{"id":16239,"date":"2020-11-04T06:15:05","date_gmt":"2020-11-04T05:15:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16239"},"modified":"2020-11-04T06:37:35","modified_gmt":"2020-11-04T05:37:35","slug":"il-mio-primo-figlio-lo-chiamero-don-mario-un-ricordo-di-don-genta-07021917-04112010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-mio-primo-figlio-lo-chiamero-don-mario-un-ricordo-di-don-genta-07021917-04112010\/","title":{"rendered":"&#8220;Il mio primo figlio lo chiamer\u00f2 Don Mario&#8221;. Un ricordo di Don Genta  (07\/02\/1917 &#8211; 04\/11\/2010)"},"content":{"rendered":"<div><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donmario011.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16246\" alt=\"donmario01\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donmario011-300x157.jpg\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donmario011-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donmario011-1024x537.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/donmario011.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Vorrei riprendere, quasi dieci anni dopo, solo con alcune piccole aggiunte, un testo che scrissi poco dopo la morte di Don Mario. Quanto \u00e8 stato importante per me e per i miei cari averlo incontrato e frequentato. E quante cose ho imparato da lui, sulla Chiesa e sul mondo, sugli uomini e sugli angeli. Voglio farlo nel giorno anniversario della sua morte, per ravvivarne una presenza che mai si \u00e8 allontanata, mai si \u00e8 oscurata, mai si \u00e8 indebolita. E che \u00e8 stata, per molti, punto di svolta e bussola di riferimento, e lo resta ancora, intatta e solenne come allora.<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<h3>&#8220;Il mio primo figlio lo chiamer\u00f2 Don Mario&#8221;.Un ricordo di Don Genta\u00a0 (07\/02\/1917 &#8211; 04\/11\/2010)<\/h3>\n<div><em>Gli esordi ai primi del 900<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Don Mario Genta era nato il 7 febbraio del 1917 e si \u00e8 congedato dalle cose visibili il 4 novembre del 2010. Novantatre anni di vita, di cui pi\u00f9 di 80 passati nel cuore della vita ecclesiale. I suoi ricordi dei primi tempi del Seminario erano rimasti vivissimi in lui, con tutto il distacco dalla madre da lui patito nella carne, a soli 11 anni. E poi, lentamente, Mario visse il consolidarsi di una vocazione al servizio ecclesiale, durante gli anni 30, fino alla ordinazione, nel 1940, per mano del Vescovo Scatti. Nato durante la prima guerra mondiale, ordinato alla vigilia della seconda, era poi rimasto, per qualche tempo, in Seminario come Vicerettore subito dopo gli anni della guerra, durante i quali aveva imparato a lottare contro la dittatura, a aiutare i poveri e i prigionieri, a collaborare attivamente con la resistenza partigiana, proteggendo per\u00f2 prima i partigiani dai fascisti e poi i fascisti dai partigiani.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Le origini contadine<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Era nato al Polo Nord di Legino (SV), da una famiglia contadina il cui padre, a causa di una alluvione distruttiva che si era portata via casa e campo, aveva dovuto emigrare negli Stati Uniti \u2013 \u201cAh sanavabicciu\u201d era l\u2019espressione che gli era rimasta come imprecazione da quel periodo di duro lavoro all\u2019estero. Secondo queste origini Mario \u00e8 rimasto, per tutta la vita, uomo del popolo, legato alla sana semplicit\u00e0 della terra e alla schiettezza pi\u00f9 elementare delle cose, cui tendeva sempre, sia all\u2019interno che all\u2019esterno della Chiesa.\u201dLa fede l\u2019ho imparata da mio padre e da mia madre\u201d diceva. E non aveva mai perso il rapporto con la terra, con i fiori, con gli alberi (su cui saliva, ancora, da novantenne), e la confidenza con alcuni animali (soprattutto con l\u2019asino, con il gallo e le galline) che imitava con gusto teatrale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Il lavoro degli operai<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Si era impegnato, fin da subito, nella \u201cpastorale operaia\u201d, con le ACLI e poi nel porto di Savona. Il contatto, i rapporti e gli scontri con le \u201cmasse operaie\u201d non erano facili, per un prete, agli inizi degli anni 50. Tuttavia Mario si era sempre mosso con una miscela efficace di solidariet\u00e0, di generosit\u00e0 e di autorevolezza, che incontrava le vite dei singoli e spuntava le armi avverse, vincendo cos\u00ec anche le resistenze pi\u00f9 dure. Con questo stile aveva cominciato in alcune fabbriche di Savona, per poi istallarsi nella zona del Porto, dove, a partire dagli anni 50, cominci\u00f2 a progettare il circolo della Stella Maris, la Chiesa di S. Raffaele e tutto il movimento di operai, marittimi, volontari e preti, di artisti e di teologi, che avrebbe caratterizzato quel luogo, da allora fino ad oggi. Ed \u00e8 sorprendente che quando il porto di Savona ha cominciato a cambiare strutturalmente, negli ultimi 15 anni, facendosi pi\u00f9 lucido, esclusivo, rileccato, passando dal commercio e dalla pesca al diporto e alle crociere di massa, il pi\u00f9 acuto nel pensare le nuove sfide, le nuove esigenze, i nuovi servizi necessari, restava ancora lui, nonostante i (o forse grazie ai) suoi 90 e pi\u00f9 anni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Il mare dentro<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fu cos\u00ec che la sua vita, da quegli anni 50, rimase per sempre legata al mare. Per mare aveva raggiunto la prima volta la Stella Maris di Liverpool, con una traversata di Mediterraneo e Atlantico in cui la piccola nave che lo trasportava, dopo essersi imabttuta in una tempesta \u2013 durante la quale il comandante era salito in coperta gridando \u201cWe are lost\u201d (Siamo perduti) \u2013 era giunta infine al porto inglese senza pi\u00f9 un solo centimetro di scafo che conservasse la vernice originaria. Era stata completamente sverniciata dagli schiaffi delle onde. Sul mare aveva raggiunto e visitato diversi collaboratori, in Inghilterra, in Svezia, in Finlandia, preti cattolici o pastori luterani, che rimasero amici per molti decenni, ospitati e ospitali, tra Malmoe, Helsinki, Londra e Savona. Fu cos\u00ec che il mare produsse in lui, naturalmente, un franco senso ecumenico e il gusto del dialogo aperto e curioso, che esercit\u00f2 verso gli altri credenti, ma anche verso i colleghi preti che accoglieva con generosit\u00e0 nella sua casa, a vivere, a cucinare o a insegnare. Il mare aveva inghiottito una nave savonese \u2013 la \u201cTito Campanella\u201d \u2013 e i parenti dei marinai rapiti dal mare in Don Mario hanno trovato fino alla fine conforto e dignit\u00e0. Il mare visitava assiduamente, poco dopo la preghiera del mattino, da maggio a novembre, con lunghe nuotate lungo la costa. Dagli anni 70 aveva saputo restare \u201cin forma\u201d con questa sapiente nuotata del mattino, che concludeva la preghiera e apriva la giornata, insieme a un etto di focaccia di cipolle e un caff\u00e8 macchiato. Ma poteva capitare di vederlo anche a gennaio o a marzo, in una giornata di sole, avventurarsi la mattina per mare, in costume da bagno, sotto lo sguardo sorpreso di signore fasciate nella pelliccia e di uomini dal colbacco ben calcato sulla testa.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>La preghiera e la mensa<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La sua giornata, negli ultimi vent\u2019anni, era fatta di questi inizi oranti e salutari, della mensa del \u201cbasso clero\u201d, coltivata per decenni come preziosa occasione di scambio tra alcuni preti savonesi, di preghiera delle ore osservata con gusto, di visite agli ammalati in Ospedale, di viaggi a Liverpool, a Helsinki, a Roma, a Padova, di cene a cui invitava amici antichi e nuovi, cucinando lui stesso \u2013 per 5 o per 10 o anche per 15 persone \u2013 risotti ai funghi, stoccafissi lessi, conigli affogati nel vino, insalate di pomodori, gnocchi o paste al pesto. L\u2019esercizio quasi ascetico della ospitalit\u00e0 conviviale era, per lui, una necessit\u00e0 invincibile e una delle forme pi\u00f9 efficaci di annuncio del vangelo e di cura per la comunione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Le consegne umane e ecclesiali<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ma si deve ricordare una cosa molto importante: ci\u00f2 che don Mario oggi sentirebbe quasi come un oltraggio sarebbe il panegirico della sua vita. Lui non amava queste cose e noi dobbiamo tenercene ben lontani. Ci\u00f2 che invece gli stava a cuore era una certa forma di umanit\u00e0 e un certa idea di chiesa. La prima consegna che ha lasciato, a tutti savonesi e alla chiesa di oggi, potremmo ascoltarla da lui in questa particolare formulazione: \u201cCome cristiani, siate almeno uomini e donne. Vivete rapporti diretti e schietti, abbiate care le vostre parole e le vostre relazioni. Coltivate il mangiare insieme, il nuotare all&#8217;alba, il passeggiare al tramonto. Tenete strette le parole pi\u00f9 preziose e non gettate le perle ai porci.\u201d La seconda consegna \u00e8 una certa forma di presenza e di vita ecclesiale. Nella chiesa don Mario cercava la parola autorevole, la comunione contagiosa, la preghiera a supporto della umanit\u00e0. Della chiesa voleva essere testimone credibile e senza privilegi, con il suo carattere spensierato e sorprendente.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>La corda del campanile sul Monviso<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Era salito, negli anni 50, sulla cima del Monviso e come unico equipaggiamento per s\u00e9 e per il gruppo di ragazzi che erano con lui aveva portato soltanto la corda del campanile. E molti anni dopo, la notte, tornava a sognare quell\u2019episodio e si svegliava di soprassalto per la paura del precipizio da cui era scampato. Cos\u00ec, con questa audace improvvisazione, ha continuato a vivere fino all&#8217;ultimo. Con tutta la passione e la cura necessaria. Con una formidabile fede nella vicenda umana, che diventava per lui, sempre, vangelo credibile e grazia vivibile per tutti. Anche quando \u00e8 stato sorpreso dal ciclista che lo ha urtato facendolo cadere e procurandogli quella frattura al femore che lo avrebbe condotto, per diverse complicazioni, alla morte 4 mesi dopo, era pur sempre un prete 93enne, al manubrio della sua \u201cvespa\u201d, di ritorno da un viaggetto di 12 Km, per saldare il conto di una cena organizzata la sera prima&#8230;<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>La reazione opposta dei miei figli alla notizia della morte<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La caduta dalla bicicletta era stata, mi pare, il primo giorno di luglio. Da quel momento la sua salute non aveva pi\u00f9 recuperato. Era entrato in una sequenza di guai sempre pi\u00f9 gravi, prima alle ossa, poi ai reni e all&#8217;intestino, poi al cuore, fino a morirne. I miei figli, allora di 7 e 5 anni, avevano saputo della caduta causata da un ciclista imprudente, che era scappato. Avevano anche visitato una volta, nel mese di settembre, don Mario sulla sedia a rotelle, quando era al Santuario, in un momento abbastanza buono. Ma avevano capito che il peggio non era da escludere. Cos\u00ec, quando diedi loro la notizia della morte, la sera del 4 novembre, restarono un attimo in silenzio. Poi Giovanni sbott\u00f2: &#8220;Vado a comprare una spada, cerco il ciclista e lo uccido!&#8221;. Margherita, invece, dopo un istante, sussurr\u00f2: &#8220;Il mio primo figlio lo chiamer\u00f2 Don Mario&#8221;.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>L\u2019uno e l\u2019altro testamento<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Don Mario ha lasciato due testamenti, brevi, essenziali, rigorosi, asciutti, scritti in un italiano che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e che suonano molto pi\u00f9 austeri di come lo si incontrava per lo pi\u00f9, ma rivelano da dove veniva e verso dove teneva orientata la barra del timone. Il primo \u00e8 del 21 giugno del 1954, il secondo del 24 ottobre 2008. Nel primo scriveva: \u201cNella casa in cui mi trovo, presso la Chiesa di San Raffaele Arcangelo, non ho che poche e povere cose di mia propriet\u00e0. Un materasso di lana, qualche paio di lenzuola, un po\u2019 di vestiti personali, e un po\u2019 di libri. I libri \u00e8 bene che restino legati alla Chiesa e serviranno a colui che mi sostituir\u00e0&#8230;Desidero essere sepolto nel cimitero comune e essere messo sotto terra. Il Signore abbia piet\u00e0 di me. La Madonna mi assista. Ges\u00f9 Eucaristia sia il mio viatico.\u201d Il secondo testo si concludeva, 54 anno dopo, con queste parole: \u201cA tutti gli amici del porto, volontari della \u201cStella Maris\u201d, autorit\u00e0, marittimi, operai, con i quali ho passato tanti anni di vita in stretta comunione di lavoro, un saluto carissimo. Buon lavoro, grazie. Sar\u00f2 sempre con voi\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo \u00e8 stato il suo stile e lo \u00e8 stato fino alla fine. Questo, a Savona, i cristiani non potranno mai dimenticarlo. Sar\u00e0 sempre scritto a lettere d&#8217;oro nei loro pasti e nei loro viaggi, nei loro salmi e nei loro tuffi, nei loro scherzi e nei loro studi, nei loro incontri e nei loro addii. Per questo Don Mario resta per tutti, nella fede e nella speranza, \u201csia che viviamo sia che moriamo\u201d, una continua parola di conforto, un\u2019 inesauribile riserva di energia, un&#8217;affidabile presenza senza fine.<\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei riprendere, quasi dieci anni dopo, solo con alcune piccole aggiunte, un testo che scrissi poco dopo la morte di Don Mario. Quanto \u00e8 stato importante per me e per i miei cari averlo incontrato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16239"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16239"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16239\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16247,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16239\/revisions\/16247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}