{"id":15871,"date":"2020-09-29T09:11:27","date_gmt":"2020-09-29T07:11:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15871"},"modified":"2020-09-29T09:14:31","modified_gmt":"2020-09-29T07:14:31","slug":"la-bicicletta-e-il-fango-il-dibattito-ecclesiale-tra-rassegnazione-dispositivo-di-blocco-e-esercizio-della-autorita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-bicicletta-e-il-fango-il-dibattito-ecclesiale-tra-rassegnazione-dispositivo-di-blocco-e-esercizio-della-autorita\/","title":{"rendered":"La bicicletta e il fango. Il dibattito ecclesiale tra rassegnazione, dispositivo di blocco e esercizio della autorit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bici-fango.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15872\" alt=\"bici-fango\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bici-fango-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bici-fango-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bici-fango.jpg 576w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8220;Il Papa sembra aver la bicicletta giusta per pedalare fino alla meta, ma il terreno \u00e8 ancora troppo fangoso. Paga una diffusa mentalit\u00e0 clericale da principi della Chiesa, non da servitori del Vangelo&#8221;. Con questa dichiarazione icastica Pierluigi Consorti, da canonista esperto, ha fotografato la situazione attuale del &#8220;processo riformatore&#8221;, in una intervista al &#8220;Quotidiano Nazionale&#8221; di ieri, 28\/09\/2020, rispondendo alle domande di Giovanni Sean Panettiere. Ovviamente questo giudizio, che ritengo pertinente, pu\u00f2 essere utilizzato per considerare diversi aspetti della situazione attuale. Io vorrei utilizzarlo per continuare il dibattito ecumenico sulla &#8220;comunione eucaristica&#8221;, che sempre ieri ha visto un nuovo intervento, ancora in risposta a F. Ferrario, <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/ecumenismo-dialogo\/ospitalita-eucaristica-rassegnazione-dialogo\/\">da parte di Giuseppe Lorizio<\/a>, su SettimanaNews. Anche Lorizio non si mette il cuore in pace e riprende le questioni fondamentali in gioco, distinguendo i tre livelli classici di discussione ecumenica sulla eucaristia (presenza, sacrificio, ministero). Vorrei indirettamente dialogare con la sua risposta, per collocarla esplicitamente nell&#8217;ambito di quel &#8220;cambio di paradigma&#8221; senza il quale la discussione rischia di girare a vuoto.<\/p>\n<p><strong>Il &#8220;fango&#8221; in senso teologico<\/strong><\/p>\n<p>La affermazione sul rapporto tra bicicletta e fango, dalla quale ho preso le mosse, deve essere declinata anche teologicamente. Non vorrei, infatti, che si pensasse che il &#8220;terreno fangoso&#8221; di cui parla P. Consorti possa essere ridotto semplicemente ad &#8220;azioni di disturbo&#8221; di carattere politico, morale o burocratico, che vanno a bloccare l&#8217;azione di riforma di Francesco. Vi \u00e8 un &#8220;fango teologico&#8221; che pu\u00f2 essere rilevato in forme di &#8220;intelligenza della tradizione&#8221; che non garantiscono una reale comprensione dei fenomeni. La teologia \u00e8 &#8220;pantano&#8221; se non fa le due cose alla quale \u00e8 chiamata: se non offre chiarimenti, e se non salva i fenomeni. E&#8217; molto facile che i teologi facciano abbondantemente solo una delle due operazioni, trascurando l&#8217;altra: offrono chiarimenti cos\u00ec profondi, che non salvano pi\u00f9 alcun fenomeno; oppure salvano talmente ogni fenomeno che nessun chiarimento \u00e8 pi\u00f9 possibile. Per essere all&#8217;altezza dell&#8217; &#8220;intellectus fidei&#8221; dobbiamo basarci su grandi &#8220;paradigmi di comprensione&#8221;, che per\u00f2 nella storia cambiano. Pensare di spiegare i fenomeni di oggi con il paradigma medievale o tridentino \u00e8, appunto, alimentare il fango e bloccare la bicicletta.<\/p>\n<p><strong>Il fenomeno da considerare e la intelligenza da predisporre<\/strong><\/p>\n<p>Con Giuseppe Lorizio concordo sulla vocazione &#8220;inquieta&#8221; e &#8220;non rassegnata&#8221; della teologia. Questo deve avvenire non soltanto nel tenere aperte le questioni, ma anche nell&#8217;approntare la categorie adeguate per comprendere i fenomeni. Qui ci \u00e8 richiesta una grande chiarezza. Il documento &#8220;Insieme alla tavola del Signore&#8221; non \u00e8 soltanto il frutto di un lavoro teologico fine da parte di un Gruppo ecumenico cattolico-evangelico, ma \u00e8 anche la risposta a un fenomeno nuovo, che scaturisce da una storia imprevedibile fino a 100 anni fa. Nella storia di questo ultimo secolo, infatti, \u00e8 cambiata, allo stesso tempo, l&#8217;esperienza della comunione e l&#8217;esperienza del matrimonio. Da un lato il cattolicesimo ha scoperto non solo la &#8220;comunione frequente&#8221; (a partire da Pio X) ma la messa partecipata che culmina nella comunione (a partire dal Concilio Vaticano II). Tutto questo ha rappresentato una grande rivoluzione che ha cambiato non solo le prassi, le devozioni, le abitudini, ma la stessa dottrina eucaristica. D&#8217;altra parte, contemporaneamente, \u00e8 cambiato anche il modo di sposarsi, sia in termini di &#8220;libert\u00e0 di scelta&#8221; del soggetto (maschile e femminile) rispetto a vincoli sociali ed ecclesiali, sia in termini di comprensione ministeriale del matrimonio. E anche questo ha mutato profondamente non solo la disciplina, ma la stessa dottrina matrimoniale. Questo \u00e8 il fenomeno che la teologia deve &#8220;salvare&#8221;. Se pensasse, oggi, di &#8220;offrire chiarimenti&#8221; su comunione e matrimonio scavalcando con disinvoltura questi &#8220;fatti ecclesiali e culturali&#8221;, sarebbe inadempiente e contribuirebbe ad alzare il fango.<\/p>\n<p><strong>Il dispositivo di blocco e la sua &#8220;rinuncia&#8221; teologica<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte a questi cambiamenti, che arricchiscono e modificano il paradigma classico di comprensione dell&#8217;eucaristia e del matrimonio, la soluzione pi\u00f9 semplice \u00e8 non considerarli. Fare tutto come se nulla fosse. E questa \u00e8 di fatto una possibilit\u00e0 reale. Tale via facile pu\u00f2 essere anche teorizzata dicendo che la Chiesa &#8220;non ha il potere&#8221; di modificare il paradigma medievale e tridentino, cio\u00e8 identificando la rivelazione con una sua forma storica. Ma quando si dice cos\u00ec, si dimentica che il paradigma medievale e tridentino sono stati creati, a un certo punto della storia, come risposte alte ed autorevoli alle questioni &#8220;di quel tempo&#8221;. Questo modo di rispondere, di nascondersi dietro la autorit\u00e0 del passato, \u00e8 teologicamente rinunciatario. E&#8217; quel &#8220;mettersi il cuore in pace&#8221; che diventa sistema. E che blocca l&#8217;azione ecclesiale di riforma e di aggiornamento, sulla base di un teorema indimostrato e di una versione riduttiva e di comodo della tradizione.<\/p>\n<p><strong>Ordinamento e coscienza<\/strong><\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi una seconda via, pi\u00f9 aperta, e che introduce un principio dinamico importante. E&#8217; la via del &#8220;primato della coscienza&#8221;. Di fronte al sistema del diritto matrimoniale oggettivo, o delle relazioni ecumeniche di reciproca scomunica, si apre uno spazio della coscienza, che, rigorosamente &#8220;in foro interno&#8221;, viene riconosciuta come capace di un certo movimento. Questa \u00e8 stata la profezia di &#8220;Amoris Laetitia&#8221;. Questa potrebbe essere la profezia del futuro per la cosiddetta &#8220;intercomunione&#8221;. Ma anche questa via, i cui meriti di &#8220;sblocco&#8221; del sistema sono obiettivi e devono essere riconosciuti, \u00e8 un percorso incapace di incidere sulla istituzione, sulla struttura, sul riconscimento della comunione. Potremmo dire che soffre di un &#8220;deficit istituzionale&#8221;: rende possibili e accettabili forme della comunione, purch\u00e9 non siano pubblicamente ed ecclesialmente riconoscibili. E questo non va. Questa via, alla lunga, non \u00e8 all&#8217;altezza della sapienza istituzionale e della profondit\u00e0 teologica della nostra tradizione cattolica. Se accettiamo una tale impostazione come orizzonte di soluzione, alimentiamo il fango e fermiamo la bicicletta. Sul piano tattico \u00e8 del tutto comprensibile che si sblocchi il sistema passando da qui. Ma sul piano strategico questa soluzione \u00e8 troppo intellettualistica e troppo dualistica per avere futuro: ipotizza una alternativa tra esteriorit\u00e0 ed interiorit\u00e0 che non spiega i fenomeni che dobbiamo comprendere. Mentre oggi abbiamo bisogno di &#8220;procedure istituzionali&#8221; che riconoscano la &#8220;comunione ecclesiale&#8221; quando scaturisce da condizioni &#8220;oggettivamente distorte&#8221;. C&#8217;\u00e8 divorzio, ma c&#8217;\u00e8 nuova comunione. C&#8217;\u00e8 incomprensione tra le Chiese, ma nelle famiglie miste c&#8217;\u00e8 comunione. Si tratta di accogliere la comunione esistente e possibile, senza esigere ad ogni costo la comunione ideale. Questa non \u00e8 solo &#8220;strategia diplomatica&#8221;, ma \u00e8 &#8220;nuovo paradigma teologico ed ecclesiale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo paradigma istituzionale e teologico<\/strong><\/p>\n<p>Se rispondiamo alle nuove sfide restando sul piano &#8220;dogmatico-disciplinare&#8221; &#8211; e lo facciamo per il fine vita o per la comunione eucaristica, per le nuove forme di famiglia o per le nuove domande di ministerialit\u00e0 &#8211; comprendiamo i fenomeni in modo parziale e non offriamo veri chiarimenti. Trattiamo le questioni soltanto sul piano &#8220;oggettivo&#8221;, perdendo sia il profilo soggettivo sia il profilo intersoggettivo della esperienza. Pensare che la &#8220;comunione eucaristica&#8221; sia la &#8220;azione&#8221; che viene resa possibile solo da &#8220;corrette rappresentazioni dottrinali&#8221; o da &#8220;valide identit\u00e0 ministeriali&#8221; \u00e8 un modo troppo semplice, troppo intellettualistico e troppo rigido di considerare i fenomeni. La storia dei soggetti implicati e le azioni che essi compiono nel rito eucaristico costituiscono non semplicemente &#8220;conseguenze di rappresentazioni dogmaticamente corrette&#8221;, ma &#8220;condizioni perch\u00e9 maturi una comprensione dottrinalmente fruttuosa&#8221;. In tutto questo la teologia pu\u00f2 aiutare a correggere la lettura dei fenomeni e un loro pi\u00f9 adeguato chiarimento, se essa vuole contribuire a &#8220;pulire la strada dal fango&#8221;, perch\u00e9 la bicicletta possa procedere pi\u00f9 spedita. La teologia, che esercita in tutto questo, come ricorda S. Tommaso, una funzione magisteriale, ricorda alla Chiesa e ai suoi ministri di essere i titolari di una reale autorit\u00e0 sulle questioni. Papa Francesco, insieme agli organi collegiali da cui \u00e8 affiancato, sa e deve sapere di poter esercitare la autorit\u00e0, di avere spazi di manovra, di non dover semplicemente ripetere il passato. Il fango pi\u00f9 insidioso, per la sua bicicletta, \u00e8 la persuasione (non-teologica e addirittura anti-teologica) che la Chiesa viva oggi la migliore delle tradizioni possibili, che come tale non ha problemi. E che l&#8217;unica via di correzione possa essere la coscienza dei soggetti. Dobbiamo invece scoprire, teologicamente e pastoralmente, che le &#8220;mediazioni storiche della salvezza&#8221; esigono riforme strutturali, le quali possono diventare condizioni di esercizio della coscienza. Ci sono &#8220;segni dei tempi&#8221; che hanno grandi lezioni da dare. Teologi e pastori che siano &#8220;nati imparati&#8221;, che non abbiano nulla da ascoltare, che guardino al mondo contemporaneo solo con &#8220;timore e tremore&#8221;, e non anzitutto con &#8220;gioia e speranza&#8221;, contribuiscono, involontariamente, a far crescere il fango che blocca ogni iniziativa, ogni fenomeno da riconoscere e ogni chiarimento da offrire. Che poi la bicicletta sia mezzo sufficiente o abbia magari bisogno di una &#8220;pedalata assistita&#8221;, o forse di una &#8220;squadra di ciclisti&#8221;, o addirittura che si trasformi almeno in &#8220;motorino&#8221;, questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il Papa sembra aver la bicicletta giusta per pedalare fino alla meta, ma il terreno \u00e8 ancora troppo fangoso. Paga una diffusa mentalit\u00e0 clericale da principi della Chiesa, non da servitori del Vangelo&#8221;. 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