{"id":15534,"date":"2020-05-28T11:05:08","date_gmt":"2020-05-28T09:05:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15534"},"modified":"2020-05-28T11:05:08","modified_gmt":"2020-05-28T09:05:08","slug":"dialogo-de-auctoritate-la-risposta-di-andrea-ponso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dialogo-de-auctoritate-la-risposta-di-andrea-ponso\/","title":{"rendered":"Dialogo &#8220;de auctoritate&#8221;: la risposta di Andrea Ponso"},"content":{"rendered":"<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmecamion.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15026\" alt=\"salmecamion\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmecamion-138x300.jpg\" width=\"138\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmecamion-138x300.jpg 138w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/salmecamion.jpg 305w\" sizes=\"(max-width: 138px) 100vw, 138px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><em>Come \u00e8 evidente, la &#8220;pandemia&#8221; con le sue urgenze, ci porta a discutere di autorit\u00e0. Le provocazioni sollevate da Giorgio Agamben, le riflessioni di Marcello Neri, le considerazioni di Andrea Ponso aiutano a considerare aspetti dimenticati, nascosti e urgenti. Con l&#8217;ultimo degli autori citati abbiamo intrecciato, da alcune settimane, un discorso che ha, more socratico, l&#8217;andamento di un dialogo pacato e riflessivo, quasi meditativo. Il penultimo anello di questa catena di considerazioni era stato il mio testo sul <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-dissidio-sulla-autorita-g-agamben-e-m-neri-diritti-e-doveri-in-conflitto\/\">&#8220;dissidio a proposito della autorit\u00e0&#8221;<\/a>, al quale ora Andrea risponde con questa articolata risposta, di cui lo ringrazio.<\/em><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><strong>Presunzione di sicurezza e presunzione di diffidenza<\/strong><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">Caro Andrea, <\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: large\">come sempre stimoli la mia riflessione, come pochi devo dire, e ti ringrazio infinitamente. Provo quindi a confrontarmi con il tuo scritto che mi hai segnalato.<\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: large\">Parli giustamente di una idea di autorit\u00e0 come autorevolezza nel far nascere e, soprattutto, nel lasciar nascere e crescere, nella sua capacit\u00e0 di preservare questo tipo eventi concretissimi. Ma, sinceramente, penso che tale forma di potere &#8211; o, forse, sarebbe meglio dire di &#8220;capacit\u00e0 di sviluppare la potenza intrinseca in ogni esistenza &#8211; sia, nella maggior parte dei casi, un abbaglio e una rappresentazione, almeno a livello sociale e comunitario. Ed \u00e8 una delle cose, io credo, che il virus ci sta mostrando nella maggior parte dei casi: la potenza si trasforma in potere, si coniuga e si scarica sui singoli ben mascherata; il suo fine pu\u00f2 anche essere buono, ma i mezzi che \u00e8 costretta ad usare, proprio per la deflagrazione di tutto quello che avevamo vissuto come politica nell&#8217;ultimo secolo, tra potere esecutivo e costituzionale, non ha pi\u00f9 la forza di essere tale nei singoli stati e si \u00e8 quindi trasformato in gestione, in amministrazione e, per queste cose, l&#8217;autorit\u00e0 come autorevolezza non \u00e8 necessaria. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 &#8220;governo&#8221; cos\u00ec come veniva inteso dalle categorie politiche e sociali tradizionali: per questo non si pu\u00f2 nemmeno parlare di un potere ben preciso e strutturato e consapevole del suo imperio; al contrario, mi pare proprio che sia l&#8217;ingovernabilit\u00e0, l&#8217;incapacit\u00e0 di trovare nuovi paradigmi e nuove forme che non siano la semplice gestione amministrativa a causare la restrizione delle libert\u00e0 e dei doveri. Viviamo con in testa vecchi paradigmi politici e anche antropologici, tara dello stesso Agamben, che si ferma al &#8220;pensato&#8221; in ambito politico, anche se nella sua archeologia c&#8217;\u00e8 qualcosa che si rivolge al futuro, perch\u00e9 oggi una vera archeologia pu\u00f2 farsi solo nel\/per il futuro che non conosciamo e che non possiamo chiudere in forme gi\u00e0 date e logore. In questo senso, certamente, il virus pu\u00f2 riaprire delle domande ma, in tale contesto paradigmatico, ci si affretta subito a censurarle con le risposte pi\u00f9 semplici che danno sicurezza negando la complessit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: large\">Ed \u00e8 in questo senso, mi pare, che siamo passati da una condizione pre-virus che potremmo chiamare <i>presunzione di sicurezza<\/i>, ad un&#8217;altra che \u00e8 invece legata al bisogno assoluto di protezione: entrambe, mi pare, poco realistiche nei fatti e, soprattutto, entrambe fortemente immunitarie. Tutto ci\u00f2 che sta tra questi due estremi \u00e8 la zona grigia e ancora senza immagine che non sia gi\u00e0 simulacro che invece credevamo di conoscere bene: \u00e8 lo spazio della comunit\u00e0, \u00e8 uno spazio in cui non si condivide un insieme di sicurezze ma le proprie debolezze. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: large\">La tradizione dei Padri vedeva proprio nella presa di coscienza progressiva delle proprie debolezze la porta di accesso unica alla vita e alla comunit\u00e0 spirituale, ad una vita in pienezza e unificata. Ma, a quanto pare, in questo passaggio che abbiamo appena visto, ci\u00f2 che viene in qualche modo mostrato e subito messo a tacere \u00e8 in realt\u00e0 proprio questa debolezza, questa finitezza, questo essere in balia di qualcosa che non sappiamo descrivere, definire, e dal quale dobbiamo assolutamente proteggerci non solo dal punto di vista strettamente profilattico. Non mi pare, infatti, che le massicce immagini e notizie sul virus, sulle morti e sulla sua pericolosit\u00e0 abbiano davvero creato questo senso di debolezza e di relazionalit\u00e0 in cui tale debolezza si possa condividere comunitariamente: al contrario, nella maggior parte dei casi, il terrore ha generato l&#8217;immediata difesa, fatta di chiusure e distanziamenti non solo, lo ripeto, di tipo profilattico. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"zxx\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif\"><span style=\"font-size: large\">Si parla molto dell&#8217;impatto di questa paura della morte e del contagio, ma siamo davvero sicuri di averla incontrata, di averla davvero presa in carico singolarmente e comunitariamente? Non c&#8217;\u00e8 forse stato il rischio e l&#8217;effettiva messa in azione di strumenti atti ad allontanarla anche dalla sola riflessione e dal sentire? Non l&#8217;abbiamo censurata proprio grazie all&#8217;eccesso della sua esposizione mediatica? Non l&#8217;abbiamo vissuta solamente come intollerabile e invivibile? Certo le azioni in cui riscoprire che rinunciando alla propria libert\u00e0 di movimento, ad esempio, erano funzionali e buone per la salvezza degli altri \u00e8 una cosa positiva. Ma siamo davvero sicuri che non si sia trattato soprattutto di una presa di distanza fondamentalmente egoistica e censoria del dato reale della finitezza umana e della morte?<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 evidente, la &#8220;pandemia&#8221; con le sue urgenze, ci porta a discutere di autorit\u00e0. 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