{"id":15411,"date":"2020-04-27T15:40:02","date_gmt":"2020-04-27T13:40:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15411"},"modified":"2020-04-27T16:04:19","modified_gmt":"2020-04-27T14:04:19","slug":"i-due-fallimenti-di-summorum-pontificum-ad-extra-e-ad-intra-e-un-altro-magnum-principium","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-due-fallimenti-di-summorum-pontificum-ad-extra-e-ad-intra-e-un-altro-magnum-principium\/","title":{"rendered":"I due fallimenti di &#8220;Summorum Pontificum&#8221; (ad extra e ad intra) e un altro &#8220;Magnum principium&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15419\" alt=\"missavetus\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito delle obiezioni che sono state sollevate alla <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">&#8220;Lettera Aperta sullo stato di eccezione liturgica&#8221;<\/a> una si segnala per frequenza e per argomentazione. La indico brevemente qui di seguito.\u00a0Essa interpreta SP come un &#8220;argine&#8221; alle degenerazioni determinate dalla Riforma Liturgica: il fatto di affiancare ai nuovi riti frutto della riforma i riti precedenti avrebbe la funzione di &#8220;moderare&#8221; gli eccessi iconoclasti della riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II. Ovviamente questa lettura suppone una lettura accentuatamente unilaterale della storia successiva al Concilio, come se si trattasse di una &#8220;perdita&#8221; e di una &#8220;corruzione&#8221; o addirittura di una &#8220;catastrofe&#8221;. Comunque sia, questo pu\u00f2 essere identificato come il &#8220;versante interno&#8221; delle intenzioni di <em>Summorum Pontificum<\/em>: da un lato esso infatti mirava a &#8220;recuperare&#8221; i transfughi lefebvriani (<em>ad extra<\/em>), ma dall&#8217;altro intendeva rettificare la liturgia scaturita dal Concilio Vaticano II (<em>ad intra<\/em>).<\/p>\n<p>a) <em>Liturgiam authenticam come premessa<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; evidente che sia il prima che il secondo intento sono sostanzialmente falliti, ma per motivi diversi e anche con effetti differenti. Il secondo, infatti, non \u00e8 fallito del tutto, almeno a medio termine. Perch\u00e9 la logica di SP era stata anticipata, qualche anno prima, da <em>Liturgiam Authenticam<\/em>, la V istruzione sulla applicazione della riforma liturgica, che pretendeva di bloccare la evoluzione della &#8220;forma ordinaria&#8221; secondo una rigida &#8220;deduzione dal latino&#8221;. Questo documento, che \u00e8 di 6 anni precedente a SP, essendo del 2001, ha avuto un grande impatto su tutte le traduzioni dei testi liturgici, rendendole o incomprensibili o non approvabili. LA ha preparato il terreno a SP, facendo diventare la &#8220;liturgia in latino&#8221; l&#8217;unica vera forma comunicativa nella vita della Chiesa e gettando su tutte le traduzioni un &#8220;inferiority complex&#8221; che, con il tempo, le ha sostanzialmente emarginate. Se nella Chiesa si inizia a dire e a pensare che &#8220;solo in latino&#8221; \u00e8 possibile capire davvero la liturgia, \u00e8 evidente che non si riesce neppure a concepire che tutti i nuovi <em>ordines<\/em> siano stati pensati e scritti da Vescovi, preti e semplici fedeli di cui nessuno parla e pensa in latino! L&#8217;effetto &#8220;straniante&#8221; &#8211; o meglio alienante &#8211; della operazione \u00e8 davvero impressionante. E molti, non tutti, si sono accodati a questa &#8220;deriva insensata&#8221;, per cui tutte le lingue &#8220;vernacole&#8221; devono essere il &#8220;calco del latino&#8221;, per cui se in latino c&#8217;\u00e8 &#8220;pro multis&#8221;, in italiano si dovrebbe dire &#8220;per molti&#8221; e in tedesco &#8220;fuer viele&#8221;, e per\u00f2 poi\u00a0 si dovrebbe spiegare che &#8220;molti vuol dire tutti&#8221; e &#8220;<em>viele<\/em> vuol dire <em>alle<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>b) <em>Doppia forma e doppio tavolo<\/em><\/p>\n<p>Dopo alcuni anni, nel 2007,\u00a0 il &#8220;versante interno&#8221; di SP ha inciso su questo\u00a0 &#8220;lato frenante&#8221; della riforma liturgica, che appare altrettanto rilevante quanto quello esterno. Ma se il progetto verso i lefebvriani \u00e8 fallito per progressiva indisponibilit\u00e0 al dialogo da parte loro, il versante interno \u00e8 imploso proprio a causa del &#8220;metodo&#8221; che \u00e8 stato seguito. Il metodo dipende, evidentemente, dalla teoria della &#8220;doppia forma&#8221; dell&#8217;unico rito romano. Il metodo che ne discende pretende di lavorare, appunto, su &#8220;due tavoli&#8221;. Di modo che un tavolo possa influenzare l&#8217;altro. Ma qui c&#8217;\u00e8 un ostacolo insormontabile. Se si costruisce una ipotesi di convivenza di &#8220;due forme diverse dello stesso rito romano&#8221; non si determina affatto un &#8220;interscambio&#8221; tra la forme, ma piuttosto le si irrigidisce ancor pi\u00f9, quasi condannando ogni forma a restare bloccata nella sua identit\u00e0 specifica. Cos\u00ec il rito straordinario &#8220;non vuole&#8221; diventare ordinario, e per converso il rito ordinario &#8220;rifiuta&#8221; ogni contaminazione con lo straordinario. Ed \u00e8 qui che casca l&#8217;asino! Come \u00e8 successo con i lefebvriani, cos\u00ec \u00e8 capitato con la &#8220;riforma della riforma&#8221;. Come con i primi abbassare la asticella \u00e8 solo servito a far alzare le loro richieste, e ad arrivare ad un nulla di fatto, cos\u00ec creare il modello di due &#8220;forme parallele&#8221;, e di &#8220;due tavoli&#8221; di esperienza e di confronto, ha solo irrigidito entrambe le parti ed ha quasi azzerato le possibilit\u00e0 di una vera evoluzione della forma ordinaria.<\/p>\n<p><em>c) Un singolare criterio di scelta dei candidati all&#8217;episcopato<\/em><\/p>\n<p>Va per\u00f2 aggiunto un secondo &#8220;effetto interno&#8221; di Summorum Pontificum, che non deve essere sottovalutato: SP non ha inciso solo sulle competenze episcopali, riducendo il loro controllo alla forma ordinaria ed esautorandoli di fatto dal controllo della &#8220;forma extraordinaria&#8221;, controllata direttamente dalla Commissione <em>Ecclesia Dei, <\/em>bens\u00ec\u00a0un secondo effetto interno, indiretto ma per certi versi ancora pi\u00f9 pesante, \u00e8 stato l&#8217;utilizzo del &#8220;gradimento verso Summorum Pontificum&#8221; come criterio per selezionare i candidati all&#8217;episcopato. Sicuramente, tra il 2007 e il 2012 il fatto di &#8220;non aver parlato contro SP&#8221; \u00e8 stato assunto come criterio di valutazione del presbitero episcopabile. E questo ha inciso, indirettamente, sul modo con cui il futuro vescovo sarebbe stato intenzionato a &#8220;prendersi cura&#8221; della liturgia diocesana. Anche su questo piano la incidenza di SP si \u00e8 mossa nella direzione di una &#8220;esautorazione preventiva&#8221; nella nomina dei vescovi. Il che non appare proprio come la forma ideale di &#8220;pacificazione ecclesiale&#8221;.<\/p>\n<p><em>d) Non due forme in contrasto, ma una forma comune differenziata<\/em><\/p>\n<p>Se uniamo l&#8217; effetto\u00a0<em>ad extra<\/em> e il duplice effetto\u00a0<i>ad intra<\/i>\u00a0,dobbiamo costatare purtroppo un esito talmente problematico, da far sorgere in noi la questione: come \u00e8 potuto accadere?\u00a0In effetti la astrattezza della teoria delle forme parallele &#8211; concepita come in provetta &#8211; ha subito la vendetta\u00a0 da parte della realt\u00e0. Se si vuole imporre un &#8220;modello duplice&#8221; di forme rituali, in vista di una riconciliazione ecclesiale, bisogna fare attenzione di non causare una pi\u00f9 forte lacerazione, che si appoggia proprio sulla diversi dinamica celebrativa, che diventa emblema e vessillo di identit\u00e0 non compatibili. Non si \u00e8 sufficientemente considerato, fin dall&#8217;inizio, che una &#8220;forma straordinaria&#8221; avrebbe attirato le attenzioni e i pensieri di tutti coloro che non accettavano il Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Superare questo regime \u00e8 oggi un compito.\u00a0 Occorre porre fine allo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221;. Ma \u00e8 legittimo chiedersi: come si pu\u00f2 fare, concretamente? Alcuni ritengono, pessimisticamente, che ai fatti nuovi non si possa pi\u00f9 rimediare. Io penso invece che il rimedio stia proprio nel superare la logica dei &#8220;due tavoli&#8221; e porre tutte le questioni sull&#8217;unico tavolo: quello dei riti riformati. Su quei riti il confronto \u00e8 aperto e necessario. Il recupero dei &#8220;linguaggi elementari&#8221;, la forza del &#8220;non verbale&#8221;, le dinamiche di partecipazione corporea e la correlazione con la realt\u00e0 viva del mondo e della storia sono tutti &#8220;cantieri aperti&#8221;. E lo saranno tanto meglio se non ci si illuder\u00e0 pi\u00f9 di condizionare la evoluzione non con il dibattito, il confronto e la discussione sull&#8217;unica forma del rito romano, ma giocando solo a &#8220;saltare&#8221; da un tavolo all&#8217;altro, con una crescente estraneit\u00e0 dell&#8217;uno all&#8217;altro. Un altro &#8220;magnum principium&#8221; deve essere affermato: non solo quello della &#8220;partecipazione attiva&#8221; che valorizza le lingue madri di coloro che celebrano, ma anche quello dell&#8217;unica forma rituale comune e vincolante per tutta la Chiesa (&#8220;communis rituum forma&#8221;). La vera differenziazione rituale non pu\u00f2 essere quella tra forma &#8220;ordinaria\/straordinaria&#8221;, che in quanto tale paralizza ogni sviluppo possibile, ma quella di un&#8217;unica forma ordinaria che si declina e si differenzia in tutte le lingue madri degli uomini e delle donne: lingue composte di linguaggi verbali e di linguaggi non verbali, che fanno bella la Chiesa delle mille variazioni dell&#8217;unico mistero pasquale. Al centro non si colloca una &#8220;teoria vuota&#8221; sul parallelismo tra forme astratte, ma l&#8217; &#8220;esperienza concreta&#8221; di un&#8217;unica forma comune, che si dice, si canta, si muove e si riconosce cos\u00ec: differente nell&#8217;unit\u00e0 e identica nella diversit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ambito delle obiezioni che sono state sollevate alla &#8220;Lettera Aperta sullo stato di eccezione liturgica&#8221; una si segnala per frequenza e per argomentazione. La indico brevemente qui di seguito.\u00a0Essa interpreta SP come un &#8220;argine&#8221; alle&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15411"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15411"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15411\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15426,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15411\/revisions\/15426"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15411"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15411"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15411"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}