnate forze, energie, mediazioni, giri di valzer, compiacimenti e resistenze che, se Dio vuole, hanno avuto esito felice, ma a quale prezzo!\u00a0\u00a0Il realismo ci impone, d&#8217;altra parte, di partire da ci\u00f2 che abbiamo oggi tra le mani.\u00a0Anche la scelta &#8220;minimalista&#8221; della iconografia non \u00e8 senza ragioni e senza giustificazioni. A differenza di non pochi, su questo non sono affatto dubbioso o esitante. Approvo le scelte e apprezzo le realizzazioni. Volutamente diverse dai modelli precedenti. Qui vi \u00e8 stato coraggio e questo deve essere apprezzato. E vi \u00e8 anche gusto, seppur diverso dal precedente, che non \u00e8 n\u00e9 di diritto divino n\u00e9 di estetica indiscutibile.<\/p>\n<p>3. <em>Il meglio del nuovo messale \u00e8 in ci\u00f2 che gi\u00e0 c&#8217;era e che merita nuova attenzione<\/em><\/p>\n<p>Se non fosse stato per &#8220;Magnum principium&#8221; (2017)\u00a0 non saremmo mai arrivati in fondo, io credo. E tuttavia, come per altre Conferenze Episcopali, anche per l&#8217;Italia un effetto di distorsione, inevitabile, \u00e8 stato il &#8220;lungo tempo di elaborazione&#8221;. Come si faceva, dopo 15 anni di lavoro, duro e contrastato, a lasciar cadere tutto? Come si sarebbe potuto giustificare che, dopo tanto attendere, non ne venisse nulla? E cos\u00ec il risultato \u00e8 stato pesantemente condizionato dalle circostanze e dalle teorie che solo dal 2018 non hanno pi\u00f9 un peso decisivo, ma che tanto hanno influito dal 2002 al 2018. E come possiamo dimenticare che, nelle discussioni per cos\u00ec lunghi anni, abbiamo anche visto\u00a0 pastori e teologi non ignoti giustificare l&#8217;ingiustificabile e arrampicarsi sugli specchi del buon senso per difendere l&#8217;indifendibile? Di tutto questo \u00e8 rimasta traccia evidente nel testo, che perci\u00f2 non \u00e8 uniforme e in s\u00e9 unificato. Ma quando sai che il rischio di arretramento \u00e8 alto, che un progetto di &#8220;normalizzazione dell&#8217;italiano&#8221; \u00e8 concepito, cos\u00ec come \u00e8 stato per l&#8217;inglese e per il francese, per lo spagnolo, con i danni che gi\u00e0 abbiamo visto e che vedremo, allora un sano catenaccio, un &#8220;fare melina&#8221;, un &#8220;restare indietro&#8221; \u00e8 un modo, comprensibile, per &#8220;salvare il salvabile&#8221;. Questo lo sappiamo e possiamo comprenderlo. Ora per\u00f2 non si faccia la retorica della novit\u00e0. E&#8217; un testo non troppo peggiorato, con qualche apprezzabile novit\u00e0 e qualche scivolone.<\/p>\n<p><em>4. Il distanziamento &#8220;ante litteram&#8221; e la riforma liturgica<\/em><\/p>\n<p>Forse \u00e8 un segno dei tempi che la Chiesa sia stata superata, nelle sue prese di distanza dalle lingue parlate, dal &#8220;presidio sanitario&#8221;, che da 8 mesi ha imposto logiche pi\u00f9 rigide di quelle dei peggiori pessimisti. Chi era sospettoso verso la &#8220;confusione del rito di pace&#8221; ha avuto la gioia di vedersi scavalcato dallo Stato, che ha vietato la stretta di mano. Chi era dubbioso sulla legittimit\u00e0 della &#8220;comunione sotto le due specie&#8221;, manco a dirlo. Nulla di tutto questo si vede pi\u00f9 da otto mesi. Allora, un Messale &#8220;che ha fatto la guerra&#8221; \u00e8 utile proprio in tempo di pandemia. Vive di una solidariet\u00e0 &#8220;da trincea&#8221; che assomiglia molto al &#8220;protocollo&#8221; al quale possiamo e dobbiamo attenerci. Ma dopo? Quando tutto questo sar\u00e0 finito? Quando potremo uscire dalla &#8220;quarantena liturgica&#8221; e avremo il tempo, lo spazio e la possibilit\u00e0 di celebrare davvero? Di parlare e cantare proprio in italiano e non nella fotocopia sbiadita del latino ufficiale? Allora, probabilmente scopriremo del tutto che questo testo, che \u00e8 arrivato tra le nostre mani, e che far\u00e0 la sua strada con dignit\u00e0 e con spirito di servizio, porta i segni di una guerra che lo ha reso debole e troppo trattenuto, quasi spaventato. Ha attraversato i tempi in cui si doveva chiedere scusa nel citare il Concilio Vaticano II e questo gli \u00e8 rimasto attaccato addosso e qua e l\u00e0 si vede. Se non avr\u00e0 modo di trovare, accanto a s\u00e9 e sopra di s\u00e9, testi che lo incoraggino, e che argomentino ampiamente a suo favore, non avr\u00e0 vita facile. Grazie a &#8220;Magnum principium&#8221; ha potuto arrivare ad essere un testo. Ma senza una nuova Istruzione complessiva sulla riforma liturgica, che sappia non solo &#8220;frenare&#8221; <em>Liturgiam authenticam<\/em>, ma che ne sostituisca apertamente la logica distorta, questo Messale rester\u00e0 in mezzo al guado. Per ora non ce ne accorgeremo. Il tempo \u00e8 troppo particolare e troppo segnato dal distanziamento. Quando avremo modo di poterlo davvero fare entrare totalmente nell&#8217;uso ecclesiale, allora potremo iniziare a desiderare che la &#8220;partecipazione attiva&#8221; possa assumere in toto la sua centralit\u00e0. In questo passaggio, che faremo grazie a questo strumento, lo strumento stesso ben presto rester\u00e0 indietro e, pur essendo da poco diventato maggiorenne, a causa dello stato di minorit\u00e0 che abbiamo ricordato, si trover\u00e0 molto pi\u00f9 avanti nella et\u00e0 di quanto avevamo pensato o sperato. Sar\u00e0 triste. Sar\u00e0 duro. Ma non sar\u00e0 stato invano, se, nel frattempo, avremo maturato nuove sensibilit\u00e0, pi\u00f9 forti dinamiche pastorali ed evidenze rituali non minimaliste.\u00a0 Allora anche il messale &#8220;minimalista&#8221;, una volta diventato grande e forte, sar\u00e0 la buona premessa per imparare a celebrare il Signore Ges\u00f9 come popolo e come Chiesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora che sta per entrare nell&#8217;uso comune, in molte diocesi, a partire dalla I domenica di Avvento, questa &#8220;terza edizione&#8221; del Messale Romano in lingua italiana merita una pi\u00f9 precisa parola di considerazione, di commento&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16440"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16440"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16440\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17546,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16440\/revisions\/17546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}