{"id":15947,"date":"2020-10-11T16:25:18","date_gmt":"2020-10-11T14:25:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15947"},"modified":"2020-10-12T08:03:05","modified_gmt":"2020-10-12T06:03:05","slug":"difficile-fraternita-la-tensione-tra-evidenza-e-autorita-in-fratelli-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/difficile-fraternita-la-tensione-tra-evidenza-e-autorita-in-fratelli-tutti\/","title":{"rendered":"Difficile fraternit\u00e0: la tensione tra evidenza e autorit\u00e0 in &#8220;Fratelli tutti&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lavandaFrancis.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10400\" alt=\"lavandaFrancis\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/lavandaFrancis.jpg\" width=\"183\" height=\"275\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Mi rifiuto di ammettere la fine dell&#8217;uomo&#8221;: cos\u00ec W. Faulkner nel 1949, all&#8217;atto della consegna del premio Nobel. La frase \u00e8 stata ripresa nel 1982, da Gabriel Garcia Marquez, di nuovo a Stoccolma, quando \u00e8 toccato a lui di ricevere il premio. Anche &#8220;Fratelli tutti&#8221; (=FT), la grande enciclica sulla fratellanza, scaturisce dalla urgenza di una grande risposta al &#8220;dramma del nostro tempo&#8221;. Che \u00e8 dramma ambientale, certo, ma dramma dell'&#8221;antropocene&#8221;, della dignit\u00e0 dell&#8217;umano, allo stesso tempo esaltato e cancellato, reso supersignore e insieme superservo. Un papa che viene dall&#8217;america latina, proprio come Gabo, ha portato a Roma una lingua e un pensiero segnato dai &#8220;cent&#8217;anni di solitudine&#8221; dei popoli del sud del mondo, che hanno una domanda diversa di fraternit\u00e0, proprio perch\u00e8 vedono meglio le carenze della libert\u00e0 e della uguaglianza, quando siano lasciate a se stesse.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la fraternit\u00e0 appare, inesorabilmente, come &#8220;la&#8221; questione. E non si capirebbe il testo di &#8220;Fratelli tutti&#8221; &#8211; come dimostrano di fraintenderlo non pochi interpreti &#8211; se lo si astraesse non solo dal &#8220;contesto&#8221; da cui scaturisce, ma anche dalla &#8220;domanda nuova&#8221; che papa Francesco allo stesso tempo assume e pone. Come primo papa &#8220;figlio del Concilio&#8221;, Francesco sta &#8220;oltre&#8221; e &#8220;fuori&#8221; rispetto alle impostazioni vecchie e asfittiche della questione &#8220;fraterna&#8221;. E il rimprovero, che alcuni gli muovono con rozzezza, di aver &#8220;abbandonato il terreno sicuro della dottrina sociale&#8221;, di aver &#8220;parlato rinunciando alla identit\u00e0&#8221;, dimentica che fraternit\u00e0, con libert\u00e0 ed eguaglianza, sono parole che da 200 anni hanno cambiato significato, anche nella dottrina ecclesiale. Proviamo a percorrere rapidamente i punti salienti di questa &#8220;nuova accezione&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Fraternit\u00e0 dal basso e dall&#8217;alto<\/strong><\/p>\n<p>La teoria che sta al centro di FT cerca una raffinata mediazione tra due poli opposti che oggi vanno per la maggiore: da un lato l&#8217;idea che la fratellanza consista in una &#8220;evidenza dell&#8217;umano universale&#8221; e dall&#8217;altra che la fratellanza sia garantita solo dalla &#8220;autorit\u00e0 di una tradizione determinata&#8221;. E non di rado i credenti, i cattolici, i pastori, e anche i teologi, sono tentati di identificarsi semplicemente con il secondo corno della alternativa: e pongono la fraternit\u00e0 recisamente come risultato di una autorit\u00e0. FT non segue questa via. Piuttosto cerca una mediazione, sapienziale, tra questi opposti. Perch\u00e9 sa bene che tanto la via della evidenza, quanto la via della autorit\u00e0 facilmente conoscono lo scacco. La fraternit\u00e0 si manifesta come disastrosa sia nel racconto biblico, sia nel mito\u00a0 civile: Caino e Abele, da una parte, e Romolo e Remo, dall&#8217;altra, sono un ammonimento tremendo: le forme di evidenza &#8220;genetica&#8221;, &#8220;tradizionale&#8221;, &#8220;sociale&#8221; della fratellanza non sono davvero consistenti. Anzi,, proprio ponendosi come &#8220;parziali&#8221;, i fratelli diventano principio di guerra piuttosto che di pace. Senza vocazione &#8211; sia essa religiosa o civile, ispirata o pensata &#8211; la fratellanza pu\u00f2 diventare un disvalore: non solo gli assassini tra fratelli, ma anche gli eccessi di favori ai fratelli sanno violentare la comunione. Tuttavia, parlare di &#8220;vocazione alla fratellanza&#8221; significa superarne la pretesa evidenza e affidarla ad autorit\u00e0 come la parola, la legge, la famiglia, la generazione, la educazione. E l&#8217;atto di mediare tra determinazione particolare della fraternit\u00e0 e esperienza universale della fratellanza sta al cuore del lavoro culturale e anche del lavoro teologico. Vi \u00e8 qui una sfida per il pensiero da assumere in toto. Se facciamo della teologia semplicemente la nemica delle evidenze moderne, la sfiguriamo irrimediabilmente. Anzi, proprio la teologia cattolica dovrebbe essere la pi\u00f9 interessata a cogliere la universalit\u00e0 del tema.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto complesso con libert\u00e0 ed eguaglianza<\/strong><\/p>\n<p>Questo primo punto si completa in un secondo: non solo nel &#8220;motto&#8221; della rivoluzione francese, ma nella esperienza che da quel motto \u00e8 discesa nella nostra vita quotidiana, la libert\u00e0 e la eguaglianza non garantiscono la fraternit\u00e0. Se la libert\u00e0 non \u00e8 fraterna (ossia in qualche modo originariamente relazionata) e se la eguaglianza non \u00e8 fraterna (ossia in qualche modo strutturalmente differenziata) entrambe perdono se stesse. Cos\u00ec scopriamo, oggi, con molta maggiore lucidit\u00e0 di 100 o 50 anni fa, che la inevidenza della fraternit\u00e0 corrisponde alla inevidenza della libert\u00e0 e della uguaglianza. Potremmo dire che il discorso franco e diretto con cui FT mette a nudo la pretesa di &#8220;immediatezza&#8221; con cui ci poniamo di fronte alla libert\u00e0 e alla uguaglianza non solo recupera il &#8220;ruolo della fraternit\u00e0&#8221;, ma disinserisce la &#8220;arancia meccanica&#8221; con cui abbiamo troppo semplificato la nostra esperienza civile. La semplificazione \u00e8 una novit\u00e0 politica tardo-moderna che appare utile, ma che distorce lo sguardo. Non \u00e8 la &#8220;apologetica dell&#8217;ancien r\u00e9gime&#8221; a parlare qui, bens\u00ec una pi\u00f9 esigente &#8220;fenomenologia dell&#8217;umano&#8221;. E&#8217; la citt\u00e0 come tale a meditare su di s\u00e9. A tale sguardo corretto appare che:<\/p>\n<p>a) La libert\u00e0 di ogni soggetto e la sua dignit\u00e0, che dobbiamo poter pensare astrattamente come un inizio autorevole, in concreto \u00e8 sempre anche compito e dono. Una libert\u00e0 assoluta posta alla origine non \u00e8 solo &#8220;affermazione della dignit\u00e0 dell&#8217;umano&#8221;, ma anche &#8220;corruzione del lupo&#8221;. L&#8217;animale \u00e8 all&#8217;inizio di s\u00e9, mentre l&#8217;uomo \u00e8 &#8220;un&#8221; inizio posto da altri e aperto ad altro da s\u00e9.<\/p>\n<p>b) La uguaglianza tra tutti i soggetti, che deve essere custodita e promossa, se non \u00e8 attraversata dalla &#8220;passione per la differenza&#8221;, dall&#8217;ascolto della diversit\u00e0, diventa omogeneit\u00e0, uniformazione, omologazione, appiattimento, perdita di s\u00e9.<\/p>\n<p>c) La fraternit\u00e0 come &#8220;relazione di comunione radicale tra diversi&#8221; \u00e8 cos\u00ec condizione di libert\u00e0 iniziata e di eguaglianza dei diversi. Ma per questo deve allo stesso tempo essere determinata in concreto e affermata come un universale. E qui le categorie scricchiolano e le pratiche sono messe alla corda.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ombra lunga della paternit\u00e0 e della figliolanza<\/strong><\/p>\n<p>Ognuno dei punti che ho toccato qui fuggevolmente corrisponde ad una &#8220;linea di resistenza&#8221; del discorso ecclesiale contro il mondo moderno. Ne abbiamo sentito l&#8217;eco da almeno due secoli: la libert\u00e0 originaria come&#8221;negazione di Dio&#8221;, la uguaglianza come &#8220;negazione della societas inaequalis&#8221; e di ogni autorit\u00e0, la fraternit\u00e0 universale come recisione di ogni paternit\u00e0 e di ogni figliolanza sono, effettivamente, luoghi comuni della polemica &#8220;antimodernistica&#8221; che ha attraversato tutto il XIX e XX secolo. Di questa polemica &#8211; che diventa principio di incomprensione del testo &#8211; sono vittime non solo coloro che da destra accusano Francesco di &#8220;parlare come un massone&#8221;, ma anche quelli che gli rimproverano di aver adottato una &#8220;postura illuminista&#8221; troppo accentuata e poco efficace. In realt\u00e0, io ritengo che la originalit\u00e0 &#8220;non europea&#8221; della impostazione di FT dipenda dall&#8217;affacciarsi, nella <em>mens<\/em> del magistero ecclesiale, di nuovi linguaggi e di nuove esperienze. La universalizzazione della fratellanza, cos\u00ec, \u00e8 il frutto di una &#8220;tradizione meno universale&#8221; di quella europea. E&#8217; come se il &#8220;trauma&#8221; della perdita di autorit\u00e0 che la Chiesa ha vissuto in Europa, e che ha condizionato tanti giudizi e tante scelte di ieri e anche di oggi, fosse riletto da Francesco con altre chiavi e con diverse priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo mi sembra molto opportuno che FT proponga una analisi del &#8220;mondo fraterno&#8221; non come una &#8220;conseguenza della autorit\u00e0 della Chiesa&#8221; e nemmeno come un &#8220;prodotto del mercato&#8221;, ma come diverse forme, mediate e temperate, di esperienza di paternit\u00e0 e di figliolanza. Non \u00e8 un caso che il terreno su cui \u00e8 fiorita FT fosse stato preparato da relazioni &#8220;interreligiose&#8221; &#8211; soprattutto con il mondo islamico e con il mondo ebraico &#8211;\u00a0 che rappresentano, appunto, esperienze di autorit\u00e0 di amore nel cuore della societ\u00e0 plurale. Una allenza tra le tradizioni religiose diventa, cos\u00ec, la via per una elaborazione anche politica ed economica del &#8220;governo del mondo&#8221; che non sia affidato o alle bande di lupi o ai paternalismi dei sovrani. E ci\u00f2 viene dal pi\u00f9 sovrano dei sovrani (per opinione comune), ma che \u00e8 chiamato ad essere anzitutto servo dei servi.<\/p>\n<p><strong>La sfida tremenda ma decisiva<\/strong><\/p>\n<p>Questo disegno implica una sfida radicale: ripensare la triade della rivoluzione francese fino in fondo. Il che non significa &#8220;assumerla illuministicamente&#8221;, ma neppure &#8220;rifiutarla antimodernisticamente&#8221;. Mediare la libert\u00e0 con il riconoscimento di &#8220;autorit\u00e0 liberanti&#8221;, mediare la uguaglianza con &#8220;differenze irrinunciabili&#8221; e mediare la fraternit\u00e0 come assunzione della paternit\u00e0 e della figliolanza che non solo ci anticipa, ma che \u00e8 richiesta anche a noi. Nel non accettare di schierarsi &#8220;da una parte contro l&#8217;altra&#8221;, ma nel tenere aperta una mediazione profetica e dialogica, FT chiede a tutti i fratelli percorsi coraggiosi tanto sul piano pratico, quanto sul piano teorico. Sia il mondo sia la Chiesa possono elaborare &#8220;strategie di fraternit\u00e0&#8221; non dall&#8217;alto, ma scandagliando le diverse genealogie della libert\u00e0, della uguaglianza e della fraternit\u00e0, che sono sempre &#8220;dal basso&#8221;. &#8220;Non ammettere la fine dell&#8217;uomo&#8221; &#8211; come diceva Faulkner &#8211; implica di elaborarne ed assumerne una ridefinizione realistica e ambiziosa. Non di un lupo, non di un padre, non di un figlio, non di un padrone o di un servo possiamo disporre immediatamente: possiamo riconoscerci fratelli e sorelle, rispondendo ad una vocazione che pu\u00f2 abitare non solo le chiese o i templi, ma anche le strade e le citt\u00e0. Ma questi &#8220;fratelli e sorelle&#8221; devono fare i conti, apertamente e serenamente, con il lupo, con il padre\/figlio e con il padrone\/servo che abita in loro e che riposa nel loro prossimo, come fratello sperato, come sorella sognata. E&#8217; una complessit\u00e0 da assumere e da custodire, che non si lascia semplificare troppo senza causare danni peggiori. Questa complessit\u00e0, che di certo \u00e8 anche complicatezza spaventosa, rimane anzitutto meravigliosa complicazione, struttura originale di quell&#8217;animale che ha la parola e le mani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Mi rifiuto di ammettere la fine dell&#8217;uomo&#8221;: cos\u00ec W. Faulkner nel 1949, all&#8217;atto della consegna del premio Nobel. 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