{"id":15284,"date":"2020-04-20T07:43:06","date_gmt":"2020-04-20T05:43:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15284"},"modified":"2020-04-20T10:06:34","modified_gmt":"2020-04-20T08:06:34","slug":"virus-e-filosofia-una-rassegna-di-giuseppe-villa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/virus-e-filosofia-una-rassegna-di-giuseppe-villa\/","title":{"rendered":"Virus e filosofia: una rassegna (di Giuseppe Villa)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00232.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15287\" alt=\"IMG_0023\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00232-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00232-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/IMG_00232.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Il tema della &#8220;pandemia&#8221; ha attirato quasi subito la attenzione dei filosofi. Oltre al dibattito suscitato da G. Agamben, altri autori sono intervenuti. Giuseppe Villa, che ringrazio, ci offre una rassegna di questi interventi.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: small\"><b>Il Virus che ci compete e la filosofia che vi compete<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: small\">Alcune voci e gli argomenti pi\u00f9 ricorrenti<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Da un paio di mesi viviamo in una situazione precaria per la diffusione di un virus, il COVID 19. La diffusione \u00e8 avvenuta progressivamente e in progressione sono state anche introdotte dal Governo le misure di contenimento, in particolare l\u2019isolamento in casa, in famiglia. A met\u00e0 marzo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha dichiarato che siamo in uno stato di \u201c<em>pandemia globale\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Nella vita delle persone si \u00e8 diffusa la paura di una malattia grave e della morte, minacciando i punti di riferimento familiari e di un mondo di relazioni che fanno la vita delle persone. In una societ\u00e0 sviluppata del Ventunesimo secolo, si poteva credere che le epidemie, che hanno segnato la storia, fossero ormai dietro di noi. C\u2019\u00e8 voluto un po\u2019 di tempo per riconoscere l\u2019entit\u00e0 del pericolo e i suoi effetti devastanti, che non sarebbero rimasti limitati ai paesi lontani e avrebbero colpito, a vari gradi, tutte le generazioni. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Questo virus ha mostrato una capacit\u00e0, un\u2019aggressivit\u00e0 e velocit\u00e0 di movimento da chiedere l\u2019intervento di numerose competenze, in primo luogo del personale medico e scientifico, ma anche della protezione civile, degli ordinamenti statali, dei sociologi e degli psicologi. Anche i filosofi si sono fatti avanti per dire la propria, qualcuno in maniera precipitosa. E mi riferisco all\u2019intervento di Agamben (riportato dal Prof. Grillo nel suo intervento), che in nome di un principio astratto, non ha saputo considerare il bene possibile. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Altri filosofi sono intervenuti con maggior ponderazione, riconoscendo che <\/span>\u00ab<span style=\"font-size: small\"><i>nessuno sa come potr\u00e0 evolversi la pandemia. \u2026 Nemmeno la rapidit\u00e0 con cui la pandemia purifica l&#8217;aria delle regioni che paralizza riesce a suggerirci come trovare un nuovo orientamento tecnico e industriale<\/i><\/span>\u00bb (Jean-Luc Nancy).<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Lo stesso filosofo cita un certo signor Gaudin, che si presentava come \u00ab<i>chimico filosofo<\/i>\u00bb: nel 1865 scriveva: \u00ab<i>Se si ammette l&#8217;opinione comune, la nostra epoca ha visto sorgere una moltitudine di malattie sconosciute ai nostri antenati; ma \u00e8 molto probabile che queste malattie, un tempo localizzate, si siano disseminate grazie alla frequenza e alla rapidit\u00e0 delle comunicazioni che collegano oggi le contrade pi\u00f9 distanti<\/i>\u00bb. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> In quel secolo si trattava di colera, che ha attraversato tutta l\u2019Italia e a pi\u00f9 riprese per un secolo. Thomas Mann ne scrive nel romanzo \u201c<em>Morte a Venezia\u201d<\/em>, pubblicato nel 1912, in cui una misteriosa malattia (che poi si scoprir\u00e0 essere il colera) si diffonde tra i turisti in quel \u201cparadiso\u201d. Il protagonista, Ashenbach, scopre che la malattia \u00e8 arrivata dall\u2019India e prima di raggiungere il Mediterraneo e Venezia si era diffusa in tutta l\u2019Asia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> I due dati, concordi nel segnalare l\u2019intreccio moderno di \u201cmobilit\u00e0\u201d &#8211; \u201cconnessioni\u201d, quale \u201csupporto\u201d umano alla diffusione del colera, si presentano come una questione prettamente filosofica, nel senso che \u00ab<i>questo virus \u00e8 <\/i><em>competente,<\/em><i> non solo nel senso che pare proprio saperla lunga, ma nel senso che <\/i><em>ci compete<\/em>,<i> sta all\u2019altezza dei nostri tempi e ci costringe a ridisegnare le nostre categorie storico-temporali<\/i>\u00bb (Marco Senaldi, filosofo). L\u2019affermazione esclude dal dibattito altre forme di epidemie come la peste, il vaiolo e l\u2019AIDS, ciascuna delle quali esprimeva un paradigma proprio di quei tempi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> La filosofia \u00e8 pressoch\u00e9 concorde su questa conclusione che vede nella competenza sulla mobilit\u00e0 e sulle connessioni le ragioni per cui parlarne e offrire altre piste per uno sviluppo e soprattutto per \u201cimmaginare\u201d un dopo. Un primo effetto che il contagio ha reso evidente \u00e8 il tempo che viviamo: relegati in casa senza impegni e date di scadenza il tempo appare \u201cvuoto\u201d. L\u2019immagine \u00e8 venuta alla ribalta con i monologhi di Stefano Massini alla TV, secondo il quale \u00ab<i>C\u2019\u00e8 qualcos\u2019altro del nostro rapporto con il tempo che il virus ha messo in crisi: non esister\u00e0 solo un prima e un dopo il virus, ma anche un durante. La fase transitoria non la accettiamo, non riusciamo a capirla<\/i>\u00bb. In realt\u00e0 la questione era stata dibattuta gi\u00e0 prima negli anni sessanta dal filosofo Martin Heidegger nella pubblicazione \u201cTempo e essere\u201d, che completava l\u2019arco del suo pensiero iniziato nel ventisette con \u201cEssere e tempo\u201d. Il tempo non esiste, almeno come una casa o come una successione di numeri. Il tempo si d\u00e0 e si d\u00e0 nell\u2019accadere delle cose e della stessa vita degli umani. Il tempo come cronologia \u00e8 un\u2019invenzione umana dove ha messo \u201c<i>riunioni interminabili, statuti, regole, procedure e regolamenti interni<\/i>\u201d, componeva il poeta Andrade. Gli uomini per\u00f2 conoscono non solo la cronologia, chronos, ma anche l\u2019altro modo di intendere il tempo, il kairos, appunto l\u2019evento in cui si d\u00e0 l\u2019esistere effettivo degli umani per le proprie scelte.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Un secondo effetto creatosi con la pandemia \u00e8 che lo spazio ci \u00e8 stato ridisegnato, in tutti i sensi del termine. \u00ab<i>Il Coronavirus<\/i> \u2012 ha scritto Marco Senaldi \u2012, <i>\u00e8 capace di colpire con sospetta imparzialit\u00e0 anziani indeboliti, ma anche bimbi innocenti, sindaci, viceministri, magistrati, lombardi e pugliesi, a volte passando inosservato, altre volte uccidendo, scompagina le categorie e ridisegna i confini<\/i>\u00bb. E non \u00e8 tanto un effetto collaterale della globalizzazione: di fronte a questo scenario stratificato, tridimensionale, il termine \u201cglobale\u201d rischia di passare per un infelice attenuazione. Il fatto \u00e8 che nel tempo dell\u2019inter-connettivit\u00e0 i disegni geografici non rendono cosa sia lo spazio oggi. \u00c8 meglio la cosiddetta \u201cconnectografia\u201d che inizia a offrire un\u2019idea un po\u2019 meno pallida. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> La filosofia del linguaggio ha reso evidente alcuni snodi di quell\u2019intreccio movimento-connessioni: l\u2019alta connessione di rete, con-nessione, comunicazione, co-noscenza, tutte parole che, come con-tagio e con-tatto, si formano con il prefisso co. Il filosofo Mauro Magatti ha fatto notare che ci\u00f2 ci espone anche a problemi nuovi. \u00ab<i>\u00c8 proprio perch\u00e9 le nostre societ\u00e0 sono avanzate che il coronavirus si \u00e8 potuto trasferire nel giro di poche settimane da una sperduta localit\u00e0 della Cina in tutto il mondo. Ed \u00e8 a causa della condivisione di una conoscenza e di una comunicazione impensabili fino a pochi anni fa che ci ritroviamo a seguire giorno dopo giorno, ora dopo ora l\u2019evoluzione dell\u2019infezione<\/i>\u00bb. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> L\u2019infittimento delle connessioni e dei contatti fisici e virtuali non sono casuali. Per il filosofo Magatti questo sviluppo dei legami \u00e8 avvenuto per il potenziamento dell\u2019io. L\u2019Italia si \u00e8 chiusa: \u00ab<i>Una cosa impensabile fino a pochi giorni fa. Cos\u00ec il fantasma immunitario \u2014 di chiusura, difesa, respingimento \u2014 che da anni circola anche da noi diventa improvvisamente realt\u00e0. Costringendoci a un momento di verit\u00e0<\/i>\u00bb. L\u2019Italia si \u00e8 chiusa, e noi ci siamo chiusi in casa: chiusi per sicurezza nostra e degli altri, chiusi temporaneamente e liberamente. \u00c8 qui che la filosofia suggerisce \u201c<i>un momento di verit\u00e0<\/i>\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Il termine latino \u201csicurezza\u201d \u00e8 \u201c<i>sine cura<\/i>\u201d. \u00ab<i>Di fronte a tutte le insicurezze attuali<\/i> <i>\u2014 <\/i>scrive Magatti<i> \u2014<\/i>, <i>l\u2019io immunitario vorrebbe sottrarsi alla responsabilit\u00e0 della connessione chiedendo a qualche sistema di farsi carico, a nome suo, degli oneri che le nuove forme del con comportano. Le tecniche, le organizzazioni, le istituzioni di cui disponiamo (esse stesse forme di con) sono e restano fondamentali<\/i>\u00bb. \u00c8 qui che occorre \u201cun momento di verit\u00e0\u201d per evitare che la domanda di sicurezza non sia un alibi per sgravarsi dalle proprie personali responsabilit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small\"> Ancora Heidegger ci aiuta a fare questo passo riguardante \u201c<i>l\u2019essere-con<\/i>\u201d: in tutte le forme che esso pu\u00f2 prendere il nostro \u201cessere con\u201d comporta la cura; la cura verso di s\u00e9, l\u2019altro, il mondo intero. L\u2019esperienza cos\u00ec drammatica del contagio di queste settimane ci dice che abbiamo ancora molta strada da fare se vogliamo reggere la co-abitazione nel mondo iperconnesso. Ma soprattutto ci insegna che ogni forma di \u201ccon\u201d esige di riconoscere il legame originario tra l\u2019Io e l\u2019altro. Da ci\u00f2 deriva quella responsabilit\u00e0 della \u201ccura\u201d senza la quale il \u201ccon\u201d decade velocemente in \u201ccon-flitto\u201d. Che dovremo poi applicare a tanti altri ambiti della nostra vita: la comunicazione (il modo in cui prendiamo la parola nei vari circuiti social e mediali), la concorrenza (il nostro rapporto col mercato), la contaminazione (tutto il tema ambientale), la comunit\u00e0 (il nostro modo di essere parte dei mondi social nei quali viviamo).<\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-size: small\">Don Giuseppe Villa<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema della &#8220;pandemia&#8221; ha attirato quasi subito la attenzione dei filosofi. Oltre al dibattito suscitato da G. Agamben, altri autori sono intervenuti. Giuseppe Villa, che ringrazio, ci offre una rassegna di questi interventi. 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