{"id":15878,"date":"2020-10-03T08:23:36","date_gmt":"2020-10-03T06:23:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15878"},"modified":"2020-10-03T08:23:36","modified_gmt":"2020-10-03T06:23:36","slug":"quale-riforma-della-chiesa-vuole-francesco-dubbi-e-testi-in-vista-della-nuova-enciclica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/quale-riforma-della-chiesa-vuole-francesco-dubbi-e-testi-in-vista-della-nuova-enciclica\/","title":{"rendered":"Quale Riforma della Chiesa vuole Francesco? Dubbi e testi in vista della nuova Enciclica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pandemia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15185\" alt=\"pandemia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/pandemia.jpg\" width=\"279\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p>Mentre si avvicina il 4 ottobre, quando verr\u00e0 resa nota la nuova enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221;, cresce nel dibattito ecclesiale e acquisisce autorevolezza una lettura del pontificato, in cui la Riforma della Chiesa si indentifica &#8211; e sostanzialmente si riduce &#8211; alla &#8220;conversione del cuore&#8221;. Una sovrabbondante interpretazione del profilo &#8220;gesuita&#8221; di papa Francesco tende a concentrare tutta la attenzione sul versante spirituale, interiore, conscienziale della sua azione pastorale. Certamente una riforma della Chiesa che non si fondi su un profondo cambiamento spirituale della coscienza e che non sia capace di meditazione e discernimento orante, sarebbe del tutto vana. Ma altrettanto vero \u00e8 il contrario: del tutto vacuo sarebbe pensare ad una riforma della Chiesa che non si prendesse cura delle mediazioni delle istituzioni, dei sacramenti, dei ministeri, dei linguaggi e della sensibilit\u00e0, in tutta la loro esteriorit\u00e0. Forse la tentazione di volgere lo sguardo solo alla dimensione interiore deriva dalle difficolt\u00e0 che sul piano istituzionale la Chiesa sta sperimentando quasi quotidianamente: scandali, inadeguatezza, arretratezze si presentano ripetutamente e dolorosamente alla comune attenzione. Ma proprio di fronte a queste manifestazioni di fragilit\u00e0 del sistema occorre non cadere in forme troppo ingenue di fuga e di rimozione. Un disegno di riforma, che non assumesse il versante istituzionale come mediazione decisiva, non potrebbe avere alcun futuro.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 siamo sulla soglia di un nuovo documento autorevole &#8211; la preannunciata Enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221; &#8211; pu\u00f2 essere utile verificare, anzitutto sul piano dei testi gi\u00e0 pubblicati in questi 7 anni, che cosa abbia detto Francesco della Riforma della Chiesa. Vorrei esaminare soltanto tre grandi testi &#8211; EG, LS e il discorso alla Chiesa Italiana di Firenze &#8211; per identificare come venga trattato il termine &#8220;riforma&#8221; e &#8220;riforma della Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p>a) <strong>Evangelii Gaudium (2013): &#8220;la riforma missionaria della chiesa&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>La &#8220;Magna Charta&#8221; del magistero di Francesco &#8211; l&#8217;Esortazione Apostolica &#8220;Evangelii Gaudium&#8221;, enciclica pubblicata nel 2013, a inizio pontificato\u00a0&#8211; parla in molti passi di &#8220;riforma della Chiesa&#8221; e non lo fa soltanto sul piano spirituale.<\/p>\n<p>Tutto il primo capitolo, che copre i nn. 19-49, che ha per titolo &#8220;Trasformazione missionaria della Chiesa&#8221;,\u00a0 viene per\u00f2 indicato, poco prima, al n.17, quando si elencano i temi del documenti, col titolo &#8220;La riforma della Chiesa in uscita missionaria&#8221;. Il contenuto di tutto il capitolo non si lascia comprendere soltanto come una riflessione spirituale, ma indica,\u00a0<em>apertis verbis<\/em>, esigenze di carattere istituzionale e strutturale, del tutto inaggirabili. Le caratteristiche della &#8220;apertura missionaria&#8221; sono fotografate anzitutto da 5 verbi inequivocabili: &#8220;<em>p<\/em><i>rendere l\u2019iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare&#8221;.\u00a0<\/i>Questo stile, per affermarsi, esige una vera mobilitazione di riforme: &#8220;Spero che tutte le comunit\u00e0 facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non pu\u00f2 lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una \u00absemplice amministrazione\u00bb.\u00a0Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un \u00abstato permanente di missione\u00bb(EG 25). Di qui, discende, al numero successivo, la indicazione chiara e limpida della correlazione tra riforma della coscienza e riforma strutturale: &#8220;Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c\u2019\u00e8 una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza \u201cfedelt\u00e0 della Chiesa alla propria vocazione\u201d, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo&#8221; (EG 26). Perci\u00f2 la riforma delle strutture della Chiesa appare come il &#8220;sogno&#8221; di Francesco: &#8220;Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perch\u00e9 le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l\u2019evangelizzazione del mondo attuale, pi\u00f9 che per l\u2019autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si pu\u00f2 intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte pi\u00f9 missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia pi\u00f9 espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di \u201cuscita\u201d e favorisca cos\u00ec la risposta positiva di tutti coloro ai quali Ges\u00f9 offre la sua amicizia.&#8221; (EG 27). E tuttavia, confrontandosi con la realt\u00e0 strutturale &#8220;di base&#8221;, la parrocchia, Francesco dice: &#8221;\u00a0dobbiamo riconoscere che l\u2019appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perch\u00e9 siano ancora pi\u00f9 vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione&#8221; (EG 28). Neppure si trascura la esigenza di riforma del linguaggio e dello stile: &#8220;se un parroco durante un anno liturgico parla dieci volte sulla temperanza e solo due o tre volte sulla carit\u00e0 o sulla giustizia, si produce una sproporzione, per cui quelle che vengono oscurate sono precisamente quelle virt\u00f9 che dovrebbero essere pi\u00f9 presenti nella predicazione e nella catechesi. Lo stesso succede quando si parla pi\u00f9 della legge che della grazia, pi\u00f9 della Chiesa che di Ges\u00f9 Cristo, pi\u00f9 del Papa che della Parola di Dio.&#8221;(EG 38). Una &#8220;riforma del linguaggio&#8221; \u00e8 avvertita come decisiva per la riforma della Chiesa: &#8220;San Tommaso d\u2019Aquino sottolineava che i precetti dati da Cristo e dagli Apostoli al popolo di Dio \u00absono pochissimi\u00bb.\u00a0Citando sant\u2019Agostino, notava che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione \u00abper non appesantire la vita ai fedeli\u00bb e trasformare la nostra religione in una schiavit\u00f9, quando \u00abla misericordia di Dio ha voluto che fosse libera\u00bb.\u00a0Questo avvertimento, fatto diversi secoli fa, ha una tremenda attualit\u00e0. Dovrebbe essere uno dei criteri da considerare al momento di pensare una<em> riforma della Chiesa e della sua predicazione che permetta realmente di giungere a tutti<\/em><i>.&#8221; (EG 43).\u00a0<\/i>Cos\u00ec lo stile della &#8220;uscita in missione&#8221; acquisisce nuove evidenze e perde rigidit\u00e0: &#8221;\u00a0l\u2019impegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verit\u00e0 del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verit\u00e0, al bene e alla luce che pu\u00f2 apportare quando la perfezione non \u00e8 possibile. Un cuore missionario \u00e8 consapevole di questi limiti e si fa \u00abdebole con i deboli [\u2026] tutto per tutti\u00bb (<i>1 Cor<\/i>\u00a09,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidit\u00e0 autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, bench\u00e9 corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada&#8221; (EG 45).<\/p>\n<p>b) <strong>Laudato Si&#8217; (2017): &#8220;la ferma decisione di riformare l&#8217;intero sistema&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Al chiaro dettato che abbiamo riconosciuto nel I cap. di EG corrisponde, con diversi accenti, il richiamo alla &#8220;riforma&#8221; contenuto in <em>Laudato si&#8217;.<\/em>\u00a0Del tutto programmatico \u00e8, all&#8217;inizio, il parallelo con EG: &#8220;<em>\u00a0<\/em>Nella mia Esortazione\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html\">Evangelii gaudium<\/a>, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune<em>.&#8221; <\/em>(LS 3). Qui, come risulta evidente, EG, guardato dal punto di vista di LS, appare orientato a &#8220;mobilitare un processo di riforma missionaria della Chiesa&#8221;. Un secondo aspetto considerevole per capire le intenzioni di papa Francesco \u00e8 proprio questo diverso livello del discorso su cui LS si sviluppa. Dovendo occuparsi del &#8220;dialogo sulla casa comune&#8221;, il testo pu\u00f2 riferirsi con maggiore serenit\u00e0 anche alle riforme, che in questo caso non riguardano anzitutto la Chiesa, ma le istituzioni pubbliche. Anche in questo caso, se non si afferma una &#8220;mens&#8221; corretta &#8211; nella quale la ecologia integrale e il rispetto del creato sono decisivi &#8211; il cambiamento esteriore servir\u00e0 a poco. Ma \u00e8 altrettanto vero che, proprio al fine di diffondere una nuova mens, la esteriorit\u00e0 istituzionale non \u00e8 affatto secondaria. Anzi! Cos\u00ec, secondo questa logica equilibrata, troviamo scritto al n.181 &#8220;Occorre dare maggior spazio a una sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose. Tuttavia, bisogna aggiungere che i migliori dispositivi finiscono per soccombere quando mancano le grandi mete, i valori, una comprensione umanistica e ricca di significato, capaci di conferire ad ogni societ\u00e0 un orientamento nobile e generoso.&#8221; (LS 181) La uscita da un &#8220;paradigma efficientista&#8221; esige decisioni strutturali assai nette: &#8220;Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l\u2019economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, <em>senza la ferma decisione di rivedere e riformare l\u2019intero sistema<\/em>, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potr\u00e0 solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura&#8221; (LS 189). L&#8217;attenzione per le &#8220;strutture&#8221; \u00e8 del tutto vivace e non pu\u00f2 essere ridotta, semplicemente, ad un discernimento interiore.<\/p>\n<p>c) <strong>Il discorso di Firenze (2015): la tentazione pelagiana<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ultimo testo che vorrei considerare \u00e8 il grande discorso pronunciato a Firenze nel 2015, in occasione del Convegno della Chiesa italiana. Nel delineare una chiesa &#8220;umile, disinteressata e beata&#8221; Francesco ferma la sua attenzione su due tentazioni: quella pelagiana e quella gnostica.<\/p>\n<p>Presentando la prima, Francesco pronuncia due frasi di alto peso specifico e decisive per comprendere il suo pensiero. Le riporto integralmente:<\/p>\n<p>&#8220;La dottrina cristiana non \u00e8 un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma \u00e8 viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Ges\u00f9 Cristo. La riforma della Chiesa poi \u2013 e la Chiesa \u00e8 semper reformanda \u2013 \u00e8 aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nell\u2019ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sar\u00e0 possibile con genio e creativit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;invito ad uscire da una visione rigida della dottrina corrisponde ad una lettura non semplicemente formale della riforma della Chiesa. Una visione dinamica non esagera il ruolo delle istituzioni, ma neppure lo sottovaluta. Sarebbe paradossale che noi leggessimo questo testo come se Francesco volesse dirci che l&#8217;unica riforma sarebbe quella del cuore. Senza una reale incidenza sulle cose, senza un &#8220;fare le cose insieme&#8221; non c&#8217;\u00e8 dialogo con Dio e con gli uomini. Riformare le prassi ecclesiali \u00e8 condizione per poter ascoltare fino in fondo la parola del Vangelo. La tentazione non \u00e8 progettare una riforma della Chiesa, ma pensare di risolvere il problema della Chiesa semplicemente con una diversa esteriorit\u00e0. La riforma strutturale \u00e8 condizione necessaria, anche se non sufficiente, per maturare una Chiesa umile, disinteressata e beata.<\/p>\n<p>In conclusione, le caratteristiche &#8220;nuove&#8221; di Francesco sono di essere il primo papa &#8220;figlio del Concilio&#8221;, il primo papa &#8220;non europeo&#8221; e il primo papa gesuita. Cos\u00ec \u00e8 giusto dire che il magistero di papa Francesco risente, oltre che delle sue specifiche caratteristiche genealogiche e geografico-culturali, della sua identit\u00e0 gesuita, ma non \u00e8 giusto giudicare il papa solo come se fosse anzitutto un gesuita. Il papa &#8220;non europeo&#8221; e &#8220;figlio del Concilio&#8221; ha, oltre alle caratteristiche del gesuita, anche quelle di colui che riprende la &#8220;indole pastorale&#8221; con cui \u00e8 stato inaugurato il Concilio Vaticano II. In EG egli cita infatti, in modo plastico, dal testo inaugurale del Concilio proprio la definizione di &#8220;indole pastorale&#8221;: &#8220;gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verit\u00e0 di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novit\u00e0. Poich\u00e9, nel deposito della dottrina cristiana \u00abuna cosa \u00e8 la sostanza [\u2026] e un\u2019altra la maniera di formulare la sua espressione\u00bb.&#8221; (EG 41). Questo modo di considerare la &#8220;missione&#8221; implica una riforma delle istituzioni e dei linguaggi, non soltanto una conversione interiore. La esteriorit\u00e0 non \u00e8 solo conseguenza, ma anche causa di riforma. \u00a0Il padre gesuita e il Vescovo di Roma sono figure diverse: si tratta di identit\u00e0 e di forme di vita differenti, che dialogano fruttuosamente, e si arricchiscono a vicenda, ma che non sono riducibili o sostituibili una all&#8217;altra.\u00a0\u00a0Francesco sa\u00a0 bene di fare il papa come padre gesuita, ma sa altrettanto bene di non potersi ridurre (e di non poter essere ridotto) a padre gesuita come papa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre si avvicina il 4 ottobre, quando verr\u00e0 resa nota la nuova enciclica &#8220;Fratelli tutti&#8221;, cresce nel dibattito ecclesiale e acquisisce autorevolezza una lettura del pontificato, in cui la Riforma della Chiesa si indentifica &#8211;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15878"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15878"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15878\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15883,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15878\/revisions\/15883"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15878"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15878"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15878"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}