{"id":15638,"date":"2020-06-22T08:03:25","date_gmt":"2020-06-22T06:03:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15638"},"modified":"2020-06-22T08:04:17","modified_gmt":"2020-06-22T06:04:17","slug":"il-compito-che-ci-attende-recensione-a-oltre-summorum-pontificum-di-alberto-dal-maso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-compito-che-ci-attende-recensione-a-oltre-summorum-pontificum-di-alberto-dal-maso\/","title":{"rendered":"Il compito che ci attende. Recensione a &#8220;Oltre Summorum Pontificum&#8221; (di Alberto Dal Maso)"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/copertinaOLTRESP.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15627\" alt=\"copertinaOLTRESP\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/copertinaOLTRESP-215x300.jpg\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/copertinaOLTRESP-215x300.jpg 215w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/copertinaOLTRESP.jpg 688w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>A pochi giorni dall&#8217;uscita del &#8220;libro elettronico&#8221;, Alberto Dal Maso ne offre una ampia e gustosa recensione. Con cui pu\u00f2 confrontarsi sia chi ha letto il libro, sia chi voglia conoscerne i contenuti fondamentali. Ringrazio l&#8217;autore della recensione per la puntualit\u00e0 e la profondit\u00e0 delle osservazioni che qui propone alla comune considerazione.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;font-family: Arial, serif\">Il compito che ci attende<\/span><\/p>\n<p>L\u2019e-book <i>Oltre Summorum Pontificum<\/i> \u00e8 un po\u2019 quello che negli anni Ottanta si sarebbe definito, in musica, una <i>compilation<\/i> di Artisti Vari. Sei esperti internazionali di liturgia, ognuno nella sua lingua e ognuno a partire dalla prospettiva accademica, dall\u2019orizzonte ecclesiale e dalla sensibilit\u00e0 personale che lo caratterizza, offrono un contributo per \u00abaiutare i vescovi a rispondere con discernimento e lungimiranza al questionario\u00bb loro inviato dal card. Luis Ladaria, con lettera datata 7 marzo 2020, allo scopo di valutare l\u2019impatto pastorale del <i>motu proprio<\/i> emanato da Benedetto XVI tredici anni fa.<\/p>\n<ol>\n<li>\n<h3>Da dove nasce questa pubblicazione<\/h3>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019occasione immediata del libro elettronico <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"https:\/\/www.dehoniane.it\/9788810976241-oltre-summorum-pontificum\">pubblicato da EDB<\/a><\/span><\/span> \u00e8 costituita dai recenti sviluppi intorno alla questione delle \u00abdue forme dell\u2019unico rito romano\u00bb, un tecnicismo controverso con cui si giustificherebbe la coesistenza di messa tridentina e messa postconciliare. Due decreti del 25 marzo 2020, emanati \u2013 in piena emergenza pandemia \u2013 dalla Congregazione per la Dottrina della fede, hanno introdotto un ampliamento della portata di quella coesistenza. Vi ha reagito <span style=\"color: #0563c1\"><span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">una lettera aperta<\/a><\/span><\/span> firmata da un nutrito gruppo di teologi, non solo italiani, chiedendo di superare la situazione sempre pi\u00f9 anomala. Nel frattempo \u00e8 stata resa pubblica, il 7 maggio 2020, la citata iniziativa vaticana di un sondaggio presso i vescovi cattolici \u2013 per desiderio di papa Francesco \u2013 sull\u2019applicazione del <i>motu proprio<\/i> del 2007. Infine si \u00e8 registrata una presa di posizione di un cardinale di Curia, lo svizzero Kurt Koch, che nel numero di giugno di <i>Herder Korrespondenz<\/i> invita ad addivenire a una riconciliazione fra quelle due forme celebrative, la \u201cnuova\u201d e l\u2019\u201cantica\u201d.<\/p>\n<p>Il contesto meno immediato di<i> Oltre Summorum Pontificum<\/i> \u00e8 tuttavia costituito proprio dal rapporto fra antico e nuovo, fra preconcilio e postconcilio; ovvero, come ora vedremo scorrendo i contenuti dell\u2019e-book, dalla dialettica fra tradizione e sviluppo. A questo rimanda implicitamente, se passiamo dalla fattispecie al tema pi\u00f9 generale, il questionario vaticano. Tradizione e sviluppo, che lungo la storia della Chiesa non sono mai stati due grandezze concorrenti, anche oggi chiedono di procedere mano nella mano \u2013 per evitare ogni evanescente arbitrariet\u00e0 e per scongiurare ogni rigida fissit\u00e0. E, tuttavia, viene il momento in cui, nel rendere nuovo l\u2019antico (avventura ineludibile fra gli umani), qualcosa dell\u2019antico va distrutto: perch\u00e9 \u00e8 nella natura delle cose che il presente, nell\u2019assumere il passato, non lo possa lasciare del tutto illeso. I vescovi dell\u2019orbe cattolico, allora, sono invitati a discernere non tanto <i>se<\/i>, ma soprattutto <i>come<\/i>, determinate forme di discontinuit\u00e0 si rendano necessarie, in vista di una maggior continuit\u00e0 (fedelt\u00e0 alla tradizione), per relativizzare e ripensare rapporti di continuit\u00e0 che, vigenti fino a ieri, oggi non risultano pi\u00f9 coerentemente sostenibili.<\/p>\n<p>Consapevoli della posta in gioco, i sei autori \u2013 coordinati da Andrea Grillo e Zeno Carra \u2013 non rispondono punto per punto alla griglia di domande che sostanziano l\u2019inchiesta diramata dal card. Ladaria: nessuno di loro presume di suggerire le risposte \u201ccorrette\u201d ai vescovi. Tant\u2019\u00e8 vero che scelgono di imperniare il loro ragionamento sulla falsariga di tre stimoli, affatto diversi da quelle nove domande: 1) motivare la necessit\u00e0 di superare l\u2019attuale stato di eccezione liturgica; 2) chiarire come vada intesa la riconciliazione liturgica auspicata dal card. Koch; 3) individuare strategie concrete per uscire dall\u2019attuale <i>impasse<\/i>.<\/p>\n<p>Procediamo allora con ordine, per una sintetica carrellata dei contributi offerti dal testo quadrilingue.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>\n<h3>Una pluralit\u00e0 di voci (e di lingue)<\/h3>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>Zeno Carra, dottorando all\u2019Augustinianum di Roma ma precocemente segnalatosi per il suo pregevole studio sulla presenza eucaristica di Cristo (<i>Hoc facite<\/i>, Cittadella, Assisi 2018), apre le danze con un contributo dal taglio tanto teorico quanto pragmatico. Sgomberato il campo da frettolose e indebite semplificazioni, che sfocerebbero su soluzioni non adeguatamente ponderate, il giovane prete veronese dimostra come sia \u00abdifficilmente immaginabile\u00bb la pratica del <i>vetus ordo<\/i> in quanto tale a fronte delle istanze e delle disposizioni di <i>Sacrosanctum concilium<\/i>. Da questo dato, per\u00f2, non fa derivare una esaltazione acritica e partigiana del <i>novus ordo<\/i> cos\u00ec come si presenta nella prassi attuale; anzi, l\u2019autore spariglia le carte chiedendosi se non esistano elementi del rito preconciliare che, \u00abse recuperati nel nuovo, possano aiutarne l\u2019adempimento delle istanze conciliari\u00bb, soprattutto laddove sono state messe in ombra da talune \u201cdeviazioni\u201d non previste. La prospettiva, intrigante e davvero in linea di principio gravida di promesse (in questa sede esemplificata solo per cenni, com\u2019\u00e8 ovvio che sia), d\u00e0 corpo all\u2019ipotesi di un tavolo di conciliazione in cui, al di l\u00e0 degli schieramenti contrapposti in una guerra di posizione, si veda \u00abproseguire quell\u2019atto di tradizione che \u00e8 la riforma liturgica del Concilio Vaticano II\u00bb.<\/p>\n<p>Il secondo autore a prendere la parola \u00e8 l\u2019ordinario di <i>Liturgiewissenschaft<\/i> all\u2019Universit\u00e0 di Friburgo in Svizzera, che scrive in tedesco. Martin Kl\u00f6ckener apre anzitutto il suo corposo contributo analizzando il ricorso alla forma \u201cstraordinaria\u201d \u2013 tutto sommato circoscritto \u2013 e stigmatizzando le forme \u201cspurie\u201d che vedono attivarsi vuoi un bizzarro bi-ritualismo da parte del medesimo chierico, vuoi un vagabondaggio di nuovo conio fra antico e nuovo. Spiega poi dove sta l\u2019aporia rappresentata dai due usi giustapposti dello stesso rito, illustrando come vadano correttamente articolate diversit\u00e0 e unit\u00e0 nell\u2019unica celebrazione della Chiesa. Dalla sua prospettiva, Kl\u00f6ckener non vede margini di trattativa per \u201caggiustamenti\u201d rabberciati fra <i>vetus<\/i> e <i>novus ordo<\/i>: egli ne fa emergere senza infingimenti l\u2019incompatibilit\u00e0, passando in rassegna i perch\u00e9 teologici e liturgico-pastorali di una loro impossibile coabitazione sia in linea di principio sia in linea di fatto. Poich\u00e9 ne va \u00abanche della credibilit\u00e0 della Chiesa e del messaggio del vangelo\u00bb, qui un compromesso al ribasso rappresentato da \u00abuna fusione delle due forme\u00bb va escluso. Ci\u00f2, tuttavia, non gli impedisce di caldeggiare che si proceda a una appropriata valutazione critica della forma \u201cordinaria\u201d. Anzi, il teologo di origine tedesca vede di buon occhio che si muovano \u00abulteriori passi in direzione della riforma\u00bb nello spirito conciliare, propugnando maggiori sforzi in direzione di una corretta ed effettiva <i>ars celebrandi<\/i>.<\/p>\n<p>La prosa inglese del gesuita statunitense John F. Baldovin introduce una terza lettura del superamento possibile dello \u201cstato di eccezione\u201d in liturgia. Se da pi\u00f9 parti si \u00e8 notato che le due forme dell\u2019unico rito romano rappresentano in realt\u00e0 due approcci diversissimi alla <i>lex orandi<\/i> tanto sul piano teologico quanto sul piano pastorale, lo studioso sottolinea in particolare il fatto che esse \u00abcomunicano differenti ecclesiologie\u00bb. Egli osserva come il preteso ritorno al passato, anzich\u00e9 essere una soluzione che crea maggior unit\u00e0 e concordia, rappresenta un enorme impoverimento su pi\u00f9 fronti. Non solo, ma la prassi di scegliere una liturgia <i>\u00e0 la carte <\/i>\u00abrisulta sintomatica del consumismo contemporaneo\u00bb, riducendo il liturgico alla stregua di un bene commerciale da inserire a proprio piacimento nel carrello della spesa, al supermercato. Paradossalmente ci sono opposizioni a ogni e qualsiasi innovazione che risultano in realt\u00e0 altamente innovative (e non secondo il migliore dei profili): un conservatorismo radicale si sposa allora con una evoluzione a dir poco problematica. Anche il professore del Boston College riconosce come la riforma postconciliare sia stata imperfetta nel realizzare appieno il disegno tratteggiato in <i>Sacrosanctum concilium<\/i>. Proprio per questo, allora, egli incoraggia a far convergere le energie di tutti, piuttosto che in una serie di sforzi divisivi, nel migliorare la qualit\u00e0 celebrativa delle nostre parrocchie in direzione dell\u2019<i>actuosa participatio<\/i>. Non \u00e8 il caso di giocare con le parole, invocando una \u201criforma della riforma\u201d retroversa; e non \u00e8 il caso di abolire del tutto e ovunque la possibilit\u00e0 di celebrare nella forma \u201cstraordinaria\u201d. \u00c8 invece necessario per Baldovin concentrarsi su una pi\u00f9 qualificata formazione nei seminari e nelle scuole di teologia (e cos\u00ec pure su una formazione <i>continua<\/i>) e approntare una catechesi dei nuovi riti, adatta a tutti i fedeli, che li possa iniziare a una corretta interiorizzazione delle parole e dei gesti che introducono al Mistero.<\/p>\n<p>Benedikt Kranemann, gi\u00e0 professore a M\u00fcnster e dal 1998 liturgista all\u2019Universit\u00e0 tedesca di Erfurt, torna dapprima a evidenziare la \u00absingolarit\u00e0\u00bb della coesistenza di due riti, specialmente se considerata in riferimento \u00aball\u2019intero edificio liturgico\u00bb e non alla sola messa (in realt\u00e0, il <i>vetus ordo<\/i> in Germania non \u00e8 propugnato che da sparuti gruppi marginali, per sentimenti di nostalgia o per fascinazione estetica). Kranemann si dedica poi a spiegare in dettaglio come e perch\u00e9 una anomalia cos\u00ec stridente generi una situazione insostenibile dal punto di vista sia teologico che pastorale, soprattutto in riferimento \u00aballa dignit\u00e0 e al diritto dei battezzati\u00bb. Nondimeno, egli riconosce altres\u00ec che svariate potenzialit\u00e0 della liturgia riformata dopo il Vaticano II, non ancora sfruttate a fondo, attendono di essere riscoperte o promosse nella prassi effettiva. Se ben intesa, allora, la proposta di una riconciliazione liturgica fra \u201cantico\u201d e \u201cnuovo\u201d pu\u00f2 essere interpretata come una ripresa del progetto liturgico conciliare e una sua ulteriore prosecuzione e implementazione. Il cambio di paradigma che si \u00e8 verificato con quella che \u00e8 probabilmente la riforma liturgica di pi\u00f9 vasta portata nel corso della storia della Chiesa, \u00e8 cos\u00ec carico di conseguenze che risulta impossibile espungerlo e tornare indietro. Non si tratta dunque di mettere a repentaglio i buoni risultati raggiunti, ma di superare i <i>deficit<\/i> e le debolezze esistenti, potenziando i punti di forza del lavoro svolto finora.<\/p>\n<p>La quinta voce dell\u2019e-book \u00e8 quella del francese Arnaud Join-Lambert, che si dedica a distinguere il versante teorico e il versante \u201cumano\u201d della questione, focalizzandosi su quest\u2019ultimo. Il contributo prende infatti avvio da una triste disavventura occorsa all\u2019autore: l\u00ec si \u00e8 palesato come, quando si tratta della doppia forma del rito romano, non ne vada tanto di teologia liturgica, quanto di altre dinamiche personali che polarizzano gli animi, alzano il tasso di conflittualit\u00e0 e producono ferite. Si rende allora urgente una riconciliazione all\u2019interno del corpo ecclesiale; o, meglio, rispetto a limitate porzioni di quel corpo, dato che \u00abla questione delle due forme non si pone affatto in tutto il mondo: vi sono centinaia di milioni di cattolici che non danno alcuna importanza alla celebrazione dell\u2019antica forma del rito romano\u00bb \u2013 o la ignorano, o ne sono scandalizzati. Nel fronte tradizionalista, poi, il professore dell\u2019Universit\u00e0 cattolica di Louvain-la-Neuve propone di distinguere due classi di persone: da un lato, \u00abcoloro che sono attaccati all\u2019antica forma della messa\u00bb, ma non ne rigettano la forma ordinaria n\u00e9 contestano l\u2019ultimo Concilio; e, dall\u2019altro, coloro che \u00abestendono la rivendicazione per la messa nella forma antica a tutte le altre liturgie\u00bb, rifiutando le posizioni anche dogmatiche del Vaticano II. I primi devono divenire l\u2019oggetto della sollecitudine pastorale dei vescovi e dell\u2019attenzione fraterna degli altri fedeli cattolici, in vista di una riconciliazione liturgica, anche sfruttando le potenzialit\u00e0 finora inevase del <i>novus ordo<\/i>. I secondi, poich\u00e9 paiono usare <i>Summorum Pontificum<\/i> come \u201cdiritto acquisito\u201d per perseguire un diverso genere di obiettivi, facendo emergere due Chiese parallele, due strutture autonome, suscitano il sospetto che non si diano i presupposti operativi per una rappacificazione. Una riconciliazione sarebbe davvero possibile solo in presenza di un reciproco spirito fraterno, mentre la contestazione teologica del Concilio non pu\u00f2 che condurre a una dolorosa separazione.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo dei contributi, quello dell\u2019italiano Andrea Grillo, docente a Roma e a Padova, parte da lontano per prendere la rincorsa. Rilegge anzitutto la riforma del rito romano, preparata dal Movimento liturgico e richiesta secondo \u00ab<i>altiora principia<\/i>\u00bb dal Vaticano II, come una prima-primaria riconciliazione liturgica: una ricollocazione in asse della capacit\u00e0 misterica del celebrare ecclesiale con la sensibilit\u00e0 e il mondo contemporanei. Rispetto a questo compito inaggirabile, la presenza parallela di una \u201cforma straordinaria\u201d ha rappresentato un <i>vulnus<\/i>, facendo pericolosamente aggio alle varie \u00abforme di Chiesa anticonciliare\u00bb. Anzi, quel parallelismo, essendo costruzione astratta sul piano teorico, fragile sul piano teologico, dubbia sul piano giuridico, ingestibile sul piano pratico, ottiene di polarizzare lo sguardo: rende strabici, sdoppia la visione. Il <i>vetus ordo<\/i> diventa sempre pi\u00f9 oscurantista, il <i>novus ordo<\/i> sempre pi\u00f9 intellettualistico. Impossibile adire ad una sintesi unificante, in queste condizioni. Il teologo savonese, allora, propone \u00abun lavoro comune su un unico tavolo\u00bb che, tornando ad ascoltare fedelmente la voce del Concilio, lavori sulla stessa forma \u00aba diversi livelli\u00bb (non solo su quello verbale, dei contenuti cognitivi) e faccia tesoro di \u00abtutta intera la tradizione del rito romano\u00bb.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>\n<h3>Per una valutazione complessiva<\/h3>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questo microcosmo di idee \u2013 sostanziosa panoramica che scavalca i consueti confini italiani \u2013 affida al lettore una messe di spunti e di suggerimenti perch\u00e9 egli maturi una propria consapevolezza della sfida in atto ed eserciti la propria responsabilit\u00e0 ecclesiale, quale che sia.<\/p>\n<p>A tredici anni dall\u2019emanazione di <i>Summorum Pontificum<\/i> \u00e8 venuto il tempo di fare un bilancio, questo \u00e8 certo. Quando si decide di tirare le somme, per\u00f2, ci si espone sempre a un rischio. Una tentazione \u00e8 quella di improvvisare un processo, magari fra le urla e gli schiamazzi delle diverse partigianerie, al <i>motu proprio<\/i> e alla sua applicazione \u2013 e pure alla riforma conciliare e alla sua applicazione. L\u2019alternativa pi\u00f9 saggia \u00e8 quella di convocare le competenze attorno al tema spinoso, analizzare i dati e ragionare pacatamente, dopo aver lasciato fuori dalla porta le tifoserie esaltate dell\u2019una e dell\u2019altra parte. Gli autori internazionali di <i>Oltre Summorum Pontificum<\/i> optano con seriet\u00e0 e convinzione per questa seconda strada, in una logica di servizio e comunione. Per salvaguardare la \u00abpotenza originaria\u00bb dell\u2019annuncio e della celebrazione, pur senza dismetterne la dirompente \u00abprofezia evangelica\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 questo \u00e8 un pregevole risultato. Ma <i>Per una riconciliazione liturgica possibile<\/i> (come recita il sottotitolo) il libro digitale dedicato al compianto Silvano Maggiani si spinge oltre, ed \u00e8 qui che probabilmente sorprende per l\u2019audacia.<\/p>\n<p>Si tratta di riaprire, con coraggio e convinzione, il cantiere della riforma liturgica postconciliare? La risposta dei sei teologi \u00e8 affermativa, direi unanime e senza tentennamenti. Se gi\u00e0 quel cantiere esponeva in bella vista il cartello \u00abLavori in corso\u00bb e non pretendeva affatto di essere concluso, da questo e-book emerge in maniera esplicita un incoraggiamento a procedere nell\u2019impresa: anche correggendo errori di calcolo e storture, anche facendo tesoro di preziosi materiali precedenti, perch\u00e9 no? Purch\u00e9 \u2013 ecco la discriminante messa bene in luce \u2013 non vi siano ambiguit\u00e0 di sorta sull\u2019accettazione incondizionata della teologia (non solo liturgica) del Vaticano II, autentico punto di non ritorno della riflessione e dell\u2019azione ecclesiale. Questo significa auspicare che si apra tutto uno spettro di possibilit\u00e0 e vuol dire, al contempo, bandire due estremi: 1) escogitare vuoi una \u201cfusione a freddo\u201d, vuoi una ibridazione fra le due forme del rito romano; 2) pretendere una musealizzazione della recente riforma liturgica (vuoi da parte dei fautori, vuoi da parte degli oppositori).<\/p>\n<p>Il libro ha qualche difetto? Probabilmente non \u00e8 perfetto. Per esempio: allargare la platea degli autori avrebbe consentito di risultare maggiormente inclusivi \u2013 per genere ed et\u00e0 anagrafica, per sensibilit\u00e0 e visioni, per radicamento geografico ed ecclesiale\u2026 \u2013 e avrebbe aiutato a fornire un campione pi\u00f9 esteso dell\u2019applicazione del <i>motu proprio <\/i>e dell\u2019idea di riconciliazione liturgica. E, per converso: realizzare pi\u00f9 edizioni internazionali, ciascuna in un\u2019unica lingua (con tutti i testi tradotti), avrebbe permesso di allargare la platea dei fruitori. In realt\u00e0 \u2013 \u00e8 comprensibile \u2013 la pubblicazione del testo ha dovuto sottostare alle restrizioni di una tempistica molto serrata. Le risposte al questionario vaticano, lo ricordiamo, dovranno pervenire alla Congregazione per la Dottrina della fede entro la fine del prossimo mese di luglio.<\/p>\n<p>Di certo, da queste pagine elettroniche emerge il volto di una comunit\u00e0 scientifica che non ha paura di appellarsi al dibattito e alla discussione all\u2019interno del mondo ecclesiale: che non \u00e8 arroccata sulla difensiva ma cerca il confronto, che riconosce con franchezza le diversit\u00e0 (oltre i pregiudizi) e, valorizzandole come ricchezze, avvia un processo di scambio, di collaborazione, di crescita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Se la pazienza del lettore lo concede, una mini-ritrattazione da parte mia \u00e8 doverosa e pu\u00f2 fungere da postilla. Pi\u00f9 che di essere di fronte a un <i>Various Artists LP<\/i>, come dicevo all\u2019inizio, l\u2019impressione che si ricava alla fine da questo e-book \u00e8 quella di essere in ascolto di una delle partite per violoncello di Bach: sei movimenti autonomi, ma coerenti nell\u2019insieme, ognuno con una sua struttura e un suo peculiare andamento di linee melodiche, ma tutti quanti frutto creativo di una <i>mens<\/i> unitaria. Qui, conciliare. Che, fondamentalmente, ispira a volare alto.)<\/p>\n<p>(Alberto Dal Maso)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi giorni dall&#8217;uscita del &#8220;libro elettronico&#8221;, Alberto Dal Maso ne offre una ampia e gustosa recensione. Con cui pu\u00f2 confrontarsi sia chi ha letto il libro, sia chi voglia conoscerne i contenuti fondamentali. 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