{"id":15945,"date":"2020-10-10T08:35:25","date_gmt":"2020-10-10T06:35:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15945"},"modified":"2020-10-10T08:35:25","modified_gmt":"2020-10-10T06:35:25","slug":"labito-nuziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/labito-nuziale\/","title":{"rendered":"L&#8217;abito nuziale"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\">XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDNARIO \u2013 A<\/p>\n<p align=\"right\"><i>Is 25,6-10\u00a0\u00a0\u00a0Sal 22\u00a0\u00a0\u00a0Fil 4,12-14.19-20\u00a0\u00a0\u00a0Mt 22,1-14<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Introduzione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa domenica la prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia ci introduce alla lettura del Vangelo nella quale troviamo l\u2019ultima dalle tre parabole che Ges\u00f9 pronuncia nel suo ministero a Gerusalemme. In Isaia \u2013 siamo nella grande Apocalisse di Isaia (Is 24,1-27,13) \u2013 viene annunciata una visone di salvezza che riprende l\u2019immagine del banchetto escatologico, sulla scia del pellegrinaggio dei popoli a Gerusalemme (Is 2). Altre immagini segnano il testo: il velo che viene tolto dal volto dei popoli (segno di lutto e di non conoscenza), la morte che viene spogliata per sempre, le lacrime che vengono asciugate su ogni volto. \u00c8 una visione apocalittica, molto forte e intensa. Siamo di fronte ad un annuncio di vita e di risurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella seconda lettura (Fil 4,12-14.19-20), nelle parole che Paolo rivolge ai filippesi a conclusione della sua lettera, emerge ancora una volta il particolare legame di affetto che lega l\u2019apostolo a questa comunit\u00e0. In particolare, \u00e8 il segno di sostegno che la comunit\u00e0 ha avuto nei confronti di Paolo inviandogli degli aiuti. Da una parte Paolo continua a testimoniare la gratuit\u00e0 del Vangelo, dall\u2019altra la comunit\u00e0 si fa attiva collaboratrice dell\u2019opera di evangelizzazione, accoglie con responsabilit\u00e0 la chiamata di Dio e il suo dono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Commento<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Liturgia ci invita a leggere il brano evangelico di oggi nella prospettiva indicata dal testo di Isaia. Siamo durante il ministero di Ges\u00f9 a Gerusalemme dove, nel racconto di Matteo, emerge in modo abbastanza forte la tensione con i capi religiosi del tempo. Tuttavia, non potremmo comprendere questo testo senza aver presente che l\u2019Evangelista non scrive certo per i capi, ma scrive per la sua comunit\u00e0 formata da giudei divenuti discepoli di Ges\u00f9 e che hanno riconosciuto in lui il Messia. Matteo scrive ad ebrei che hanno accolto il messaggio di Ges\u00f9, non scrive a pagani: il suo messaggio va quindi compreso tenendo ben presente questo fatto. I destinatari del brano sono i membri della comunit\u00e0, non coloro con i quali la comunit\u00e0 \u00e8 in polemica. Questo \u00e8 un aspetto importante per comprendere che oggi questo testo si rivolge a noi, che siamo, come i destinatari di Matteo, discepoli di Ges\u00f9. Il testo ci invita a non puntare il dito sugli altri che non hanno accolto, ma a meditare sull\u2019autenticit\u00e0 della nostra adesione al Vangelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019immagine del matrimonio che sta sullo sfondo indica che siamo in un momento cruciale della storia della salvezza: il matrimonio, attraverso Ges\u00f9 il Figlio, con Israele e, si scoprir\u00e0, con l\u2019intera umanit\u00e0. \u00c8 una immagine molto nota nella Scrittura. Difficilmente si riferisce al Messia, ma riguarda generalmente la relazione tra Dio e Israele. Attraverso Ges\u00f9, il Figlio, \u00e8 il matrimonio di Dio con il suo popolo e con l\u2019umanit\u00e0 che si realizza. Non dobbiamo cercare una corrispondenza precisa di tutti gli elementi che compongono la parabola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sfondo \u00e8 quello di una festa di nozze: si parla quindi di un evento di salvezza, proprio come quello di cui parla la visione di Isaia nella prima lettura. Non perdiamo mai di vista questo aspetto: Dio ha predisposto una festa alla quale ha invitato tutti, sia quelli che accoglieranno sia quelli che rifiuteranno il suo invito. Tuttavia, la conclusione della parabola ci dice ci\u00f2 a cui punta l\u2019evangelista: egli vuole mettere in guardia, soprattutto coloro che hanno accolto l\u2019invito, circa il rischio di sentirsi a posto e superiori agli altri, proprio perch\u00e9 invitati al banchetto di nozze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La parabola, infatti, \u00e8 costruita su tre cerchi concentrici: i primi invitati ai quali il re manda i suoi servi ripetutamente (cf. la conclusione del Secondo Libro delle Cronache: 36,15-16); i secondi invitati che il re manda a chiamare dopo il rifiuto dei primi; infine, l\u2019ultimo cerchio della parabola \u00e8 costituito da quell\u2019invitato che si \u00e8 presentato senza abito nuziale. I primi invitati sono quelli che \u00e8 normale invitare ad una festa per le nozze del proprio figlio, quelli che, per parentela, amicizia, rapporti di lavoro non si possono non invitare. Probabilmente nel contesto del racconto della parabola sono i dignitari del regno, mentre nella trasposizione alla realt\u00e0 sarebbero le persone pi\u00f9 religiose del tempo e di ogni tempo. Queste persone danno per scontato il loro diritto ad essere invitate. La gesta per loro non \u00e8 una sorpresa, una novit\u00e0, ma qualche cosa di scontato. Sono gli uomini e le donne religiose che rischiano di non riconoscere la novit\u00e0 di Dio, il tempo della festa quando si presenta. \u00c8 interessante che il rifiuto di quelli invitati per primi, di fronte all\u2019invito alla festa, venga giustificato con la necessit\u00e0 di sbrigare i propri impegni, le loro occupazioni individuali: anche la religiosit\u00e0 pu\u00f2 diventare una copertura per fare in realt\u00e0 i propri affari. I secondi sono chiamati senza nessun merito e senza che abbiano nessun diritto da rivendicare: sono \u00abbuoni e cattivi\u00bb (Mt 22,10). Nella realt\u00e0 a cui pensa Matteo potrebbero essere i membri della sua comunit\u00e0 che forse non provengono tutti dalle fila del giudaismo pi\u00f9 osservante, come quello dei farisei. Probabilmente molti membri della comunit\u00e0 di Matteo sono quei peccatori che, come \u00e8 accaduto durante il ministero di Ges\u00f9, si sono sentiti liberati e rialzati dalla parola del vangelo. Forse Matteo pensa gi\u00e0 anche ai pagani che hanno aderito al vangelo. Infine, abbiamo chi accoglie l\u2019invito, ma si presenta senza abito nuziale. L\u2019abito nella Bibbia indica la dignit\u00e0. Gi\u00e0 nella Genesi Dio non sopporta la nudit\u00e0 dell\u2019uomo e lo riveste di tuniche fatte di pelli (Gn 3,21). Pensiamo anche alla veste che Giacobbe dona al suo figlio prediletto Giuseppe o all\u2019abito lungo che il Padre della parabola di Luca ordina ai servi di riconsegnare al figlio tornato nella sua casa. Nella realt\u00e0 a cui pensa Matteo quest\u2019uomo senza abito nuziale, senza l\u2019abito della festa rappresenta colui che ha s\u00ec accolto l\u2019invito e l\u2019annuncio del vangelo, ma poi non ne ha tratto tutte le conseguenze e non \u00e8 in grado di partecipare alla festa. Chi \u00e8 senza abito da festa \u00e8 colui che non sa partecipare alla festa del vangelo, pur facendo parte \u00abufficialmente\u00bb della comunit\u00e0. In fondo \u00e8 proprio su questo personaggio singolo che la narrazione della parabola vuole portare l\u2019attenzione, in primo luogo, dei membri della comunit\u00e0 di Matteo, ma poi del lettore di ogni tempo. \u00c8 significativo che quest\u2019uomo senza l\u2019abito della festa sia un singolo, mentre per i due casi precedenti si parli di gruppi. In questo modo Matteo indica che non \u00e8 sufficiente una adesione collettiva, l\u2019appartenenza ad un gruppo, ma occorre sempre una adesione anche personale da rinnovare ogni giorno. Si tratta di un monito a non accontentarsi delle appartenenze formali, ma a discernere ogni giorno la qualit\u00e0 della nostra adesione al vangelo. Non basta essere battezzati per dirsi cristiani, ma occorre saper partecipare alla festa del vangelo, alla festa di nozze che Dio ha preparato per tutti. In questa linea va anche letta la conclusione della parabola, che altrimenti potrebbe risultare difficilmente comprensibile e che potremmo rendere liberamente cos\u00ec: \u00abtutti [<i>oi polloi<\/i>, cio\u00e8 tutto il popolo] sono chiamati, ma di questi non tutti eletti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019insistenza di Dio \u00e8 un&#8217;altra caratteristica del brano evangelico. \u00c8 un tratto che abbiamo gi\u00e0 trovato nella parabola dei vignaioli (Mt 21-33-45). Dio non si rassegna davanti al rifiuto dell\u2019uomo e della donna. Egli manda con insistenza i suoi servi, continua ad invitare per poter celebrare la festa di nozze. Anche questo \u00e8 un aspetto importante del brano che ci rivela il volto di un Dio che non si rassegna davanti al nostro rifiuto, ma desidera ardentemente che noi entriamo alla sua festa e che ci entriamo con l\u2019abito nuziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><b>Conclusione<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutti come cristiani abbiamo iniziata la nostra \u00abvita nuova\u00bb di discepoli di Ges\u00f9 indossando un abito nuovo e candido\u2026 la veste di cui siamo stati rivestiti nel battesimo. Siamo diventati creature nuove \u2013 come dice il rito \u2013 perch\u00e9 ci siamo rivestiti di Cristo. Sono le stesse parole che Paolo rivolge ai Galati: \u00abquanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo\u00bb (Gal 3, 27). Quest\u2019abito della festa \u00e8 \u00abun impegno\u00bb, va portato senza macchia. L\u2019adesione al vangelo non pu\u00f2 quindi essere una garanzia che ci permette di continuare a svolgere indisturbati le nostre faccende. Occorre rimanere sempre capaci di partecipare alla festa di Dio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\">Matteo Ferrai, monaco di Camaldoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDNARIO \u2013 A Is 25,6-10\u00a0\u00a0\u00a0Sal 22\u00a0\u00a0\u00a0Fil 4,12-14.19-20\u00a0\u00a0\u00a0Mt 22,1-14 &nbsp; Introduzione In questa domenica la prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia ci introduce alla lettura del Vangelo nella quale troviamo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[467],"tags":[13,224],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15945"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15945"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15945\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15946,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15945\/revisions\/15946"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}