{"id":15862,"date":"2020-09-23T10:31:11","date_gmt":"2020-09-23T08:31:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15862"},"modified":"2020-09-23T10:31:11","modified_gmt":"2020-09-23T08:31:11","slug":"cio-che-non-muore-e-cio-che-puo-morire-eutanasia-buona-morte-diritto-di-vivere-e-diritto-di-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cio-che-non-muore-e-cio-che-puo-morire-eutanasia-buona-morte-diritto-di-vivere-e-diritto-di-morire\/","title":{"rendered":"&#8220;Ci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire&#8221;: eutanasia, buona morte, diritto di vivere e diritto di morire"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/buonsamaritano.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15863\" alt=\"buonsamaritano\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/buonsamaritano-300x162.jpg\" width=\"300\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/buonsamaritano-300x162.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/buonsamaritano.jpg 628w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>(Il buon Samaritano &#8211; Gunnar Bach Pedersen)<\/p>\n<p>La lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede\u00a0<a href=\"http:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2020\/09\/22\/0476\/01077.html\">&#8220;Samaritanus bonus&#8221;<\/a>, fin dalle sue prime righe, pone la questione delicatissima della &#8220;cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita&#8221; all&#8217;interno del rapporto tra teologia e tecnologia. Nuovi strumenti di &#8220;rianimazione&#8221; e di &#8220;sedazione&#8221; permettono di articolare diversamente le procedure con cui gli uomini e le donne giungono al termine dei propri giorni. Una grande &#8220;potenza di mediazione&#8221; \u00e8 ricchezza e povert\u00e0, crea nuove opportunit\u00e0 e nuovi &#8220;scarti&#8221;. Dunque si tratta di coniugare i principi di civilt\u00e0 con un contesto di circostanze in larga parte nuove, che possono smentire ogni principio o permettere di applicarne la forza con nuovo e particolare discernimento. Vorrei esaminare brevemente la struttura del documento per poi porre alcune osservazioni, di carattere sistematico, su una questione fondamentale.<\/p>\n<p><strong>La struttura del documento<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver rilevato, in fase introduttiva, la stretta correlazione tra compito etico e novit\u00e0 tecnologiche, il documento inizia (\u00a7.1) dal &#8220;paradigma della cura del prossimo&#8221; come orizzonte di senso della &#8220;cura medica&#8221;, la quale, pur sperimentando il limite della inguaribilit\u00e0 dei pazienti, non rinuncia mai al prendersi cura della persona inguaribile. Il Samaritano \u00e8 qui il modello di buona cura del prossimo. Ma Cristo sofferente crocifisso (\u00a7.2) \u00e8 non solo il riferimento, ma la &#8220;scena corale&#8221; che pu\u00f2 ispirare la esperienza del dolore e della fine, da parte del paziente e dei suoi cari. Lo &#8220;stare&#8221; accanto al paziente, nei diversi luoghi di commiato dalla vita, diventa passaggio ecclesialmente e culturalmente qualificante. Ci\u00f2 conduce (\u00a7.3) alla valorizzazione del Samaritano come &#8220;un cuore che vede&#8221;, un uomo che vede col cuore. La compassione apre alla scoperta del dono della vita e alla disponibilit\u00e0 a prendersi cura della vita altrui. In questo la Chiesa fa una esperienza di vocazione che si riflette anche in una evidenza naturale, che perci\u00f2 chiede a tutti gli uomini di riconoscere come bene indisponibile la vita, propria e altrui. Ma queste evidenze conoscono una crisi dovuta a diversi fattori (\u00a7.4): i concetti di &#8220;qualit\u00e0 della vita&#8221;, di &#8220;morte degna&#8221;, di &#8220;compassione&#8221; rischiano di oscurare il valore della vita e di subordinarlo a sentimenti o inclinazioni nelle quali il bene e il male di confondono e si scambiano di posto. Tutto questo dipende, in ultima analisi, da un individualismo che caratterizza le societ\u00e0 tardo-moderne e che produce una &#8220;cultura dello scarto&#8221; che prende spesso il tono e lo stile della &#8220;cultura di morte, per la quale eutanasia e suicidio assistito appaiono non come sconfitte, ma come illusorie soluzioni.<\/p>\n<p><strong>La sintesi magisteriale<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte a questo quadro spirituale e contestuale, la sintesi che il magistero ha elaborato \u00e8 complessa, poich\u00e9 salvaguarda, contemporaneamente, il valore della vita e il diritto alla morte. Proprio questa articolazione della parte magisteriale indica, in modo evidente, che l&#8217;approccio non pu\u00f2 che essere complesso e articolato, e implica un discernimento strutturale. Vengono cos\u00ec elencati 12 punti, per i quali rimando al testo della Lettera e mi limito a segnalarne il titolo:<\/p>\n<p>1) il divieto di eutanasia e suicidio assistito<\/p>\n<p>2) obbligo morale di escludere l&#8217;accanimento terapeutico<\/p>\n<p>3) le cure di base: alimentazione e idratazione<\/p>\n<p>4) le cure palliative<\/p>\n<p>5) Il ruolo della famiglia e gli hospice<\/p>\n<p>6) L&#8217;accompagnamento e la cura in et\u00e0 prenatale e pediatrica<\/p>\n<p>7) Terapie analgesiche e soppressione della coscienza<\/p>\n<p>8) Lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza<\/p>\n<p>9) L&#8217;obiezione di coscienza di operatori e istituzioni<\/p>\n<p>10) L&#8217;accompagnamento pastorale e il sostegno dei sacramenti<\/p>\n<p>11) Il discernimento pastorale verso chi chiede eutanasia e suicidio assistito<\/p>\n<p>12) La riforma del sistema educativo e della formazione degli operatori sanitari<\/p>\n<p>Per lo pi\u00f9 ogni tema \u00e8 svolto con ampiezza e respiro. Si trovano, tuttavia, alcune affermazioni in cui, proprio quel discernimento che guida in generale il tenore del documento, sembra un poco vacillare. In particolare molto delicata risulta la &#8220;gestione&#8221; della presenza ecclesiale &#8211; da parte soprattutto dei cappellani &#8211; in contesto di decisioni per la eutanasia o il suicidio assistito. L&#8217;utilizzo della assoluzione posticipata &#8211; per favorire la conversione &#8211; e l&#8217;obbligo di assenza ecclesiale al momento della morte di chi ha scelto l&#8217;eutanasia non sono soluzioni che possano dirsi &#8220;univoche&#8221;. In questo caso, pur non potendosi certo mai escludere le prassi indicate, discernimento vorrebbe che, di volta in volta, si potesse stabilire, in base alle storie concrete dei soggetti e dei contesti,\u00a0 quale sia la scelta migliore. Il documento afferma con assoluta recisione, a proposito di una presenza del cappellano al momento in cui la eutanasia viene praticata al soggetto: &#8220;Tale presenza non pu\u00f2 che interpretarsi come complicit\u00e0&#8221;: forse il discernimento, se riferito al Samaritano, potrebbe essere qui un po&#8217; meno drastico e tassativo.<\/p>\n<p><strong>La riflessione sistematica<\/strong><\/p>\n<p>Come dicevo all&#8217;inizio, l&#8217;orizzonte in cui la &#8220;cura del Samaritano&#8221; viene assunta come modello e come norma deve essere collocato in un mondo pieno di mediazioni, di vita e di morte, di cui la Chiesa ha ben chiara la potenza e di cui deve proporre adeguato discernimento. Qui vorrei allora suggerire un metodo di lettura del testo. Se lo leggiamo, proprio nel suo paragrafo decisivo dal punto di vista magisteriale (\u00a7. 5.), come un\u00a0 semplice elenco, non capiamo la complessit\u00e0 delle questioni. Proprio perch\u00e9 il dono della vita viene rispettato non semplicemente perch\u00e9 &#8220;non si uccide&#8221;, ma perch\u00e9 &#8220;si consente di morire&#8221;. Eutanasia, aiuto al suicidio e accanimento terapeutico sono &#8220;concetti limite&#8221;, fattispecie normative e concettuali che devono essere collocate nello spazio e nel tempo. Non vi \u00e8 legge oggettiva che dispensi dal male n\u00e9 legge oggettiva che assicuri il bene. Senza discernimento la giustizia non \u00e8 mai assicurata. Pertanto non siamo dispensati, anche di fronte alle forme dell'&#8221;intrinsece malum&#8221;, dal necessario discernimento. Non vi \u00e8 dubbio infatti che eutanasia e suicidio siano un male, cos\u00ec come \u00e8 un male accanirsi nelle terapie. Ma la distinzione tra i due mali non \u00e8 mai cos\u00ec semplice e non si lascia trattare semplicemente come una &#8220;evidenza immediata&#8221;. Per questo anche ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;intrinsecamente un male&#8221; &#8211; come &#8220;uccidere&#8221; e\u00a0 &#8220;levare la vita&#8221; &#8211; deve essere posto nel contesto suo proprio per essere giudicato in senso definitivo. La intrinsecit\u00e0 del male &#8211; che \u00e8 concetto limite irrinunciabile &#8211; non pu\u00f2 mai prescindere dalla &#8220;estrinsecit\u00e0 delle circostanze&#8221;, che possono diminuire o annullare la qualit\u00e0 negativa della azione.<\/p>\n<p><strong>Un testo da discutere<\/strong><\/p>\n<p>Verso la fine del terzo paragrafo, per sottolineare il valore inviolabile del dono della vita il documento scrive:<\/p>\n<p><em>&#8220;Pertanto, sopprimere un malato che chiede l\u2019eutanasia non significa affatto riconoscere la sua autonomia e valorizzarla, ma al contrario significa disconoscere il valore della sua libert\u00e0, fortemente condizionata dalla malattia e dal dolore, e il valore della sua vita, negandogli ogni ulteriore possibilit\u00e0 di relazione umana, di senso dell\u2019esistenza e di crescita nella vita teologale. Di pi\u00f9, si decide al posto di Dio il momento della morte.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Vorrei soffermarmi sull&#8217;ultima frase: si decide al posto di Dio il momento della morte. Questo modo di pensare e di parlare, che resta immediato e fondato, deve per\u00f2 tener conto che le &#8220;mediazioni terapeutiche&#8221; di fatto hanno profondamente alterato questa esperienza di vita\/morte. E lo hanno fatto, per lo pi\u00f9, dilatando i &#8220;tempi della vita&#8221;. Chinino, penicillina, vaccini, operazioni chirurgiche, macchine della rianimazione hanno &#8220;alterato&#8221; il corso naturale delle cose. Pertanto abbiamo oggi &#8220;condizioni di vita (e di morte)&#8221; che sono profondamente alterate dall&#8217;intervento umano. Questo complica molto il giudizio che possiamo e dobbiamo dare sui soggetti implicati in &#8220;fasi terminali&#8221;. Ad es., se una macchina della rianimazione ha ridato respiro e battito cardiaco ad un paziente, e lo restituisce al cosiddetto &#8220;stato vegetativo&#8221;, che \u00e8 in larga parte una &#8220;creazione umana&#8221;, come si deve distinguere, in tal caso, l&#8217;accanimento terapeutico da evitare dalla eutanasia da escludere? In quale senso &#8220;Dio vuole&#8221; ci\u00f2 che l&#8217;uomo ha prodotto? La risposta alla domanda implica competenze strettamente tecniche e giudizi &#8220;in loco&#8221;, non semplici evidenze morali. Pensare di risolverla soltanto in base a principi astratti rischia di dimenticare che, in questi casi, l&#8217;atto morale pertiene rispettivamente al malato, ai suoi parenti stretti, e al medico. E questo imbarazzo morale sta in equilibrio precisamente tra quei &#8220;concetti opposti&#8221; (eutanasia e accanimento terapeutico) che nella realt\u00e0 sono profondamente correlati e intricati. Potremmo dire che il dissidio sta proprio tra i due sensi diversi di eutanasia: tra eutanasia come &#8220;decido io quando morire&#8221; e eutanasia come &#8220;morire bene, in pace, in compagnia&#8221;. Certo non si possono identificare, ma neppure si possono opporre.<\/p>\n<p>Questo non significa affatto che debbano tramontare le evidenze etiche, il valore indisponibile della vita in ogni suo momento e la dignit\u00e0 di ogni persona umana. Ma che questi principi giudicano fattispecie ogni volta diverse, che come tali devono essere considerate, con tutte le loro specificit\u00e0. Perch\u00e9 la verit\u00e0 risplende solo se di volta in volta la luce \u00e8 assicurata e donata. E la luce viene non solo dal cuore, ma anche dalle parole. La indisponibilit\u00e0 del bene della vita, propria e altrui, \u00e8 il grande mistero di Dio e del prossimo. Ma Dio, nella sua misericordia, passa non solo nei cuori, ma anche nelle parole. Cos\u00ec, al cuore della moglie, lacerato dalla scelta suicida del marito, gettatosi nel fiume, il Curato d&#8217;Ars diceva: &#8220;Dio tra il ponte e l&#8217;acqua pu\u00f2 fare miracoli&#8221;. Cos\u00ec di fronte alle forme attuali di gestione pi\u00f9 o meno responsabile dei passaggi finali della vita terrena, un uso accurato delle parole, un giudizio equilibrato sulle leggi oggettive e sui discernimenti soggettivi diventa la via obbligata perch\u00e9 il modello del Buon Samaritano e del Cristo sofferente possano ispirare i cuori, guidare la prassi e suggerire alle bocche e alle menti &#8220;la preferenza progressiva per le parole e i concetti pi\u00f9 semplici, pi\u00f9 sereni e pi\u00f9 pacificanti&#8221;. Perch\u00e9 alle questioni complesse non si danno mai soluzioni troppo semplici e dirette, mentre la distinzione tra ci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire non \u00e8 mai limpida e immediata, ma esige sempre grande fede, accesa speranza e tanta carit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Il buon Samaritano &#8211; Gunnar Bach Pedersen) La lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede\u00a0&#8220;Samaritanus bonus&#8221;, fin dalle sue prime righe, pone la questione delicatissima della &#8220;cura delle persone nelle fasi critiche e terminali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15862"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15866,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15862\/revisions\/15866"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}