{"id":15603,"date":"2020-06-15T10:17:49","date_gmt":"2020-06-15T08:17:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15603"},"modified":"2020-06-15T10:17:49","modified_gmt":"2020-06-15T08:17:49","slug":"corpus-domini-e-celebrazione-eucaristica-i-due-registri-da-ricalibrare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/corpus-domini-e-celebrazione-eucaristica-i-due-registri-da-ricalibrare\/","title":{"rendered":"Corpus Domini e celebrazione eucaristica: i due registri da ricalibrare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1280px-Disputa_del_Sacramento_Rafael.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15373\" alt=\"1280px-Disputa_del_Sacramento_(Rafael)\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1280px-Disputa_del_Sacramento_Rafael-300x216.jpg\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1280px-Disputa_del_Sacramento_Rafael-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1280px-Disputa_del_Sacramento_Rafael-1024x738.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1280px-Disputa_del_Sacramento_Rafael.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La celebrazione del &#8220;Corpus Domini&#8221; di quest&#8217;anno, in condizione di &#8220;presidio sanitario&#8221;, ci ha sorpreso e ci ha dato da pensare, pi\u00f9 del solito. Forse proprio perch\u00e9 &#8220;costretti&#8221; entro un regime sorvegliato di azioni e di rinunce, abbiamo visto con singolare evidenza le pieghe e le luci, le ombre e le consolazioni della tradizione. In particolare la condizione eccezionale ha fatto emergere, nella trama profonda della festa, una serie di equivoci e di &#8220;blocchi&#8221; sui quali dobbiamo sostare a riflettere, con pacata lungimiranza. Lo facciamo tenendo sotto mano il testo della Bolla <em>Transiturus<\/em>\u00a0che, quasi 800 anni fa, aveva istituito questa festa nella trama liturgica delle celebrazioni ecclesiali.<\/p>\n<p>a) <strong>Il\u00a0Triduo pasquale &#8220;all&#8217;antica&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Nella Bolla <em>Transiturus<\/em>\u00a0con cui Urbano IV nel 1264 istitutu\u00ec la festa del <em>Corpus Domini,<\/em>\u00a0collocandola nel primo gioved\u00ec dopo l&#8217;ottava di Pentecoste, una delle sue motivazioni, che certamente pu\u00f2 sorprendere se riletta oggi, \u00e8 che nel giorno che celebra la &#8220;istituzione dell&#8217;Eucaristia&#8221; &#8211; ossia l&#8217;inizio del Triduo pasquale con la messa &#8220;in coena Domini&#8221; &#8211;\u00a0 si doveva allora costatare una distrazione dall&#8217;eucaristia a causa dei riti pasquali. Il testo antico dice parole che ci colpiscono molto:<\/p>\n<p><em>&#8220;Infatti nel giorno della &#8220;messa in Coena Domini&#8221;, nello stesso giorno in cui\u00a0Cristo ha istituito questo Sacramento, la Chiesa\u00a0Universale, impegnata nella riconciliazione dei\u00a0fedeli, nella benedizione del crisma,\u00a0\u00a0nell\u2019adempimento del comandamento della\u00a0lavanda dei piedi e in molte altre sacre\u00a0cerimonie, non pu\u00f2 prestare piena attenzione\u00a0alla celebrazione di questo grande sacramento.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Curiosa osservazione, che viene da un passato pieno di fede e di devozione, dove per\u00f2 le &#8220;cerimonie pasquali&#8221; emarginavano, con la loro urgenza e articolazione, la centralit\u00e0 dell&#8217;eucaristia. Il recupero di questa centralit\u00e0, dopo le riforme iniziate con Pio XII, deve condurci ad una interpretazione meno &#8220;esclusiva&#8221; del Corpus Domini nell&#8217;ambito della esperienza eucaristica. Essendo cambiata sia la &#8220;messa quotidiana&#8221;, sia la &#8220;messa in Coena Domini&#8221;, anche il Corpus Domini assume un significato diverso, direi meno esclusivo. La tradizione rielabora i suoi contenuti, attraverso una delicata ricalibratura degli equilibri tra le sue parti.<\/p>\n<p>b) <strong>La logica della &#8220;messa valida&#8221; non basta<\/strong><\/p>\n<p>Un secondo punto qualificante questa festa \u00e8 proprio il suo &#8220;contenuto&#8221; eucaristico. Il &#8220;farsi corpo&#8221; del Signore in mezzo ai suoi dice sovrabbondanza del dono. Il dono si identifica con il suo donatore, come dice la bolla\u00a0<em>Transiturus: <\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;Liberalit\u00e0 singolare e ammirevole, in cui il\u00a0donatore viene come dono, e il dono e colui che\u00a0d\u00e0 sono la stessa realt\u00e0&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Questo ci deve far pensare alle categorie &#8220;minimaliste&#8221; con cui spesso ci riferiamo alla eucaristia e alla loro insufficienza. La festa del Corpus Domini pu\u00f2 aiutarci a comprendere meglio anche il &#8220;disagio&#8221; che abbiamo vissuto durante la fase pi\u00f9 dura della &#8220;pandemia&#8221;, quando, a causa del &#8220;contenimento civile&#8221;, \u00e8 stata ripetuta l&#8217;idea che la &#8220;messa&#8221; potesse prescindere dal popolo che celebra. E sono state impiegate, di nuovo, le categorie minimaliste della &#8220;messa valida&#8221; e della &#8220;messa senza popolo&#8221;. Curiosamente, anche la messa &#8220;in coena Domini&#8221; ha subito questa rilettura minimalista. Proprio nella festa di ieri \u00e8 chiaro che non si tratta affatto di contestare queste categorie, ma di riconoscerle come &#8220;categorie residuali&#8221;. Potremmo dirlo cos\u00ec: riconoscere la messa &#8220;valida&#8221; significa coglierne una logica &#8220;minima&#8221;, del tutto eccezionale, che non riesce a dirne la verit\u00e0 piena. Una messa, se \u00e8 solo &#8220;valida&#8221;, non \u00e8 pienamente se stessa. Una messa \u00e8 messa se \u00e8 &#8220;pi\u00f9 che valida&#8221;. Questo \u00e8 evidentissimo al cuore della festa di ieri,\u00a0<em>In effetti la &#8220;festa del Corpus Domini&#8221; \u00e8 un solenne superamento <\/em>ante litteram<em> della categoria di &#8220;messa valida&#8221;, perch\u00e9 nella messa valida pu\u00f2 fare la comunione solo il prete, mentre la messa del Corpus Domini vede al suo centro la comunione di tutto il popolo<\/em>. Qui possono venirci in aiuto categorie classiche e preziose, come quelle che identificano le &#8220;azioni supererogatorie&#8221;, azioni che non sono n\u00e9 comandate, n\u00e9 proibite, n\u00e9 permesse, ma qualificano chi le compie in termini di pienezza e di compimento. Il &#8220;corpus Domini&#8221;, nella sua originalit\u00e0, e depurato del contenuto apologetico che pure lo ha caratterizzato in origine, ci parla di questa &#8220;gratuit\u00e0&#8221;del dono di s\u00e9, che il Figlio di Dio ha aperto alla esperienza di ogni uomo e di ogni donna, nel &#8220;suo&#8221; corpo e nel &#8220;loro&#8221; corpo. Un bel libro, appena uscito, di Stefano Biancu (<em>Il massimo necessario. L&#8217;etica alla prova dell&#8217;amore<\/em>, Milano, Mimesis, 2020) ci aiuta a entrare a fondo in questa differenza di azione, che la festa del <em>Corpus Domini<\/em> in un certo senso porta alla massima evidenza.<\/p>\n<p><strong>c) la relazione tra celebrazione e adorazione<\/strong><\/p>\n<p>Un terzo aspetto, strettamente correlato ai primi due, riguarda in modo particolare la relazione tra celebrazione e adorazione:<\/p>\n<p><em>&#8220;Dedit igitur se nobis Salvator in pabulum&#8221;<\/em><\/p>\n<p>dice la Bolla, ossia &#8220;Il Salvatore si \u00e8 dato a noi come cibo&#8221; e cos\u00ec orienta la festa ad una solenne &#8220;comunione&#8221; di tutto il popolo. Si tratta di &#8220;ricevere il sacramento&#8221;, di entrare nella logica del &#8220;corpo del Signore&#8221;, di &#8220;fare corpo con Lui&#8221;. La recezione della bolla, nei secoli, ha spostato in parte l&#8217;accento dalla comunione alla adorazione. Al punto che, se la lettura liturgica della festa procede con le categorie minimaliste di cui ho parlato prima, \u00e8 inevitabile che si cerchi il &#8220;surplus&#8221; di significato dell&#8217;eucaristia in una &#8220;adorazione statica&#8221; piuttosto che nella dinamica della azione. Se la comunione \u00e8 &#8220;una cerimonia esterna&#8221;, che \u00e8 &#8220;ad validitatem&#8221; solo per il prete, ma non per il popolo, solo l&#8217;adorazione risulta veramente spirituale.\u00a0E questo disagio permane anche oggi, al punto che nella giornata di ieri non raramente abbiamo assistito ad una sorprendente sovrapposizione di rito di comunione e devozione di adorazione, come se fossero &#8220;cose diverse&#8221;, al punto che, appena finito il &#8220;rito di comunione&#8221; &#8211; che \u00e8 il punto pi\u00f9 alto della adorazione eucaristica &#8211; e forse a causa della impossibilit\u00e0 di &#8220;processione&#8221; per via del presidio sanitario, si \u00e8 proceduto ad un momento di adorazione, che spesso ha sostituito il rito di congedo della messa. Anzi, pare che le &#8220;norme&#8221; prevedessero proprio un &#8220;rito di comunione&#8221; che si concludesse con una devozione di adorazione. Qui \u00e8 evidente che si sovrappongono due registri assai diversi e non del tutto armonici.<\/p>\n<p><strong>d) Due registri da ricalibrare<\/strong><\/p>\n<p>Cerchiamo di mettere ordine tra i due registri:<\/p>\n<p>&#8211; dove avviene il rito di comunione, &#8220;quello&#8221; \u00e8 l&#8217;atto di pi\u00f9 alta adorazione, rendimento di grazie, lode e e benedizione. Una &#8220;benedizione eucaristica&#8221; e un &#8220;rendimento di grazie adorante&#8221; aggiunto al rito di comunione \u00e8 semplicemente una interferenza tra registri diversi. Questo non capita solo nel giorno del Corpus Domini. Spesso avviene anche il 31 dicembre, quando la benedizione eucaristica con il Te Deum segue la messa vigiliare. Ci\u00f2 che \u00e8 giustificabile come &#8220;conclusione del Vespro&#8221; non \u00e8 plausibile al termine della celebrazione eucaristica. Non si tratta di &#8220;cerimonie fungibili&#8221; a cui &#8220;aggangiare&#8221;, ad ogni costo, l&#8217;elemento qualificante della &#8220;benedizione eucaristica&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; la tradizione di &#8220;processione esterna&#8221; alla Chiesa riguarda una esperienza diversa dal celebrare eucaristico ecclesiale. Ha piuttosto a che fare con il mondo, con la logica eucaristica del secolare, con il rapporto &#8220;extra moenia&#8221;. Ma ci\u00f2 che si giustifica &#8220;ad extra&#8221; non \u00e8 immediatamente traducibile &#8220;ad intra&#8221;.<\/p>\n<p>&#8211; eventualmente &#8220;dopo il congedo&#8221; si pu\u00f2 dare un &#8220;prolungamento adorante&#8221;, ma questo non dovrebbe accadere &#8220;dentro la sequenza rituale&#8221;. Qui, a me pare, le normative che molte diocesi hanno adottato sembrano poco chiare. Ne cito una, che riprende il canone comune, come \u00e8 stato seguito in molte diocesi e parrocchie:<\/p>\n<p><em>&#8220;Dopo la distribuzione della comunione si ripone l\u2019Eucaristia nel tabernacolo e si espone l\u2019ostia consacrata nell\u2019ostensorio, mentre si esegue un canto eucaristico; oppure, se non si usa l\u2019ostensorio, si lascia sull\u2019altare la pisside chiusa con il coperchio. Se si usa l\u2019incenso, si infonde l\u2019incenso nel turibolo e si incensa l\u2019Eucaristia. Quindi chi presiede va alla sede e prega l\u2019orazione dopo la comunione. Si pu\u00f2 quindi proseguire con un tempo di adorazione eucaristica.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Una prassi cos\u00ec articolata perde una evidenza centrale anche per la bolla\u00a0<em>Transiturus<\/em>: il centro della relazione con Cristo \u00e8 &#8220;suscipere sacramentum&#8221;. In normative cos\u00ec concepite continuano ad influire quelle teorie e prassi dell'&#8221;uso del sacramento&#8221; che equiparano &#8220;visione&#8221; e &#8220;manducazione&#8221;, facendo della prima una versione alternativa della seconda, spesso pensata come &#8220;pi\u00f9 spirituale&#8221;. La messa si compie con la comunione, che \u00e8 la forma pi\u00f9 alta della adorazione. Successivamente ad essa, una volta conclusa la celebrazione eucaristica e sciolta la assemblea, \u00e8 ben possibile compiere processioni o sostare in adorazione. Ma se si compie questo gesto all&#8217;interno della celebrazione, si alterano gli equilibri interni alla sequenza rituale e si rischia di ridurre la &#8220;comunione&#8221; a una &#8220;cerimonia esterna&#8221; meno intensa della adorazione. Se proprio nel giorno del Corpus Domini arriviamo a queste sovrapposizioni e confusioni, come potremo tornare a celebrare le messe domenicali e quotidiane, con tutta la ricchezza di cui sono generose custodi?<\/p>\n<p>Tutte questo luci e queste ombre sono apparse in modo pi\u00f9 evidente grazie al presidio sanitario dovuto alla pandemia, che rivela i pensieri segreti dei nostri cuori. <em>Grazie alle mascherine siamo pi\u00f9 nudi<\/em>. Ma questa nudit\u00e0 non ci fa male, pu\u00f2 farci crescere, anche portandoci a riscoprire le vere intenzioni con cui la tradizione ci orienta e ci conduce. Purch\u00e9 ascoltiamo davvero la sua parola sorprendente e il suo bisogno di calarsi nella azione rituale comune,\u00a0 senza dare credito soltanto alle nostre abitudini pi\u00f9 radicate, anche di quelle che ci sembrano le pi\u00f9 devote.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La celebrazione del &#8220;Corpus Domini&#8221; di quest&#8217;anno, in condizione di &#8220;presidio sanitario&#8221;, ci ha sorpreso e ci ha dato da pensare, pi\u00f9 del solito. 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