{"id":15467,"date":"2020-05-08T12:19:44","date_gmt":"2020-05-08T10:19:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15467"},"modified":"2020-05-08T12:26:56","modified_gmt":"2020-05-08T10:26:56","slug":"protocollo-necessario-di-messe-contagiose-per-un-opportuno-discernimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/protocollo-necessario-di-messe-contagiose-per-un-opportuno-discernimento\/","title":{"rendered":"Protocollo necessario di messe contagiose:  per un opportuno discernimento"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"Intesa Governo-Cei, dal 18 maggio riprendono le messe\" src=\"https:\/\/tuttoggi.info\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/20200507_1909-650x350.jpg\" \/><\/p>\n<p>La firma di una &#8220;intesa&#8221; tra Governo e Chiesa cattolica, che fissasse un protocollo condivisibile e controllabile, a tutela della sanit\u00e0 pubblica in occasione di &#8220;raduni ecclesiali&#8221;, era un passaggio inevitabile e necessario. Come si \u00e8 giustamente osservato, in un <a href=\"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/esercizi-di-laicita-dalla-bilateralita-pattizia-al-dialogo-interreligioso-a-causa-del-covid-19\/?fbclid=IwAR0h0t22hXHk_7BCoU0xvEDvYOHWHZbc1C5uJBfuIi0frJQ5AzZqmIj_6rg\">lucido commento di P. Consorti<\/a>, alcune sbavature avrebbero potuto essere evitate: la posizione isolata e privilegiata del cattolicesimo rispetto alle altre confessioni cristiane e alle altre fedi religiose; la sovrapposizione tra registri civili e registri ecclesiali che non sembra adeguatamente calibrata; la sorprendente citazione della logica del precetto\u00a0 sottoscritta anche da ministri della Repubblica. Ma \u00e8 certo che ora, sia pure con questi limiti, vi \u00e8 un documento di riferimento che, a partire dalla data stabilita, potr\u00e0 essere assunto come &#8220;norma&#8221; per celebrare ogni liturgia ecclesiale, salvo quelle esplicitamente escluse (ad es. la Confermazione). Curiosamente, nulla \u00e8 detto delle liturgie di ordinazione: forse perch\u00e9 implicitamente escluse, o forse perch\u00e9 pensate senza popolo?<\/p>\n<p>Una volta stabilito il quadro di fondo degli obblighi di legge, cui la Chiesa cattolica aderisce responsabilmente, si pone una questione del tutto diversa, ma altrettanto importante. Il protocollo fissa il quadro di una possibilit\u00e0, ma lascia libera la Chiesa di considerare la opportunit\u00e0 della celebrazione. La libert\u00e0 del culto, infatti, non \u00e8 solo una forma giuridica civile, ma anche un contenuto della fede ecclesiale. Questo va considerato almeno per tre grandi motivi.<\/p>\n<p><em>a) La messa \u00e8 costitutivamente contagiosa.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Se \u00e8 celebrazione eucaristica, la messa \u00e8 contatto\/contagio, nudit\u00e0\/riconoscimento, gusto di sostare\/perdere tempo. E&#8217; chiaro che il &#8220;desiderio di radunarsi&#8221; \u00e8 rimasto sospeso per molto tempo e non vede l&#8217;ora di essere soddisfatto. La comunit\u00e0 si attende, nei registri del desiderio ecclesiale, le distanze che si accorciano, le mani che si intrecciano, la condivisione dello stesso pane e dello stesso calice, il canto comune e il fare corpo. Se la messa pu\u00f2 essere celebrata solo se non la &#8220;celebriamo&#8221; (visto che celebrare vuol dire, letteralmente, accorciare le distanze e rendere un luogo &#8220;pieno di gente&#8221;), allora la valutazione se &#8220;sia il caso&#8221; deve essere fatta apertamente e comunitariamente. Non lo decide n\u00e9 il presidente del Consiglio, n\u00e9 il presidente dei Vescovi, ma ogni pastore con le sue pecore e ogni gregge con il suo pastore. La risposta non \u00e8 scontata, n\u00e9 in un senso n\u00e9 in un altro: deve essere assunta in modo ecclesiale, non in modo burocratico. E deve evitare che la &#8220;messa&#8221; diventi &#8220;messa in scena&#8221;.<\/p>\n<p><em>b) La messa \u00e8 sorgivamente gratuita<\/em><\/p>\n<p>Una messa &#8220;a prenotazione&#8221; \u00e8 una contraddizione in termini. Esattamente come non bisogna dimenticare la bella espressione che Mariano Magrassi coni\u00f2, negli anni 70: &#8220;Meno messe, pi\u00f9 messa&#8221;. La gratuit\u00e0 dell&#8217;agire eucaristico non permette n\u00e9 di &#8220;riservare i posti&#8221;, n\u00e9 di moltiplicare le &#8220;corse&#8221; per aumentare i passeggeri. La messa non \u00e8 una metropolitana, che passa ogni 3 minuti. Anche perch\u00e9 uno degli effetti della metropolitana \u00e8 proprio la assenza di comunit\u00e0. Ovviamente le condizioni eccezionali possono permettere qualche margine di manovra eccezionale. Anche su questo piano si dovr\u00e0 discernere con cura. E potremo scoprire che eravamo gi\u00e0 &#8220;preservati dal contagio&#8221; prima ancora della pandemia, per lo stile con cui prendevamo posto e con cui tenevamo le distanze. Forse ora, essendoci imposto da un &#8220;protocollo&#8221;, potremo scoprire di saper desiderare e di poter sperare, tra non troppo tempo, di uscire da questo &#8220;autoconfinamento devoto&#8221;.<\/p>\n<p><em>c) La messa \u00e8 localmente radicata<\/em><\/p>\n<p>Il terzo livello, che dovr\u00e0 essere considerato, \u00e8 la giusta differenza tra luoghi diversi, regioni diverse, chiese diverse. Pur essendo il protocollo necessariamente identico per tutto il territorio nazionale, altra cosa \u00e8 assumerne la logica negli epicentri del contagio nazionale, altra cosa in zone intermedie, altra cosa ancora in zone del tutto periferiche rispetto al contagio. Anche in questo caso le decisioni delle diocesi e delle parrocchie potranno tenere nel debito conto queste indiscutibili differenze. Non per applicare in modo personalizzato il protocollo sanitario, ma per considerarne l&#8217;impatto diverso sulla vita delle persone e sulle simbolica delle chiese. Lo stesso protocollo pu\u00f2 cos\u00ec risultare plausibile in una zona, discutibile in un altra, quasi improponibile in una terza.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stata una forzatura considerare le difficolt\u00e0 di concedere il &#8220;permesso di raduno ecclesiale&#8221; nei termini esasperati di una &#8220;oppressione della libert\u00e0 di culto&#8221;, altrettanto forzato sarebbe pensare che, essendovi un protocollo formale, ogni cristiano cattolico, alle 7.30 del 18 maggio, avr\u00e0 il diritto di bussare alla porta della chiesa e pretendere di avere pronta e disponibile la &#8220;sua&#8221; messa sicura, da &#8220;ascoltare&#8221; in presenza. Una recezione puramente &#8220;individuale&#8221; di un provvedimento che tutela la &#8220;comunit\u00e0&#8221; sarebbe la peggior forma di servizio, sia alla salute della citt\u00e0, sia alla fede della chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La firma di una &#8220;intesa&#8221; tra Governo e Chiesa cattolica, che fissasse un protocollo condivisibile e controllabile, a tutela della sanit\u00e0 pubblica in occasione di &#8220;raduni ecclesiali&#8221;, era un passaggio inevitabile e necessario. 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