{"id":15791,"date":"2020-08-08T01:16:39","date_gmt":"2020-08-07T23:16:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15791"},"modified":"2020-08-08T09:47:28","modified_gmt":"2020-08-08T07:47:28","slug":"una-formula-senza-forma-che-cosa-accade-quando-un-battesimo-e-soltanto-valido","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-formula-senza-forma-che-cosa-accade-quando-un-battesimo-e-soltanto-valido\/","title":{"rendered":"Una formula senza forma: che cosa accade quando un battesimo \u00e8 soltanto valido?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/battistero-san-giovanni-in-fonte-verona.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15793\" alt=\"battistero-san-giovanni-in-fonte-verona\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/battistero-san-giovanni-in-fonte-verona-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/battistero-san-giovanni-in-fonte-verona-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/battistero-san-giovanni-in-fonte-verona.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Grande eco ha avuto, nella opinione ecclesiale, il breve testo del <em>responsum<\/em> della CDF e la Nota dottrinale che lo accompagna. Un buon segno \u00e8 stato anche il piccolo dibattito teologico che \u00e8 sorto intorno al documento, insieme alla eco delle reazioni pi\u00f9 generali e meno tecniche. E&#8217; emerso subito con chiarezza il senso immediato della decisione, le sue generalizzazioni talvolta indebite e in altri casi ingiustificate. Ma \u00e8 trapelato anche il senso di un disagio e di una certa &#8220;ristrettezza&#8221; di visione e di considerazione della realt\u00e0 ecclesiale e culturale. Voglio rimandare in particolare a due testi, che ho letto oggi, e che vengono da due autori importanti come <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/ricordiamolo-il-sacramento-scaturisce-da-ges-stesso?utm_medium=Social&amp;utm_source=Facebook&amp;fbclid=IwAR0MmNgaxl2GDCbYvRuaReHjbD7SrxPmbYiI2y2BVg-BGAS0yB-kHscRgtM#Echobox=1596788372\">P. Sequeri<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/notes\/paolo-gamberini\/unum-baptisma-multi-ritus\/10160308056262942\/\">P. Gamberini<\/a>. Si tratta di due noti teologi sistematici, che analizzano il documento con ottiche piuttosto diverse. Mentre il primo si colloca a suo agio nella prospettiva del documento, ampliandone in qualche modo la portata e chiarendone alcuni presupposti, il secondo mette in luce piuttosto i limiti dell&#8217;ottica che il documento proietta sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che tuttavia mi pare accomunare tanto il discorso di pieno consenso, quanto quello che muove rilievi critici \u00e8 un modo di identificare il sacramento e il suo significato che \u00e8, potremmo dire, il frutto del &#8220;canone tridentino&#8221;. Lo dico in modo del tutto obiettivo, come la constatazione di una &#8220;regola&#8221; del pensiero e della prassi, che si \u00e8 affermata con il Concilio di Trento e che \u00e8 arrivata sostanzialmente incontestata fino al Concilio Vaticano II.\u00a0 Per questo vorrei cercare di mostrare come \u00e8 concepito questo modo di &#8220;pensare\/agire&#8221; intorno ai sacramenti e quali conseguenze comporta anche sul nostro modo di giudicare un &#8220;responsum&#8221; sulla &#8220;formula del battesimo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il rituale romano del 1614 e la grande divisione<\/strong><\/p>\n<p>Voglio iniziare da un testo non molto citato, ma che &#8220;comanda&#8221; molte delle cose che oggi continuiamo a dire e a fare intorno ai sacramenti e in particolare circa il battesimo. Il &#8220;rituale romano&#8221; del 1614, frutto del Concilio di Trento, nelle prime pagine introduce una distinzione che \u00e8 diventata decisiva nei secoli successivi. Proprio all&#8217;inizio del testo dedicato al Battesimo, il Rituale recepisce e perpetua una distinzione fondamentale, che presenta con queste parole:<\/p>\n<p><em>&#8220;Per amministrare questo sacramento alcune cose sono di diritto divino assolutamente necessarie (come la forma, la materia e il ministro) mentre altre sono soltanto in funzione della solennit\u00e0, come i riti e le cerimonie&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Questa distinzione, di origine tomista, divide la realt\u00e0 del battesimo, e di tutti gli altri sacramenti, in due parti, che diventano quasi autonome: da un lato il &#8220;nucleo di contenuto necessario&#8221; e dall&#8217;altro &#8220;la articolazione rituale e cerimoniale&#8221;. La mentalit\u00e0 ecclesiale, il modo di celebrare, il modo di pensare e di fare il catechismo, la formazione dei preti, la forma dei battisteri, dei confessionali e delle chiese dipendono largamente da questa &#8220;grande divisione&#8221;. Persino la divisione delle competenze della Curia romana \u00e8 profondamente influenzata da questa <em>forma mentis<\/em>. Cos\u00ec la Congregazione per la Dottrina della fede si occupa delle &#8220;formule&#8221; delle &#8220;materie&#8221; e dei &#8220;ministri&#8221;, mentre i riti e le cerimonie hanno, appunto, la Congregazione del Culto come riferimento.<\/p>\n<p><strong>La scissione tra essenza e solennit\u00e0 e <em>Sacrosanctum Concilium<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La distinzione scolastica, che \u00e8 diventata &#8220;criterio&#8221; del Rituale del 1614, si \u00e8 trasformata per\u00f2, con il tempo, in una sorta di &#8220;scissione&#8221; della esperienza. Di questo si erano accorti i primi grandi &#8220;liturgisti&#8221; del XIX secolo: Rosmini in Italia e Gu\u00e9ranger in Francia avevano percepito questa frattura interna alla esperienza credente ed ecclesiale. Un secolo dopo, ai primi del XX secolo, R. Guardini ha considerato, come un profeta, questa frattura tra &#8220;forma&#8221; e &#8220;contenuto&#8221; come ci\u00f2 che il nuovo sapere liturgico doveva superare. E ha inaugurato la grande ricerca della teologia liturgica che pi\u00f9 tardi J. Ratzinger ha definito con una espressione di grande efficacia: &#8220;era cambiata la nozione di forma&#8221;. Se dovessimo tradurre questa icastica formulazione dovremmo dire che il significato teologico del sacramento non sta semplicemente nella unione di formula, materia e ministro. &#8220;Per ritus et preces&#8221; diventa una definizione del sacramento, non semplicemente una sua descrizione cerimoniale. Per dire &#8220;che cosa \u00e8 il sacramento&#8221; la triade formula\/materia\/ministro non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente.<\/p>\n<p><strong>Il Sacramento: tutto il verbale e tutto il non verbale<\/strong><\/p>\n<p>Questo sviluppo ha cambiato le categorie con cui oggi ragiona e celebra la Chiesa. Per questo il fatto di &#8220;isolare&#8221; la formula da tutto il contesto rituale diventa una operazione certo sempre possibile, anche opportuna nel momento in cui vi sono problemi, abusi o distorsioni, ma che appare inevitabilmente molto unilaterale quando si lasci ipotizzare che &#8220;la sola formula&#8221; sia in grado di reggere la esperienza che \u00e8 in gioco nel sacramento. Che &#8220;solo Cristo&#8221; sia mediato da &#8220;sola formula&#8221; \u00e8 una teoria piuttosto debole. Ma, lo voglio ripetere, questo \u00e8 diventato &#8220;istituzionale&#8221; nel momento in cui del medesimo sacramento una Congregazione si occupa solo dei &#8220;contenuti di fede&#8221; e un&#8217;altra &#8220;delle forme rituali&#8221;. Questa divisione delle competenze, che implica uno &#8220;sguardo selettivo&#8221; e una &#8220;indifferenza ex officio&#8221; resta indietro rispetto al dettato conciliare e alla esperienza che la Chiesa fa con la liturgia successiva alla riforma liturgica. Accanto alle &#8220;parole della formula&#8221; -nel battesimo come in ogni altro sacramento &#8211; ci sono tutte le altre parole (della scrittura proclamata, della preghiera comune, della omelia&#8230;) e ci sono tutti i linguaggi non verbali, di cui \u00e8 ricco ogni rituale sacramentale. Si consideri quanto \u00e8 diverso pensare la &#8220;formula&#8221; nella celebrazione di un battesimo che dure 15 minuti in un sabato pomeriggio, o nel cuore della Veglia pasquale, dopo un catecumenato di 3 anni. La indifferenza al contesto diventa qui il rischio di una forte incomprensione.<\/p>\n<p><strong>Tutte le parole precise e una sola goccia d&#8217;acqua<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei aggiungere, inoltre, una ulteriore considerazione. La custodia della &#8220;formula tradizionale&#8221; sar\u00e0 tanto pi\u00f9 facile nel momento in cui sapremo guardare al &#8220;fenomeno battesimo&#8221; in una maniera pi\u00f9 larga e pi\u00f9 articolata. Forse una certa &#8220;ostinazione&#8221; nel voler adattare la formula a nuove circostanze o sensibilit\u00e0 potrebbe dipendere proprio da questa nostra ottica distorta e comune. Ossia nel voler concentrare tutto ci\u00f2 che \u00e8 importante solo nelle parole della formula. Ma ci sono mille altre vie per dire la potenza di Dio, la sua misericordia, il dono di grazia di fronte al peccato dell&#8217;uomo e la riabilitazione di questo uomo quando \u00e8 toccato dalla grazia. Un esempio pu\u00f2 essere qui di grande aiuto. Se concentriamo tutte le energie nel &#8220;tener ferma la formula stabilita&#8221; &#8211; e in questo non vi \u00e8 nulla di male &#8211; il rischio \u00e8 che ci si curi soltanto della formula &#8220;esatta&#8221; e si diventi estremamente &#8220;sciatti&#8221; su tutto il resto. Mi colpisce sempre che accanto allo scandalo per la introduzione di &#8220;parole diverse&#8221;, non si avverta invece alcuno scandalo n\u00e9 per il tono con cui vengono proferite quelle parole, n\u00e9 per la inconsistenza degli altri &#8220;elementi&#8221;. Perch\u00e9 mai, in un battesimo, la formula deve essere sempre garantita, mentre l&#8217;acqua pu\u00f2 essere ridotta ad una sola goccia? La &#8220;grande divisione&#8221; ci ha portati ad avere orecchi attenti solo per le &#8220;parole formali&#8221;, ma la musica di quelle parole e la quantit\u00e0 di acqua, il profumo del crisma, la qualit\u00e0 dei silenzi o la pertinenza dei canti o dei movimenti non suscita in noi, almeno mediamente, alcuna reazione cosciente!<\/p>\n<p>Dietro a tutto questo sta un dispositivo teorico, che ho chiamato la grande divisione, che \u00e8 di lunga data, ma che oggi non funziona pi\u00f9. Se si resta al suo interno, si dicono cose sacrosante, del tutto fondate, che per\u00f2 diventano unilaterali nella misura in cui non si lasciano pensare in una sintesi nuova, nella quale la quantit\u00e0 dell&#8217;acqua del fonte battesimale presso il quale pronuncio la &#8220;formula&#8221; non \u00e8 semplicemente un &#8220;orpello cerimoniale&#8221; sostituibile con un dito d&#8217;acqua in una bacinella di plastica. Cos\u00ec non \u00e8 detto che l&#8217;ansia di &#8220;trasformare la formula&#8221; non possa essere a sua volta l&#8217;effetto di questa divisione della esperienza, che grida per essere letta diversamente. Ed \u00e8 vero che uno solo \u00e8 il battesimo e molti sono i riti, ma \u00e8 anche vero che al battesimo si accede sempre per via rituale. Il &#8220;contenuto&#8221; del battesimo, se viene sciolto dalla mediazione verbale e non verbale che lo accompagna, risulta ridotto e quasi addomesticato.<\/p>\n<p>Questo nodo teorico, che condiziona tanto la prassi, mi pare che meriti una rinnovata attenzione. E forse proprio cos\u00ec quella giusta istanza, che la <em>Nota dottrinale al responsum<\/em> vuole motivare &#8211; ossia voler sottrarre il battesimo alle manipolazioni che la tradizione vorrebbe di volta in volta imporgli &#8211; potrebbe trovare il suo campo pi\u00f9 vasto di efficacia. Puntando non soltanto sulla &#8220;formula&#8221;, ma sulla intera <em>forma verbale<\/em> (tutte le parole) e <em>forma rituale<\/em>\u00a0(tutti i linguaggi) del battesimo. Poich\u00e9 il Signore non si \u00e8 mediato solo in parole, ma anche in azioni, la percezione di dover recuperare questa unit\u00e0 originaria di detti e fatti, di parola e sacramento, di verbale e non verbale, pu\u00f2 essere riconosciuta come un compito che la teologia pu\u00f2 fare oggetto di studio e di elaborazione, al servizio della crescita comune. Perch\u00e9 possiamo continuare a fare la domanda classica: &#8220;quando un battesimo \u00e8 valido?&#8221; Ma possiamo porre a noi stessi un domanda nuova, che cambia il senso anche della domanda classica: &#8220;che cosa accade quando un battesimo \u00e8 soltanto valido?&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grande eco ha avuto, nella opinione ecclesiale, il breve testo del responsum della CDF e la Nota dottrinale che lo accompagna. 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