{"id":16313,"date":"2020-11-09T20:43:44","date_gmt":"2020-11-09T19:43:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16313"},"modified":"2020-11-09T20:51:41","modified_gmt":"2020-11-09T19:51:41","slug":"accettare-le-proprie-pause-perche-non-ce-dibattito-sullopportunita-che-le-liturgie-cristiane-si-fermino-nelle-zone-rosse-di-marco-gallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/accettare-le-proprie-pause-perche-non-ce-dibattito-sullopportunita-che-le-liturgie-cristiane-si-fermino-nelle-zone-rosse-di-marco-gallo\/","title":{"rendered":"ACCETTARE LE PROPRIE PAUSE. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 dibattito sull\u2019opportunit\u00e0  che le liturgie cristiane si fermino nelle zone rosse? (di Marco Gallo)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15484\" alt=\"leereecclesia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Questo testo di Marco Gallo \u00e8 un atto di onest\u00e0, di invito alla riflessione comune e di giusta calibratura della cura pastorale. Porre chiaramente le questioni sul tavolo \u00e8 un modo di alimentare la comunione. Mentre tacere i problemi e fingere una normalit\u00e0 inesistente \u00e8 proprio il contrario della comunione di cui abbiamo bisogno. Per questo \u00e8 giusto aprire un dibattito serio e pacato, ma urgente e doveroso, sulla presenza ecclesiale &#8211; non solo liturgica &#8211; nel mondo sconvolto dalla pandemia. Come gi\u00e0 hanno fatto con i lori recenti contributi Marcello Neri, Francesco Cosentino e Lorenzo Prezzi su &#8220;SettimanaNews&#8221;, questo testo far\u00e0 discutere, nel senso migliore del termine. (a.g.)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><b>ACCETTARE LE PROPRIE PAUSE<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><i><b>Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 dibattito sull\u2019opportunit\u00e0<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"center\"><i><b>che le liturgie cristiane si fermino nelle zone rosse?<\/b><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #1f3864\"><span style=\"font-size: small\">di Marco Gallo (Saluzzo)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #1f3864\"><span style=\"font-size: small\">Direttore di Rivista di Pastorale Liturgica<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"color: #1f3864\"><span style=\"font-size: small\">Docente di Sacramentaria presso lo STI e ISSR di Fossano (Cn). <\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Non se ne parla?<\/i><\/p>\n<p>A parte qualche allusione polemica a ridosso della chiusura dei teatri e dei cinema con il Dpcm del 25 ottobre, stupisce che non emerga un dibattito significativo nel nostro paese sull\u2019opportunit\u00e0 o meno che le liturgie rimangano sempre pubbliche e aperte, durante questa seconda ondata della pandemia. Mentre in Francia ed in Inghilterra le celebrazioni sono sospese per decisioni dei governi, rispettivamente dal 3 e dal 6 di Novembre, in Italia l\u2019aggravarsi preoccupante della situazione non ha portato alla medesima decisione da parte delle autorit\u00e0 pubbliche. \u00c8 cosa evidente che nella penisola ogni territorio sia alle prese con situazioni molto diversificate, ma anche nelle province pi\u00f9 in difficolt\u00e0 e nelle regioni in <i>zona rossa<\/i> \u00e8 dunque questa decisione condivisa da tutti, ad intra e ad extra della Chiesa? Perch\u00e9 non se ne discute?<\/p>\n<p>Ci sembra utile, in queste considerazioni assolutamente prive di ogni vis polemica, pi\u00f9 che caldeggiare qualche scelta particolare, provare a suscitare un dibattito che ci pare invece necessario e significativo, in settimane in cui il tono emotivo delle comunit\u00e0, dei pastori e dei teologi, non \u00e8 certamente d\u2019entusiasmo. In esso apparirebbero questioni significative relative alla questione liturgica, al significato della presenza dei cristiani nella societ\u00e0, al loro rapporto con l\u2019autorit\u00e0 civile e, non ultimo, la questione della comunicazione adeguata.<\/p>\n<p><i>In chiesa nessun cluster<\/i><\/p>\n<p>Non ci sono notizie in Italia di <i>cluster<\/i> nati in contesto di assemblea liturgica. Questo \u00e8 l\u2019argomento che sembra chiudere ogni dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 di continuare o meno il culto in assemblea: si veda in merito la reazione dei vescovi cattolici inglesi e gallesi, che chiedono al governo britannico di \u201cprodurre le prove che giustifichino la cessazione degli atti pubblici del culto<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>\u201d. In effetti, non diversamente da tanti responsabili di luoghi aperti al pubblico, ma con uno sforzo davvero significativo, le liturgie sono state riaperte con protocolli estremamente sicuri. I riti cristiani ne sono usciti profondamente trasformati, ma questo metterebbe ora al riparo da ogni contestazione. Le regole di contingentamento, l\u2019accoglienza alla porta con l\u2019offerta del liquido igienizzante, i posti ben segnalati, la scrupolosa e regolare pulizia dei luoghi e la tipica ampiezza degli edifici permette ora di celebrare con una significativa tranquillit\u00e0.<\/p>\n<p><i>Non c\u2019\u00e8 stato nessun \u201ccontroesodo\u201d<\/i><\/p>\n<p>In aggiunta, si potrebbe dire che tutto questo \u00e8 stato in un certo senso tragicamente facilitato dal fatto che le assemblee da nessuna parte hanno visto il ritorno di tutti coloro che abitualmente le frequentavano prima del Covid. Mancano alcuni anziani, persone che con pi\u00f9 probabilit\u00e0 vivrebbero la malattia come minaccia mortale: diversi fedeli d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 avanzata, tuttavia, hanno scelto con coscienza di correre qualche rischio pur di poter tornare alla celebrazione in presenza, quasi subito. A non tornare sono state senza dubbio le famiglie con bambini piccoli, pi\u00f9 difficili da controllare (da sempre) durante i riti. Se prima un infante che veniva vicino rendeva tutto pi\u00f9 umano e simpatico, oggi anche questo ci fa notare la povert\u00e0 umana di questi tempi, in cui la corporeit\u00e0 di cui vive la liturgia \u00e8 una delle minacce da cui abbiamo nostro malgrado dovuto imparare a difenderci. Oltre a queste famiglie giovani, ai bambini, ai giovani (gi\u00e0 non cos\u00ec numerosi in precedenza), si segnala la mancanza di una fetta considerevole di credenti che non si sente sufficientemente sicuro, a suo agio, capace di interrompere il digiuno che dura ormai dal mese di marzo. A volte, a causa di alcune scene di poca scrupolosit\u00e0 da parte di celebranti o altri credenti, altre volte per il comprensibile disagio di pregare in una situazione pi\u00f9 ingessata e meno libera e ricca d\u2019espressivit\u00e0. Pi\u00f9 spesso, perch\u00e9 il vissuto generale si \u00e8 arricchito di ansia, di paura, di poca propensione agli ambienti con molta gente.<\/p>\n<p><i>La liturgia post Covid: un intenso esercizio di delicatezza e pudore<\/i><\/p>\n<p>Questa pandemia mina la liturgia, pi\u00f9 intensamente di un terremoto, di una guerra, di una crisi. Nel pericolo, gli uomini sanno stringersi tra loro, far corpo coeso. In questi mesi, sappiamo che \u00e8 esattamente questo che favorisce la diffusione del virus. Eppure, cos\u00ec come la festa, i pasti comuni, i gesti della cordialit\u00e0, dell\u2019amicizia, dell\u2019affetto e dell\u2019amore, cos\u00ec anche la liturgia cristiana non sa esistere con naturalezza senza una certa prossimit\u00e0 dei corpi. In ogni attivit\u00e0, si tratta di vivere quasi in un ossimoro tra vicinanza e distanziamento necessario, per le comunit\u00e0 cristiane gi\u00e0 anticipato nei mesi del primo lockdown dalla persistenza delle azioni della carit\u00e0 fraterna. Le assemblee finalmente riaperte ci hanno restituito il ruolo del corpo comunitario celebrante con tutti i sensi, unico luogo in cui il gesto liturgico cristiano pu\u00f2 davvero esistere. La pretesa della riforma liturgica post-conciliare, infatti, chiede un\u2019integrazione ecclesiale dei vissuti, esponenzialmente pi\u00f9 intensa del dispositivo celebrativo della precedente ritualit\u00e0 del <i>Vetus Ordo<\/i>,<i> <\/i>che prevedeva una fruizione interiore, quasi individuale. Abbiamo egregiamente imparato a celebrare tenendo sempre le distanze, a cantare con le mascherine, a sospendere il gesto di pace, le processioni alla comunione, l\u2019intrattenersi tutto eucaristico alla fine dei riti. In questa situazione si potrebbe dire che abbiamo appreso a celebrare in modo pi\u00f9 delicato, con pi\u00f9 pudore, tenendo insieme la preziosit\u00e0 dei corpi con la loro vulnerabilit\u00e0, in cui abbiamo reimparato ad onorare i visi dei presenti e degli assenti, quelli dei cari accompagnati con esequie rispettose ed intense.<\/p>\n<p>Come parroco, non nascondo anche una certa commozione per assemblee arricchite di inedite ministerialit\u00e0 d\u2019accoglienza generose e non clericali, l\u2019entusiasmo per un confronto davvero inedito nei consigli di partecipazione, la bellezza delicata dei gesti, dei ritmi pi\u00f9 attenti, delle parole pi\u00f9 pesate, la consapevolezza del dono di ogni celebrazione concessa, la speranza della vita spirituale ad oggi ancora sommersa e che non \u00e8 indispensabile che la parrocchia intercetti o faccia propria.<\/p>\n<p><i>Liturgia e fiducia <\/i><\/p>\n<p>La liturgia, tuttavia, vive (o muore) come atto di fiducia reciproco. Senza questa tranquillit\u00e0 interiore, non \u00e8 possibile celebrare \u201clasciando il controllo\u201d, perch\u00e9 il rito avvenga liberamente davanti a Dio. Il rito cristiano \u00e8 principalmente un atto in cui permettiamo che avvenga qualcosa che non \u00e8 nostro, lasciamo fare. La fiducia minima scaturisce dalla scelta consapevole che \u00e8 bene esser dove siamo, ora e qui, in questa assemblea che celebra, perch\u00e9 stare qui \u00e8 meglio che stare altrove, perch\u00e9 la Parola che risuona \u00e8 per noi vitale e non inutile o a noi ostile, perch\u00e9 la presenza sacramentale del Signore \u00e8 efficace e buona, non accessoria. Se manca questo, nascono gli atteggiamenti che ben conosciamo di partecipazione oltre la soglia, distante, fredda, non fruttuosa. La fiducia si costruisce, si offre, ma non si pu\u00f2 pretendere, nemmeno da se stessi. La sensibilit\u00e0 di credenti che non riesce a lasciare le preoccupazioni va accolta con rispetto, accompagnando la loro scelta di non tornare in presenza ai sacramenti, fruendo dell\u2019offerta di trasmissioni televisive o in <i>streaming<\/i>. E la fiducia va anche custodita rispetto a chi vive di preoccupazioni per la propria attivit\u00e0 chiusa, magari dopo sforzi non minori rispetto a quelli delle chiese, con un\u2019empatia fraterna che vinca ogni sospetto d\u2019esser dei privilegiati.<\/p>\n<p><i>Autocertificazione e responsabilit\u00e0<\/i><\/p>\n<p>Per partecipare alle celebrazioni nelle regioni in <i>zona rossa<\/i> sarebbe oggi formalmente necessario portare con s\u00e9 l\u2019autocertificazione prevista, sulla quale si dichiara di \u201cessere a conoscenza delle misure normative di contenimento del contagio [\u2026] concernenti le limitazioni alla possibilit\u00e0 di spostamento delle persone fisiche\u201d. I credenti sono quindi nella necessit\u00e0 di assumersi la responsabilit\u00e0 di ritenere la loro uscita di casa fondamentale, di fronte alla situazione in alcuni luoghi davvero drammatica. Certo, con riferimento a queste zone e non a tutto il territorio nazionale, davvero \u00e8 sufficiente dire che le chiese sono luoghi comunque di comprovata sicurezza rispetto al contagio? Non tutti i servizi commerciali (e soprattutto le preziose scuole!) sono stati chiusi perch\u00e9 in s\u00e9 pericolosi, ma perch\u00e9 la loro pur sicura apertura offriva comunque ai cittadini un ulteriore motivo per uscire di casa e per rischiosi contatti nel tragitto o nei loro pressi.<\/p>\n<p>L\u20198 novembre, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), Filippo Anelli, ha dichiarato senza giri di parole: \u201cConsiderando i dati di questa settimana come andamento-tipo e se li proiettiamo senza prevedere ulteriori incrementi, la situazione fra un mese sar\u00e0 drammatica e quindi bisogna ricorrere subito ad una chiusura totale. O blocchiamo il virus o sar\u00e0 lui a bloccarci perch\u00e9 i segnali ci dicono che il sistema non tiene ed anche le regioni ora gialle presto si troveranno nelle stesse condizioni delle aree pi\u00f9 colpite<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>\u201d. Non dovremmo ora riflettere, non dico sulla decisione di fermare di nuovo le celebrazioni pubbliche, ma comunque sul valore di non farlo da nessuna parte? Quale messaggio darebbe una chiesa che pur sapendo quanto \u00e8 essenziale il suo culto libero, eppure lo sospende da sola in alcune sue comunit\u00e0, quando il rischio di far ammalare qualche persona fragile o di pesare su tutta la collettivit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 chiaro? Quanto hanno pesato i toni della nota dell\u2019Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI del 26 aprile, che parlava di una chiesa che \u201cesige di poter riprendere la sua azione pastorale\u201d e citava il principio di libert\u00e0 di culto e della vita sacramentale come sorgente del servizio ai poveri oggi ancora pi\u00f9 necessario ai tanti in difficolt\u00e0?<\/p>\n<p><i>Non il diritto ma la sapienza<\/i><\/p>\n<p>Prima che debba imporlo il governo o quale vescovo pi\u00f9 prudente con un decreto canonico, sarebbe opportuno condividere almeno una forte raccomandazione nelle comunit\u00e0, che aiuti a percepire la responsabilit\u00e0 dei cristiani in questo tempo. La libert\u00e0 di culto non \u00e8 un bene assoluto, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti. Soprattutto, per riportare alla questione liturgica, la libert\u00e0 di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo. Bisogna aver fiducia nella liturgia, che sa aspettare i tempi opportuni, trasformarsi in gesti ancor pi\u00f9 discreti, in contatti differenti. Si comprende il desiderio di preservare fino all\u2019ultimo questo ambito vitale, ma \u00e8 bene discuterne, senza lasciare il tema agli isterismi mai sufficientemente argomentati.<\/p>\n<p>\u201c<i>BISOGNA ACCETTARE LE PROPRIE PAUSE\u201d <\/i><\/p>\n<p>Ci rendiamo conto che la carit\u00e0, la catechesi e (ora forse nuovamente) la liturgia sono sfidate a decostruire e riorganizzare tutto il loro strumentario.<\/p>\n<ul>\n<li>La carit\u00e0: abbandonando l\u2019assistenza, per farsi lettura e profezia spirituale e politica, mai paternalistica e sostitutiva nel territorio.<\/li>\n<li>La catechesi: lasciando il linguaggio comodo della convocazione, per farsi primo annuncio \u201csprogrammato\u201d, sostegno ai contesti domestici per i quali non ha ancora n\u00e9 strumenti n\u00e9 linguaggi adeguati.<\/li>\n<li>La liturgia: spogliandosi del sacramentalismo intimista, individuale, cosificante, per farsi mai scontato e gratuito gesto del corpo mistico, fraterno, prossimo, fiducioso.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In un certo senso, \u00e8 atto di fede nella potenza sacramentale della liturgia saper accettare questo tempo con il suo \u201cminore\u201d, rispetto ad un \u201cmaggiore\u201d che vorremmo sempre suonare, nel contrappunto armonico del vissuto. \u201cBISOGNA ACCETTARE LE PROPRIE PAUSE!!!\u201d: cos\u00ec, in maiuscolo, con tre punti esclamativi, scrive Etty Hillesum, il mattino presto del 13 ottobre 1942<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. Pause, e non paure. \u201cUna volta facevo pazzie in situazioni simili\u201d, confessa. Poi apprese che prima si accettano i momenti non creativi, avendo il coraggio di fermarsi, di essere talvolta vuoti e persino scoraggiati, prima torner\u00e0 la forza d\u2019esser balsamo per molte ferite.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Dichiarazione del Card. Nichols e del vescovo McMahon, riportata in L. Prezzi, <i>Virus e libert\u00e0 di culto<\/i>, in <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/religioni\/virus-liberta-culto\/\">http:\/\/www.settimananews.it\/religioni\/virus-liberta-culto\/<\/a><\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Post dell\u20198\/11\/2020 sulla pagina Facebook ufficiale della federazione (<span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/fnomceo\">https:\/\/www.facebook.com\/fnomceo<\/a><\/span><\/span>)<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> E. Hillesum, <i>Diario<\/i>, Milano 2013, 797.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo testo di Marco Gallo \u00e8 un atto di onest\u00e0, di invito alla riflessione comune e di giusta calibratura della cura pastorale. 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