{"id":15867,"date":"2020-09-25T09:32:08","date_gmt":"2020-09-25T07:32:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15867"},"modified":"2020-09-25T09:32:08","modified_gmt":"2020-09-25T07:32:08","slug":"lo-sguardo-sulla-comunione-eucaristica-un-cambio-di-paradigma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lo-sguardo-sulla-comunione-eucaristica-un-cambio-di-paradigma\/","title":{"rendered":"Lo sguardo sulla &#8220;comunione eucaristica&#8221;: un cambio di paradigma"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papaLunddonna.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11250\" alt=\"papalunddonna\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papaLunddonna.jpg\" width=\"267\" height=\"189\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lo sguardo sulle questioni che riguardano la &#8220;comunione eucaristica&#8221; \u00e8 maturato nei secoli secondo modelli teorici e pratici assai differenziati. Anche il nostro sapere eucaristico, la prassi rituale che lo sostanzia o la preghiera con cui ci riferiamo alla eucaristia, sono segnati da questi modelli e risentono del loro modo di guardare, di pensare e di pregare il mistero eucaristico. Senza spirito polemico, ma con il discernimento necessario ad una sfida tanto importante, dobbiamo riconoscere che le nuove questioni, sollevate da &#8220;forme di vita&#8221; inedite, ci costringono a pensare, a meditare e anche a pregare nella eucaristia in modo nuovo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, nella prospettiva di una valutazione della risposta della Congregazione per la Dottrina della fede alla elaborazione tedesca di una possibile &#8220;comunione eucaristica&#8221; interconfessionale, merita un giudizio che vada al di l\u00e0 delle singole questioni, pure rilevanti, e che tocchi, in modo significativo un intero &#8220;paradigma&#8221; di lettura e di giudizio sulla tradizione. Questo paradigma, che nella risposta della Congregazione appare con molta chiarezza, pu\u00f2 essere definito &#8220;dogmatico-disciplinare&#8221; e si preoccupa, essenzialmente, di una questione molto seria: ossia della &#8220;autorit\u00e0&#8221;. Ci\u00f2 che questo paradigma fatica ad elaborare \u00e8 proprio il &#8220;mutamento epocale&#8221; all&#8217;interno del quale la chiesa, anche la chiesa cattolica, che ha dovuto fare i conti con le forme di vita inaugurate dall&#8217;epoca tardo-moderna, ossia a partire dal XIX secolo. Ci sono nuovo &#8220;autorit\u00e0&#8221; di cui tener conto e che sfuggono allo sguardo classico.<\/p>\n<p>Tale novit\u00e0 si presenta, in modo evidente, nel documento &#8220;Insieme alla tavola del Signore&#8221;, che \u00e8 stato elaborato da una Commissione mista cattolico-luterana e che lavora certo in una prospettiva fondamentale, ma il cui intento viene bene fotografato da questa chiara e lineare conclusione, che voglio qui riportare per intero:<\/p>\n<p><strong>&#8221;\u00a0Il Gruppo di lavoro ecumenico di teologi evangelici\u00a0e cattolici considera teologicamente fondata la\u00a0pratica della partecipazione reciproca alla celebrazione\u00a0della Cena\/Eucaristia nel rispetto delle tradizioni\u00a0liturgiche altrui. Essa \u00e8 <em>pastoralmente opportuna specialmente\u00a0nella situazione di famiglie di confessione\u00a0mista<\/em>. Sia in vista del caso singolo sia anche come\u00a0normativa generale, nessuno pu\u00f2 accontentarsi delle\u00a0soluzioni finora esistenti. Questo parere implica il riconoscimento\u00a0delle rispettive forme liturgiche, nonch\u00e9\u00a0dei servizi di presidenza, cos\u00ec come dati dalla comunit\u00e0\u00a0che celebra e invita alla celebrazione, in nome di Ges\u00f9\u00a0Cristo, battezzati di altre confessioni.\u00a0Non si auspica una nuova forma concordata di liturgia\u00a0eucaristica al di l\u00e0 delle tradizioni cresciute nel\u00a0corso della storia. Nella prassi da noi proposta si presuppone\u00a0il riconoscimento del battesimo come vincolo\u00a0sacramentale della fede e come presupposto nella partecipazione&#8221;.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ho voluto riprendere integralmente questo brano perch\u00e9 fotografa in modo plastico il &#8220;cambio di paradigma&#8221;.\u00a0 Lo &#8220;sguardo&#8221; sulla questione fondamentale della comunione eucaristica muove qui dalla &#8220;periferia&#8221;, che per\u00f2 diventa centro. La periferia, che \u00e8 il nuovo centro, sono le &#8220;famiglie confessionalmente miste&#8221;. Proprio quello che per la Congregazione resta irrimediabilmente &#8220;periferico&#8221;, per il documento tedesco ha assunto una nuova centralit\u00e0. Ossia le &#8220;forme di vita di comunione&#8221;, che coinvolgono insieme un\/a cattolico\/a e un\/a luterano\/a sono &#8220;luogo di giudizio e di crisi&#8221; delle Chiese di appartenenza. Chi ha esperimentato una &#8220;comunione familiare&#8221;, che edifica case, genera figli, forma le coscienze, costruisce relazioni, annunciando in questo modo la Buona Novella, e per\u00f2 nel frattempo \u00e8 costretto a celebrare la comunione eucaristica &#8220;nella divisione ecclesiale&#8221;, comprende che la famiglia \u00e8 diventata profezia per le Chiese. Le famiglie sono avanti e le Chiese, anche le Congregazioni, arrancano dietro.<\/p>\n<p>Bisogna aggiungere che la questione ha assunto, anche per i cattolici, una sua rilevanza solo da quando sono mutate due condizioni ecclesiali e sociali del tutto decisive:<\/p>\n<p>&#8211; i matrimoni misti, almeno in alcune regioni, si sono grandemente intensificati (a partire dalla autodeterminazione di uomini e donne). Nella societ\u00e0 tradizionale, i gruppi ecclesiali tendevano a chiudersi su di s\u00e9.<\/p>\n<p>&#8211; la comunione \u00e8 diventata &#8220;frequente&#8221;, ma solo dopo PIO X. In un mondo cattolico in cui la comunione delle famiglia si fa solo a Pasqua, nessuno scriverebbe documenti come quello esaminato!<\/p>\n<p>Il &#8220;paradigma classico&#8221;, che la Congregazione sembra mantenere come &#8220;unico possibile&#8221; \u00e8 segnato da alcuni limiti che vorrei definire &#8220;esistenziali&#8221; e che sono il frutto di scelte che stanno a monte rispetto ai problemi. Il giudizio della Congregazione, infatti, si limita a considerare le evidenze &#8220;dogmatico-disciplinari&#8221;, che tuttavia la vita sa e pu\u00f2 trasformare. Ma la vita pu\u00f2 trasformare queste evidenze solo quando i soggetti implicati si lasciano &#8220;toccare dalla vita&#8221;. Una Congregazione, che lavora con standard e strutture cinquecentesche, composta esclusivamente da presbiteri o vescovi privi di famiglia, cio\u00e8 senza moglie e senza figli, non riesce ad uscire dal paradigma classico, non riesce a percepire la centralit\u00e0 della periferia e ad assumere lo sguardo nuovo, che \u00e8 necessario per intercettare questa nuova realt\u00e0. Perci\u00f2, come \u00e8 evidente, al tema della &#8220;comunione eucaristica&#8221; si lega, con un nodo inestricabile, il tema di una visione aperta e dinamica della ministerialit\u00e0 ecclesiale. Uomini sposati ecclesialmente autorevoli e donne ecclesialmente autorevoli sono oggi &#8220;condizione di possibilit\u00e0&#8221; non tanto per dare soluzioni adeguate alle questioni, ma per capire e intendere i problemi e le loro priorit\u00e0. Una preoccupazione solo dogmatico-disciplinare, sulla cui consistenza non c&#8217;\u00e8 ragione di dubitare, pu\u00f2 diventare una visione troppo unilaterale, se non \u00e8 accompagnata dalla consapevolezza dei mutamenti antropologici, sociali, affettivi\u00a0 e ministeriali che hanno cambiato il mondo e gi\u00e0 anche la chiesa. La autodeterminazione del soggetto (maschile e femminile) in ambito matrimoniale e in ambito eucaristico\u00a0 appare allora come una delle cause di quel problema che oggi diventa opportunit\u00e0 e profezia ecclesiale, purch\u00e9 non sia affrontato in modo riduttivo e con un paradigma troppo datato. E sarebbe tutto molto pi\u00f9 semplice se i cattolici si sposassero solo con i cattolici e se la comunione si facesse solo a Pasqua. Ma il mondo da pi\u00f9 di un secolo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, senza colpa di nessuno!<\/p>\n<p>Un bravo teologo non cattolico, Fulvio Ferrario, ha scritto sul tema un post molto lucido, con in quale in larga parte mi trovo d&#8217;accordo. Ma su una cosa dissento: egli ha scritto che i teologi cattolici &#8220;devono mettersi il cuore in pace&#8221;, perch\u00e9 la Chiesa cattolica non pu\u00f2 accettare la comunione eucaristica con confessioni diverse. Io credo che, proprio in quanto teologo cattolico non posso che coltivare quella &#8220;inquietudine&#8221; senza la quale non potrei pi\u00f9 guardare serenamente il mio volto allo specchio ogni mattina. La comune fede nel Signore Ges\u00f9, sia pure nella diversit\u00e0 delle tradizioni, anzi onorando proprio queste diversit\u00e0, non pu\u00f2 impedire che, in determinate circostanze, senza farne una norma generale, sia possibile &#8220;condividere la frazione del pane&#8221; tra soggetti confessionalmente diversi. In modo particolare questo deve valere per quelle &#8220;forme di vita&#8221; come il matrimonio, in cui la &#8220;diversit\u00e0 di confessione&#8221; non impedisce la vita di una &#8220;chiesa domestica&#8221;. La chiesa domestica vive gi\u00e0 la comunione eucaristica nei pasti comuni, nei sonni comuni, nella cura comune. Non ci sar\u00e0 ufficio a Roma, a Tubinga o\u00a0 a Mosca che abbia la autorit\u00e0 per negargliela. Si tratta piuttosto di riconoscere una comunione che gi\u00e0 esiste, non di fare un atto creativo. Abbassando le pretese di autorit\u00e0, e riconoscendo al Signore Ges\u00f9\u00a0 e alla sua frazione del pane la autorit\u00e0 prima e ultima, tutto risulter\u00e0 pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 vero. E anche le chiare differenze tra le tradizioni, nello sguardo rinnovato dalla fede comune, potremmo leggerle non anzitutto come &#8220;errori&#8221; da cui guardarci, ma come &#8220;ricchezze&#8221; di cui non privarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sguardo sulle questioni che riguardano la &#8220;comunione eucaristica&#8221; \u00e8 maturato nei secoli secondo modelli teorici e pratici assai differenziati. 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