{"id":15719,"date":"2020-07-22T12:04:05","date_gmt":"2020-07-22T10:04:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15719"},"modified":"2020-07-23T06:55:25","modified_gmt":"2020-07-23T04:55:25","slug":"una-teologia-senza-gambe-e-un-diritto-senza-testa-i-problemi-di-fondo-della-istruzione-sulla-conversione-pastorale-della-comunita-parrocchiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-teologia-senza-gambe-e-un-diritto-senza-testa-i-problemi-di-fondo-della-istruzione-sulla-conversione-pastorale-della-comunita-parrocchiale\/","title":{"rendered":"Una teologia senza gambe e un diritto senza testa. I problemi di fondo della \u201cIstruzione\u201d sulla conversione pastorale della comunit\u00e0 parrocchiale"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/clerus-imago.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15720\" alt=\"clerus-imago\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/clerus-imago.jpg\" width=\"213\" height=\"185\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 stato pubblicato un nuovo testo della Congregazione del clero \u2013 <i><a href=\"http:\/\/www.clerus.va\/content\/dam\/clerus\/Dox\/Istruzione2020\/Istruzione_IT.pdf\">Istruzione sulla conversione pastorale della comunit\u00e0 parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa <\/a>\u2013<\/i> che si presenta rigorosamente diviso in due parti: dal paragrafo I al paragrafo VI presenta una \u201cecclesiologia della parrocchia\u201d e la sfida della conversione pastorale con una certa libert\u00e0, attingendo a piene mani ai testi del Concilio e di papa Francesco. Dal numero VII al n. XI, invece, il testo entra nella articolazione giuridica della organizzazione territoriale delle comunit\u00e0, cambiando sia l\u2019uso delle fonti, sia il respiro del discorso, come \u00e8 evidente guardando semplicemente l&#8217;apparato delle note.<\/p>\n<p>Nella prima parte si leggono anche testi forti, largamente tratti dalla profezia di questo pontificato: libert\u00e0, audacia, uscita da s\u00e9, inquietudine, collaborazione, nuove possibilit\u00e0 da scoprire, il coraggio di osare. Il tema \u00e8 decisivo e centrale nel pontificato di Francesco, fin da <i>Evangelii Gaudium.<\/i><\/p>\n<p>Nella seconda parte, invece, le fonti normative, assunte quasi come una diversa e pi\u00f9 alta autorit\u00e0, bloccano ogni possibilit\u00e0 di movimento, abbassano ogni pretesa, riducono ogni possibile all\u2019esistente, se non per dettagli poco rilevanti (le offerte delle messe o il ruolo marginale di laici con ruolo di presidenza).<\/p>\n<p>Per una lettura complessiva e analitica del testo rimando ad <a href=\"https:\/\/theoremi.blogspot.com\/2020\/07\/dal-concorso-parroco-alla-missione.html\">un bel post di Umberto Rosario Del Giudice<\/a>, pubblicato ieri, a caldo, nel quale si offre un quadro complessivo del documento e alcune valutazioni generali molto appropriate. Io vorrei soltanto soffermarmi su alcuni aspetti problematici, che hanno un valore esemplare e permettono una visione complessiva di ci\u00f2 che la Chiesa sta vivendo negli ultimi decenni.<\/p>\n<p><i><b>Un \u201cgenus abruptum\u201d del magistero?<\/b><\/i><\/p>\n<p>Dopo <i>Veritatis Gaudium<\/i>, e <i>Querida Amazonia<\/i> \u2013 documenti di altro livello e di pi\u00f9 complessa elaborazione \u2013 questo \u00e8 il <i>terzo documento<\/i> nel quale si manifesta una \u201cinterna discrasia\u201d, che di fatto ne paralizza la efficacia. In quei casi si trattava o di un \u201cproemio\u201d cui seguiva una normativa dissonante (VG), o di \u201cconclusioni\u201d che entravano in tensione con i \u201csogni\u201d di 4\/5 del testo precedente (QA). Un singolo documento pu\u00f2 sopportare solo fino ad un certo margine di incoerenza: quando lo supera, diventa non solo inefficace, ma introduce problemi nuovi, oltre a quelli che gi\u00e0 ci sono. E\u2019 evidente che questo fenomeno ha le sue ragioni, non dipende solo dalla \u201ccattiva volont\u00e0\u201d o dalla \u201cincapacit\u00e0\u201d di chi stende i documenti. E\u2019 il frutto di una \u201ccompetenza universale\u201d che deve tenere conto di moltissimi fattori, tra loro assai diversi, e che nella \u201ccomposizione sintetica\u201d tendono ad entrare in conflitto. Anche questa Istruzione, che non parla n\u00e9 solo alla Italia, n\u00e9 solo alla Europa, ma ai 5 continenti, deve tener conto di \u201cforme\u201d di comunit\u00e0 parrocchiali tra loro assai diverse. Ma se il compromesso \u00e8 troppo spinto, sar\u00e0 inevitabile che delle 20 pagine del testo si parli sono a proposito delle \u201cpoche vere novit\u00e0\u201d: le offerte per la messa, la presidenza del tutto eccezionale dei laici per alcuni sacramenti ecc. ecc.<\/p>\n<p><i><b>Una operativit\u00e0 senza uscite?<\/b><\/i><\/p>\n<p>In una Istruzione, per\u00f2, questa \u201cdiscrasia\u201d \u00e8 un difetto pi\u00f9 grave, poich\u00e9 il documento non \u00e8 una Costituzione Apostolica o una Esortazione Apostolica, ma una Istruzione di Congregazione, dunque un documento espressamente <i>operativo.<\/i> Se esso presenta, al suo interno, una tensione cos\u00ec forte tra \u201criforma strutturale\u201d e \u201ceterno ritorno del medesimo\u201d, tra una parrocchia che deve \u201cuscire da s\u00e9\u201d e una parrocchia che si \u201cchiude nelle sue evidenze tridentine\u201d, il problema passa dal livello occasionale a livello strutturale. Non \u00e8 pi\u00f9 il problema di qualcuno, ma diventa una questione per tutta la Chiesa. E con questa sua figura contraddittoria indica una questione strutturale di cui dobbiamo farci carico con tutta la lungimiranza e la decisione, con tutta l\u2019audacia e la pazienza necessaria.<\/p>\n<p><i><b>La difficile relazione tra teologia e diritto<\/b><\/i><\/p>\n<p>Il problema di fondo, che emerge bene dal tenore e dalla articolazione di questa Istruzione, riguarda la relazione tra \u201cproposizioni teologiche\u201d e \u201cdisposizioni normative\u201d. La coerenza assicurata dal sistema medievale e poi tridentino, in un mondo molto meno complicato del nostro, \u00e8 diventata altamente problematica a partire dalla \u201criformulazione teologica\u201d del Concilio Vaticano II. Nel disegno originario di Giovanni XXIII, la riforma del Codice era un passaggio percepito giustamente come inaggirabile. E\u2019 arrivata 20 anni dopo il Concilio e ne ha recepito solo parzialmente la novit\u00e0. Pertanto oggi abbiamo una teologia del ministero, del matrimonio, della Chiesa e della missione pi\u00f9 dinamica, e una normativa molto pi\u00f9 statica, tuziorista, diffidente, autoreferenziale. Due grandi studiosi, con posizioni anche assai differenziate, concordano su questo dato: una grande teologia che non sa tradursi in norme e una normativa priva di respiro teologico sono ora davanti a noi in modo plastico. Come hanno bene sottolineato in due libri recenti Severino Dianich (<em>Diritto e Teologia<\/em><i>\u00a0&#8211; EDB<\/i>) e Carlo Fantappi\u00e9 (<i>Ecclesiologia e canonistica &#8211;\u00a0<\/i>Marcianum Press), dalle loro analisi emerge in piena luce un vizio della stagione postconciliare, che va ben al di l\u00e0 del singolo documento e riguarda il modo di \u201cattivare istituzionalmente la teologia\u201d e di dare \u201corizzonte teologico al diritto\u201d. Il diritto come \u201cmera tecnica\u201d, aiutato dalla sua struttura di Codice tendenzialmente autosufficiente, costituisce una tentazione profonda della Chiesa post-conciliare, che pu\u00f2 immunizzarsi da ogni \u201cuscita\u201d limitandosi ad \u201capplicare il codice\u201d. Non \u00e8 un caso che tutte le riforme che papa Francesco ha potuto promuovere finora o sono \u201criforme di canoni\u201d (come <i>Magnum Principium<\/i>) o sono \u201cpretergiuridiche\u201d (come la rilettura del \u201cforo interno\u201d promossa da <i>A<\/i><i>moris laetitia<\/i>).<\/p>\n<p><i><b>Un limite istituzionale<\/b><\/i><\/p>\n<p>Il limite \u00e8 strutturale. Per come \u00e8 configurata, per i procedimenti interni di elaborazione dei documenti, oggi la Congregazione del Clero (insieme a tutte le altre Congregazioni) pu\u00f2 elaborare questo genere di testi: potranno eventualmente assumere il linguaggio di un Concilio o di un papa, ma le questioni di autorit\u00e0 dipenderanno sempre dalla vecchia logica della identificazione della Chiesa con la gerarchia, che non si lascia illuminare da altro che da se stessa: \u00e8 un presupposto del sistema giuridico che \u201cfa teologia\u201d in modo implicito, ma efficacissimo. Il <i>lessico<\/i> potr\u00e0 essere anche quello delle Costituzioni conciliari o del Francesco pi\u00f9 profetico, ma il <i>canone<\/i> rester\u00e0 quello tridentino. Senza una riforma della Congregazione, dei suoi procedimenti e delle sue strutture, i frutti saranno sempre ad immagine di questo albero.<\/p>\n<p>Si consideri, ad es., il fatto che l\u2019Istruzione di cui si sta parlando riguarda la \u201cconversione pastorale della comunit\u00e0 parrocchiale\u201d, ma la competenza del Dicastero \u00e8 sui \u201cchierici\u201d. Nessuno pu\u00f2 negare la relazione tra chierici e parrocchia, ma la tentazione di ridurre la comunit\u00e0 al suo capo \u00e8, per cos\u00ec dire, nell\u2019organigramma stesso che istituisce la questione. E\u2019 un \u201climite strutturale\u201d della organizzazione del lavoro che non possiamo considerare meramente contingente e che va esplicitamente posto come questione.<\/p>\n<p>R<i><b>iforma della curia come \u201ccondizione di intelligenza del reale\u201d<\/b><\/i><\/p>\n<p>Quello che Rosmini denunciava gi\u00e0 nel 1832 come una \u201cpiaga\u201d &#8211; la divisione tra clero e laici &#8211; potr\u00e0 forse essere la risorsa per attuare la conversione pastorale con il bilancino da farmacista? E addirittura, per rendere pi\u00f9 facile il lavoro, possiamo forse pretendere di \u201cimporre un lessico vincolante\u201d che nasconda i problemi gi\u00e0 sul piano del linguaggio? La difficolt\u00e0 nel percepire il \u201ccambiamento d\u2019epoca\u201d si vede bene in questa caduta \u201cpaternalistica\u201d, con cui ci si arroga il diritto di spiegare a tutti come devono parlare, quando fanno esperienza di autorit\u00e0 nella Chiesa. Una cattiva teologia genera una normativa distorta. E una forma istituzionale si legittima con una dogmatica giuridica vecchia di 100 anni. Questo scivolone comunicativo rivela la autoreferenzialit\u00e0 del sistema, che pu\u00f2 concedersi anche di parlare linguaggi pi\u00f9 freschi e spigliati sulla comunione, sulla corresponsabilit\u00e0, sulla invenzione di nuovi stili, sulla audacia della apertura a nuove situazioni, ma appena decreta sulla autorit\u00e0, non ha pi\u00f9 \u201csegni dei tempi\u201d da imparare o \u201cforme di vita\u201d da considerare. Il documento, proprio con la sua interna discrasia, ci consegna un compito comune da assumere con coraggio: la riforma delle procedure teologiche e delle categorie giuridiche. La teologia deve saper essere \u201cprocedurale\u201d e non solo astratta, mentre il diritto deve assumere la profezia come compito, non come pericolo. In tutto questo dobbiamo fare come fecero gli antichi: restare fedeli alla tradizione traducendola in forme nuove. Cos\u00ec fecero i medievali nel nuovo mondo comunale. Cos\u00ec fecero i padri tridentini all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna. Ora dobbiamo farlo noi, nelle contingenze nuove, spaventose e promettenti, del nostro tempo. Il cambiamento non solo non deve spaventarci, ma ci \u00e8 richiesto: <i>Sic transit gloria mundi,<\/i> s<i>ic transit figura Congregationis<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; E\u2019 stato pubblicato un nuovo testo della Congregazione del clero \u2013 Istruzione sulla conversione pastorale della comunit\u00e0 parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa \u2013 che si presenta rigorosamente diviso in due&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15719"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15719"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15723,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15719\/revisions\/15723"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}