{"id":15724,"date":"2020-07-25T10:39:17","date_gmt":"2020-07-25T08:39:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15724"},"modified":"2020-07-25T10:39:17","modified_gmt":"2020-07-25T08:39:17","slug":"incarnazione-e-pandemia-di-marcello-la-matina-e-andrea-ponso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/incarnazione-e-pandemia-di-marcello-la-matina-e-andrea-ponso\/","title":{"rendered":"Incarnazione e pandemia (di Marcello La Matina e Andrea Ponso)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15484\" alt=\"leereecclesia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>La pandemia ha sollevato anche un dibattito filosofico non trascurabile. Ospito volentieri il dialogo tra due filosofi (Marcello La Matina e Andrea Ponso) che riflettono sulla relazione tra &#8220;incarnazione&#8221; e &#8220;pandemia&#8221;. Pu\u00f2 essere utile per restare vigili sulla &#8220;temporaneit\u00e0&#8221; di quelle forme del &#8220;distanziamento&#8221; che rischiano di accreditarsi come stabile acquisizione, culturale ed ecclesiale. Senza demonizzarle, ma senza assolutizzarle. Per prendere la giusta distanza dal distanziamento come garanzia. E continuare una pacata discussione sulla questione.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caro Andrea,<br \/>\nvoglio fermare un sentimento, uno dei pochi che mi visitano ora con una<br \/>\ncerta premura. E\u2019 il sentimento di una svolta o rivolta. Voglio fermarlo in<br \/>\npoche parole perch\u00e9 ci riflettiamo insieme, tu e io e forse altri amici. Non<br \/>\nmolti, in verit\u00e0. Ho come la sensazione che problemi come quello che sto<br \/>\nper esporre non affettino tante persone&#8230;<br \/>\nEcco la questione.<br \/>\nRipenso in queste settimane, in questi mesi, al tema della carne, al suo<br \/>\ndestino e alla promessa che ad essa \u00e8 stata fatta, come conseguenza di un<br \/>\ninaudito gesto divino: l\u2019Incarnazione. Mi cerco nella prospettiva di questa<br \/>\ncarne oggi, nella incerta vicenda di morbi e pesti e distanze sociali e tutto<br \/>\nil corredo di dispositivi immunitari (vaccini in testa). Ripenso di<br \/>\nconseguenza a quel pervertimento del Cristianesimo che Ivan Illich<br \/>\ndescrisse per almeno un ventennio nei suoi libri e nelle sue interviste e<br \/>\nconferenze.<br \/>\nUna societ\u00e0 che si legge attraverso i suoi sistemi &#8212; una societ\u00e0 che ha<br \/>\nrimpiazzato gli \u201cstrumenti\u201d (gli \u1f44\u03c1\u03b3\u03b1\u03bd\u03b1) con i sistemi &#8212; \u00e8 una societ\u00e0 che<br \/>\nnon ha un fuori, che \u00e8 costretta in quella che una filosofa ha recentemente<br \/>\nchiamato una \u00abimmanenza satura\u00bb. Ebbene, questa societ\u00e0 dei sistemi,<br \/>\ndella rete, del ragionamento induttivo eletto a nuovo reale (vedi Agamben<br \/>\nsu Ettore Majorana), questa societ\u00e0 \u00e8 oggi apparentemente costretta ad<br \/>\naccettare come ripiego quel distanziamento che solo un anno fa perseguiva<br \/>\ncome modello di sviluppo: lo smart working, la comunicazione digitale nel<br \/>\nlavoro, nel commercio, persino nella malattia e nella gestione delle<br \/>\nrelazioni, sono tutte cose che entrano in questo regime di calcolo, di<br \/>\n\u201cforecasting\u201d.<br \/>\nUna societ\u00e0 che trova nella morbilit\u00e0 terribile di un virus pandemico la<br \/>\nforza per essere quel che desiderava essere &#8211; salvo lamentarsene in<br \/>\npubblico &#8211; \u00e8, a guardar bene, paradossale. Dal 1984, anno dell\u2019invenzione<br \/>\ndel Pc, il mondo si ripete che il futuro \u00e8 digitale, il futuro \u00e8 nella distalit\u00e0<br \/>\n(distality \u00e8 il termine di Illich); poi, un quarantennio dopo, salta fuori un<br \/>\nvirus che convince anche i contrari che la distalit\u00e0 \u00e8 necessaria; anzi, che \u00e8<br \/>\nutile e risparmiosa; anzi, che \u00e8 virtuosa.<br \/>\nE noi l\u00ec ad obliterare la nostra natura di \u201cviventi capaci di citt\u00e0\u201d,<br \/>\nrinunciando alla nostra piazza, alla vita comune (\u201ccomune\u201d \u00e8 ci\u00f2 che si<br \/>\nlorda nel contatto, ci\u00f2 che trattiene qualcosa del qualcuno che abbiamo<br \/>\nincontrato); eccoci anche a rimodulare perfino i nostri culti, i riti, le<br \/>\nmillenarie forme di vita sulle quali abbiamo costruito le speranze e le<br \/>\nlibert\u00e0.<br \/>\nChe ne sar\u00e0 della conspiratio, dello scambio dello spirito fra credenti? che<br \/>\ncosa avverr\u00e0 della nostra ansia di incontro? Ma, soprattutto, cosa accadr\u00e0<br \/>\nal cuore del messaggio di Cristo: il Buon Samaritano, oggi, \u00e8 ancora un<br \/>\nmodello di Rachamim, di eusplanchn\u00eca, di misericordia?<br \/>\nSi dir\u00e0: \u201cma questo distanziamento \u00e8 solo temporaneo\u201d. E certo, tutti ci<br \/>\nauguriamo che il morbo ci lasci, che si possa tornare a vivere senza che il<br \/>\npensiero immunitario sia il pi\u00f9 lesto a insinuarsi nelle nostre menti non<br \/>\nappena l\u2019altro si affacci..<br \/>\nMa qualcosa mi dice che questo temporaneo distanziamento sia, come<br \/>\ndicevo, l\u2019apparente contingenza che cela la sostanziale necessit\u00e0. Noi, mi<br \/>\nripeto, marciavamo spediti verso questa disincarnazione; poi, un virus ci<br \/>\ncostringe ad abbracciarla a lungo e come mai si era veduto prima&#8230; in tutto<br \/>\nil mondo.<br \/>\nAdesso, le speranze di molti sono riposte in un sistema di individuazione e<br \/>\ncontrollo dei focolai, in un sistema di controllo quasi poliziesco, in un<br \/>\nsistema di dispositivi capaci di schedare, misurare, controllare, monitorare.<br \/>\nUn Samaritano, oggi? E, se non nel possibile Samaritano, dove mai<br \/>\nravvisare quel Ges\u00f9 che sulla indefinibilit\u00e0 del prossimo (del \u03c0\u03bb\u03b7\u03c3\u1f30\u03bf\u03bd) ha<br \/>\ninvestito la Sua divina credibilit\u00e0 e la Sua vita? (M. La Matina)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caro Marcello,<br \/>\ni punti che tocchi sono letteralmente scottanti: bruciano, e speriamo<br \/>\ncontinuino a bruciare e non vengano spenti, appunto, dalle strategie anestetiche<br \/>\ne immunitarie. Altrimenti, veramente, l&#8217;incidenza del e nel corpo<br \/>\ndi tali problematiche prender\u00e0 la via di un silenzio sottocutaneo che, con il<br \/>\ntempo &#8211; ma lo vediamo gi\u00e0 ora &#8211; non potr\u00e0 che scatenare sintomi negativi<br \/>\ne davvero psicosomatici. E questo, in fondo, ci dice che il corpo \u00e8 sempre<br \/>\nl\u00ec, che non smette di manifestarsi e di bussare e di sconvolgere la pacifica<br \/>\nsua dimenticanza.<br \/>\nSono anch&#8217;io convinto della non temporaneit\u00e0 di questa piega, e sono<br \/>\nanche convinto che la grande fatica del cristiano, da sempre, sia proprio<br \/>\nquella di accettare l&#8217;incarnazione di un Dio che non \u00e8 pi\u00f9, appunto,<br \/>\nimmunitariamente chiuso in se stesso come un soggetto presupposto<br \/>\nsapere, direbbe Lacan, ma che si dona come &#8220;castrazione&#8221;, come rinuncia<br \/>\nkenotica in favore dell&#8217;altro. Ma se l&#8217;altro non intraprende, pur tra le grandi<br \/>\ndifficolt\u00e0 che tutto questo comporta, la stessa via, non pu\u00f2 esserci davvero<br \/>\nincontro, non pu\u00f2 esserci quindi nemmeno grazia.<br \/>\nLa grazia, io credo, apre e ferisce i corpi, li ferisce e li fiorisce &#8211; ma questi<br \/>\ncorpi devono aprirsi, devono lasciarsi ferire principalmente in quanto<br \/>\ncorpi, al di l\u00e0 del sapere che \u00e8 sempre difensivo: la follia della Croce di cui<br \/>\nci parla Paolo non \u00e8 solamente un controsenso logico, \u00e8 un evento<br \/>\nsomatico che viene prima di ogni riflessione e pensiero, per questo \u00e8 follia;<br \/>\nse la vediamo solo dal punto di vista del sapere, \u00e8 una semplice<br \/>\ncontraddizione logica o morale, e non basta, perch\u00e9 non ci anticipa e non<br \/>\nci sorprende nella carne. In questo senso mi pare di intendere il termine<br \/>\nlacaniano di castrazione.<br \/>\nAllora, la figura del Samaritano che chiami in causa \u00e8 davvero centrale,<br \/>\ninsieme a quella dell&#8217;indefinibilit\u00e0 del prossimo che il Signore ci ha<br \/>\nmostrato e ha vissuto. E sono queste due cose che oggi assumono<br \/>\ncaratteristiche inquietanti.<br \/>\nIl samaritano evangelico non si interessa dei &#8220;dati&#8221; di chi soccorre, non lo<br \/>\ninserisce nelle statistiche e non gli impone nulla &#8211; non sappiamo<br \/>\nnemmeno il suo nome! Ma si interessa e tocca, e salva e cura la carne<br \/>\nmalata e potenzialmente &#8220;contagiosa&#8221;, quella nuda vita viene accolta<br \/>\nperch\u00e9 tocca la nuda vita del samaritano, e solo in questo modo pu\u00f2 essere<br \/>\nreinserita in qualcosa che non sia pi\u00f9 nuda vita: se la nuda vita \u00e8 l&#8217;oggetto<br \/>\ndella presa e della gestione del potere \u00e8 perch\u00e9 quest&#8217;ultimo non si presenta<br \/>\nmai esso stesso come nuda vita ma come &#8220;sistema&#8221; e sovranit\u00e0; mentre il<br \/>\nsamaritano evangelico si espone come nuda vita, salta ogni strategia<br \/>\nimmunitaria, ogni forma di controllo e di screening: \u00e8 il corpo in primo<br \/>\npiano, ed \u00e8 per\u00f2 quella singolarit\u00e0 appunto inassumibile e indefinibile che<br \/>\npu\u00f2 essere toccata e condivisa; non sappiamo nemmeno il nome del<br \/>\nsamaritano, se ci pensi: come si incontrassero due singolarit\u00e0 incarnate che<br \/>\nnemmeno hanno bisogno delle coordinate identitarie, intendo da carta<br \/>\nd&#8217;identit\u00e0; l&#8217;unica cosa che ci serve sapere \u00e8 che entrambi sono in qualche<br \/>\nmodo messi fuori dalla comunit\u00e0, sono intoccabili nel senso peggiore del<br \/>\ntermine: sono, appunto, in uno stato di eccezione e di nuda vita, uno in<br \/>\nquanto moribondo, l&#8217;altro in quanto samaritano. Forse, quindi, c&#8217;\u00e8 un<br \/>\npossibile nell&#8217;incontro e nella relazione di due vite ridotte a pura biologia,<br \/>\nun possibile che non ritroviamo oggi nemmeno nella medicina, ma che non<br \/>\nsmette di essere proposto dal vangelo.<br \/>\nOggi, invece, i samaritani sono legione! E sanno o vogliono sapere tutto di<br \/>\nnoi: un sapere e un potere gestionale, appunto, come dicevo prima, che ci<br \/>\nmette a distanza proprio nel momento in cui le viscere di misericordia<br \/>\ndovrebbero aprirsi e accogliere. La misericordia come smart working \u00e8<br \/>\nqualcosa di tremendo, diabolico, nell&#8217;etimo.<br \/>\nIo non ho risposte, ma questo bruciare delle domande mi fa sentire che non<br \/>\nsono ancora del tutto an-estetizzato, che questo buio mi interroga<br \/>\nansiosamente come interroga te &#8211; che la nuda vita che in noi si dibatte non<br \/>\n\u00e8 solamente prodotta dalla presa della violenza del potere. \u00c8 gi\u00e0 una<br \/>\ngrazia, e io la sento nel corpo, somaticamente &#8230; non \u00e8 bello, non \u00e8 facile,<br \/>\nproduce ansia e dolore, rabbia, molta rabbia.<br \/>\nMa la rabbia pu\u00f2 essere buona, ci dicono i padri, se \u00e8 orientata contro il<br \/>\ndia-bolico che viviamo e se non ci travolge impedendoci una speranza che<br \/>\nnon vediamo ma che, forse, gi\u00e0 ci sta tenendo svegli come le vergini della<br \/>\nparabola: il fuoco delle lampade \u00e8 nei nostri corpi sofferenti, nell&#8217;angoscia<br \/>\ne nella paura per questa situazione, \u00e8 psicosomatico e dioratico &#8211; \u00e8 nel<br \/>\nmiracolo terribile e grandioso dell&#8217;incarnazione come processo in divenire<br \/>\ne non come dogma accettato intellettualmente. Abbiamo ancora un corpo<br \/>\nin fiamme e attendiamo che la fiamma si faccia pentecoste. (A. Ponso)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pandemia ha sollevato anche un dibattito filosofico non trascurabile. Ospito volentieri il dialogo tra due filosofi (Marcello La Matina e Andrea Ponso) che riflettono sulla relazione tra &#8220;incarnazione&#8221; e &#8220;pandemia&#8221;. 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