{"id":15713,"date":"2020-07-22T09:02:19","date_gmt":"2020-07-22T07:02:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15713"},"modified":"2020-07-22T09:02:19","modified_gmt":"2020-07-22T07:02:19","slug":"un-mare-di-dolore-per-santa-sofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-mare-di-dolore-per-santa-sofia\/","title":{"rendered":"Un mare \u2026 di dolore per Santa Sofia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Pochi giorni fa, domenica 12 luglio dopo l\u2019<i>angelus<\/i> papa Francesco, ricordata la ricorrenza della Giornata internazionale del mare, ha aggiunto: \u201cE il mare mi porta un po\u2019 lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono addolorato\u201d. D\u2019impeto, con questo suo dolore io mi sono sentita profondamente solidale, dapprima aldil\u00e0 delle ragioni che ne possono dettagliare senso e contenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c9 un grido, un invito lanciato a non lasciarsi prendere dall\u2019indifferenza, a non accettare come ovvia la manipolazione di un grande segno di religiosit\u00e0 di due confessioni, quella cristiana e quella mussulmana, per ragioni politiche, secondo una interpretazione che lo riduce a strumento di conflitti. \u00c9 l\u2019invito a non subire il venir meno di una speranza. Non ho potuto fare a meno di riandare al documento firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in occasione del viaggio apostolico del primo negli Emirati arabi uniti, dal 3 al 5 febbraio 2019. Vi ho colto una commovente perorazione a ritrovare le coordinate della fratellanza umana, come condizione per la pace e la convivenza comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-e-imam.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15717\" alt=\"papa e imam\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/papa-e-imam-300x196.gif\" width=\"300\" height=\"196\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il documento \u00e8 semplicissimo e solenne: il papa e l\u2019imam parlano in nome di Dio, di tutti gli uomini e dei popoli che soffrono, in nome della fratellanza, della libert\u00e0, della giustizia e della misericordia, in un\u2019incalzante sequenza che si conclude nella segnalazione della strada da intraprendere e di cui essi si propongono come primi testimoni affermando:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<i>In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali \u2026 In nome dell\u2019innocente anima umana \u2026 In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati \u2026 In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati \u2026 In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza \u2026 In nome della fratellanza umana \u2026 In nome della libert\u00e0\u2026 In nome della giustizia e della misericordia\u2026 In nome di tutte le persone di buona volont\u00e0\u2026 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif \u2013 con i musulmani d\u2019Oriente e d\u2019Occidente \u2013, insieme alla Chiesa Cattolica \u2013 con i cattolici d\u2019Oriente e d\u2019Occidente \u2013, <b>dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio<\/b><\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>\u00a0<\/b>Autorevoli testimoni di fede e voce di popoli, che della propria fede vivono come bene prezioso, essi riconoscono nel pluralismo e nella diversit\u00e0 delle religioni, fondamento di tutte le positive differenze umane, la Sapienza divina: \u201c<i>Il primo e pi\u00f9 importante obiettivo delle religioni \u00e8 quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa \u2026 le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilit\u00e0, estremismo, n\u00e9 invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. \u2026 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>\u2026 Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all\u2019odio, alla violenza, all\u2019estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione. \u2026 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>\u2026 <b>Il pluralismo e le diversit\u00e0 di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua<\/b> sono una sapiente volont\u00e0 divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa <b>Sapienza divina<\/b> \u00e8 l\u2019origine da cui deriva il diritto alla libert\u00e0 di credo e alla libert\u00e0 di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civilt\u00e0 che gli altri non accettano. \u2026 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>La protezione dei luoghi di culto \u2013 templi, chiese e moschee \u2013 \u00e8 un dovere garantito dalle religioni, dai valori umani, dalle leggi e dalle convenzioni internazionali. Ogni tentativo di attaccare i luoghi di culto o di minacciarli attraverso attentati o esplosioni o demolizioni \u00e8 una deviazione dagli insegnamenti delle religioni, nonch\u00e9 una chiara violazione del diritto internazionale<\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Sapienza divina e riconoscimento di una fratellanza che ha la propria chiave di volta in una convivenza o cittadinanza fondata su solidariet\u00e0, condivisione, costruzione comune di civilt\u00e0, di<i> urbs<\/i> e di <i>civitas<\/i>, sono possibili \u2013 scrivono \u2013 solo nell\u2019emergere di un perdono, non solo tra persone ma anche tra culture: \u201c<i>Il concetto di <b>cittadinanza <\/b>si basa sull\u2019eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. \u2026 <b>Perdono<\/b> che non \u00e8 solo tra persone, ma anche tra culture e, per questo, apre al dialogo: un tema che varrebbe la pena riprendere di questi tempi in cui la religione torna a essere bistrattata, usata a fini politici e in funzione dello scontro di civilt\u00e0<\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non avevo mai riflettuto prima d\u2019ora sulla necessit\u00e0 del perdono fra le culture, come fondamento del dialogo, come vero e proprio processo antropologico e culturale. Lo stimolo a riflettere su questo aspetto mi pare una provocazione che deve essere accolta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di una visita alla basilica di Santa Sofia, in Istanbul, ho il ricordo di uno spazio luminoso, possente per lo spessore murario ma contrassegnato nello stesso tempo da una implicita sfida alla gravit\u00e0: mi invitava alzare lo sguardo senza violenza, senza strappi, senza contrasti dimensionali rispetto a quelli umani. Vasto, vastissimo anzi, ma non smisurato. In precedenza lo avevo a lungo studiato, avevo intellettualmente ammirato quello che gli studiosi chiamano il suo carattere, a ponte tra la maturit\u00e0 costruttiva dell\u2019architettura, di matrice romana, e l\u2019innovazione prodotta dalla sapienza, \u2018matematica\u2019 secondo i mitici costruttori\/ricostruttori dopo il primo crollo della sua cupola, che inaugurava la grande arte bizantina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La percezione in presa diretta suscitava in me non un\u2019emozione innanzi tutto estetica, ma quel senso di solennit\u00e0 propria di una fondazione &#8211; a luogo di identificazione di una civilt\u00e0 &#8211; che l\u2019attivit\u00e0 umana del \u2018costruire\u2019 ha potenzialmente iscritta nel proprio configurarsi e che, nell\u2019abitare comune o convivenza per noi oggi eminentemente urbana, pu\u00f2 fecondare in memoria. Vale a dire: in monumenti. In altre architetture avevo vissuto qualcosa di analogo, ma la singolarit\u00e0 di questa esperienza non mi stimolava a paragoni; l\u2019impatto e la novit\u00e0 chiedevano essere percepiti, come per contraccolpo, in un coinvolgimento senza riserve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avvertii allora che la sua denominazione -Santa Sofia \u2013 era quanto mai appropriata: solo una multiforme sapienza umana, che abbandonava l\u2019arroganza delle proprie capacit\u00e0 a favore della lode a Dio, poteva aver \u2018inventato\u2019 questo edificio, assecondando una divina Sapienza che si faceva cos\u00ec spazio tra gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non mi disturbava la convivenza in esso di segni musulmani e cristiani, che mi sembrava anzi accenno a qualcosa che era rimasto incompiuto, quasi un accenno ad una promessa. La sua identificazione come museo, come si \u00e8 soliti dire, non mi parve invece per nulla appropriata. La privazione dei riti \u2013 cristiani e mussulmani \u2013 non la rendeva affatto un museo, un mondo chiuso entro il perimetro di una conservazione allontanata dalla vita: non le toglieva la prorompente intensit\u00e0 religiosa (cristiana, secondo l\u2019origine dell\u2019edificio, o mussulmana?) che, attraversando i secoli, arrivava fino a me. Compresi allora perch\u00e9 papa Paolo VI, visitandola, vi si era inginocchiato; nel suo gesto, posso dire, trovava conferma di autenticit\u00e0 profonda la mia percezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche per queste ragioni ho vissuto e vivo il dolore grande come un mare, un dolore vasto e purtroppo da tanto tempo familiare, come quel mar Mediterraneo che fu culla di una civilt\u00e0 oggi profondamente scossa, espresso<i> urbi et orbi<\/i> e <i>sine glossa<\/i> da papa Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Ma: l\u2019invito del documento del 2019, del papa e dell\u2019imam, \u00e8 illusorio, \u00e8 utopia? Si trovano accenni, in alcuni studiosi, alla tradizione di lunga durata della esperienza interreligiosa in convivenza di popoli, contrassegnata, non da coincidenze d\u2019uso tra riti e luoghi, bens\u00ec di devozioni comuni nello stesso luogo. Si tratta di una tradizione che ancora vive in aree orientali, un tempo bizantine e ottomane, in santuari collocati in territori marginali rispetto alle pi\u00f9 alte concentrazioni urbane [B. Albera, M. Couroucli (a cura di), <i>I luoghi sacri comuni ai monoteismi. Tra cristianesimo, ebraismo e islam<\/i>, Morcelliana, Brescia 2013]. Il fenomeno, privo di risvolti concettuali e fondato su consuetudini, esprime un bisogno di \u2018segni di santit\u00e0\u2019, di testimoni autentici, di luoghi di \u2018pacificazione\u2019 senza riserve, di \u2018fratellanza\u2019 rivolta a tutti e che coinvolga tutti. \u00c9 fenomeno marginale e decisamente periferico ma anche segnale del fatto che, come il poliedro \u00e8 solido sfaccettato e unitario al tempo stesso, cos\u00ec il pluralismo religioso e culturale si fonda sulla correlazione in unit\u00e0 tra i tanti volti umani che lo esprimono. Il suo fondamento \u00e8 la consapevolezza dell\u2019unica e comune dignit\u00e0 umana: non utopia ma ideale cui mirare. Il senso religioso dei popoli infatti, non astrattamente ma nella sua storica concretezza, \u00e8 esperienza che li mette in contatto tra loro, distinguendoli senza separarli o contrapporli in ostilit\u00e0. Per la sua crescita non basta la spontaneit\u00e0, non priva di rischi se abbandonata a se stessa; occorrono: <i>cultura del dialogo come<b> via; <\/b>collaborazione comune come<b> condotta<\/b>; conoscenza reciproca come<b> metodo e criterio. <\/b><\/i>Occorrono: un cammino, un comportamento comune, principi di ragione condivisa e di guida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15716\" alt=\"Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia1-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Istanbul_-_Basilica_di_Santa_Sofia1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa, domenica 12 luglio dopo l\u2019angelus papa Francesco, ricordata la ricorrenza della Giornata internazionale del mare, ha aggiunto: \u201cE il mare mi porta un po\u2019 lontano col pensiero: a Istanbul. 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