{"id":15799,"date":"2020-08-10T19:06:40","date_gmt":"2020-08-10T17:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15799"},"modified":"2020-08-11T06:41:53","modified_gmt":"2020-08-11T04:41:53","slug":"in-mare-aperto-non-nel-gorgo-una-risposta-a-pietro-de-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/in-mare-aperto-non-nel-gorgo-una-risposta-a-pietro-de-marco\/","title":{"rendered":"In mare aperto, non nel gorgo: una risposta a Pietro De Marco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13948\" alt=\"viadelconcilio\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Con un <a href=\"http:\/\/magister.blogautore.espresso.repubblica.it\/2020\/08\/10\/pro-o-contro-il-concilio-la-chiesa-nel-vortice-linee-guida-per-una-pacificazione\/\">lungo testo, pubblicato oggi sul blog di S. Magister<\/a>, Pietro de Marco ha presentato una &#8220;ermeneutica del Vaticano II&#8221; francamente inaccettabile. Ho letto con attenzione il suo testo e ora presento le mie obiezioni sostanziali, nella forma di una &#8220;lettera&#8221;. Infatti con Pietro mi lega una lunga amicizia, che \u00e8 nata da Armido Rizzi, a Fiesole, dove circa 30 anni fa ci riunivamo con una certa regolarit\u00e0, per la Redazione della rivista &#8220;Filosofia e Teologia&#8221;.\u00a0 Poi con Pietro, qualche anno fa, abbiamo scritto un libro dialettico, nel quale, con una certa cortesia, presentavamo gli argomenti contro e a favore del Motu Proprio &#8220;Summorum Pontificum&#8221;. Con il pontificato di Francesco, come si legge anche in questo ultimo testo, la sua posizione mi sembra si sia come radicalizzata. Di questo sono dispiaciuto e cerco qui di portare le ragioni del mio pi\u00f9 profondo dissenso.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>In mare aperto, non nel gorgo<\/strong><\/p>\n<p>Caro Pietro,<\/p>\n<p>l&#8217;immagine del &#8220;grande gorgo&#8221;, il grande Maelstroem, descritto nel famoso racconto di E. A. Poe, campeggia come titolo nel tuo testo. Redazionalmente, S. Magister ne offre una versione &#8220;urbanizzata&#8221; con il titolo &#8220;Pro o contro il Concilio, la Chiesa nel vortice. Linee guida per una pacificazione&#8221;. Credo che gi\u00e0 questa immagine forte contenga buona parte della tua tesi di fondo. Prima di procedere all&#8217;esame del tuo testo considero la sintesi che nei hai proposto all&#8217;inizio. I 4 punti che tu consideri &#8220;base comune&#8221; per una pacificazione sono per me tutti e quattro del tutto inaccettabili. Perch\u00e9 introducono, nella valutazione spassionata del Concilio, una &#8220;riserva antimodernistica&#8221; che mi sembra precisamente il punto di svolta del Concilio. Sarebbe un poco come se, nell&#8217;aprire un dibattito nel 1495, sulla &#8220;scoperta dell&#8217;America&#8221; qualcuno avesse posto, come condizione di intesa, che non vi era la possibilit\u00e0 che fosse stato scoperto alcun continente nuovo. A priori la tradizione doveva essere salvaguardata. Riporto qui di seguito i 4 &#8220;punti-chiave&#8221;, come tu stesso li hai formulati, e ad ognuno di essi faccio seguire una breve replica iniziale:<\/p>\n<p><em>a) la rinuncia al pregiudizio discontinuista che impedisce (nei tradizionalisti come nei conciliaristi radicali) l\u2019esame del \u201ccorpus\u201d conciliare per ci\u00f2 che esso \u00e8, genealogicamente e testualmente, e anzitutto come evento della Tradizione<\/em>;<\/p>\n<p>Un evento della tradizione include la riforma della tradizione. Per questo rinunciare a quello che tu chiami &#8220;pregiudizio discontinuista&#8221; mi sembra cadere nella impossibilit\u00e0 metodica di concepire una &#8220;ermeneutica della riforma&#8221;.<\/p>\n<p><em>b) il riconoscimento di uno o pi\u00f9 sottoinsiemi problematici nel \u201ccorpus\u201d conciliare, che sembrano legittimare le opposte visioni del Concilio come frattura;<\/em><\/p>\n<p>I sottoinsiemi problematici sembrano principi di &#8220;divisione&#8221; e perci\u00f2 sembra che debbano essere messi da parte: questa era la &#8220;strategia&#8221; del &#8220;protocollo&#8221; sul Concilio elaborato dalla Commissione Ecclesia Dei per l&#8217;accordo con i lefebvriani: come modello, non mi pare il massimo!<\/p>\n<p><em>c) il riconoscimento che il lavoro dei Padri e dei periti conciliari intese svolgersi in continuit\u00e0 sostanziale con l\u2019ordine cattolico, istituzionale e dogmatico, ricostruito dopo la crisi modernistica;<\/em><\/p>\n<p>Qui \u00e8 evidente come tu tenti di comprendere il Concilio alla luce della teologia antimodernista degli anni 20-40, e non il contrario. Questo \u00e8, a mio avviso, un errore di metodo che paghi a caro prezzo;<\/p>\n<p><em>d) la realt\u00e0, spesso diagnosticata dai critici tradizionali, di culture teologiche neo-modernistiche responsabili del travisamento dei testi conciliari, nelle diverse fasi del post-Concilio.<\/em><\/p>\n<p>Ovviamente se si deve interpretare il Concilio alla luce dell&#8217;antimodernismo, tutte quelle scuole teologiche che hanno preso sul serio il Concilio diventano &#8220;neo-modernismi&#8221;. Ma qui il grande assente mi pare proprio il Concilio.<\/p>\n<p><em>I singoli passi del tuo testo<\/em><\/p>\n<p>Ora cerco di intercettare, nel modo pi\u00f9 oggettivo possibile, il cuore delle tue tesi, al di l\u00e0 della loro espressione sintetica preliminare.<\/p>\n<p>a) La necessaria continuit\u00e0. Tutta la prima parte del tuo scritto \u00e8 preoccupata di assicurare la continuit\u00e0 della tradizione, e mal sopporta ogni lettura del Concilio che ne sottolinei la discontinuit\u00e0, o in senso progressivo o in senso regressivo. Non \u00e8 dunque, per te, n\u00e9 eresia n\u00e9 Nuova pentecoste.<\/p>\n<p>b) Subito dopo, per\u00f2, esci da quella che sembrava una posizione &#8220;mediana&#8221; e assumi come &#8220;fondata&#8221; l&#8217;idea che il &#8220;corpus&#8221; conciliare abbia effettivamente ispirato &#8220;eresie postconciliari&#8221;, come le chiami tu. Quindi tu non dici che il Concilio \u00e8 eretico, ma che &#8220;contiene espressioni rischiose&#8221; e che quindi dovrebbero, a tuo avviso, essere messe quasi tra parentesi.<\/p>\n<p>c) Viceversa tu noti che anche la &#8220;parte moderata&#8221; favorevole al Concilio spesso fa, di queste espressioni che tu giudichi pericolose, quasi una sorta di &#8220;parole d&#8217;ordine&#8221; del Concilio stesso.<\/p>\n<p>d) Di qui la tua consapevolezza della esigenza di un criterio forte e autorevole per mediare tra &#8220;corpus integrale&#8221; e &#8220;parti rischiose&#8221;.<\/p>\n<p>Qui arrivi alla tua &#8220;tesi&#8221;. Il punto ermeneutico di riferimento, per mediare tra questi poli, deve essere la &#8220;teologia tra le due guerre&#8221;, che tu ritieni decisiva per non cadere nella tentazione tradizionalistica, che insegue all&#8217;indietro la tradizione, sempre pi\u00f9 lontano. Tu no. Tu ti fermi a 80-100 anni fa. E fai di quella stagione &#8220;antimodernista&#8221; il modello teorico con cui interpretare la &#8220;novit\u00e0 conciliare&#8221;. Lo dici con queste parole, che meritano di essere citate:<\/p>\n<p><em>&#8220;Il Vaticano II va letto come integrazione teologica e moderazione pastorale della stagione di ricostruzione, antimodernistica e postmodernistica&#8221;<\/em>\u00a0.<\/p>\n<p>A questo punto, dopo esserti in qualche modo smarcato dalle ricostruzioni poliziesche proposte da Vigan\u00f2 &#8211; che mi pare tu prenda sempre esageratamente sul serio &#8211; arrivi a formulare due &#8220;proposte metodologiche&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; La prima mossa che proponi \u00e8 una &#8220;codificazione del Concilio&#8221;, che tu intendi precisamente &#8220;contro&#8221; il lavoro &#8211; che io ritengo egregio e luminoso, e tu invece liquidi come &#8220;improbabile&#8221; &#8211; che P. Huenermann ha fatto nella nuova versione del Denzinger. Tu vorresti invece una &#8220;codificazione del Concilio&#8221; e prendi come modelli il Codice del 1983 e il CCC del 1992.<\/p>\n<p>&#8211; La seconda, ancora pi\u00f9 forte, \u00e8 la contestazione aperta delle &#8220;correnti neomodernistiche&#8221; di recezione del Concilio. E qui tu arrivi a non distinguere pi\u00f9 n\u00e9 tra Loisy e i nostri insegnanti di Scrittura, n\u00e9 tra le critiche ragionevoli che si possono fare alla teologia contemporanea e l&#8217;oscurantismo degli ultimi anni di Antonio Livi.<\/p>\n<p>E chiudi con un testo che \u00e8 tanto grave da meritare di essere citato integraliter:<\/p>\n<p><em>&#8220;L\u2019ordine teologico ed ecclesiastico, tra l\u2019enciclica di Pio X \u201cPascendi\u201d e la fine del Vaticano II, dunque quello della cultura teologica e cattolica in cui si erano formati i padri conciliari, \u00e8 l&#8217;ordine paradigmatico della Chiesa moderna, nella sua sincronia e diacronia. Con questo dato fermo, si possono ponderare sia le novit\u00e0 del magistero conciliare, sia le indubbie intrusioni modernistiche durante e dopo il Concilio. Aprendo gli occhi sul vortice storico e spirituale che ha investito l\u2019ecclesiosfera dagli anni Sessanta, per cui essa sembra trovarsi da allora nel Maelstr\u00f6m, senza preoccuparsene&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Ora tu pretenderesti, quindi, che l&#8217;ordine paradigmatico della Chiesa moderna sia quello che va da <em>Pascendi<\/em> all&#8217;ultimo testo conciliare, identificando nella &#8220;formazione dei padri conciliari&#8221; ci\u00f2 che \u00e8 normativo, cos\u00ec anestetizzando il Concilio in modo strutturale.<\/p>\n<p>Tu proponi, per di pi\u00f9, questi come &#8220;metodi&#8221;. Io invece ritengo che proprio sul piano del metodo tu sia completamente fuori strada. In nessun modo noi potremmo avere la pretesa di &#8220;comprendere il Concilio a partire dal CJC e dal CCC&#8221;, bens\u00ec il contrario! So bene che anche la Congregazione per la Dottrina della fede aveva scritto una cosa simile nel presentare, nel 2012, l&#8217;anno della fede. Ma questo \u00e8 metodologicamente e teologicamente una cosa del tutto assurda. E mi stupisco che tu ricorra a questo mezzuccio, per levarti dall&#8217;impaccio di testi &#8220;intenzionalmente nuovi&#8221;. N\u00e9 Giovanni XXIII n\u00e9 Paolo VI volevano fare la rivoluzione. Ma volevano la riforma, di cui tu hai paura, perch\u00e9 mette in dubbio le certezze della teologia &#8220;tra le due guerre&#8221;.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che la questione che tu poni non sia importante. Ma non si pu\u00f2 impostare n\u00e9 con le tue parole superate, n\u00e9 con le tue intenzioni censorie. Qui si tratta, invece, di riformulare le due &#8220;proposte metodiche&#8221; in termini del tutto diversi. Provo a farlo in conclusione, accettando la tua sfida. Ovviamente, dato che le tue 4 premesse sono, a mio avviso, del tutto inaccettabili, le mie proposte di &#8220;riconciliazione&#8221; toccano gli stessi punti su cui tu &#8220;scavi la linea Maginot&#8221;, mentre io vorrei &#8220;aprire una autostrada&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; La prima sfida \u00e8 il livello &#8220;istituzionale&#8221; della tradizione. Poich\u00e9 io ritengo che il Vaticano II ci abbia posto &#8211; nel senso pi\u00f9 alto della sua indole pastorale, aspetto di cui tu ti dimentichi sempre &#8211; nella condizione di &#8220;necessaria traduzione&#8221;. La indole pastorale sa che la tradizione deve essere tradotta. Anche istituzionalmente. Per farlo occorre ripensare il diritto canonico, l&#8217;idea stessa della legge e l&#8217;esercizio della autorit\u00e0. Questo \u00e8 un punto su cui, certamente, la teologia che va dal 1910 al 1965 pu\u00f2 darci molto, ma non pu\u00f2 essere semplicemente il modello;<\/p>\n<p>&#8211; La seconda sfida \u00e8, direi, nel rapporto con la idea moderna di libert\u00e0, su cui abbiamo anche da imparare: non per essere liberali, n\u00e9 per confermarci antiliberali, ma per sapere diventare post-liberali. Si tratta di prendere sul serio le forme di vita che abbiamo elaborato nella tarda modernit\u00e0, senza pretendere di farci guidare dalla rozza polemica antimodernista, che \u00e8 ormai vecchia e svuotata, non funziona pi\u00f9 e spesso dice proprio il falso di ci\u00f2 che \u00e8. Mi dispiace, ma le molte cose polemiche che Antonio Livi ha scritto negli ultimi anni della sua produzione filosofica e teologica sono proprio il modo vecchio e sterile con cui la Chiesa dimostra di non capire nulla del mondo in cui abita. E tu pretenderesti di assumerle come modello?<\/p>\n<p>Sono sorpreso che tu voglia leggere il Concilio proprio con quegli strumenti che il Concilio stesso ci ha chiesto di &#8220;rivedere&#8221;. Metodologicamente, a me pare, qui la cosa proprio non funziona. E non aiuta per nulla a riconciliare gli animi, non tanto tra di loro, ma anzitutto con la realt\u00e0 stessa del Concilio. Ma questa \u00e8 una premessa maggiore del tutto inaggirabile. La Chiesa, con il Concilio Vaticano II, non \u00e8 caduta nel &#8220;grande Maelstroem&#8221;. Piuttosto \u00e8 uscita dal porto, nel quale si era rifugiata; ma l&#8217;acqua iniziava a ristagnare, e allora, con coraggio, ha saputo riprendere il mare aperto.\u00a0 Cosa che certo \u00e8 meno rilassante di una occhiuta critica del mondo moderno,\u00a0 ma implica una traduzione dei modi di pensare, di volere e di sentire che non \u00e8 gorgo, vortice o catastrofe, ma elaborazione, trasformazione, conversione e rinnovamento.<\/p>\n<p>Con tutto ci\u00f2 ti saluto cordialmente e spero che, nel discorso molto franco che ti ho rivolto &#8211; e che ci possiamo permettere proprio da amici &#8211; noi sappiamo onorare al meglio l&#8217;oggetto del nostro dialogo.<\/p>\n<p>Andrea<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un lungo testo, pubblicato oggi sul blog di S. Magister, Pietro de Marco ha presentato una &#8220;ermeneutica del Vaticano II&#8221; francamente inaccettabile. Ho letto con attenzione il suo testo e ora presento le mie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15799"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15799"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15806,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15799\/revisions\/15806"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}