{"id":16328,"date":"2020-11-11T08:55:59","date_gmt":"2020-11-11T07:55:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16328"},"modified":"2020-11-11T18:44:55","modified_gmt":"2020-11-11T17:44:55","slug":"diritto-al-culto-e-rinuncia-al-culto-una-questione-bruciante-per-le-piaghe-della-chiesa-contagiata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/diritto-al-culto-e-rinuncia-al-culto-una-questione-bruciante-per-le-piaghe-della-chiesa-contagiata\/","title":{"rendered":"Diritto al culto e rinuncia al culto. Una questione bruciante per le &#8220;piaghe&#8221; della Chiesa contagiata"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15484\" alt=\"leereecclesia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da quasi due secoli, non solo per la vita civile, ma anche per la vita di fede, la dimensione del culto non \u00e8 pi\u00f9 un concetto ovvio. Non pu\u00f2 essere trattato n\u00e9 semplicemente come &#8220;compito morale&#8221; o come &#8220;adempimento giuridico&#8221;, n\u00e9 come &#8220;dimensione spirituale&#8221;. Nei primi decenni del XIX secolo Antonio Rosmini in Italia e Prosper Gueranger in Francia hanno cercato di &#8220;ripensare la Chiesa&#8221; proprio in termini di culto. Nel culto si \u00e8 cercata una &#8220;ripartenza ecclesiale&#8221; dopo Napoleone. Ma senza rifiutare le acquisizioni moderne. Il culto che &#8220;rinasce&#8221; nella Europa dopo Napoleone non \u00e8 semplicemente il segno della &#8220;restaurazione&#8221;. E&#8217; anche un modo della assimilazione della modernit\u00e0. Sia nei termini del &#8220;superamento della divisione del corpo della Chiesa nell&#8217;atto di culto&#8221; (Rosmini), sia nella scoperta che la prima autorit\u00e0 nella Chiesa non \u00e8 il Papa o la istituzione, ma la elementare potenza della preghiera rituale (Gu\u00e9ranger). Il culto non &#8220;rinasce&#8221; solo in un certo conflitto con le istituzioni liberali, ma soprattutto in tensione con la autocoscienza ecclesiale. Sono le &#8220;piaghe della Chiesa&#8221; in gioco nel culto, non anzitutto i limiti dello Stato.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere utile ritornare all&#8217;inizio del discorso contemporaneo sulla liturgia e sul culto per capire qualcosa di pi\u00f9 del dissidio intra ed extra ecclesiale sul culto &#8220;messo in questione&#8221; dalla pandemia. Ed \u00e8 notevole il fatto che, tra la prima ondata e la seconda ondata, vi sia una profonda differenza di reazioni. Se la &#8220;chiusura&#8221; di marzo ha sollevato in Italia, quasi subito, anche nei pi\u00f9 saggi, qualche protesta argomentata in termini di &#8220;diritto della Chiesa al culto&#8221; &#8211; come se in gioco vi fosse esclusivamente una questione di libert\u00e0 &#8211; ora, nella seconda ondata, queste parole riemergono altrove\u00a0 &#8211; in Francia o in Inghilterra &#8211; mentre la Chiesa italiana sembra silenziosa. Forse perch\u00e9, non vedendo, almeno per ora, minacciata la libert\u00e0, non si trova coinvolta in una vera questione? Dovremmo dedurne che il culto \u00e8 rilevante ecclesialmente solo come &#8220;esercizio di libert\u00e0&#8221;? Le riflessioni che su questo blog sono gi\u00e0 state condotte da <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/accettare-le-proprie-pause-perche-non-ce-dibattito-sullopportunita-che-le-liturgie-cristiane-si-fermino-nelle-zone-rosse-di-marco-gallo\/\">Marco Gallo<\/a> e da Mons.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-diritti-dei-cristiani-e-il-bene-di-tutti-un-comunicato-e-una-lettera-da-pinerolo\/\">Derio Olivero<\/a> sollevano una questione bruciante, che vorrei provare a sviluppare un poco.<\/p>\n<p>Qui, a me pare, che non sia in gioco soltanto una questione di opportunit\u00e0, che pure ha il suo rilievo e pu\u00f2 essere oggetto di discussione, ma il rapporto tra la &#8220;libert\u00e0 di culto&#8221;, il &#8220;dovere di culto&#8221; e il &#8220;mistero\/dono del culto&#8221;. Vediamo di chiarire un poco queste delicate relazioni.<\/p>\n<p>Se parliamo di libert\u00e0 di culto, facilmente restiamo alla sua &#8220;forma pubblica&#8221;, affidata alla privatezza della credenza di ogni singolo e alla sua organizzazione formale. La insistenza sul &#8220;diritto di culto&#8221; non \u00e8 semplicemente la &#8220;difesa di una diritto istituzionale&#8221;, ma il trionfo di una lettura privata del culto. Potremmo dire che sentire &#8220;minacciata la libert\u00e0 di culto&#8221; risponde molto spesso al convergere di una lettura meramente politica della Chiesa che coincide con una privatizzazione individuale della appartenenza.<\/p>\n<p>Invece il culto come &#8220;dovere&#8221;, come &#8220;officium&#8221;, non si risolve semplicemente nella prima posizione. Esso scava, nella biografia dei soggetti, e nella struttura delle Chiese, una obbligazione pi\u00f9 intensa sia in termini di testimonianza, sia in termini di interiorizzazione. Se pu\u00f2 capitare di veder difeso il &#8220;diritto di culto&#8221; anche da chi non mette mai piede in Chiesa &#8211; il che non \u00e8 detto che debba sempre essere giudicato una ipocrisia &#8211; sentire il dovere di &#8220;celebrare la fede&#8221; diventa talora un meccanismo cieco di ripetizione di gesti e di formule che &#8220;non sentono ragione&#8221; e &#8220;non conoscono condizioni&#8221;. La incondizionatezza del dovere, di per s\u00e8 ammiravole, deve per\u00f2 caricare su di s\u00e9 il peso della contingenza. E la contingenza di una pandemia non \u00e8 variabile indifferente.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 una esperienza ancora pi\u00f9 radicale e pi\u00f9 elementare: il culto come &#8220;dono di grazia&#8221; \u00e8 ci\u00f2 che la teologia ha riscoperto negli ultimi 200 anni. Ed \u00e8 evidente che questa riscoperta relativizza sia i discorsi in termini di libert\u00e0, sia i discorsi in termini di dovere. Non li supera, evidentemente: perch\u00e9 rimane sempre vero che la condizione politica di esercizio del culto e la condizione ecclesiale di autorevolezza del culto non sono variabili secondarie. Ma il senso del culto cristiano riguadagna una sua pi\u00f9 alta profondit\u00e0 nel momento in cui si ricollega con la esperienza elementare degli uomini e delle donne credenti. Questa \u00e8 la sua benedetta qualit\u00e0 particolare: di esprimere la fede anzitutto con le caratteristiche primarie, semplici e &#8220;basse&#8221; della vita umana, che assume in modo speciale. Il rito, che interrompe, che esagera e che ripete la vita &#8211; cos\u00ec procede ogni rito\u00a0 &#8211; raccoglie la comunit\u00e0 intorno a queste parole-gesti primordiali, costituisce il dono della identit\u00e0 pi\u00f9 preziosa. Ed \u00e8 anzitutto esercizio del tatto e dei sensi: ma proprio qui il &#8220;blocco sanitario&#8221; &#8211; con tutta la sua scrupolosa ragionevolezza &#8211; interferisce sul registro pi\u00f9 elementare e pi\u00f9 prezioso. Sospende il contatto per evitare il contagio.<\/p>\n<p>Per questo il culto esige condizioni primarie che non possono essere gestite in modo troppo vistoso. Se ti raduni, ma non puoi veramente farlo perch\u00e9 devi tenere le distanze; se ti riconosci, ma non puoi veramente farlo, perch\u00e9 hai il volto coperto; se canti la lode, ma non puoi veramente farlo perch\u00e9 le norme speciali impediscono di &#8220;parlare a voce alta&#8221;&#8230;tutto questo pu\u00f2 suggerire di sospendere l&#8217;atto, perch\u00e9 pu\u00f2 esprimere la libert\u00e0, pu\u00f2 esprimere il dovere, ma non riesce ad esprimere il dono.<\/p>\n<p>Vi sono certo anche motivi &#8220;formali&#8221; che possono suggerire la sospensione delle celebrazioni per non &#8220;causare assembramenti&#8221;. Ma vi sono logiche diverse nelle differenti celebrazioni. Soprattutto una distinzione \u00e8 fondamentale:<\/p>\n<p>&#8211; ci sono riti di passaggio che possono &#8220;imporre&#8221; la propria logica &#8220;necessaria&#8221;: un funerale, o un matrimonio, hanno la dimensione inaggirabile e non rinviabile della necessit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; i riti che non sono di passaggio &#8211; come la messa quotidiana o domenicale &#8211; hanno una logica gratuita in cui le &#8220;condizioni di minorit\u00e0&#8221; possono consigliare di sospenderne la effettuazione nel luogo &#8220;pubblico&#8221; per spostarne altrove la dinamica.<\/p>\n<p>Vi sono, dunque, ragioni diverse, che possono oggi suggerire un discernimento accurato delle condizioni di esercizio del culto. E potremmo stilare una sorta di &#8220;catalogo&#8221; delle ipotesi da considerare:<\/p>\n<p>a) Se una legge eccezionale della autorit\u00e0 pubblica introduce divieti legati alle condizioni sanitarie, \u00e8 evidente che la resistenza in termini di &#8220;diritto\/dovere&#8221; deve essere considerata una extrema ratio molto rara e nella quale ci si assume il rischio di minare il bene comune;<\/p>\n<p>b) Anche in assenza di leggi che esplicitamente pongono un divieto, ma in una condizione in cui &#8220;si raccomanda di non favorire gli assembramenti&#8221; una Chiesa pu\u00f2 legittimamente porre la questione, a s\u00e9 come agli altri, di quale sia il comportamento pi\u00f9 responsabile e trarne conseguenze per s\u00e9;<\/p>\n<p>c) Al di l\u00e0 di questa &#8220;logica ad extra&#8221; &#8211; che pure ha tutto il suo rilievo &#8211; la Chiesa non vanta solo un &#8220;diritto di esercizio del culto&#8221; verso lo Stato, ma deve considerare la rilevanza di tale atto per la propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>d) La considerazione del proprio &#8220;dovere di culto&#8221; &#8211; con tutta la sua tradizionale seriet\u00e0 &#8211; non deve dimenticare la verit\u00e0 del &#8220;dono del culto&#8221;, la cui espressione ed esperienza dipende da &#8220;condizioni di fatto&#8221; che non possono essere sempre assicurate e non sempre sono sostituibili o surrogabili.<\/p>\n<p>La riscoperta del culto cristiano \u00e8 diventata, negli ultimi 200 anni, una forma di &#8220;ripartenza&#8221; dopo la crisi che ha inaugurato il mondo contemporaneo. Come ho detto, tale ripartenza ha significato un profondo ripensamento della &#8220;logica cultuale&#8221;, nella riscoperta dei suoi legami profondi con l&#8217;annuncio della parola e con la testimonianza della carit\u00e0. Anche la Chiesa dei nostri giorni sa bene che aver pensato di &#8220;organizzare il culto in sicurezza&#8221; significa perdere una parte ingente del suo significato corporeo, relazionale, comunitario. <em>Perch\u00e9 una comunit\u00e0 &#8220;che tiene l&#8217;altro a distanza&#8221; rischia di diventare la caricatura di se stessa. Non nella realt\u00e0 della lotta alla pandemia, ma nella espressione della verit\u00e0 della fede. Per questo il culto pu\u00f2 essere veramente esercitato dove la comunit\u00e0 non deve camuffarsi da riunione tra estranei. Nella sospensione di &#8220;luoghi comunitari ecclesiali&#8221;, la chiesa si ritrova a celebrare nei &#8220;luoghi comunitari familiari&#8221;, gli unici dove, quasi sempre, resta possibile il tatto e il contatto<\/em>.<\/p>\n<p>La coscienza che non si pu\u00f2 celebrare a distanza \u00e8 molto pi\u00f9 chiara oggi di 6 mesi fa. <em>Quando eravamo chiusi e senza celebrazioni da settimane, abbiamo desiderato ricominciare, anche con gravi limitazioni. Era ovvio ed era comprensibile, anche perch\u00e9 supponeva una relazione semplificata sia con il culto che con la pandemia. Oggi, mentre siamo forse destinati ad una nuova chiusura formale, vediamo i limiti ingenti di una &#8220;condizione di ripartenza&#8221; che \u00e8 diventata &#8220;cronico distanziamento del culto&#8221;. La necessit\u00e0 \u00e8 salva ma il gratuito \u00e8 minato.<\/em> Forse, proprio in questi casi, pu\u00f2 risuonare quella parola forte, ma decisiva di quel santo del nostro tempo che \u00e8 stato D. Bonheoffer, quando ha detto: &#8220;Ci sono casi in cui il miglior modo per difendere un diritto \u00e8 quello di rinunciarvi&#8221;. Dove espressione ed esperienza non riescono &#8211; pi\u00f9 o per il momento &#8211; ad adeguarsi, la rinuncia al culto &#8220;pubblico&#8221; diventa uno dei modi per custodirne la logica &#8220;comunitaria&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quasi due secoli, non solo per la vita civile, ma anche per la vita di fede, la dimensione del culto non \u00e8 pi\u00f9 un concetto ovvio. 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