{"id":15796,"date":"2020-08-09T18:53:16","date_gmt":"2020-08-09T16:53:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15796"},"modified":"2020-08-09T18:58:54","modified_gmt":"2020-08-09T16:58:54","slug":"il-battesimo-e-il-potere-in-dialogo-con-fulvio-ferrario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-battesimo-e-il-potere-in-dialogo-con-fulvio-ferrario\/","title":{"rendered":"Il battesimo e il potere: in dialogo con Fulvio Ferrario"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fontebapt.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15786\" alt=\"fontebapt\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fontebapt-225x300.jpg\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fontebapt-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/fontebapt.jpg 384w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/press.vatican.va\/content\/salastampa\/it\/bollettino\/pubblico\/2020\/08\/06\/0406\/00923.html\">&#8220;responsum&#8221; della CdF e la Nota dottrinale<\/a> che lo accompagna hanno suscitato la attenzione non solo di teologi cattolici, di cui ho parlato nel <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-formula-senza-forma-che-cosa-accade-quando-un-battesimo-e-soltanto-valido\/\">post di ieri<\/a>. Anche il teologo sistematico della Facolt\u00e0 Valdese di Roma, Fulvio Ferrario, ha scritto un breve commento che merita di essere considerato e discusso. Lo riporto cos\u00ec come lo leggo su FB.<\/p>\n<p><strong><em>La questione del potere <\/em><\/strong><em>(di Fulvio Ferrario)<\/em><\/p>\n<p><em>Se la fonte \u00e8 affidabile, alcuni battesimi celebrati nella chiesa cattolica sarebbero a rischio invalidit\u00e0, a motivo dell&#8217;uso del plurale, &#8220;Noi ti battezziamo&#8221;, al posto del singolare, &#8220;Io ti battezzo&#8221;, pronunciato dal sacerdote. Il tentativo di porre il ministro in relazione alla comunit\u00e0, mediante il &#8220;noi&#8221;, porrebbe in ombra, secondo l&#8217;obiezione magisteriale, il ruolo unico e insostituibile del sacerdote.<\/em><br \/>\n<em>Ci si pu\u00f2 chiedere se, in una fase di scristianizzazione galoppante e con chiese e societ\u00e0 squassate da questioni di vita o di morte, un tale problema sia pastoralmente davvero decisivo. Sarebbe, per\u00f2, una domanda superficiale. La questione del ministero, nel dibattito tra le chiese e nelle chiese, \u00e8 in realt\u00e0 la questione del potere: chi lo detiene e come lo difende. Dall&#8217;ordinazione di uomini e donne alla cosiddetta ospitalit\u00e0 eucaristica, i temi pi\u00f9 svariati sono da ricondurre alla domanda sul potere nelle chiesa o, pi\u00f9 precisamente, al tentativo di molti che lo detengono di non mollarne neppure un grammo. Il monopolio del sacramento \u00e8, si pu\u00f2 ben dire, &#8220;segno efficace&#8221; del monopolio del potere. Nella storia del cristianesimo, la Riforma protestante e le sue conseguenze costituiscono un tentativo (uso l&#8217;indeterminativo per prudenza, ma a dire il vero non ne conosco altri) di costituire un&#8217;alternativa a tale monopolio clericale. (F. Ferrario)<\/em><\/p>\n<p>Mi sembra che il commento metta in luce bene un elemento paradossale e veramente insidioso della Nota, che pu\u00f2 essere letta nei termini proposti da Ferrario anche quando, come credo, \u00e8 animata, almeno in parte, proprio dalla intenzione opposta. Siccome non \u00e8 un problema nuovo, ma si ripropone da almeno 500 anni, questo diverso modo di giudicare le medesime esperienze pu\u00f2 essere occasione di scontro o di crescita comune. Io scelgo questa seconda possibilit\u00e0 e provo a &#8220;rispondere&#8221;, cercando di lasciarmi provocare fino in fondo dalla critica del prof. Ferrario.<\/p>\n<p><em><strong>Avere il potere di perdere potere<\/strong><\/em><\/p>\n<p>A me pare che il testo della Nota, per quanto, come ho gi\u00e0 segnalato nei miei post precedenti (prima\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sulla-formula-del-battesimo-un-responsum-limpido-una-nota-dottrinale-preziosa-ma-parziale\/\">qui<\/a> e poi\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-formula-senza-forma-che-cosa-accade-quando-un-battesimo-e-soltanto-valido\/\">qui<\/a>), utilizzi argomenti non del tutto coerenti al loro interno, e che in qualche caso risultano obiettivamente deboli, abbia tuttavia l&#8217;intento principale di affermare, nella sostanza, non il &#8220;potere del prete&#8221;, ma il fatto che &#8220;il ministro del battesimo non ha autorit\u00e0 sulla forma del sacramento&#8221;. Qui bisogna evitare due assunti che vengono quasi spontanei: che il ministro del battesimo sia il prete &#8211; il che non \u00e8 necessario &#8211; e che, nell&#8217;esercitare il proprio ministero, il ministro affermi se stesso piuttosto che la autorit\u00e0 di Cristo e della Chiesa.\u00a0 Rispetto alla &#8220;formula&#8221; &#8211; con cui si identifica, in modo classico e forse estenuato, la continuit\u00e0 con il Signore &#8211; nessuno ha potere. So che questa affermazione pu\u00f2 essere usata in modo soltanto retorico e pu\u00f2 essere impiegata per &#8220;bloccare&#8221; la tradizione, ma la affermazione, di per s\u00e9, \u00e8 piuttosto sulla assenza di potere che non sulla sua affermazione.<\/p>\n<p>Certo, le dinamiche del potere non sono mai lineari e tanto meno limpide. Tenere per s\u00e9 tutto il potere \u00e8 la illusione di tutte le istituzioni, Chiesa compresa. Ma in questo caso, anche per il ricorso non banale ad alcune fonti preziose citate dalla Nota, mi sembra chiaro l&#8217;intento di &#8220;salvaguardare la tradizione nella sua libert\u00e0&#8221;. Visto che soggetto della celebrazione \u00e8 Cristo e la Chiesa &#8211; e questo viene ripetuto pi\u00f9 volte e con testi non equivocabili &#8211; il ruolo del &#8220;ministro&#8221; non \u00e8 &#8220;sostitutivo&#8221; o &#8220;supplettivo&#8221;. Effettivamente il &#8220;noi&#8221; \u00e8 davvero soggetto reale della azione liturgica. Come ci ricordano due testi fondamentali del CCC, citati dalla nota: n. 1140 \u00abTota communitas, corpus Christi suo Capiti unitum, celebrat\u00bb e n. 1141: \u00abCelebrans congregatio communitas est baptizatorum\u00bb, questo \u00e8 il contesto implicito del &#8220;noi&#8221; che diventa &#8220;io&#8221; nella formula. Io non vedo qui un &#8220;monopolio clericale del sacramento&#8221;, ma il tentativo &#8211; faticoso nel linguaggio e della argomentazione &#8211; di mantenere la differenza tra Cristo e Chiesa e tra Chiesa e Cristo. La funzione del ministro &#8211; che nel battesimo non \u00e8 detto sia un ministro ordinato &#8211; \u00e8 proprio questa non identificabilit\u00e0 tra Cristo e la Chiesa. Io chiamerei &#8220;pastorale&#8221; proprio questa preoccupazione di mantenere la differenza, anche se la Nota tende a dare invece di pastorale una connotazione soggettivistica che non \u00e8 per nulla originaria nel termine. Forse proprio questa &#8220;disattenzione&#8221; verso il vero significato del livello pastorale della questione impedisce alla Nota di collocare la questione della &#8220;formula&#8221; nel contesto vitale e vivace della &#8220;forma verbale&#8221; e della &#8220;forma rituale&#8221; che, agli occhi troppo classici del documento, tendono a diventare soltanto <em>quantit\u00e9 n\u00e9gligeable.\u00a0<\/em>Ma qui mi fermo, non senza aver riassunto tutto in una battuta, che corrisponda dialetticamente alle conclusioni di Ferrario. Sia pure in modo non lineare, e con tanti limiti, leggo nella Nota non anzitutto la ambizione di &#8220;mantenere il potere&#8221;, ma piuttosto quella di &#8220;perdere potere&#8221;.\u00a0 Forse anche\u00a0<em>sub contraria specie,<\/em> questo mi pare, salvo errore, l&#8217;intento portante del documento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;responsum&#8221; della CdF e la Nota dottrinale che lo accompagna hanno suscitato la attenzione non solo di teologi cattolici, di cui ho parlato nel post di ieri. 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