{"id":15483,"date":"2020-05-13T10:51:15","date_gmt":"2020-05-13T08:51:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15483"},"modified":"2020-05-13T11:43:40","modified_gmt":"2020-05-13T09:43:40","slug":"ripartire-senza-imparare-anche-in-chiesa-la-messa-in-guardia-di-giovanni-grandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/ripartire-senza-imparare-anche-in-chiesa-la-messa-in-guardia-di-giovanni-grandi\/","title":{"rendered":"Ripartire senza imparare (anche in Chiesa)? La messa in guardia di Giovanni Grandi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15484\" alt=\"leereecclesia\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/leereecclesia.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In uno dei suoi garbati video (che si trova <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=DBhsZQUw210&amp;t=93s\">qui<\/a>), Giovanni Grandi pone una questione non di poco conto. La riassume lui stesso con queste parole:<\/p>\n<p>&#8220;Ripartire \u00e8 necessario, soprattutto per il lavoro e in generale per le relazioni, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Per\u00f2 stavano nascendo nelle professioni, nella scuola, nei contesti stessi del tempo libero (del &#8220;consumo&#8221;?) riflessioni interessanti sul senso delle cose, che forse rischiamo di accantonare nell&#8217;urgenza di ritornare in corsa. Pare anche a voi?&#8221;<\/p>\n<p>Egli propone di aprire un dialogo su questo punto. Mi pare una cosa saggia. Per parte mia recepisco la bella\u00a0 provocazione. Provo anzitutto a focalizzare la domanda.<\/p>\n<p><strong>Una domanda preziosa, anche per la Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>La domanda che ci e si rivolge Giovanni Grandi \u00e8 radicale: egli si domanda se la condizione di &#8220;distanziamento&#8221;, che ci ha costretto per due mesi a &#8220;inventare una vita diversa&#8221; &#8211; anche sul piano ecclesiale e liturgico &#8211; sia soltanto una &#8220;fase di passaggio&#8221;, da accantonare subito, per rimettersi a fare quello che si faceva prima, anche se in condizioni diverse. E&#8217; stata l&#8217;occasione per &#8220;ripensare quello che facevamo&#8221; o solo un &#8220;incidente di percorso&#8221; dopo il quale ci affrettiamo a &#8220;ripristinare tutto come prima&#8221;, anche se con condizioni di perdurante &#8220;distanziamento sociale&#8221;.<\/p>\n<p>Proviamo a dirlo dal punto di vista della &#8220;liturgia della Chiesa&#8221;: la prova, che abbiamo dovuto attraversare &#8211; assenza di celebrazioni partecipate, ricorso a media sostitutivi (TV, streeming, Zoom, video-chiamate&#8230;), animazione litrugica delle case, lavoro sui linguaggi e sui gesti &#8211; possono essere semplicemente archiviate per tornare a &#8220;liturgie secondo il protocollo&#8221;, oppure ecclesialmente abbiamo imparato qualcosa che non possiamo perdere, e dobbiamo anzi custodire e riprendere, in vista di una &#8220;normalit\u00e0 ecclesiale&#8221; che non sia una &#8220;normalizzazione&#8221;?<\/p>\n<p><strong>Le emergenze della clausura: parole e cose<\/strong><\/p>\n<p>Possiamo dire di avere imparato molto, fino a qui, dalle cose che ci sono accadute? Mi limito a segnalare quelle rilevanti sul piano liturgico-pastorale:<\/p>\n<p>a) Tutti sono rimasti spiazzati dalla novit\u00e0 di una &#8220;desertificazione&#8221; dello spazio pubblico, che ha risucchiato tutte le comunit\u00e0, salvo le &#8220;case&#8221;. Anche la Chiesa italiana \u00e8 stata risucchiata in una alternativa tra pubblico e privato. E ha giocato su entrambi con le carte che aveva. Pubblicamente ha &#8220;assunto responsabilit\u00e0&#8221;, poi ha denunciato l&#8217;attentato alla Costituzione, poi ha siglato &#8211; da sola &#8211; l&#8217;accordo. Una cosa poco meditata, che in certi passaggi ha avuto toni da Cinque Stelle o da Aldo Maria Valli. Alla fine l&#8217;esito sul piano pubblico \u00e8 una &#8220;assimilazione&#8221; della Chiesa a palestre, tabaccherie, librerie&#8230;ma \u00e8 evidente che la questione del celebrare comunitario si pone al di l\u00e0 del protocollo. Esso rende possibile una cosa, la cui necessit\u00e0 deve essere attinta da altre fonti. Tuttavia su questo &#8220;oltre&#8221; pochissime parole autorevoli, forti, profetiche. Almeno per ora.<\/p>\n<p>b)\u00a0 Sul versante privato, poco o niente, se non il ricordo al &#8220;registro devoto&#8221;, ma neppure troppo convinto. Una elaborazione sapiente delle risorse dei &#8220;luoghi privati di testimonianza ecclesiale&#8221; (le case, le famiglie, le comunit\u00e0) \u00e8 stata lasciata pressoch\u00e9 integralmente alla libera iniziativa &#8220;privata&#8221;. Quasi che gli sviluppi pi\u00f9 nuovi e pi\u00f9 ragguardevoli avvenissero &#8220;praeter hierarchiam&#8221;.<\/p>\n<p>c) Proprio la &#8220;zona intermedia&#8221;, che \u00e8 la pi\u00f9 delicata, quella che dovrebbe essere pi\u00f9 curata e custodita, sembra essere rimasta fuori del campo visivo ufficiale. Si salta, molto facilmente, dal livello &#8220;formale&#8221; alla &#8220;vita personale&#8221;. E questo taglia il ramo su cui stiamo seduti, nella grande pianta della tradizione.<\/p>\n<p>d) L&#8217;indizio pi\u00f9 limpido \u00e8 stato il &#8220;registro verbale&#8221; su cui si \u00e8 comunicato. Formalismi giuridici, norme disciplinari eccezionali nuove o classiche (coa\u00ec \u00e8 stato facile trasformare la messa in cena domini in messa senza popolo e la confessione in desiderio della confessione). Ma della &#8220;res&#8221;, si \u00e8 detto pochissimo: quasi si \u00e8 sottointeso che parlasse il papa &#8211; che non ha taciuto &#8211; e poi tutti potevano limitarsi a ripeterlo (pi\u00f9 o meno fedelmente). Ma una esplicita verbalizzazione della crisi e delle parole alte con cui la si pu\u00f2 affrontare sarebbe stata la cosa pi\u00f9 importante, perch\u00e9 toccava le corde delle vite recluse, ferite, abbattute, spaesate.<\/p>\n<p><strong>Verso una normalit\u00e0 non normalizzata: i segni del tempo<\/strong><\/p>\n<p>La domanda di Giovanni Grandi, dunque, risuona anche per la Chiesa: abbiamo imparato qualcosa? Ci siamo lasciati insegnare qualcosa? Ecco una serie di &#8220;segni dei tempi&#8221; da cui la Chiesa pu\u00f2 imparare qualcosa di decisivo su di s\u00e9 e sul proprio mistero:<\/p>\n<p>a) Se, come si \u00e8 ripetuto con una insistenza quasi ostinata, non possiamo vivere &#8220;senza eucaristia&#8221;, e la riconosciamo &#8220;fonte&#8221; della fede e del servizio, dovremmo almeno &#8220;esporla&#8221; con un minimo di correttezza, di pertinenza, di equilibrio e di pienezza. Se poni come tua &#8220;fonte&#8221; una arancia meccanica rituale, ti ritrovi mortificato dalla fonte stessa che non hai saputo custodire, almeno con le parole;<\/p>\n<p>b) La sapienza ecclesiale sa che le prove della esistenza di Dio appaiono tante e numerose, quando tutto va bene. Ma \u00e8 proprio nella &#8220;crisi&#8221; che diventano importanti, ed \u00e8 proprio allora che scarseggiano. Cos\u00ec \u00e8 per la messa: offrirne le ragioni quando la vita fiorisce, si pu\u00f2 fare con le gambe rilassate sotto la scrivania, e quasi fumando la pipa. Ma proprio quando diventa difficile o impossibile, la celebrazione non sopporta di essere dipinta, raccontata o minacciata come un &#8220;diritto da pretendere&#8221; o come una &#8220;cosa sacra&#8221;, piuttosto che come un &#8220;dono senza merito, che coinvolge in radice ogni membro della comunit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>c) Alle parole poco meditate corrisponde, ovviamente, il rischio di &#8220;cose improvvisate&#8221;. Se la eucaristia \u00e8 pensata come un &#8220;dispositivo automatico&#8221;, pu\u00f2 sopportare ogni livello di &#8220;presidio sanitario&#8221;: maschere, guanti, distanze, numeri chiusi, sanificazioni, servizio d&#8217;ordine&#8230;Ma se osi pensarne il significato corporeo, simbolico, che correla capo e corpo, corpo mistico e corpo vero, sacerdozio di Cristo e sacerdozio dei fedeli, puoi uscire dalla logica amministrativa e porre la questione: \u00e8 davvero il caso? A priori la risposta non \u00e8 n\u00e9 s\u00ec n\u00e9 no: ma sono le comunit\u00e0 reali &#8211; il gregge con i suoi pastori che camminano talora davanti, sempre dentro e spesso dietro &#8211;\u00a0 a dover decidere, soppesando bene ogni cosa.<\/p>\n<p>d) I segni dei tempi sono i segni del nostro tempo. Essi possono insegnarci qualcosa di importante sia sul significato della celebrazione eucaristica, sia sulle &#8220;cose&#8221; che essa desidera o pretende o esclude. La Chiesa, che \u00e8 madre e maestra, sa di dover essere anche discepola, di dover imparare dai segni che incontra. Se li ascoltiamo staremo dentro il grande discernimento a cui siamo chiamati per ripartire: non a ogni costo e non senza discrezione. Se abbiamo fretta di &#8220;archiviare il confinamento&#8221; e di tornare ad una pratica pastorale rassicurante perch\u00e9 comunque assicurata, perderemmo, come dice bene Giovanni Grandi,\u00a0 una occasione storica perch\u00e9 le parole diventino luoghi di reale presenza e perch\u00e9 le cose si facciano forti, alte e trasparenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In uno dei suoi garbati video (che si trova qui), Giovanni Grandi pone una questione non di poco conto. La riassume lui stesso con queste parole: &#8220;Ripartire \u00e8 necessario, soprattutto per il lavoro e in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15483"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15483"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15483\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15490,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15483\/revisions\/15490"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}