{"id":15398,"date":"2020-04-25T00:32:13","date_gmt":"2020-04-24T22:32:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15398"},"modified":"2020-04-25T00:32:13","modified_gmt":"2020-04-24T22:32:13","slug":"sintonia-tra-magistero-pastorale-e-magistero-magistrale-sotto-esame-lo-stato-di-eccezione-liturgica-di-summorum-pontificum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sintonia-tra-magistero-pastorale-e-magistero-magistrale-sotto-esame-lo-stato-di-eccezione-liturgica-di-summorum-pontificum\/","title":{"rendered":"Sintonia tra magistero pastorale e magistero magistrale: sotto esame lo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221; di &#8220;Summorum Pontificum&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15406\" alt=\"Summorum\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una notizia \u00e8 apparsa ieri pomeriggio su <a href=\"https:\/\/rorate-caeli.blogspot.com\/2020\/04\/breaking-important-summorum-under.html\">agenzie statunitensi<\/a>, e presto si \u00e8 diffusa in tutti gli ambienti ecclesiali. Si riferiva ad una &#8220;indagine&#8221; intorno alla applicazione del Motu Proprio <em>Summorum Pontificum,\u00a0<\/em>chiesta direttamente da papa Francesco, e realizzata subito mediante un Questionario, destinato a tutti i Vescovi e accompagnato da una lettera della Congregazione per la dottrina della fede. Nel documento si pongono ai Vescovi di tutto il mondo nove questioni intorno agli effetti della &#8220;forma straordinaria&#8221; nella vita delle diocesi.\u00a0 Appare cos\u00ec confermata, anche se maturata per via totalmente autonoma, la preoccupazione sollevata da 180 teologi, studiosi e studenti, in seguito alla presentazione a fine marzo dei Decreti di riforma del Messale del 1962. In sostanza, il dato rilevante, e per certi versi sorprendente, \u00e8 che <em>una comune preoccupazione caratterizza il vertice e la base della Chiesa cattolica<\/em>. Dopo 13 anni, <i>Summorum Pontificum\u00a0<\/i>non solo non ha affatto ottenuto il risultato di pacificazione con i lefebvriani che si era ripromesso, ma in compenso ha causato lacerazioni, divisioni, ha incoraggiato separazioni e conflitti interni alla Chiesa. Fino a diventare, <em>apertis verbis et factis<\/em>, un supporto identitario esplicito ad ogni opposizione contro la riforma della Chiesa, contro i segni dei tempi, contro lo stesso papa Francesco.<\/p>\n<p>Mi sembra importante ricordare le tappe di questa presa di coscienza ecclesiale. Vi \u00e8 stata una &#8220;maturazione teologica&#8221; che nel corso di questi anni ha mostrato le gravi lacune teologiche, canoniche, ecclesiologiche, liturgiche e spirituali che la soluzione proposta da SP aveva posto alla esperienza ecclesiale. Ma \u00e8 stata proprio la &#8220;pandemia&#8221; e lo &#8220;stato di eccezione civile&#8221; ad aver aperto gli occhi di molti, con una urgenza quasi irresistibile, su questo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221; che nella Chiesa si protrae ormai da 13 anni e con esiti sempre pi\u00f9 preoccupanti. Vorrei ricordare una serie di interventi, che hanno animato il dibattito nelle ultime settimane: anzitutto la <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">&#8220;Lettera aperta sullo &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221;<\/a>, che \u00e8 stata firmata da 180 nomi qualificati, con alcuni tra i pi\u00f9 noti teologi e liturgisti italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, americani, brasiliani, spagnoli, Ma poi questa lettera, <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/superare-lo-stato-di-eccezione-liturgica-obiezioni-e-risposte\/\">oggetto di discussione e di un primo dibattito<\/a>, \u00e8 diventata una <a href=\"https:\/\/www.change.org\/p\/congregazione-per-la-dottrina-della-fede-lettera-aperta-sullo-stato-di-eccezione-liturgica?recruiter=781941628&amp;utm_source=share_for_starters_page&amp;utm_medium=abi_gmail&amp;utm_campaign=address_book&amp;utm_term=Search%3ESAP%3EIT%3EBrand%3EGeneral%3EBMM&amp;recruited_by_id=92767090-98ce-11e7-a71f-0ddc6d4aa7c1\">petizione pubblica<\/a>, che ha gi\u00e0 raccolto pi\u00f9 di 400 firme. Alla lettera ha risposto, seccato e polemico, <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/padre-graulich-sullo-stato-di-eccezione-liturgica-le-sue-obiezioni-e-le-mie-risposte\/\">Markus Graulich, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, cui ho risposto punto per punto<\/a>. E gi\u00e0 a questo punto un primo dato appare evidente, come risulta anche da <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-discussione-sullo-stato-di-eccezione-liturgica-continua-le-domande-del-prof-silvestre-e-le-mie-risposte\/\">dialoghi e scambi con colleghi<\/a>: il MP\u00a0<em>Summorum Pontificum<\/em> \u00e8 privo di fondata giustificazione teologica. La teoria che vorrebbe dare ragione di &#8220;due diverse forme&#8221; dello stesso rito non regge ad un esame serio. Di questo si sono resi conto non solo teologi, sotto diverse angolature, ma anche canonisti come <a href=\"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/sullo-stato-di-eccezione-liturgica\/\">Pierluigi Consorti<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-virus-contro-il-concilio-un-articolo-di-pierre-vignon\/\">Pierre Vignon<\/a> e <a href=\"https:\/\/theoremi.blogspot.com\/2020\/04\/dalla-obsecundatio-al-privilegium-sul.html?fbclid=IwAR15deTlQOowsdrtb_eBHgSiiGPw99haTTC8XGVePRUZ39ytxg91SLsrPwg\">Umberto Del Giudice<\/a>, o filosofi, come <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/due-grembi-per-una-stessa-madre-sulle-forme-del-rito-romano-di-andrea-ponso\/\">Andrea Ponso<\/a>. Ma ora si scopre che, in forma del tutto autonoma, come attesta la data della lettera della Congregazione (7 marzo 2020), anche la Curia romana, su iniziativa di Papa Francesco, ha messo in moto un tempo di riflessione e consultazione episcopale, che durer\u00e0 fino al 31 luglio, data ultima di consegna dei &#8220;questionari&#8221; distribuiti in questi giorni nelle curie di tutto il mondo. Ma esaminiamo anzitutto il questionario.<\/p>\n<p><strong>Le domande del questionario<\/strong><\/p>\n<p>Consideriamo le domande del questionario, cui faremo seguire una breve considerazione di carattere teologico:<\/p>\n<p>1. Qual \u00e8 la situazione all\u2019interno della Sua diocesi riguardo la forma straordinaria del Rito Romano?<br \/>\n2. Se vi \u00e8 celebrata la forma straordinaria, ci\u00f2 \u00e8 dovuto a una necessit\u00e0 pastorale reale o \u00e8 promosso dall\u2019iniziativa di un singolo sacerdote?<br \/>\n3. Secondo Lei, esistono aspetti positivi o negativi dell\u2019uso della forma straordinaria?<br \/>\n4. Le norme e le condizioni del Summorum Pontificum sono rispettate?<br \/>\n5. Ritiene che all\u2019interno della Sua diocesi la forma ordinaria abbia adottato elementi della forma straordinaria?<br \/>\n6. Per la celebrazione della Messa, Lei usa il Messale promulgato da Papa Giovanni XXIII nel 1962?<br \/>\n7. Oltre alla celebrazione della Messa nella forma straordinaria, vengono fatte altre celebrazioni (per esempio il Battesimo, la Confermazione, il Matrimonio, la Penitenza, l\u2019Unzione degli Infermi, l\u2019Ordinazione, l\u2019Ufficio Divino, il Triduo Pasquale, i riti funerari) seguendo libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II?<br \/>\n8. Il motu proprio Summorum Pontificum ha influenzato la vita dei seminari (il seminario della diocesi) e di altri istituti di formazione?<br \/>\n9. Tredici anni dopo il motu proprio Summorum Pontificum, qual \u00e8 il Suo giudizio sulla forma straordinaria del Rito Romano?<\/p>\n<p><strong>La logica zoppa di SP e le sue lacune teologiche, ecclesiologiche e liturgiche<\/strong><\/p>\n<p>Le domande del questionario sono chiare e non generiche. Saranno i Vescovi a rispondere, secondo le loro competenze territoriali e pastorali. Qui vorrei solo mettere in luce alcuni aspetti di questa &#8220;normativa eccezionale&#8221; che vorrebbe pretendere di passare per &#8220;normale&#8221;. Si tratta in realt\u00e0 della introduzione nella Chiesa di uno &#8220;stato di eccezione liturgica&#8221; che sottrae ai vescovi la autorit\u00e0 liturgica somma. Lo stato di eccezione deve finire, almeno per 4 motivi:<\/p>\n<p><strong>a) L&#8217;autorit\u00e0 del Concilio Vaticano II: il presupposto negato<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei &#8220;cortocircuiti&#8221; di <em>Summorum Pontificum<\/em> \u00e8 la ambigua relazione con il Concilio Vaticano II. Va detto che il problema non \u00e8 solo, come vedremo, nell&#8217;uso del testo, ma nel testo in quanto tale. Poich\u00e9 di fatto esso consente una prassi, e lo fa a livello universale, che contraddice una esplicita domanda del Concilio Vaticano II (in particolare di SC) quando ha non solo prospettato, ma preteso la riforma del rito romano. Se un Concilio domanda una riforma, e un Motu Proprio, dopo 40 anni, rimette in vigore quell&#8217;Ordo che il Concilio ha chiesto di cambiare, la contraddizione \u00e8 &#8220;in re&#8221;. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. SP, che conosce il proprio difetto, chiede perci\u00f2 a chi vuole far uso della &#8220;forma straordinaria&#8221; di affermare formalmente la sua non opposizione e la sua fedelt\u00e0 alla forma ordinaria. Curiosamente, proprio quando si \u00e8 diffusa la notizia del questionario inviato ai Vescovi dalla Congregazione, una delle prime reazioni di un sito che \u00e8 &#8220;portavoce&#8221; dei nostalgici ha scritto: &#8220;Una nuova minaccia incombe su quanti amano la liturgia tradizionale col rischio che si vedano costretti ad accettare tutto l\u2019impianto dottrinale, liturgico e disciplinare del Vaticano II, che a quella liturgia \u00e8 palesemente alieno&#8221;. Il punto \u00e8 proprio questo: &#8220;accettare l&#8217;impianto dottrinale del Vaticano II&#8221; sarebbe il presupposto per poter usare della forma &#8220;straordinaria&#8221;. In realt\u00e0, come \u00e8 evidente, la &#8220;forma straordinaria&#8221; \u00e8 diventata, fin dal 2007, la trincea di resistenza al Concilio Vaticano II. Questo \u00e8 semplicemente incompatibile con la comunione ecclesiale e deve essere superato.<\/p>\n<p><strong>b) La inconsistenza teologica e giuridica della teoria delle &#8220;due forme dello stesso rito romano&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo punto &#8220;maggiore&#8221; di contestazione della logica di SP \u00e8 il suo &#8220;impianto teologico&#8221; che \u00e8 contraddittorio e privo di fondamento.\u00a0La teoria secondo cui il \u201crito romano\u201d \u2013 come\u00a0<i>lex orandi<\/i>\u00a0della Chiesa cattolica ed espressione della sua\u00a0<i>lex credendi<\/i>\u00a0\u2013 si presenterebbe in due forme (ordinaria e straordinaria) che esprimerebbero la medesima fede, \u00e8 un dispositivo teorico che permette (e promette) di configurare lo spazio potenziale di una grande riconciliazione, ma lo fa al prezzo troppo alto di una totale astrazione, senza radice nella realt\u00e0 e nella storia. Essa, infatti, astrae dalla storia complessa e controversa, che ha generato, dopo una \u201cforma straordinaria\u201d del rito romano (1570-1962), una \u201cforma ordinaria\u201d (1969). Questa successione non \u00e8 avvenuta per un \u201cgioco di societ\u00e0\u201d o \u201ccome in una scoperta geografica\u201d, ma per una urgenza pastorale inaggirabile. La astrazione, che si paga a caro prezzo, \u00e8 l\u2019 oblio pesante e sordo che in tal modo viene fatto calare sulle ragioni che hanno portato da una forma all\u2019altra. Perch\u00e9 non si tratta di due forme che, autonomamente siano sviluppate, una a Milano e l\u2019altra a Roma, una in Italia e l\u2019altra in Ispagna, una per tutti e l\u2019altra solo per i domenicani, per i francescani o per i gesuiti. No, \u00e8 lo stesso medesimo rito romano che da una forma precedente \u00e8 stato autorevolemente riformato, per la volont\u00e0 di pi\u00f9 di 2000 vescovi, nella forma successiva. Anche la terminologia della aggettivazione \u2013 ordinario\/straordinario \u2013 contribuisce ad alimentare questo rischioso oblio sulla storia. Si dimentica che la \u201cdiversit\u00e0\u201d del rito straordinario \u00e8 la ragione che ha fatto sorgere quel processo che ha prodotto, dopo anni di accurata elaborazione, il rito ordinario. Sistematicamente, dunque, la distinzione tra le due \u201cforme\u201d \u00e8 il tentativo di\u00a0<i>traduzione sincronica di una storia\u00a0<\/i><i>di mutamento\u00a0<\/i><i>urgente e qualificante<\/i>, nel quale un Concilio ecumenico ha giocato il futuro della Chiesa. Di questa storia non si pu\u00f2 tacere la realt\u00e0, ma anche i passaggi traumatici e necessari.<\/p>\n<p><strong>c) La Riforma liturgica negata<\/strong><\/p>\n<p>Il rito del 1962 \u00e8 l\u2019ultima versione del rito tridentino, ed \u00e8 il frutto di una piccola e provvisoria riforma compiuta da Giovanni XXIII a partire dal 1960. Giovanni XXIII si era limitato a pochi fondamentali interventi, proprio perch\u00e9 sapeva che di l\u00ec a poco si sarebbe tenuto un grande Concilio, che lui stesso aveva gi\u00e0 convocato, e che tale Concilio avrebbe stabilito gli \u201caltiora principia\u201d, in base ai quali si sarebbe proceduti ad una grande riforma del rito romano. Che fu effettivamente compiuta negli 8 anni successivi, mediante l\u2019iter di elaborazione dei nuovi riti. Se si analizza serenamente questa storia, si capisce immediatamente che\u00a0<i>la logica di questo processo non pu\u00f2 approdare in nessun caso a \u201cdue forme dello stesso rito\u201d, bens\u00ec \u201callo stesso rito in una (sola) forma nuova\u201d<\/i>. Perci\u00f2, proprio sul piano sistematico, risulta del tutto fuorviante parlare di \u201cdue forme dello stesso rito\u201d. E sorprende che anche teologi competenti siano rimasti cos\u00ec passivi di fronte ad una formula tanto debole. Bisogna parlare, piuttosto,\u00a0<i>dello stesso rito che passa da una forma inadeguata (giudicata tale esplicitamente dal Concilio Vaticano II) ad una forma adeguata<\/i>. Chi mai potrebbe credere che la Chiesa abbia celebrato un Concilio ecumenico, abbia istruito commissioni, abbia elaborato documenti, stilato e approvato nuovi\u00a0<i>ordines<\/i>, solo per poi teorizzare che alla nuova forma adeguata il singolo prete e anche comunit\u00e0, a certe condizioni, avrebbero potuto sempre sostituire la forma inadeguata? Le parole giuste, per descrivere le due forme sul piano storico, sono: \u00e8 lo stesso rito romano, prima nella forma inadeguata e che poi viene riformata nella forma adeguata. Qualsiasi teorizzazione di un possibile parallelismo tra forma inadeguata e forma adeguata deve far dimenticare questa genealogia e tenta di mettere sullo stesso piano ci\u00f2 che non pu\u00f2 stare sullo stesso piano. Come se leggessimo la biografia di una persona come un \u201caccumulo\u201d di forme, e non come un \u201cpassaggio\u201d tra forme. L\u2019espressione \u201cforme diverse dello stesso rito\u201d acquisisce il suo giusto significato solo sul piano storico, ma diventa un sofisma vuoto se si pretende di assumerla sul piano sincronico. Al centro di<i>\u00a0<\/i><i>Summorum Pontificum<\/i><i>\u00a0<\/i>vi \u00e8, dal punto di vista sistematico, un sofisma astratto, senza fondamento storico e senza praticabilit\u00e0 effettiva. Esso poteva essere giustificato, come lo \u00e8 stato, come tentativo di favorire una profezia di comunione contro le logiche di uno scisma. Ma si \u00e8 rivelato, invece, fallimentare, a causa di questa sua debolezza sistematica originaria, dalla quale non ha mai potuto emanciparsi.<\/p>\n<p><strong>d) Desiderio di pace e lacerazione ecclesiologica e pastorale<\/strong><\/p>\n<p>Proprio nel cuore di SP la ragione sistematica, che regge tutta la impalcatura disciplinare del testo, appare singolarmente debole. Una astrazione, che ha voluto essere profezia di comunione, si dimostra, a causa di questa sua originaria astrattezza, come un motivo di divisione e di lacerazione ecclesiale. Una analisi accurata a livello sistematico esibisce le ragioni che impongono la fuoriuscita da questo dispositivo di emergenza, che non risponde pi\u00f9 \u2013 e forse non ha mai risposto \u2013 alle esigenze per cui \u00e8 stato creato. Bisogna riconoscere che il Card. Ruini, nel giorno successivo a quello in cui SP fu pubblicato, apparve facile profeta quando scrisse, sull\u2019Avvenire dell\u20198 luglio 2007, che bisognava evitare \u201cil rischio che un Motu Proprio emanato per unire maggiormente la comunit\u00e0 cristiana sia invece utilizzato per dividerla\u201d. A distanza di 13 anni, questo timore pu\u00f2 diventare parola chiara dei teologi e azione risoluta degli ufficiali. Mettiamo fine a questo stato di eccezione che genera illusione e divisione. Mediante un rigoroso ripensamento della tradizione, che non si lasci depistare da concetti ambigui e da visione astratte, la Chiesa pu\u00f2 finalmente dire a se stessa: \u201cFa\u2019 la cosa giusta\u201d. E pu\u00f2 farla subito, uscendo da discipline giuridiche aberranti e da sintesi sistematiche astratte. Ora, su questo processo complesso e profondamente distorto, si \u00e8 aperta una giusta fase di riesame e di riconsiderazione, ricollocando la questione al suo livello originario: ossia restituendo la parola ai Vescovi, che <em>Summorum Pontificum<\/em> aveva arbitrariamente fatto tacere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una notizia \u00e8 apparsa ieri pomeriggio su agenzie statunitensi, e presto si \u00e8 diffusa in tutti gli ambienti ecclesiali. 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