{"id":15706,"date":"2020-07-21T08:48:11","date_gmt":"2020-07-21T06:48:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15706"},"modified":"2020-07-21T09:42:48","modified_gmt":"2020-07-21T07:42:48","slug":"infallibilita-autorita-e-storia-150-anni-dopo-una-regolata-eccezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/infallibilita-autorita-e-storia-150-anni-dopo-una-regolata-eccezione\/","title":{"rendered":"Infallibilit\u00e0, autorit\u00e0 e storia: 150 anni dopo una \u201cregolata eccezione\u201d"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15708\" alt=\"concilio-vaticano-I\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilio-vaticano-I.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>&#8220;Contemperare sulla storia l&#8217;annunzio della verit\u00e0 con il silenzio su ci\u00f2 di cui non siamo ancora in grado di sopportare il peso&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">(E. Benvenuto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cosa significa far memoria, dopo 150 anni, della \u201cdefinizione della infallibilit\u00e0 papale\u201d da parte del Concilio Vaticano I? Alcuni testi, apparsi in questi giorni, ci aiutano a istruire a dovere la \u201ccausa\u201d. Le domande ficcanti sollevate da Fulvio Ferrario su FB, la <a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/papa\/vaticano-i-infallibilita-papa-segni-dei-tempi\/\">lettura storica di Daniele Menozzi<\/a>, la <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/chiesa\/pagine\/primato-papa-e-infallibilita-150-anni-dogmi\">intervista a Carlo Fantappi\u00e9 su Avvenire<\/a> ci aiutano a guardare prospetticamente all\u2019evento. Sullo sfondo lascio un duplice testo, che ha ormai pi\u00f9 di 20 anni, scritto da S. Dianich e dal compianto E. Benvenuto e che si trova alla voce \u201cinfallibilit\u00e0\u201d nel Dizionario \u201cTeologia\u201d di San Paolo, curato da Barbaglio-Bof-Dianich. Sulla base di queste letture mi sembra utile tentare di formulare una serie di considerazioni, che aiutino a comprendere la complessit\u00e0 e la delicatezza del tema.<\/p>\n<p>a) <i>Evitare le riduzioni<\/i><\/p>\n<p>La prima cosa utile, di fronte al pronunciamento di 150 anni fa, \u00e8 tenere largo lo sguardo. Non chiudersi nelle evidenze\/inevidenze teoriche \u2013 che pure sono forti \u2013 e non sigillarsi in una prospettiva di lettura meramente funzionale, direi puramente politica ed ecclesiastica. Il \u201cdogma della infallibilit\u00e0\u201d &#8211; se possiamo chiamarlo cos\u00ec &#8211; dice qualcosa di nuovo e lo dice in modo estremo, quasi \u201csopra le righe\u201d. Merita perci\u00f2 di non essere ridotto, con le formule facili, ma rischiose, con cui diciamo \u201cnon \u00e8 altro che&#8230;\u201d. Proviamo a partire dal riconoscimento che quel testo forte, e quel gesto estremo, \u00e8 sempre anche altro!<\/p>\n<p>b) <i>Il contenuto dogmatico e <\/i><i>la fine del<\/i><i> magistero negativo<\/i><\/p>\n<p>Sul piano strettamente dogmatico, due osservazioni dovrebbero accompagnare l\u2019analisi. Il modello di pronunciamento resta nello stile del \u201cmagistero negativo\u201d &#8211; non afferma, ma nega una negazione \u2013 e lo fa in linea con una serie di affermazioni parallele, anche se non coperte da questo grado di autorevolezza, come \u201cinerranza\u201d, \u201cindefettibilit\u00e0\u201d, \u201cindissolubilit\u00e0\u201d e ora anche \u201cinfallibilit\u00e0\u201d. Per certi versi, se escludiamo la lunga stagione dell\u2019antimodernismo, che in forme quasi parossistiche perpetuer\u00e0 ancora per 80 anni questo nobile stile classico, il 1870 segna anche la fine di questo stile. E\u2019 lo stesso Vaticano I ad essere testimonianza viva, travagliata e cosciente \u2013 almeno nei suoi padri pi\u00f9 lucidi &#8211; della \u201ccrisi del magistero negativo\u201d. Gi\u00e0 allora era evidente che non fosse pi\u00f9 sufficiente \u201cnegare l\u2019errore\u201d, come il magistero ecclesiale aveva fatto per secoli, nel 99 per cento dei suoi interventi. Lo stesso progetto di Concilio Vaticano I aveva concepito, almeno all\u2019inizio, l\u2019idea di poter essere una sorta di \u201csilloge\u201d di tutte le \u201ccondanne\u201d del XIX secolo. Ma poi si comprese che quella strada era ormai preclusa, almeno come primario compito conciliare.<\/p>\n<p>c) <i>La questione della autorit\u00e0 e le ferite della storia<\/i><\/p>\n<p>Il rapporto con la storia e con il suo senso \u00e8 decisivo per la Chiesa. Una collocazione equilibrata tra l\u2019anticipazione di ogni giudizio e la sua procrastinazione \u2013 tra una chiesa etica e una chiesa escatologica, tra una chiesa non indifferente e una chiesa indifferente \u2013 mette sempre in gioco la autorit\u00e0 e le sue forme di esercizio. Dogma e storia si fronteggiano e faticano a trovare una mediazione. Un incondizionato, un assoluto, un trascendente prende necessariamente forma ecclesiale, ma in quale modo e a quali condizioni? La fatica di tenere il passo della storia pu\u00f2 trovare e riconoscere, fuori di essa, un principio altro. Che per\u00f2 stenta a darsi forma adeguata, non solo in un \u201caltrove\u201d, ma con un \u201cprima\u201d e con una lettura idealizzata e nostalgica di questo prima. I disegni \u201cintransigenti\u201d di lettura del papato hanno proiettato sulla infallibilit\u00e0 molto pi\u00f9 di quel che \u00e8. Per certi versi hanno trasformato un moscerino in un cammello. E noi siamo tutti vittime \u2013 e un poco anche carnefici \u2013 di questa mancanza di proporzioni. E si sa che quando le cose piccole diventano grandi, le grandi cose si fanno piccole piccole&#8230;<\/p>\n<p>d) <i>Il modello di Chiesa e la evoluzione difficile<\/i><\/p>\n<p>Questa prerogativa papale, che \u00e8 in realt\u00e0 prerogativa ecclesiale e che come tale \u00e8 anche richiamata nella formula ufficiale di proclamazione, orienta la lettura del \u201ccorpo mistico\u201d in modo assai unilaterale. Impiegher\u00e0 quasi un secolo la Chiesa a trovare una lettura diversa, in un altro Concilio &#8211; nella discontinuit\u00e0 dal Vaticano I, visto che si chiar\u00ec subito che si trattava non della continuazione di quel concilio \u201cincompiuto\u201d, ma di un \u201caltro concilio\u201d. La piramide si rovesciava: il servizio papale dell\u2019unit\u00e0 recuperava quella forza ecclesiale che era stata invece estenuata, per quasi un secolo, sul versante politico e istituzionale. Un altro modello di Chiesa \u2013 non <i>societas inaequalis<\/i> ma \u201cpopolo di Dio \u2013 permetteva di leggere diversamente anche le prerogative eccezionali del suo <i>servus servorum Dei<\/i>. Per comprendere la Chiesa \u00e8 chiaro che, senza negare n\u00e9 popolo n\u00e9 suo pastore supremo, una cosa \u00e8 \u201ciniziare dal papa\u201d e altra cosa \u00e8 \u201ciniziare dal popolo\u201d.<\/p>\n<p><i>e) La sfida epistemologica: K. Rahner e E. Benvenuto<\/i><\/p>\n<p>Karl Rahner negli anni 70, in occasione del centenario del Vaticano I, e quasi 30 anni dopo di lui E. Benvenuto, nel testo che ho citato all\u2019inizio, e che resta come una \u201cperla evangelica\u201d nella riflessione di fine secolo scorso, hanno messo in luce il problema che la definizione del 1870 solleva sul piano strettamente epistemologico. Da un lato, infatti, essa pare estendere alla Chiesa quella \u201cauto- testimonianza\u201d che solo di Cristo pu\u00f2 essere affermata in senso stretto. Estendere alla Chiesa e al Papa una prerogativa singolarissima riservata al Figlio di Dio \u00e8 operazione audace e rischiosa. D\u2019altra parte, propria la accuratissima serie di \u201ccondizioni\u201d cui \u00e8 subordinata la \u201coperativit\u00e0 garantita\u201d della infallibilit\u00e0 papale chiarisce bene che l\u2019equilibrio tra \u201cautoimplicazione\u201d e \u201cfondazione\u201d \u00e8 assai difficile da mantenere. Il fatto che, in 150 anni, si sia ricorsi solo una volta alla formula tecnica della \u201cinfallibilit\u00e0 papale\u201d &#8211; nel 1950 per la Assunta &#8211; mostra il valore pi\u00f9 simbolico che effettuale del pronunciamento. Nel dire pi\u00f9 una potenza che un atto, esso afferma una autorit\u00e0 almeno \u201cin potenza\u201d incondizionata e intrinseca, ma riconosce anche, \u201cin atto\u201d, tutte le condizioni estrinseche e non disponibili, che contribuiscono storicamente a determinarlo.<\/p>\n<p>f) <i>La regola e l\u2019eccezione: una ricomprensione alla luce del Vaticano II<\/i><\/p>\n<p>Che il papa, in determinate condizioni, possa essere garantito da ogni errore, dopo il Concilio Vaticano II, non pu\u00f2 essere il principio di comprensione della Chiesa. Viceversa, nella indefettibilit\u00e0 dalla verit\u00e0, che \u00e8 di Cristo e della Chiesa, recuperata come vita alimentata dalla preghiera liturgica, dall\u2019ascolto della parola, dalla articolata relazione ecclesiale e dal dialogo sorprendente col mondo, al vescovo di Roma \u00e8 riservata, eccezionalmente e a condizioni assolutamente definite, una possibilit\u00e0 di interpretazione autentica ed efficace di questo \u201ccerto permanere nella verit\u00e0\u201d. Che \u00e8 prima e indubitabilmente di Cristo, poi del corpo della Chiesa, <i>casta meretrix<\/i>, e da ultimo sta nei suoi interpreti autorizzati e autorevoli, sopra i quali il Vescovo di Roma esercita il suo servizio alla unit\u00e0. Ma, come \u00e8 avvenuto per il magistero in senso generale, anche per il Papa \u00e8 finito il tempo della \u201cnegazione delle negazioni\u201d, di cui fa parte anche la terminologia della \u201cinfallibilit\u00e0\u201d. Come al magistero ecclesiale nel suo complesso non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente \u201caffermare la verit\u00e0 mediante la condanna dell\u2019errore\u201d, cos\u00ec, anche per il papa, alla qualifica di \u201cnon poter dire la cosa sbagliata\u201d &#8211; garantitagli dal dogma solo a certe condizioni \u2013 si sostituisce il calore vibrante della parola biblica, la forza elementare dell\u2019azione rituale, la intensit\u00e0 calda del rapporto di comunione ecclesiale, la profezia piena di sorpresa nel riconoscere i percorsi dello Spirito di santit\u00e0, che agisce apertamente e per vie segrete nel mondo. Possiamo avere misericordia della &#8220;elefantiasi&#8221; antica e moderna proiettata sulla infallibilit\u00e0 papale a patto che sappiamo riconoscere, sulle orme del Concilio Vaticano II, ma gi\u00e0 nella stessa eredit\u00e0 paradossale del Vaticano I, che la infallibilit\u00e0 pi\u00f9 autentica \u00e8 solo quella della misericordia. E&#8217; la peculiarit\u00e0 non ordinaria di un pastore che, alla sequela del Signore e sulle orme di Maria, possa riconoscersi e presentarsi anzitutto come \u201cmiserorum miseratus\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &#8220;Contemperare sulla storia l&#8217;annunzio della verit\u00e0 con il silenzio su ci\u00f2 di cui non siamo ancora in grado di sopportare il peso&#8221; (E. 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