{"id":15663,"date":"2020-07-05T16:10:52","date_gmt":"2020-07-05T14:10:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15663"},"modified":"2020-07-05T16:10:52","modified_gmt":"2020-07-05T14:10:52","slug":"chiesa-cattolica-e-sindrome-bartleby-il-fascino-della-noncuranza-e-la-vocazione-alla-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/chiesa-cattolica-e-sindrome-bartleby-il-fascino-della-noncuranza-e-la-vocazione-alla-cura\/","title":{"rendered":"Chiesa Cattolica e \u201csindrome Bartleby\u201d.  Il fascino della noncuranza e la vocazione alla cura"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bartleby.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15664\" alt=\"Bartleby\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Bartleby.jpg\" width=\"183\" height=\"275\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il grande racconto di H. Melville, <em>Bartleby lo scrivano<\/em>, disegna la figura di un segretario diligente, preciso, umile, schivo, e che, tuttavia, entra in una dimensione di rinuncia e di spoliazione, che lo pone in una sorta di \u201cindifferenza ascetica\u201d, in bilico tra anarchia e stoica rassegnazione, e che lo conduce, per gradi, alla rinuncia a tutto, fino a perdere la vita. Bartleby compare sulla scena quando viene assunto dall\u2019innominato avvocato &#8211; \u201cio narrante\u201d del racconto &#8211; il quale entra in un rapporto di cura e noncuranza, di amore e odio, di attenzione e disprezzo nei confronti del suo dipendente. La enigmaticit\u00e0 del personaggio, che non parla mai se non per rispondere, che resta mite e umile di cuore, ma che si esprime prevalentemente con una frase che \u00e8 divenuta proverbiale &#8211; <em>\u201cAvrei preferenza di no\u201d<\/em> &#8211; ha sollecitato infinite interpretazioni. Questa sorprendente mescolanza di \u201cumilt\u00e0\u201d e di \u201cpresunzione\u201d hanno sollevato un interesse da parte della critica letteraria, che ha trovato in Bartleby un prototipo anarchico o una figura cristologica, la espressione di una critica del capitalismo o un ideale \u201cperfezionistico\u201d, privo di alcuna mediazione.<\/p>\n<p>La figura di Bartleby, con la sua inesauribile ricchezza, pu\u00f2 aiutarci a comprendere meglio una tendenza ecclesiale del cattolicesimo degli ultimi 40 anni. Altrove la avevo chiamata \u201cdispositivo di blocco\u201d. Esso costituisce, appunto, un \u201cdispositivo\u201d mediante il quale la Chiesa, in una lunga stagione post-conciliare &#8211; che inizia alla fine degli anni 70, e che si afferma tra gli anni 80 e il primo decennio del nuovo secolo &#8211; ha risposto ad ogni \u201csegno dei tempi\u201d con una inclinazione \u201calla Bartleby\u201d: <em>avrei preferenza di no<\/em>. Il fascino che questa posizione di rigoroso rifiuto di ogni compito, ad ogni cambiamento, assume in Bartleby non \u00e8 estraneo alla tradizione ecclesiale. La argomentazione che la Chiesa cattolica, almeno nelle sue espressioni magisteriali pi\u00f9 autorevoli, ha proposto suona in modo duplice: da un lato, la Chiesa non si riconosce la autorit\u00e0 di poter cambiare; dall\u2019altro contesta con decisa fermezza la pretesa di autorit\u00e0 di chi crede di poter cambiare. La rinuncia alla autorit\u00e0 \u00e8, insieme, contestazione e critica di ogni (altro) esercizio della autorit\u00e0. Si nega il potere di cambiare e, nello stesso tempo, si assolutizza il potere sul non cambiare. In un certo senso, con una qualche somiglianza rispetto alle movenze sorprendenti dello scrivano descritto da Melville, la Chiesa cattolica si \u00e8 presentata come \u201cmite e umile\u201d nel riconoscere la propria impossibilit\u00e0 di \u201cdire di s\u00ec\u201d e contemporaneamente \u201cdecisa e inflessibile\u201d nell\u2019escludere ogni altra possibilit\u00e0. All\u2019\u201davrei preferenza di no\u201d ha unito \u201cnon c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 per il s\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Anche oggi la \u201csindrome Bartleby\u201d sembra ancora attrarre settori non irrilevanti della compagine ecclesiale. Una Chiesa mite e umile, che dice sempre \u201cavrei preferenza di no\u201d alla comunione sulla mano, alla ordinazione delle donne, ad una traduzione della liturgia che sia fedele non solo al latino, ma anche alla lingua volgare; che dice \u201cavrei preferenza di no\u201d alla possibilit\u00e0 che i diaconi possa \u201cungere gli infermi\u201d, alla possibilit\u00e0 di cantare al rito di pace, alla possibilit\u00e0 di lavare i piedi alle donne il gioved\u00ec santo, alla possibilit\u00e0 di tradurre con \u201cnon abbandonarci alla tentazione\u201d la penultima domanda del Padre Nostro ecc. ecc. In questa &#8220;chiesa bartlebyzzata&#8221; il motto \u201cavrei preferenza di no\u201d diventa il simbolo non solo \u201ctradizionalista\u201d, ma quasi \u201cascetico\u201d e \u201c contemplativo\u201d di una decisiva indifferenza ad ogni novit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo fascino e questo attaccamento hanno per\u00f2 sub\u00ecto un colpo duro con la elezione di papa Francesco. Il quale, pur non essendo affatto insensibile al lato \u201cmite e umile\u201d della figura di Bartleby, e alla sua marginalit\u00e0, ne contraddice tuttavia la vocazione assoluta alla \u201cstasi\u201d. La contemplazione, gi\u00e0 per il Concilio Vaticano II e ora anche per Francesco, non sta nella noncuranza, ma nella cura. Per questo Francesco ha iniziato a \u201cdisinserire il dispositivo di blocco\u201d &#8211; inventato per delimitare l\u2019impatto del Concilio Vaticano II &#8211; e ha rivendicato invece esplicitamente alla Chiesa una \u201cautorit\u00e0\u201d, limitata ma legittima, condizionata ma mai negata. Per questo, sia pure con una certa necessaria cautela, non \u00e8 avventato dire che alla \u201csindrome Bartleby\u201d, che ha segnato almeno 3 decenni di vita ecclesiale, a partire dal marzo del 2013 \u00e8 subentrata una fase diversa, ancora in fieri, il cui motto \u00e8 \u201cAvrei preferenza di s\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Alle suggestioni di una tradizione garantita dalla noncuranza e dal distacco, pur con tutto il loro fascino, risponde una concezione della tradizione che vive di cura e di coinvolgimento. Tra Bartleby e Ignazio non ci sono somiglianze tanto grandi che non trovino la loro piena verit\u00e0 in una dissomiglianza maggiore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il grande racconto di H. 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