{"id":15685,"date":"2020-07-11T05:00:35","date_gmt":"2020-07-11T03:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15685"},"modified":"2020-07-11T05:00:35","modified_gmt":"2020-07-11T03:00:35","slug":"mano-bocca-cuore-ginocchio-e-piede-le-forme-della-comunione-eucaristica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/mano-bocca-cuore-ginocchio-e-piede-le-forme-della-comunione-eucaristica\/","title":{"rendered":"Mano, bocca, cuore, ginocchio e piede: le forme della comunione eucaristica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12353\" alt=\"rossano_gospels_last_supper\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper-300x154.jpg\" width=\"300\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper-300x154.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rossano_gospels_last_supper.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche di recente, in prese di posizione di diversa qualit\u00e0 e autorit\u00e0, si \u00e8 tornati a discutere sulla &#8220;forma&#8221; della comunione eucaristica. A suscitare il dibattito \u00e8 stato probabilmente il &#8220;presidio sanitario&#8221;, che ha indicato la &#8220;comunione sulla mano&#8221; come &#8220;forma imposta&#8221;. Il dibattito che ne \u00e8 sorto spesso \u00e8 diventato molto acceso e addirittura esasperato. Fino a parlare di &#8220;sacrilegio&#8221; o di &#8220;eresia&#8221; per questa forma di recezione della comunione. Di recente Matias Aug\u00e9 ha fotografato molto bene i limiti del dibattito <a href=\"http:\/\/liturgiaedintorni.blogspot.com\/2020\/06\/la-comunione-nelle-mani-e-la-pandemia.html\">in una breve ma acuta riflessione<\/a>\u00a0. Qualche tempo prima il prof. Claudio U. Cortoni aveva <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/baluardo-o-cavallo-di-troia-una-recensione-del-volume-dedicato-alla-comunione-sulla-mano-introdotto-dal-card-sarah-di-claudio-u-cortoni\/\">recensito con cura su questo blog un libro molto fragile\u00a0<\/a>che manifestava in modo assai chiaro i limiti spirituali e scientifici di queste letture esasperate della tradizione. Per fare ulteriore chiarezza in questo ambito vorrei proporre due riflessioni. La prima viene da circa 50 anni fa, \u00e8 tratta da un libro di J. Ratzinger, in cui ripropone alcune riflessioni di carattere spirituale sulla Eucaristia e nel quale appare una interessante considerazione delle &#8220;diverse forme&#8221; della comunione eucaristica. Dopo di ci\u00f2 vorrei articolare a mia volta una breve meditazione ulteriore, sulla relazione tra queste diverse forme e sul loro impatto complesso nella tradizione ecclesiale.<\/p>\n<p>a) <strong>Balthasar, Ratzinger e la dinamica tra mano, bocca e cuore<\/strong><\/p>\n<p>In un testo degli anni 80,\u00a0H.-U. Von Balthasar (\u00a0<i>Piccola guida per i cristiani<\/i>, Milano, Jaca Book, 1986 (ed. orig. 1980), 111-114) cita J. Ratzinger per difendere la possibilit\u00e0 che il &#8220;fare la comunione&#8221; esca dalla esclusiva della &#8220;comunione sulla lingua&#8221;.\u00a0 Egli scrive cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;Prende o d\u00e0 scandalo, come ebbe a sentenziare Guardini, chi pretende di aver ragione adducendo argomenti \u00abpenultimi\u00bb, cio\u00e8 non perentori. [&#8230;]\u00a0Quel che, inoltre, i tradizionalisti non considerano, \u00e8 che quasi tutto il \u00abnuovo\u00bb inserito nel messale di Paolo VI deriva dalle pi\u00f9 antiche tradizioni liturgiche, che il suo pezzo forte, il Canone Romano, \u00e8 rimasto immutato, che il ricevere l&#8217;ostia nelle mani e in piedi \u00e8 stato abituale fino al IX secolo e dei padri della Chiesa ci testimoniano che i fedeli si toccavano devotamente occhi e orecchie coll&#8217;ostia prima di consumarla. Non dovremmo dimenticare, dice Ratzinger, \u00abche impure sono non le sole nostre mani, ma anche le nostre lingue\u00bb &#8212; Giacomo dice che la lingua \u00e8 il nostro membro pi\u00f9 peccaminoso (Gc 3, 2-12) &#8212; \u00abe anche il nostro cuore&#8230; Il massimo rischio e nel contempo la massima espressione della misericorde bont\u00e0 di Dio \u00e8 che sia lecito toccare Dio non solo con le mani e la lingua, ma anche con il cuore\u00bb (J. Ratzinger,\u00a0<i>Eucharistie &#8212; Mitte del Kirche. Vier Predigten<\/i>, Muenchen, Erich Wewel, 1978, 45) &#8220;.<\/p>\n<p>E&#8217; molto chiara, nel testo di Ratzinger, una serena dinamica di correlazione tra mani, bocca e cuore, che merita di essere sottoposta ad una analisi ulteriore.<\/p>\n<p>b) <strong>La tradizione del &#8220;fare la comunione&#8221; e le forme della &#8220;fede eucaristica&#8221;: dalle mani fino alle ginocchia e ai piedi<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Prendete e mangiatene tutti&#8221;. La Chiesa si \u00e8 sempre sentita vincolata da questo doppio imperativo. L&#8217;azione del prendere implica un investimento della mano, l&#8217;azione del mangiare una competenza della bocca. Ma insieme, e da sempre, sia la mano sia la bocca rimandano oltre se stesse, al cuore, alla mente, all&#8217;anima, alla vita. Dunque tre livelli sono sempre implicati nel &#8220;rito di comunione&#8221;: quello della esteriorit\u00e0 della mano, quello del confine tra interno ed esterno che \u00e8 la bocca e quello puramente interiore del cuore. Pu\u00f2 essere molto utile considerare le relazioni molteplici e complesse che legano profondamente questi livelli diversi,\u00a0 tra loro mai contraddittori, bens\u00ec polari e in tensione. Provo a farlo considerando quattro prospettive sotto cui esaminarli.<\/p>\n<p><em>I. Il livello antropologico<\/em><\/p>\n<p>Il fatto che il rapporto di intimit\u00e0 con Cristo, con la sua vita e con la sua morte, con il suo corpo e con il suo sangue, con la sua parola e con la sua azioni, passi attraverso la competenza delle mani, della bocca e del cuore ci fa ricordare che l&#8217;uomo ha il suo specifico &#8220;nella ratio e nelle manus&#8221; (Tommaso d&#8217;Aquino). E che ci\u00f2 che tiene insieme la ragione (ratio) e il tatto (manus) \u00e8 il linguaggio, che ha nella bocca il suo organo. La bocca parla e la bocca mangia. Mangia &#8220;per natura&#8221; e parla &#8220;per cultura&#8221;. Ma la &#8220;cultura della bocca&#8221; \u00e8 resa possibile dal fatto che le mani sostituiscono la bocca in tutto ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;servile&#8221;. Solo nel genere umano accade questo miracolo: grazie al &#8220;tatto fine&#8221; \u00e8 possibile all&#8217;uomo liberare la bocca da alcune funzioni servili &#8211; strappare le erbe alla terra, azzannare le prede da sbranare &#8211; per renderla disponibile alla parola e cos\u00ec accedere alla ragione. Gi\u00e0 sul piano antropologico, dovremmo dire, noi pensiamo perch\u00e9 parliamo, ma parliamo perch\u00e9 le mani rendono libera la bocca di accedere alla parola.<\/p>\n<p><em>II. La esperienza della &#8220;purezza rituale&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La prima considerazione sul piano antropologico\u00a0 ci permette di rileggere la questione della &#8220;purezza&#8221; in modo nuovo. Spesso si sente dire: la mano \u00e8 sporca, perch\u00e9 servile, mentre la bocca \u00e8 pulita. In realt\u00e0 le cose sono molto pi\u00f9 complesse. Perch\u00e9 la mano tanto facilmente si sporca e tanto facilmente si lava. Pulire le mani \u00e8 relativamente facile, anche quando la metafora delle &#8220;mani pulite&#8221; diventa un grande problema. La bocca, invece, pu\u00f2 sporcarsi molto pi\u00f9 profondamente e per pulirla dalle parole immonde occorre molto pi\u00f9 tempo e procedure molto pi\u00f9 complesse. Ancor pi\u00f9 questo vale per il cuore: un cuore sporco, una mente insana, un intelletto distorto richiedono purificazioni, terapie e sanificazioni che possono durare una vita. La esteriorit\u00e0 della mano non \u00e8 sinonimo di &#8220;impurit\u00e0&#8221; mentre la interiorit\u00e0 del cuore non equivale a purezza.<\/p>\n<p><em>III. Il processo di trasformazione del soggetto<\/em><\/p>\n<p>Il fare comunione \u00e8 &#8220;storia dei soggetti&#8221; in rapporto a Cristo. La tradizione della Chiesa ha sempre saputo che &#8220;prendete e mangiate&#8221; si incarna in &#8220;forme della manducazione&#8221; che possono essere &#8220;sacramentali&#8221; o &#8220;spirituali&#8221;. Mangiare con la bocca o mangiare col cuore sono &#8220;usi del sacramento&#8221; &#8211; per citare la terminologia scolastica &#8211; che hanno il medesimo contenuto. Ma la forma non \u00e8 irrilevante. La forma pi\u00f9 semplice \u00e8 quella &#8220;spirituale&#8221;. Ma la sua &#8220;purezza&#8221;, che implica un investimento corporeo limitatissimo, \u00e8 anche il suo limite. Una comunione &#8220;solo del cuore&#8221; \u00e8 perci\u00f2, allo stesso tempo, il massimo e il minimo della vita ecclesiale. Per questo un rapporto &#8220;sensibile&#8221; con il &#8220;pane eucaristico&#8221; &#8211; ossia un rapporto non solo &#8220;di cuore&#8221;, ma di mano e di bocca &#8211; ha sempre avuto una sua autorevolezza inaggirabile e fondamentale. Per il chierico in modo strutturale e feriale, per il semplice battezzato in modo straordinario e festivo. La &#8220;comunione pasquale&#8221; ne \u00e8 stato il segno secolare, raro ma resistente.<\/p>\n<p><em>IV. La disciplina della Chiesa<\/em><\/p>\n<p>Su tutto ci\u00f2 ha ulteriormente interferito la disciplina ecclesiale, con le sue prassi e le sue norme. Cos\u00ec per lungo tempo, a partire dal X e XI secolo, si affermata una prassi in cui solo i sacerdoti prendevano, mangiavano e nutrivano il cuore. Al popolo di Dio era escluso non solo il &#8220;prendere&#8221;, ma spesso anche il &#8220;mangiare&#8221;. Nutrivano il cuore senza prendere e senza mangiare, se non una volta l&#8217;anno. Nell&#8217;ultimo secolo, a partire da Pio X, la &#8220;comunione frequente&#8221; &#8211; dal 1905 &#8211; ha iniziato a cambiare le cose. Non solo il &#8220;nutrimento del cuore&#8221;, ma anche il &#8220;mangiare con la bocca&#8221; \u00e8 diventato molto pi\u00f9 comune. Ancora pi\u00f9 recentemente il &#8220;prendere&#8221; nella mano ha recuperato il terzo momento della prassi istitutiva e istituzionale dell&#8217;eucaristia. Il sospetto verso questo arricchimento della mano, rispetto alla bocca e al cuore, deve essere superato. Nella disciplina ecclesiale \u00e8 facile identificare il semplice con puro. Anche nel caso dell&#8217;eucaristia una &#8220;comunione spirituale&#8221; intesa come pienezza ultima pu\u00f2 essere facilmente tradotta in una semplificazione clericale. L&#8217;accesso di tutto il popolo alla pienezza delle azioni eucaristiche &#8211; prendere con la mano, mangiare con la bocca e credere con il cuore &#8211; \u00e8 una grande &#8220;scuola di preghiera&#8221; (Paolo VI).<\/p>\n<p>Se volessimo portare alle estreme conseguenze questo ragionamento dovremmo dire che oltre alla mano, alla bocca e al cuore la chiesa trova\u00a0 altri due organi della comunione: le ginocchia e i piedi. In una Chiesa in cui la mano dei fedeli non \u00e8 investita di autorit\u00e0, alla bocca che riceve corrispondono le ginocchia. Questa \u00e8 stata per lunghi secoli la forma della &#8220;comunione fuori dalla messa&#8221;. Ma quando la comunione torna ad essere parte del rito della messa, alla ritrovata autorit\u00e0 della mano corrisponde la rinnovata funzione dei &#8220;piedi&#8221; nella processione rituale. Non solo le ginocchia, ma anche i piedi sono capaci di culto e di adorazione. Possono esserlo nella processione di comunione, con cui la Chiesa riceve sulla mano, mangia con la bocca e crede con il cuore che la comunione tra Figlio e Padre, nello Spirito, \u00e8 dono per tutti e tutti trasforma in &#8220;corpo di Cristo&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche di recente, in prese di posizione di diversa qualit\u00e0 e autorit\u00e0, si \u00e8 tornati a discutere sulla &#8220;forma&#8221; della comunione eucaristica. A suscitare il dibattito \u00e8 stato probabilmente il &#8220;presidio sanitario&#8221;, che ha indicato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15685"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15685"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15688,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15685\/revisions\/15688"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}