{"id":16168,"date":"2020-10-27T13:58:36","date_gmt":"2020-10-27T12:58:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=16168"},"modified":"2020-10-27T13:58:36","modified_gmt":"2020-10-27T12:58:36","slug":"ritorno-al-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ritorno-al-futuro\/","title":{"rendered":"Ritorno al futuro"},"content":{"rendered":"<p>Lo scrittore G. K. Chesterton scioglie l\u2019enigma d\u2019un uomo forte, con casco d\u2019acciaio, ucciso ai piedi d\u2019un campanile con un martelletto e la forza di gravit\u00e0: il contesto svela il delitto. Covid-19 colpisce anche omaccioni (Zampan\u00f2 di Fellini?) come Johnson e Trump nello stesso contesto in cui \u00abLe teorie economiche di Milton Friedman hanno prodotto Trump\u00bb [Martin Wolf, <em>Domani<\/em>, 11\/10\/20, p. 10]. \u00abFriedman ha sostenuto che le aziende hanno come unica responsabilit\u00e0 sociale giocare secondo le regole del gioco: \u201cImpegnarsi in una competizione aperta e libera senza inganni o frodi\u201d\u00bb. \u00abMa chi le decide? Una delle forze dominanti \u00e8 quella del denaro: lobbisti, donatori, finanziatori di ricerche accademiche. Giocano un ruolo decisivo nel creare le regole del gioco politico. Come ci ha insegnato Mancur Olson, gli interessi concentrati e dotati di grandi risorse vincono sempre. Le grandi aziende non sono semplici giocatori. Giocano secondo regole che hanno in gran parte scritto loro. Insomma, la visione di Friedman era fintamente na\u00eff. Se il gioco \u00e8 politico, allora l\u2019obbligo sociale per le imprese \u00e8 usare il loro potere per creare un \u2018gioco positivo\u2019, invece che uno negativo\u00bb. \u00abC\u2019\u00e8 un filo diretto tra Milton Friedman e Donald Trump\u00bb. \u00abCome mai? Chiedetevi come si fa a convincere le persone ad accettare le idee di Milton Friedman se queste, nella pratica, spingono le rendite e i profitti verso l\u2019alto e la disperazione verso il basso. In una democrazia con suffragio universale, i libertari favorevoli a questo equilibrio sono una minoranza. Per vincere devono impegnarsi in battaglie collaterali: guerre culturali, razzismo, misoginia, nativismo, xenofobia e nazionalismo\u00bb.<br \/>\nLa pandemia Covid-19 \u00e8 il sottoprodotto di questa guerra sociale dei neoliberisti post-guerra fredda: \u00ablegare le guerre commerciali, oggi tanto di moda, con le lotte di classe che sembrano relegate nel passato pu\u00f2 sembrare una provocazione intellettuale. Invece questo libro ci dice che entrambe queste categorie conservano la loro validit\u00e0, ovviamente adattate alla realt\u00e0 di oggi, e insieme ci forniscono le chiavi per capire le grandi trasformazioni avvenute negli ultimi decenni, compresa la Grande crisi finanziaria e le difficolt\u00e0 dell\u2019ultimo decennio\u00bb. \u00abIl succo del libro \u00e8 contenuto nel titolo e nel sottotitolo. Il primo afferma che le guerre commerciali altro non sono che la conseguenza inevitabile della divaricazione fra i pochi privilegiati e il resto della societ\u00e0. Il sotto-titolo \u00e8 altrettanto esplicito: \u201cLa disuguaglianza distorce l\u2019economia globale e minaccia la pace\u201d\u00bb. \u00abInsomma, il problema cruciale oggi \u00e8 un gigantesco eccesso di risparmio (savings glut) che ha favorito la bolla azionaria di fine millennio, quella immobiliare del decennio successivo con annessa crisi finanziaria\u00bb [Marco Onado, \u00abGrandi disuguaglianze nei Paesi avanzati\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 11\/10\/20, p. VII, recensione a Matthew C. Klein e Michael Pettis, <em>Trade Wars Are Class Wars: How Rising Inequality Distorts The Global Economy And Threaten International Peace<\/em>, Yale UP, 2020].<br \/>\nDi conseguenza, \u00abnel report di ottobre sulle condizioni di finanza pubblica a livello globale il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha invitato i paesi avanzati a spingere sugli investimenti pubblici come parte essenziale della strategia per la ripresa dell\u2019economia. Mai in passato dal Fondo erano arrivate simili raccomandazioni in modo cos\u00ec esplicito. La novit\u00e0 si spiega con l\u2019urgenza di una efficace azione di contrasto ai devastanti effetti di Covid-19, con una contrazione stimata del PIL mondiale di almeno il 4,5 % nel 2020. Il FMI riconosce il ruolo fondamentale degli aiuti a sostegno dei cittadini e delle imprese pi\u00f9 vulnerabili durante il lockdown ma, al contempo, rimarca l\u2019enorme potenziale degli investimenti pubblici per stimolare la crescita e l\u2019occupazione nella fase post-pandemica. La spesa pubblica in conto capitale presenta infatti moltiplicatori fiscali pi\u00f9 alti rispetto a quella di parte corrente, specie in periodi di elevata incertezza come quello attuale. Purtroppo, salvo qualche eccezione, negli ultimi decenni si \u00e8 registrata una progressiva rarefazione degli investimenti pubblici in tutti i paesi. A partire da quelli pi\u00f9 ricchi\u00bb. \u00abI minori investimenti pubblici impoveriscono lo stock di capitale e la capacit\u00e0 produttiva dell\u2019economia e difficilmente sono compensati da maggiori investimenti del settore privato che predilige le realt\u00e0 con ampia disponibilit\u00e0 di infrastrutture pubbliche di alto livello. In pi\u00f9 l\u2019intervento dello Stato migliora il clima di fiducia degli agenti economici spianando la strada all\u2019iniziativa dei privati\u00bb [Marcello Minenna, \u00abPi\u00f9 investimenti pubblici per la ripresa post Covid\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 11\/10\/20, p. 11].<br \/>\nPer ora \u00abpare certo che i sofisticati mondi digitali 3D appariranno su sempre pi\u00f9 schermi delle nuove generazioni di dispositivi d\u2019uso quotidiano. Poich\u00e9 le attivit\u00e0 virtuali, specie le interazioni tra persone, possono produrre effetti concreti e graditi con conseguenze morali e significati personali, l\u2019idea che il mondo \u2018reale\u2019 sia solo ci\u00f2 che \u00e8 fisicamente prossimo sembrer\u00e0 sempre pi\u00f9 bizzarra. In effetti, che cosa \u00e8 reale?\u00bb, scrive <em>The Economist<\/em> in \u00abThe future. The Metaverse is coming\u00bb [3-9\/10\/20, online]. Metav\u00e8rso \u00e8 un \u00abtermine coniato da Neal Stephenson nel romanzo cyberpunk Snow crash (1992) per indicare uno spazio tridimensionale al cui interno persone fisiche possono muoversi condividere e interagire attraverso avatar personalizzati. Il m. viene descritto come un enorme sistema operativo, regolato da demoni che lavorano in background al quale gli individui si connettono trasformandosi a loro volta in software che interagisce con altro software e con la possibilit\u00e0 di condurre una vita elettronica autonoma. Il m. \u00e8 regolato da norme specifiche e differenti dalla vita reale e il prestigio delle persone deriva dalla precisione e dalla originalit\u00e0 del rispettivo avatar. Si \u00e8 parlato di m. per definire le chat tridimensionali e i giochi di ruolo multiplayer online\u00bb [<em>Treccani<\/em>].<br \/>\nGiochi di ruolo, ma anche ben concreti dell\u2019azienda Palantir. \u00abNel mondo magico del Signore degli anelli palantir \u00e8 un cristallo che permette di comunicare e vedere tutto quanto \u00e8 accaduto e accadr\u00e0. L\u2019azienda Palantir fa la stessa promessa: scambiare, analizzare, prevedere\u00bb. \u00abI suoi prodotti sanno di zolfo. Battezzato Gotham, la citt\u00e0 di Batman, il suo software superstar incrocia dati di fonti diverse, fiscali, sanitari, reti sociali o coordinate GPS, per individuare terroristi e minacce e probabili nuovi crimini. Lo usano molti servizi segreti, anzitutto la CIA, investitore storico in quest\u2019azienda tramite il suo fondo In-Q-Tel, ma anche la DGSI francese. E poi servizi di polizia e di lotta a frodi fiscali e immigrazione, con dubbia efficacia. Altri suoi prodotti si rivolgono alla finanza per orientare gli investimenti, alle grandi imprese per incrociare dati di attivit\u00e0, e di clienti e fornitori. Strana anche la sua governance. La societ\u00e0 \u00e8 sul mercato con registrazione diretta, cio\u00e8 senza raccolta di capitale. Un sistema di azioni privilegiate permette ai dirigenti, come il PDG Axel Karp e il finanziere Peter Thiel, di vendere la maggioranza delle loro quote e mantenere il controllo sull\u2019impresa. Infine zero guadagni fin dalla creazione, nel 2003. Diciassette anni dopo, espone una perdita di 580 milioni di dollari su una cifra d\u2019affari di 742. Handicap insuperabili, ma Palantir spera in una valorizzazione di borsa sui 20 miliardi di dollari. Pi\u00f9 probabili 10, comunque eccezionali e ulteriore segnale della stasi della Borsa americana. L\u2019ora della verit\u00e0 si avvicina. Forse \u00e8 gi\u00e0 in superficie sul cristallo palantir, ma nessuno osa guardarla in faccia\u00bb [Philippe Escande, \u00abAvec la cotation en Bourse de Palantir, c\u2019est le science-fiction qui entre \u00e0 Wall Street\u00bb, <em>Le Monde. La lettre \u00e9co<\/em>, online, 02\/10\/20].<br \/>\nL\u2019autoaffondamento dell\u2019economia neoliberista via epidemia Covid-19 rivela i pericoli per il nostro futuro, ora di nuovo affidato agli investimenti pubblici. Quali?<br \/>\n<strong>Ritorno al futuro<\/strong>. \u00abNel tempo della canzone \u201cchi pagher\u00e0 la fattura di Covid19?\u201d, di \u201cfrugali\u201d paesi \u201ccontabili in tonaca ma belli grassi\u201d\u00bb, Jean-Paul Fitoussi oppone la \u00absua speranza di \u201cun ritorno al futuro\u201d\u00bb, \u00abuna vigorosa difesa del debito pubblico come strumento\u00bb per \u00ab\u201crientrare nelle nostre reali priorit\u00e0: sanit\u00e0, protezione sociale in generale e in particolare del lavoro, sviluppo dei beni pubblici e in particolare dell\u2019autodeterminazione\u201d\u00bb, attraverso \u00abdomanda, stimolo fiscale, politica industriale, investimento pubblico\u00bb [Julie Carriat, \u00abUn \u201cretour vers le futur\u201d keyn\u00e9sien\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 07\/10\/20, online, recensione a Jean-Paul Fitoussi, <em>Comme on nous parle. L\u2019emprise de la novlangue sur nos soci\u00e9t\u00e9s<\/em>, Les Liens qui lib\u00e8rent 2020]. Il futuro sta nei legami sociali.<br \/>\nDa che \u00abgli economisti hanno abbandonato l\u2019idea che il lavoro \u00e8 misura del valore di scambio dei prodotti\u00bb [German Hartais, \u00abAvis de d\u00e9ces de la valeur travail\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 02\/10\/20, online], \u00abgli orizzonti condivisi sono entrati in crisi, scalzati via via dal \u2018primato del s\u00e9\u2019, divenuto dittatoriale. Eredit\u00e0 di Locke e dei Lumi, l\u2019individualismo era frenato di fatto dai diritti degli altri, dalle solidariet\u00e0 organizzate, dagli orizzonti di progresso. Rivelatesi menzogne le promesse liberiste, lo stallo politico ha favorito il cocooning, l\u2019isolamento. L\u2019incrocio tra smartphone, applicazioni, reti e emancipazione immaginaria ha incendiato la psiche dei contemporanei. Frustrato e espropriato, ognuno si immagina \u2018espanso\u2019, si sogna \u2018sovraperformato\u2019, si immagina onnipotente, come in assenza di gravit\u00e0. Il nuovo individuo, picchiettando sullo schermo tattile, trasmette i suoi ordini, d\u00e0 il suo parere, divulga le sue feste intime o emozioni del momento. Invisibile e irrilevante, si crede unico. Spossessato, si crede padrone assoluto. Incapace di influire veramente sul corso del mondo, vocifera con virulenza. Tra impotenza reale e onnipotenza immaginaria, lo choc genera odio, ingiurie e ora stragi\u00bb [Roger-Pol Droit, \u00abTous despotes et solitaires?\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 09\/10\/20, online, recensione a Eric Sadin, <em>L\u2019\u00c8re de l\u2019individu tyran<\/em>, Grasset 2020].<br \/>\n\u00abIl tempo presente, appesantito dagli esiti destrutturanti prodotti dalla pandemia, ha reso evidente la necessit\u00e0 di mettere il tema della cura al centro dell\u2019agenda culturale. La riflessione sulla cura si \u00e8 formalizzata nel corso degli anni ottanta del secolo scorso nel contesto nordamericano\u00bb. \u00abMa su questo movimento culturale ha pesato l\u2019originario dualismo concettuale \u2013 da una parte la giustizia e il pensiero maschile, dall\u2019altra la cura e il pensiero femminile \u2013 aggravato dall\u2019asimmetria assiologica sottintesa che considera il principio etico di cura incapace di costituirsi come matrice generativa di una nuova cultura. Il pensiero etico della cura \u00e8 definito nei termini di un ragionamento attento al particolare, poich\u00e9 chi agisce secondo il principio di cura \u00e8 impegnato a capire qual \u00e8 il bisogno dell\u2019altro in quella specifica situazione\u00bb. \u00ab\u00c8 il lasciarsi interpellare dall\u2019altro in carne e ossa e il dedicare l\u2019attenzione alla comprensione del suo vissuto per trovare la risposta pi\u00f9 adeguata alla sua situazione a fare della cura una pratica culturale fondamentale. Nella nostra cultura, per\u00f2, che ha assunto come modello l\u2019etica normativa di tipo kantiano, che individua nella ragione a priori lontana dall\u2019esperienza l\u2019organo del pensare etico, \u00e8 inevitabile che l\u2019etica della cura venga valutata efficace solo negli spazi del privato e inadatta alla sfera pubblica\u00bb [Luigina Mortari, \u00abCurare non ha un\u2019identit\u00e0 di genere (femminile)\u00bb, <em>Il Sole 24Ore Domenica<\/em>, 11\/10\/20, p. IX].<br \/>\nA servizio delle macchine nell\u2019et\u00e0 industriale, rischiamo di esserlo del metaverso nella preistoria digitale. Nell\u2019et\u00e0 dei servizi lo siamo gli uni degli altri e non di macchine e software. Nell\u2019et\u00e0 dei servizi, la cura \u00e8 la leva etica e economica, anche per superare una pandemia non solo di Covid-19. Direttore del dipartimento di economia all\u2019Ecole normale sup\u00e9rieure, Daniel Cohen ci avverte che \u00abdi fatto si vive questo periodo come un\u2019accelerazione delle trasformazioni della societ\u00e0 digitale. Rendendo la societ\u00e0 fobica verso le relazioni faccia a faccia, si accelera proprio ci\u00f2 per cui la societ\u00e0 digitale \u00e8 fatta e pensata: esimerci dai contatti faccia a faccia e dalle presenze fisiche\u00bb [Philippe Escande e St\u00e9phane Lauer, \u00abDaniel Cohen: \u201cLa crise se paye elle-m\u00eame par les taux bas\u201d\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 23\/20\/20, online]. All\u2019alba del Mille in Europa \u00e8 comparsa, \u00abnel seno dei territori e dei fantasmi, una primissima intuizione di quella che \u00e8 la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Qui, in questa notte, in questa indigenza tragica, in questa barbarie, cominciano, per secoli, le vittorie del pensiero europeo\u00bb [George Duby, <em>L\u2019Anno Mille<\/em>, Einaudi 1976, p. 188]. All\u2019alba Duemila, \u00abin un\u2019unione plurinazionale, il rispetto dello stato di diritto e della democrazia costituzionale costituisce la condizione del suo consolidamento\u00bb [Sergio Fabbrini, \u00abDal voto in USA una lezione per la UE\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>, 20\/10\/20, p. 12].<br \/>\nIl cammino della dignit\u00e0 umana non \u00e8 una passeggiata. Buon lavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scrittore G. K. 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