{"id":15523,"date":"2020-05-26T01:35:37","date_gmt":"2020-05-25T23:35:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15523"},"modified":"2020-05-26T01:42:53","modified_gmt":"2020-05-25T23:42:53","slug":"la-coesistenza-impossibile-una-parola-chiara-del-cardinal-kurt-koch-sullunica-forma-del-rito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-coesistenza-impossibile-una-parola-chiara-del-cardinal-kurt-koch-sullunica-forma-del-rito-romano\/","title":{"rendered":"La coesistenza impossibile: una parola chiara del Cardinal Kurt Koch sull&#8217;unica forma del rito romano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15406\" alt=\"Summorum\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche il Card. Koch, come <a href=\"https:\/\/www.katholisch.de\/artikel\/25608-kardinal-koch-auf-dauer-keine-koexistenz-von-alter-und-neuer-messe?\">attesta l&#8217;agenzia di stampa dei vescovi tedeschi<\/a>, ha riconosciuto finalmente la &#8220;questione sistematica&#8221; che molti teologi hanno sottoscritto <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">in una &#8220;lettera aperta&#8221; del 27 marzo scorso<\/a>, che auspicava il &#8220;superamento dello stato di eccezione liturgica&#8221;. Tanto pi\u00f9 importante appare la chiara dichiarazione del Cardinal Koch, se viene confrontata con le diverse opinioni che lo stesso cardinale, 9 anni fa, aveva espresso in un Convegno romano, nel quale aveva sostenuto che Summorum Pontificum poteva &#8220;diventare un ponte ecumenico veramente solido soltanto se esso venisse innanzitutto percepito e recepito come una speranza per tutta la Chiesa\u201d. Ma quale speranza di unit\u00e0 pu\u00f2 venire alla Chiesa da una teoria della &#8220;duplice forma parallela&#8221; dello stesso rito romano? Questa domanda, che riposa su una questione davvero vitale per la chiesa, 9 anni dopo riceve una considerazione alquanto diversa. Ci\u00f2 che prima sembrava una acquisizione tutto sommato positiva, ora appare, anche agli occhi del Card. Koch, come una minaccia.\u00a0 Poich\u00e9 la centralit\u00e0 della esperienza eucaristica non pu\u00f2 sopportare che al suo interno si dia un &#8220;conflitto fra forme diverse&#8221;. Cos\u00ec \u00e8 necessario uscire da questa condizione innaturale e ritornare quanto prima ad una &#8220;unica forma&#8221; del rito romano. Lo stato di eccezione, che il Motu Proprio aveva introdotto nel 2007, non ha pi\u00f9 ragion d&#8217;essere. &#8220;Al posto di due forme diverse, occorre tornare ad una forma unica, come sintesi&#8221;.<\/p>\n<p>Mi sembra importante che un nuovo segnale di disagio di fronte a Summorum Pontificum giunga con chiarezza proprio dai palazzi vaticani. Non solo \u00e8 in corso <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sintonia-tra-magistero-pastorale-e-magistero-magistrale-sotto-esame-lo-stato-di-eccezione-liturgica-di-summorum-pontificum\/\">una indagine presso tutti i vescovi, sull&#8217;impatto ecclesiale, liturgico e spirituale di SP, voluta direttamente da Papa Francesco<\/a>. Ma anche un capo dicastero dice esplicitamente che questa forzatura, che ha condotto ad una &#8220;coesistenza conflittuale&#8221; tra due forme diverse dello stesso rito romano, deve essere apertamente riconosciuta come una &#8220;non-soluzione&#8221;.<\/p>\n<p>Chiediamoci, dunque: dove sta il punto cardine della debolezza di questa &#8220;non soluzione&#8221;? Riepiloghiamone i punti essenziali:<\/p>\n<p>a) Papa Giovanni XXIII, nel 1960, valutando il da farsi, aveva esitato: doveva dar corso alle riforme che Pio XII aveva gi\u00e0 preparato, oppure doveva aspettare lo svolgersi del Concilio, che aveva gi\u00e0 convocato? Decise di procedere alla revisione del Messale tridentino, in forma provvisoria. Il Concilio avrebbe fissato gli \u201caltiora principia\u201d sulla base dei quali si sarebbe fatta la riforma. E cos\u00ec nacque il testo provvisorio del Messale del 1962.<\/p>\n<p>b) Il Concilio, esplicitamente,\u00a0 ai numeri 47-58 di <em>Sacrosanctum Concilium<\/em>, fissa le linee fondamentali della riforma dell\u2019<em>Ordo Missae<\/em>, che verr\u00e0 realizzato e approvato nel 1969. E chiede, per questo, di modificare profondamente, di integrare largamente, di implementare e arricchire strutturalmente il rito del 1962.<\/p>\n<p>c) Paolo VI, all\u2019entrata in vigore nel Novus Ordo ribadisce quello che il suo predecessore e il Concilio avevano detto. Il nuovo testo sostituisce il precedente, a causa dei limiti rituali, teologici, pastorali e spirituali del testo precedente.<\/p>\n<p>d) Nel 2007, con il Motu Proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d, Benedetto XVI cerca di favorire la \u201criconciliazione\u201d nella Chiesa e concede un pi\u00f9 largo uso del \u201cmessale del 1962\u2033, costruendo una ipotesi sistematicamente assai discutibile e argomentata con il sofisma della \u201ccovigenza\u201d di un rito ordinario e di un rito straordinario. Come disse Camillo Ruini, alla uscita di SP: \u201csperiamo che un gesto di riconciliazione non diventi un principio di divisione\u201d.<\/p>\n<p>e) In questi 13 anni la presenza del \u201crito straordinario\u201d, con la sua equivoca ufficialit\u00e0, ha dato forza a tutte le forme di chiesa \u201canticonciliare\u201d. Non era nelle intenzioni di Benedetto XVI, ma \u00e8 stato negli effetti. Questo rito \u201cantico\u201d ha coagulato intorno a s\u00e9 volti della reazione ecclesiale e civile, passatisti di varia stoffa, aristocratici decaduti, snob rampanti e anche qualche soggetto poco equilibrato. Nel frattempo, la Commissione Ecclesia Dei conduceva trattative di accordo con i lefebvriani in cui non si capiva mai da quale parte del tavolo ci fossero i veri nemici del Concilio Vaticano II. Di amici, se ne vedevano sempre pochi.<\/p>\n<p>f) Da ultimo, la Commissione, avendone combinate di troppo grosse, \u00e8 stata soppressa. Ma forse si \u00e8 semplicemente trasferita all\u2019interno della Congregazione per la Dottrina della Fede?<\/p>\n<p>Poniamo ora la questione vera, che non \u00e8 di carattere liturgico, o giuridico, ma sistematico. Sul piano della teologia sistematica tutta questa operazione \u00e8 una mistificazione senza possibilit\u00e0 di scampo. Dire che sono vigenti contemporaneamente due riti, di cui il secondo \u00e8 nato per correggere, emendare e rinnovare il primo, \u00e8 un sofisma che fin dall\u2019inizio ha alterato le competenze liturgiche nella Chiesa cattolica. Ma \u00e8 un sofisma sistematico che non riesce a convincere e che soprattutto non funziona. Tanto che, dal 2007, non solo i Vescovi delle diocesi non possono sovrintendere alla liturgia nella loro diocesi, ma ora \u00e8 chiaro che anche la Congregazione del Culto non pu\u00f2 esercitare il discernimento in materia liturgica, perch\u00e9 una \u201cliturgia straordinaria\u201d viene controllata e modificata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.<\/p>\n<p>Di questa condizione distorta e profondamente deviante, che deve essere modificata con urgenza, ora parla apertamente anche il Card. Koch, che \u00e8 Prefetto del Pontificio Consiglio per l&#8217;Unit\u00e0 dei Cristiani: questa \u00e8 una buona notizia che non rester\u00e0 priva di effetti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche il Card. 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