{"id":15428,"date":"2020-05-01T17:07:31","date_gmt":"2020-05-01T15:07:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15428"},"modified":"2020-05-01T18:07:07","modified_gmt":"2020-05-01T16:07:07","slug":"la-messa-la-fede-la-carne-e-il-sangue-liberta-di-culto-tra-vescovi-e-lutero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-messa-la-fede-la-carne-e-il-sangue-liberta-di-culto-tra-vescovi-e-lutero\/","title":{"rendered":"La messa, la fede, la carne e il sangue. Libert\u00e0 di culto tra Vescovi e Lutero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15430\" alt=\"Les_p\u00e8lerins_d'Emma\u00fcs_by_Paul_Bril\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril-300x201.jpg\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Les_p\u00e8lerins_dEmma\u00fcs_by_Paul_Bril.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">&#8220;<em>Nondimeno<\/em>, la liturgia \u00e8 culmen et fons&#8221; (SC 10)<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Voglio spiegare anzitutto perch\u00e9 sento l&#8217;urgenza di scrivere qualcosa di chiaro su questo punto delicatissimo e decisivo della nostra identit\u00e0 cristiana, di cristiani della Chiesa cattolica e romana. E cerco di comprendere, anzitutto davanti a me stesso, perch\u00e9 mi ha colpito tanto, stamattina, nella preghiera, riascoltare il grande testo di Gv 6:<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">&#8220;Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna&#8221;.<\/p>\n<p>Queste espressioni, ascoltate nella liturgia della parola di questa mattina, 1 maggio 2020, sono risuonate con accenti nuovi, singolari e forti. Il contesto che stiamo vivendo, con le sue caratteristiche particolari, le rilegge e le risignifica in una maniera potente. Vorrei provare a ricostruire questo contesto, con altri due testi, che in qualche modo &#8220;discendono&#8221; da questo. Il primo testo \u00e8 la frase conclusiva della &#8220;Dichiarazione di dissenso&#8221; con cui un Ufficio della CEI ha criticato le decisioni comunicate dal Presidente del Consiglio domenica scorsa. Il testo si conclude con questa frase:<\/p>\n<p>&#8220;l\u2019impegno al <em>servizio verso i poveri<\/em>, cos\u00ec significativo in questa emergenza, <em>nasce da una fede<\/em> che deve potersi <em>nutrire alle sue sorgenti<\/em>, in particolare la <em>vita sacramentale<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Senza considerare le questioni di merito e di opportunit\u00e0, qui viene illustrata una sorta di &#8220;gerarchia delle fonti&#8221;: il servizio deriva dalla fede, e la fede \u00e8 nutrita dai sacramenti. Dunque i sacramenti nutrono la fede e la fede genera il servizio. Come vedremo, si tratta di una lettura legittima, fondata, ma unilaterale della tradizione. Ma su questo torneremo dopo.<\/p>\n<p>Aggiungo un terzo testo, che traggo da un intervento apparso in questi giorni, con riferimento critico al medesimo Comunicato CEI (<a href=\"https:\/\/dirs.gbu.it\/lutero-risponde-alla-cei\/?fbclid=IwAR0y2rG4DLQ7-bSKId6PkydgdbYbob63PemHWrQYq4lPvPEUBywU-m7JUCA\">Lutero risponde alla CEI<\/a>) dove i due autori evangelici fotografano la posizione espressa dai Vescovi in questo modo:<\/p>\n<p>&#8220;il dovere di celebrare e partecipare alla Messa \u00e8 essenzialmente dovuto al bisogno di attingere alla sorgente sacramentale necessaria al credente cattolico. In questo testo viene dunque ribadita la concezione sacramentale della funzione ecclesiale, tipica del Cattolicesimo romano&#8221;.<\/p>\n<p>E poi cercano di chiarirla ulteriormente cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8220;Un buon credente cattolico per poter garantirsi la salvezza (secondo la terminologia biblica),\u00a0<em>deve\u00a0<\/em>durante la sua vita assolvere a tutti i sacramenti&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che, se consideriamo il testo di Giovanni, la ermeneutica dei Vescovi cattolici e la reazione degli autori evangelici, comprendiamo che il problema non sta, come potrebbe sembrare, in una differenza confessionale, ma nel modo con cui intendiamo &#8220;riempire&#8221; la\u00a0 categoria inevitabilmente astratta di &#8220;libert\u00e0 di culto&#8221;. Ed \u00e8 su questo che vorrei fermare la mia attenzione.<\/p>\n<p><strong>La contrapposizione &#8220;formale&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Tutta la vicenda che abbiamo percorso in questi ultimi giorni, ed anche in questi due mesi, si pu\u00f2 spiegare da qui: da questa &#8220;differenza&#8221;. Davvero i cattolici &#8220;partono&#8221; dalla eucaristia, mentre gli evangelici partono dalla fede? Io non credo che sia cos\u00ec. E cerco, in queste righe, di dimostrare che questa differenza nasconde una profonda unit\u00e0, che entrambe le &#8220;parti&#8221;, per buone ragioni, non riescono a riconoscere. Forse perch\u00e9, su entrambi i lati del &#8220;fronte&#8221; siamo stati costretti a rappresentare l&#8217;altro (e anche noi stessi) in modo esasperato, forzato, quasi caricaturale. Cos\u00ec \u00e8 capitato che gli evangelici contestano i cattolici perch\u00e9 mettono &#8220;prima di Dio&#8221; le loro liturgie, mentre i cattolici rispondono contestando agli evangelici di mettere prima la loro fede in Dio, piuttosto che Dio stesso. In fondo entrambi i fronti sono preoccupati della medesima istanza: che Dio stia prima, e vedono nella liturgia degli uni e nella fede degli altri un &#8220;ostacolo&#8221;, una &#8220;perdita&#8221;, una &#8220;corruzione&#8221;, addirittura una &#8220;idolatria&#8221;. Dio sostituito dalle liturgie della Chiesa o dalla fede dei soggetti.<\/p>\n<p>Io per\u00f2, in questo caso, non voglio riflettere su questo piano ecumenico, che pure sarebbe interessante. Mi sta a cuore, invece, mostrare, nei termini pi\u00f9 classici del cattolicesimo, che la visione di eucaristia che indirettamente traspare dalla conclusione della Nota CEI non pu\u00f2 essere considerata una espressione &#8220;classica&#8221; del cattolicesimo. Forse lo sarebbe di quello del Concilio di Trento &#8211; ma anche su questo avrei qualche dubbio &#8211; ma sicuramente non lo \u00e8 rispetto alla teologia successiva al Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p><strong>Due modelli di sacramento<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 cambiato, con il Concilio Vaticano II, nella liturgia? Direi soprattutto due cose: il ruolo del popolo di Dio e la relazione con la fede. A partire dal medioevo si era affermata &#8211; e ancora resiste &#8211; una lettura estrinseca del sacramento &#8211; quasi una forma magico-strumentale di esso &#8211; che lo affidava &#8211; come una <em><strong>res<\/strong><\/em> &#8211; alle cure del &#8220;sacerdote&#8221;, il quale &#8220;rendeva presente&#8221; il corpo e sangue di Cristo, comunicando al quale il singolo fedele guadagnava la vita eterna. Questa rappresentazione, in cui sia la azione rituale sia la fede sono spostate quasi totalmente sul sacerdote, e che pone il soggetto all&#8217;esterno della azione, come semplice recettore del sacramento, costituisce la visione che il cattolicesimo ha superato da almeno 60. Anche se viene ripetuta da singoli cattolici, da emittenti radio, da qualche giornalista, da qualche politico interessato, e qualche volta persino da vescovi distratti, questa visione \u00e8 del tutto inadeguata a spiegare l&#8217;esperienza sacramentale cattolica.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo modello<\/strong><\/p>\n<p>In che cosa consiste, dunque, la novit\u00e0? Consiste in un modo di pensare la presenza di Cristo, la funzione della assemblea, il ruolo del ministro e la natura della azione. La celebrazione eucaristica ha due soggetti principali: il Signore che convoca e la assemblea convocata. Il sacerdozio di Cristo corrisponde al sacerdozio comune, proprio di ogni battezzato e quindi di quella assemblea che il Concilio chiama &#8220;comunit\u00e0 sacerdotale&#8221; (LG 11). La assemblea \u00e8 presieduta dal ministro ordinato, il cui sacerdozio \u00e8 ministeriale perch\u00e9 serve Cristo e serve la chiesa. Sta al servizio dei due veri soggetti. Non \u00e8 l&#8217;unico ministro, perch\u00e9 l&#8217;assemblea \u00e8 servita da una molteplicit\u00e0 di servizi, anche se \u00e8 presieduta soltanto dal ministro ordinato. Tutta questa &#8220;compagine bene ordinata&#8221;, edificio di pietre vive intorno alla pietra scartata che \u00e8 testata d&#8217;angolo, condivide l&#8217;azione di rendimento di grazie, nell&#8217;ascolto della parola e nella condivisione orante dell&#8217;unico pane e dell&#8217;unico calice. Questa liturgia \u00e8 giustamente detta culmen e fons di tutta l&#8217;azione della Chiesa.<\/p>\n<p><strong>Gli equivoci e le opportunit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Se si chiarisce questa dinamica, e si scopre che cosa \u00e8 in gioco quando si parla di &#8220;vita sacramentale&#8221;, si comprende la delicatezza del tema e la sua facile deformazione. Nelle cose pi\u00f9 importanti della vita di fede la differenza tra verit\u00e0 ed errore resta sempre sottile come un capello (Barth). Dunque sarebbe molto grave se ci lasciassimo convincere dai nostri fratelli evangelici che la posizione cattolica si lascia ridurre ad &#8220;assolvere tutti i sacramenti&#8221;.\u00a0 Ma la forza con cui possiamo &#8220;convincere&#8221; i nostri fratelli di diversa confessione passa inevitabilmente attraverso una accurata &#8220;conversione&#8221; da parte nostra. Per questo una serie di precisazioni possono essere qui aggiunte:<\/p>\n<p>a) La liturgia non \u00e8 solo <em>fons<\/em>, ma anche <em>culmen<\/em>. Come ho detto, la frase conclusiva del testo CEI ricorre ad una immagine del tutto legittima, assolutamente preziosa, ma di per s\u00e9 unilaterale, perch\u00e9 dice una verit\u00e0 irrinunciabile, che per\u00f2 \u00e8 e resta solo &#8220;mezza verit\u00e0&#8221;: \u00e8 giusto ricordare che il servizio nasce dalla fede, e che la fede \u00e8 nutrita dalla vita sacramentale. Ma, per la Chiesa, \u00e8 cosa vera e preziosa dire anche il contrario: ossia che la eucaristia presuppone la fede e che la fede nasce nell&#8217;incontro con Cristo, che si presenta nel prossimo sofferente. Perci\u00f2 la liturgia e l&#8217;eucaristia non \u00e8 solo &#8220;fons&#8221;, ma anche &#8220;culmen&#8221; (SC 10). E, a conferma di ci\u00f2, quando SC introduce ai sacramenti afferma che &#8220;non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono&#8221; (SC 59).<\/p>\n<p>b) Che cosa significa, alla luce di queste considerazioni, &#8220;libert\u00e0 di culto&#8221;? Il culto cristiano \u00e8 certamente &#8220;azione comune&#8221;. Non \u00e8 &#8220;distribuzione di cose sacre&#8221;, non \u00e8 &#8220;azione di uno cui altri assistono&#8221;, ma &#8220;azione comune&#8221;. Per questo le perplessit\u00e0 sulle &#8220;messe in pandemia&#8221; non derivano semplicemente da &#8220;decreti esterni&#8221; &#8211; che possono essere anche percepiti come lesivi della libert\u00e0 ecclesiale &#8211; ma da &#8220;esigenze interne&#8221;, direi intrinseche al culto cristiano. Abitare con una &#8220;azione comune&#8221; una Chiesa non \u00e8 la stessa cosa che &#8220;comprare sigarette in una tabaccheria&#8221;, &#8220;correre sul lungomare&#8221; o &#8220;fare la spesa al supermercato&#8221;. Nessuno di questi luoghi suppone una &#8220;azione comune&#8221;.\u00a0 Non vi \u00e8 soltanto un &#8220;impedimento esterno alla libert\u00e0 di culto&#8221;, ma una difficolt\u00e0 intrinseca a porre la &#8220;azione comune&#8221; di ascolto della parola e di condivisione del pane e del calice&#8221;. Sono azioni consentite solo &#8220;in famiglia&#8221;. Nella diffidenza non si d\u00e0 azione comune. Parola e condivisione, per ora, passeranno solo dai luoghi della confidenza. Per godere a tutti i costi del &#8220;diritto al culto&#8221; rischiamo di contrarre il culto ad &#8220;atto individuale&#8221;. E rischiamo di farlo anche solo adottando, persino in Chiesa, questo linguaggio formale della &#8220;libert\u00e0 di culto&#8221;, che \u00e8 termine sacrosanto, ma vuoto.<\/p>\n<p>c) &#8220;Chi mangia la mia carne e chi beve il mio sangue&#8221;: sono le parole che sono risuonate nel vangelo proclamato oggi. Questo atto non ha a che fare con una &#8220;cosa&#8221;. Entriamo nella dinamica sacramentale quando, facendo corpo nel raduno, lasciando la Parola al Signore, ripetendo con Lui la preghiera di benedizione e riconoscendolo nello spezzare il pane, diventiamo suo corpo e suo sangue. E&#8217; evidente che anche nella &#8220;vita sacramentale&#8221; il servizio e la fede non sono semplicemente &#8220;conseguenze&#8221;, ma sempre anche &#8220;cause&#8221;. Mangiare la sua carne e bere il suo sangue significa entrare, con la fede, nel suo santo servizio: lavare i piedi, curare i malati, ospitare gli stranieri, perdonare i peccati, alimentare la speranza, dire bene piuttosto che male, poter lodare, saper rendere grazie.<\/p>\n<p>d) Proprio questo &#8220;mangiare&#8221; la carne e &#8220;bere&#8221; il sangue non \u00e8 &#8220;accedere individualmente alla salvezza contenuta in una cosa sacra&#8221;, ma &#8220;compiere un gesto comune, spudoratamente familiare, che trasforma la identit\u00e0 in rapporto diretto con il Signore&#8221;. E&#8217; interessante che la &#8220;manducatio&#8221;, il mangiare, sia rimasto sempre, nella tradizione, come atto inaggirabile. Anche la &#8220;comunione spirituale&#8221; non era affatto &#8220;rinuncia al mangiare&#8221;, ma passaggio al &#8220;mangiare in modo spirituale&#8221;. Cosa che, in certi casi, era ritenuta superiore al mangiare sacramentale. Ascoltare insieme la parola e condividere insieme pane spezzato e calice condiviso, nella fede, realizza la Chiesa come discepolato di Cristo e servizio al Vangelo nei poveri e ai poveri nel Vangelo.<\/p>\n<p>Una Chiesa pu\u00f2 soffrire molto per la interruzione forzata della celebrazione della messa. Ma sa che il Signore si offre nel rito comune &#8211; per ora impossibile alla comunit\u00e0 &#8211; per essere nel cuore di ogni uomo e nella vita del mondo. Con la messa divenuta impossibile non ci \u00e8 sottratto il Signore che alimenta la nostra fede e il nostro servizio, ma \u00e8 sospeso il linguaggio pi\u00f9 elementare e pi\u00f9 potente per dirne l&#8217;azione nel mondo e nei cuori. Quello pi\u00f9 simile alla brezza leggera con cui Dio fa il suo ingresso nel mondo e nella storia, raddrizzando ci\u00f2 che \u00e8 storto e scaldando ci\u00f2 che \u00e8 gelido. La libert\u00e0 di culto, la libert\u00e0 di esercizio del culto cristiano, pu\u00f2 trovare, in questo &#8220;vai e vieni&#8221; tra il servizio e la liturgia, attraverso la fede, i suoi ritmi, di volta in volta. E non sar\u00e0 impossibile ritornare a celebrare senza troppi vincoli sanitari, se nel frattempo avremo alimentato la fede bagnando ci\u00f2 che \u00e8 arido e piegando ci\u00f2 che \u00e8 rigido. Perch\u00e9 la liturgia non solo nutre, ma anche \u00e8 nutrita. Non solo genera, ma anche \u00e8 generata. Perch\u00e9 il Signore sta alla porta e bussa non solo &#8220;sotto le specie&#8221;, ma anche aldiqua delle specie e aldil\u00e0 delle specie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Nondimeno, la liturgia \u00e8 culmen et fons&#8221; (SC 10) Voglio spiegare anzitutto perch\u00e9 sento l&#8217;urgenza di scrivere qualcosa di chiaro su questo punto delicatissimo e decisivo della nostra identit\u00e0 cristiana, di cristiani della Chiesa cattolica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15428"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15428"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15428\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15434,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15428\/revisions\/15434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}