{"id":16204,"date":"2020-10-31T10:53:48","date_gmt":"2020-10-31T09:53:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16204"},"modified":"2020-10-31T10:55:35","modified_gmt":"2020-10-31T09:55:35","slug":"memoria-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/memoria-del-futuro\/","title":{"rendered":"Memoria del futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><strong>Tutti i Santi \u2013 1 novembre<\/strong><br \/>\nAp 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\nSe leggiamo insieme il brano della prima lettura tratto dall\u2019Apocalisse (Ap7,2-4.9-14) e il testo delle beatitudini secondo il Vangelo di Matteo (Mt 5,1-12); se, seguendo la pedagogia della liturgia, accostiamo il brano del Vangelo attraverso la prospettiva che ci viene indicata dalla prima lettura, quasi si trattasse di una lente necessaria per decifrare e interpretare il brano evangelico, possiamo scoprire quel tratto, quella parola nuova e viva che pu\u00f2 risuonare nel nostro oggi, mentre celebriamo la solennit\u00e0 di Tutti i Santi nella quale la Chiesa fa memoria del suo futuro. I brano tratto dalla seconda lettura (1Gv 3,1-3) ci invita a contemplare tutto come rivolto a noi, personalmente. L\u2019autore con stupore ed emozione afferma che \u00abfin d\u2019ora\u00bb siamo figli e figlie di Dio, ma chiamati ad essere \u00absimili a lui (Dio), perch\u00e9 lo vedremo cos\u00ec come egli \u00e8\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Commento<\/strong><br \/>\nIndossando allora le lenti che ci offre il Libro dell\u2019Apocalisse e andando a leggere il brano delle beatitudini, potremmo trovare almeno un abbozzo di risposta ad una domanda che tante volte l\u2019uomo e la donna si sono posti e si pongono continuamente: quanti sono gli uomini felici? e \u2013 andando ancor pi\u00f9 alla radice del problema \u2013 l\u2019uomo pu\u00f2 essere felice?<br \/>\nForse per l\u2019uomo la risposta pi\u00f9 immediata sarebbe quella di affermare con rassegnazione che in realt\u00e0 gli uomini felici sono sempre stati e sono anche oggi una piccola minoranza; anzi, a volte arriviamo a chiederci se possa esistere anche un solo uomo veramente felice. Nella Scrittura possiamo pensare all\u2019esperienza di Giobbe che arriva a maledire il giorno della sua nascita; oppure alla protesta del Libro dei Salmi che vede gli ingiusti nella prosperit\u00e0 e la moltitudine dei giusti nella prova e nella derisione.<br \/>\nMa la risposta delle pagine delle Scritture della liturgia di oggi sembra andare in una direzione totalmente opposta: gli uomini felici \u2013 si dice \u2013 sono \u00abuna moltitudine immensa\u00bb (Ap 7,9), una moltitudine che nessuno pu\u00f2 contare e che proviene da ogni nazione, parla ogni lingua appartiene ad ogni razza, ad ogni popolo. Questa moltitudine innumerevole canta come solo l\u2019uomo felice pu\u00f2 cantare. Questi uomini e donne cantano perch\u00e9 si trovano nella loro patria: solo in patria si pu\u00f2 cantare, come cantare infatti i canti del Signore in terra straniera? \u2013 dice il salmo (Sal 136,4).<br \/>\nCi pu\u00f2 sembrare una visione utopista e irrealizzabile: come immaginare che uomini e donne di ogni lingua e nazione siano nella felicit\u00e0 e cantino, quando vediamo interi popoli vagare in terra straniera; intere nazioni devastate dalla violenza e dalla fame; uomini e donne perseguitati, emarginati, abbandonati apparentemente da tutti? Eppure, la liturgia di oggi ci dice che gli uomini felici, quando alla fine li potremo contare, saranno una moltitudine immensa.<br \/>\nPer tentare di risolvere questa apparente contraddittoriet\u00e0 tra la nostra visione delle cose e la lettura di fede che ne danno le lettura di oggi, passiamo a leggere con pi\u00f9 attenzione il brano del Vangelo. Se nel testo dell\u2019Apocalisse \u2013 tra le tante cose possibili \u2013 abbiamo sottolineato il numero che viene indicato, nel brano di Matteo, che tante volte abbiamo ascoltato e meditato, vediamo chi sono concretamente quelle persone che formano la moltitudine immensa di beati che nessuno pu\u00f2 contare.<br \/>\nAd una prima lettura, potremmo rimanere certamente ancor pi\u00f9 sconcertati. Se ci sembra infatti irrealistico il numero immenso di cui ci parla l\u2019Apocalisse, ancor pi\u00f9 sbalorditivo per noi \u00e8 il fatto che coloro che formano tale moltitudine siano i poveri, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, i perseguitati. Certo, questi sono s\u00ec una moltitudine immensa sotto gli occhi di tutti e in tutti i tempi, una moltitudine di uomini e di donne di ogni lingua popolo e nazione. Tuttavia, dove sta il segreto della loro beatitudine, della loro felicit\u00e0 capace di sconvolgere e trasfigurare il nostro sguardo pessimista e disarmato circa la felicit\u00e0 dell\u2019uomo e della donna?<br \/>\nQuesto segreto lo possiamo scoprire nel verbo, che in ogni beatitudine parla della realizzazione della felicit\u00e0; nell\u2019annuncio fatto a coloro che sono detti beati: di essi \u00e8 il regno dei cieli; saranno consolati; erediteranno la terra; saranno saziati; troveranno misericordia; vedranno Dio; saranno chiamati figli di Dio; di essi \u00e8 il regno dei cieli.<br \/>\nIn ogni caso si tratta di una azione che non sta nelle mani dell\u2019uomo, ma nelle mani di Dio, un dono che l\u2019uomo da lui gratuitamente riceve. L\u2019unica disposizione che accomuna poveri, afflitti, miti\u2026 e che li rende capaci di beatitudine e felicit\u00e0 \u00e8 costituita dal fatto di trovarsi nella condizione di accoglienza: la capacit\u00e0 di lasciarsi amare gratuitamente da Dio. Allora il segreto della felicit\u00e0, lo scioglimento del nodo che non ci permetteva di vedere la nostra storia con occhi differenti, si gioca da parte di Dio nella grazia, da parte degli uomini nella capacit\u00e0 di accogliere un dono, la capacit\u00e0 di lasciarci amare.<br \/>\nL\u2019annuncio che le Scritture ci propongono nella festa di Tutti i Santi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec incomprensibile e distante dalla realt\u00e0, perch\u00e9 veramente gli uomini capaci di lasciarsi amare sulla nostra terra sono stati e possono essere una moltitudine immensa: \u00e8 una possibilit\u00e0 che non pu\u00f2 essere negata a nessuno! Il segreto della felicit\u00e0 per noi sta nel farci trovare in questa moltitudine capace non solo di amare, ma di lasciarsi amare. Sapere che la nostra patria \u00e8 in quella moltitudine e che i nostri piedi sono gi\u00e0 l\u00e0, in patria: \u00abnoi fin d\u2019ora siamo figli di Dio, ma ci\u00f2 che saremo non \u00e8 stato ancora rivelato. Sappiamo per\u00f2 che quando egli si sar\u00e0 manifestato noi saremo simili a lui, perch\u00e9 lo vedremo cos\u00ec come egli \u00e8\u00bb (1Gv 3,2). Allora anche noi potremo cantare le meraviglie del nostro Dio perch\u00e9 non pi\u00f9 esuli in terra straniera, ma in patria!<br \/>\nSpesso noi abbiamo letto la vita dei santi solo a partire dalla loro capacit\u00e0 di amare, dalle loro opere di carit\u00e0, dal loro spirito di servizio e di donazione, ma scopriremmo probabilmente cose altrettanto interessanti se la leggessimo sotto una prospettiva differente: la loro capacit\u00e0 di lasciarsi amare e di lasciarsi amare gratuitamente. Questo non \u00e8 solo indice di santit\u00e0 dal punto di vista religioso, ma \u00e8 anche componente essenziale di una vita umana realizzata pienamente e matura, di quella felicit\u00e0 vera che non \u00e8 utopistico dire che appartenga ad una moltitudine immensa! Una felicit\u00e0 che nulla e nessuno ci pu\u00f2 rubare, nulla e nessuno ci pu\u00f2 negare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Conclusione<\/strong><br \/>\nNel corso dell\u2019anno liturgico nei vari tempi, feste e solennit\u00e0, noi facciamo normalmente memoria di un evento del passato perch\u00e9 diventi nel nostro oggi fonte di vita e di grazia; a volte \u2013 come nel caso del tempo di Avvento \u2013 celebriamo un evento anche futuro \u2013 la parousia \u2013 per viverlo anticipatamente, per \u201cpregustarlo\u201d, e trasfigurare la nostra esistenza ad immagine di ci\u00f2 che desideriamo; nella solennit\u00e0 di Titti i santi, noi teniamo insieme le due prospettive: facciamo memoria del futuro, celebriamo una memoria ricordando tanti che ci hanno preceduto, pregustiamo il futuro proiettandoci nel numero di quegli uomini e quelle donne realmente felici al quale crediamo gi\u00e0 di appartenere.<br \/>\nMa celebrando questa memoria del futuro, noi abbiamo gi\u00e0 un punto di sintesi al quale guardare, un punto nel quale il passato di chi ci ha preceduto e il futuro che attendiamo e speriamo ci si presenta in unit\u00e0: \u00e8 lo splendore della santit\u00e0 e della felicit\u00e0, l\u2019amore e la capacit\u00e0 di essere accogliente nei confronti dell\u2019amore donato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti i Santi \u2013 1 novembre Ap 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12 Introduzione Se leggiamo insieme il brano della prima lettura tratto dall\u2019Apocalisse (Ap7,2-4.9-14) e il testo delle beatitudini secondo il Vangelo di Matteo (Mt&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[13,224],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16204"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16204"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16204\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16206,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16204\/revisions\/16206"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16204"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16204"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16204"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}