{"id":15271,"date":"2020-04-19T18:36:38","date_gmt":"2020-04-19T16:36:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=15271"},"modified":"2020-04-19T18:36:38","modified_gmt":"2020-04-19T16:36:38","slug":"la-parrhesia-at-413-come-condizione-della-tradizione-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-parrhesia-at-413-come-condizione-della-tradizione-ecclesiale\/","title":{"rendered":"La parrhes\u00eca (At 4,13) come condizione della tradizione ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/petrusjohannes.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15281\" alt=\"petrusjohannes\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/petrusjohannes-300x209.jpg\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/petrusjohannes-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/petrusjohannes.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nella messa di ieri, sabato fra l&#8217;ottava di Pasqua, abbiamo ascoltato come prima lettura il brano degli Atti 4, 13-21, che inizia cos\u00ec: &#8220;Vedendo la franchezza di\u00a0 Pietro e di Giovanni&#8221;. In greco il testo suona &#8220;theoro\u00f9ntes de ten tou P\u00e8trou parres\u00ecan kai Io\u00e0nnou&#8221;. Il sinedrio di Gerusalemme resta colpito dalla &#8220;parrhesia&#8221; di Pietro e di Giovanni. Questa parola, parrhes\u00eca, \u00e8 un termine-chiave per la stagione di cambiamenti che la Chiesa sta attraversando, sotto la guida del Vescovo di Roma.\u00a0 Francesco sa che senza parrhesia non si pu\u00f2\u00a0 camminare. Ma che cosa significa questa parola? Che cosa vuol dire essere &#8220;franchi&#8221;? Come si fa a imitare Pietro e Giovanni, pi\u00f9 di 2000 anni dopo, con la medesima franchezza?<\/p>\n<p>&#8220;Parrhesia&#8221; \u00e8 una categoria che merita particolare attenzione. Pertanto cerco di\u00a0offrire una prospettiva pi\u00f9 ampia di analisi e mi lascio guidare da un maestro che potr\u00e0 apparire piuttosto strano e quasi scandaloso. M. Foucault, negli ultimi anni di corso al <em>Coll\u00e8ge de France<\/em> si \u00e8 occupato in profondit\u00e0 proprio di questa categoria. L\u2019ha studiata nelle fonti classiche e, proprio nella sua ultima lezione del 1984, anche nella tradizione cristiana. A me pare che, nel termine parrhesia possiamo trovare il \u201cponte\u201d che unifica la chiesa delle origini con la chiesa di oggi, e in particolare possiamo scoprirla nel magistero di Francesco, dove la mistica e la politica, la cura del soggetto e l\u2019ascesi del servizio si intrecciano. Sincerit\u00e0, autenticit\u00e0, eguaglianza, libert\u00e0 e fratellanza, tutto insieme, scaturiscono dal termine classico, che appare, da questo punto di vista, provvidenziale per fare sintesi di ci\u00f2 che Francesco indica come missione di tutti i cristiani. Va aggiunto, tuttavia, che Francesco sa custodire anche il senso \u201cnegativo\u201d di parrhesia! Senza mai chiamarla cos\u00ec, evidentemente, Francesco reiteratamente ritorna su quella accezione del \u201cdire tutto\u201d e del \u201cparlare totalmente\u201d che prende il nome di \u201cmormorazione\u201d e di \u201cchiacchiera\u201d. Parrhesia \u00e8 dunque la cifra di una \u201capertura\u201d alla verit\u00e0 che struttura la \u201csociet\u00e0 aperta\u201d, al cui interno la Chiesa deve trovare la propria dimensione profetica e testimoniale, senza correre il rischio di scambiare il \u201cdire tutto\u201d con il \u201cchiacchierare\u201d. Dunque, bisogna essere franchi e sinceri proprio perch\u00e9 non bisogna chiacchierare!<\/p>\n<p><i>Il rettangolo della parrhesia, a partire da M. Foucault<\/i><\/p>\n<p>Esaminiamo la \u201cparrhesia\u201d, dunque. Al centro del rapporto con Cristo, che istituisce la compagine ecclesiale, come \u201ccomunit\u00e0 sacerdotale\u201d, intorno alla &#8220;pietra scartata&#8221;, c\u2019\u00e8 una \u201cparrhesia\u201d che \u00e8, allo stesso tempo, libero dono di grazia e libera coscienza del soggetto. Le due cose insieme, in modo complesso e sorprendentemente non contraddittorio. Stanno tra loro come una \u201cpolarit\u00e0\u201d, piena di tensione, non come una contraddizione. Qui, a mio avviso, troviamo uno dei punti originali, e teoreticamente pi\u00f9 interessanti, della \u201cteologia di Francesco\u201d, forse ispirata dal pensiero \u201cpolare\u201d di Guardini, ma anche segnata dalla storia dell\u2019America e dalle evidenze culturali della cultura gesuita. Su questo \u201cpinnacolo\u201d alto e ardito, si colloca il magistero di Francesco, con una novit\u00e0 di toni e di movenze che davvero suscita stupore ammirato e sorpresa confortante. Finalmente, dal punto pi\u00f9 alto (e pi\u00f9 basso, nella piramide rovesciata della Chiesa), ovvero dalla pi\u00f9 alta autorit\u00e0, che \u00e8 riconosciuta come massimo servizio. Francesco sa di poter essere \u201cmagister\u201d \u2013 originariamente datore di doni \u2013 solo nella misura in cui si fa \u201cminister\u201d \u2013 recettore di doni. Egli sa di poter essere \u201cmagis\u201d solo se riesce ancora ad essere \u201cminus\u201d.<\/p>\n<p>In questa tensione, egli supera la contraddizione tra libert\u00e0 di Dio e libert\u00e0 dell\u2019uomo. Sa che uomini e donne liberi non sono una minaccia, ma l\u2019unica possibilit\u00e0 per la Chiesa di annunciare la \u201csovrana e inarrivabile libert\u00e0 di Dio, della sua grazia, della sua misericordia\u201d. Per questo abbiamo bisogno di diffidare non solo delle forme \u201capparenti\u201d di libert\u00e0, ma anche delle forme \u201cvuote o violente\u201d di comunione.<\/p>\n<p>Orbene, come possiamo pensare la libert\u00e0 dell\u2019uomo davanti a Dio? Se non come \u201cparrhesia\u201d, come una disponibilit\u00e0 alla verit\u00e0, alla sincerit\u00e0, alla autenticit\u00e0? Per lavorare su questo termine, e indagarne la struttura e implicazioni, non possiamo assumerlo soltanto nella sua accezione \u201cretorica\u201d, che resta inevitabilmente superficiale. Dobbiamo riconoscere che per essere davvero esposti alla \u201cparrhesia\u201d \u2013 ai suoi incanti e ai suoi pericoli \u2013 non possiamo permetterci una retorica della parrhesia.<\/p>\n<p>Tra coloro che hanno studiato pi\u00f9 profondamente questo termine, sulla base dei testi antichi \u2013 pagani e cristiani \u2013 come dicevo c&#8217; \u00e8 senza dubbio Michel Foucault, che non \u00e8 precisamente un \u201cPadre della Chiesa\u201d. Ma \u00e8 un pensatore che pu\u00f2 permetterci di entrare adeguatamente anche dentro il pensiero ecclesiale, perch\u00e9 ha dedicato gli ultimi anni di vita (morir\u00e0 nel 1984, alla\u00a0<i>Salpetri\u00e8re,\u00a0<\/i>a Parigi) allo studio della \u201cparrhesia\u201d, come attestano le edizioni dei Corsi al Coll\u00e8ge de France degli anni 1981-1982, 1982-1983 e 1983-1984, dedicati rispettivamente ai temi:\u00a0<i>L\u2019ermeneutica del soggetto<\/i>,\u00a0<i>Il governo di s\u00e9 e gli altri<\/i>\u00a0e infine\u00a0<i>Il coraggio della verit\u00e0<\/i>.<\/p>\n<p>Ovviamente non avr\u00f2 qui la possibilit\u00e0 di entrare nell\u2019immensa costruzione filologica, storica e teoretica di questi corsi. Voglio solo assumerne alcune idee importanti, preziose per capire meglio la nozione di &#8220;parrhesia&#8221; per definire colui che vive la libert\u00e0 della figliolanza rispetto al Padre e della fratellanza\u00a0con Cristo e con i fratelli, nella Chiesa.<\/p>\n<p>Foucault, in un passaggio memorabile del suo secondo testo, presenta una sintesi preziosa, che chiama il \u201crettangolo della parrhesia\u201d. Ritengo sia utile seguirlo brevemente in questa esposizione dei 4 vertici di tale rettangolo, che egli presenta in questi termini:<\/p>\n<p>&#8211; <em>Primo vertice<\/em> del rettangolo: democrazia, eguaglianza di tutti i cittadini;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Secondo vertice<\/em> del rettangolo: il gioco della superiorit\u00e0, dell\u2019ascendente, della autorit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Terzo vertice<\/em> del rettangolo: il dire-il-vero, il riferimento alla verit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; <em>Quarto vertice<\/em> del rettangolo: il conflitto e il coraggio del conflitto.<\/p>\n<p>Foucault pu\u00f2 cos\u00ec sintetizzare la propria struttura con queste parole, che cito letteralmente:<\/p>\n<p>\u201c<i>Condizione formale<\/i>: la democrazia.\u00a0<i>Condizione di fatto<\/i>: l\u2019ascendente e la superiorit\u00e0 di alcuni;\u00a0<i>Condizione di verit\u00e0<\/i>: la necessit\u00e0 di un logos ragionevole. Infine\u00a0<i>condizione morale<\/i>: il coraggio, il coraggio nella lotta. La parrhesia, credo, \u00e8 costituita da questo rettangolo con il vertice costituzionale, il vertice del gioco politico, il vertice della verit\u00e0 e il vertice del coraggio\u201d (<i>Il governo di s\u00e9<\/i>, 169).<\/p>\n<p>Quando ho letto per la prima volta questo testo mirabile, mi sono subito detto: ecco uno straordinario criterio per una profonda ermeneutica della tradizione di comprensione dlla vita cristiana, nella interpretazione che di essa possiamo dare oggi, grazie alle intuizioni e sollecitazioni di Francesco. La sua domanda di \u201cparrhesia\u201d pu\u00f2 essere interpretata in modo non semplicistico solo se \u00e8 collocata all\u2019altezza e nella profondit\u00e0 di questo rettangolo, nel quale condizione formale e materiale, condizione oggettiva e soggettiva si intrecciano mirabilmente. E&#8217; solo la loro unit\u00e0 che ci permette di camminare &#8220;sulle orme&#8221; di Pietro e di Giovanni. Qui \u00e8 evidente che &#8220;parrhesia&#8221; non \u00e8 una mera virt\u00f9 soggettiva. Potremmo dire che \u00e8 invece una &#8220;condizione complessa&#8221; perch\u00e9 vi sia una Chiesa.<\/p>\n<p><i>\u00a0Il quadrilatero della tradizione, pensato con franchezza<\/i><\/p>\n<p>Per comprendere la \u201cparrhesia\u201d, dunque, non possiamo pensare semplicisticamente alla \u201cvirt\u00f9 di un soggetto\u201d, o, magari, alle \u201cstravaganze del soggetto sud-americano\u201d!! La condizione di \u201cparrhesia\u201d \u00e8 costitutiva del \u201ccittadino cristiano\u201d che voglia camminare sulla via pasquale, sulle orme di Pietro e Giovanni. Per entrare in questo cammino c&#8217;\u00e8 bisogno di \u201ccondizioni complesse\u201d che devono essere onorate nella \u201csociet\u00e0 aperta\u201d. La Chiesa \u00e8 sfidata, all\u2019interno di tale societ\u00e0 aperta, ad onorare tutte e 4 queste condizioni, per essere davvero \u201cesposta alla verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso, infatti, che il discorso di Foucault sulla parrhesia sia preceduto dalla analisi \u2013 come sempre acuta e illuminante \u2013 del famoso scritto kantiano sull\u2019illuminismo, che prevede la \u201cuscita dallo stato di minorit\u00e0\u201d. Anche la Chiesa, per Francesco, deve uscire dallo stato di minorit\u00e0, che \u00e8 la sua \u201cautoreferenzialit\u00e0\u201d. Questa analisi di Foucault ci permette di scoprire che la \u201csociet\u00e0 aperta\u201d ha un rapporto con la parrhesia, e che tale rapporto ha carattere non lineare, complesso. Per questo rappresenta un criterio formidabile per rileggere l&#8217;esercizio del magistero in questo tempo, nel quale \u00e8 urgente \u201ctradurre\u201d la tradizione cattolica nella societ\u00e0 aperta. Francesco sa che, sia pure con tutta una serie di abbagli e di svarioni, la societ\u00e0 contemporanea effettivamente \u00e8 uscita dallo \u201cstato di minorit\u00e0\u201d. A partire da\u00a0<i>Gaudium et\u00a0<\/i>spes questa \u201cuscita\u201d non \u00e8 pi\u00f9 identificabile con il \u201cpeccato originale della modernit\u00e0\u201d. Poi, con\u00a0<i>Dignitatis Humanae<\/i>, abbiamo saputo riconoscere persino la libert\u00e0 di coscienza come parte della rivelazione cristiana. Quindi,\u00a0per parlare ad una tale societ\u00e0 la Chiesa non pu\u00f2 pi\u00f9 ammantarsi delle vesti della \u201csocietas perfecta\u201d e della \u201csocietas inaequalis\u201d. Per questo pu\u00f2 diventare \u201csincera\u201d \u2013 pu\u00f2 essere ancora capace di \u201cparrhesia\u201d \u2013 soltanto nelle condizioni specificate dal \u201crettangolo\u201d presentato da Foucault. Proviamo ad esaminare brevemente questo \u201crettangolo\u201d della parrhesia ecclesiale nel contesto del &#8220;cambiamento d&#8217;epoca&#8221; che stiamo attraversando:<\/p>\n<p>a) La <em>condizione formale <\/em>della parrhesia: la Riforma della Chiesa. La uscita da una societ\u00e0 chiusa e la costruzione di una societ\u00e0 aperta \u00e8, da 200 anni, una provocazione grande per la Chiesa. La Chiesa aveva \u201cimparato a camminare\u201d nelle forme della amministrazione, della giurisdizione e dell\u2019esercizio della autorit\u00e0 tipiche dell\u2019\u201dancien regime\u201d. La Riforma della Chiesa \u00e8 oggi anzitutto il riconoscimento di una \u201ccomplessit\u00e0 della autorit\u00e0\u201d, che richiede \u201cprocedure complesse\u201d per non smentire l\u2019approccio al reale che la \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d ha introdotto negli ultimi 200 anni nella esperienza del mondo e della Chiesa stessa.<\/p>\n<p>b) La <em>condizione autorevole<\/em> della parrhesia: Parola e sacramento come \u201cauctoritates\u201d e come \u201cascendenti\u201d. La differenza, ecclesialmente, sta sempre \u201cal di qua\u201d e \u201cal di l\u00e0\u201d dei soggetti implicati. La gestione dei \u201cfatti ecclesiali\u201d deve guadagnare una trasparenza e una elasticit\u00e0 in cui il centro stia, ripeto, prima e dopo, citra e ultra, non \u201cin s\u00e9\u201d. La Chiesa \u201cper altro\u201d, non \u201cper s\u00e9\u201d \u00e8 anche, inevitabilmente, una \u201cnuova teoria di politica ecclesiale\u201d. Parrhesia \u00e8, in tal senso, accurata distinzione dei livelli di parola e di sacramento rispetto a tutti gli altri.<\/p>\n<p>c) La <em>condizione di verit\u00e0<\/em> della parrhesia: la incompletezza della dottrina e della disciplina. Tutta la dottrina e tutta la disciplina \u201caccompagnano\u201d alla verit\u00e0, che sta nella \u201cesperienza del Mistero\u201d e nella \u201cesperienza degli uomini\u201d. La \u201cesposizione alla verit\u00e0\u201d \u00e8 principio di fedelt\u00e0 e di rigore, ma impone una inquietudine, una incompletezza e una immaginazione sempre vive e sempre in azione.<\/p>\n<p>d) La <em>condizione morale<\/em> della parrhesia: la condizione di conflitto e il coraggio della testimonianza. Parrhesia non \u00e8 mai una condizione \u201cgarantita\u201d. Ha sempre bisogno di un atto di coraggio, di una entrata in conflitto, di una lotta necessaria alla testimonianza. Il coraggio del confronto, anche del conflitto, permette una apertura maggiore e una autentica esposizione al vero.<\/p>\n<p>Forse potr\u00e0 sorprendere: il fatto di avere &#8220;parrhesia&#8221;, cosa che come abbiamo visto si presenta come una caratteristica talmente originaria e costitutiva della identit\u00e0 ecclesiale, da essere quasi la prima cosa che viene notata nel comportamento e nelle parole di Pietro e di Giovanni, \u00e8 una condizione per la &#8220;trasparenza della testimonianza ecclesiale&#8221;. Una Chiesa che sappia ancora essere &#8220;franca&#8221; si lascia attraversare dal mistero, si pone seriamente al servizio di una parola e di una azione pi\u00f9 grande di lei, si apre al discernimento paziente e pu\u00f2 custodire il centro del messaggio nel dialogo con la cultura.<\/p>\n<p>La Chiesa \u00e8 come la luna: ricordiamo le parole di J. M. Bergoglio qualche giorno prima della elezione a papa: &#8220;La Chiesa, quando \u00e8 autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il \u201cmysterium lunae\u201d e d\u00e0 luogo a quel male cos\u00ec grave che \u00e8 la mondanit\u00e0 spirituale&#8221;. Quando invece ricorda questo mistero lunare, la Chiesa sa\u00a0essere luminosa, ma sa di non esserlo di luce propria. E sa anche che, per essere &#8220;luna nuova&#8221;, deve passare per la invisibilit\u00e0. Come fa ogni anno, nel Triduo pasquale: si disperde sotto la Croce per ritrovarsi davanti al sepolcro vuoto. Come la &#8220;bocca baciata&#8221; di cui si canta nel Falstaff, anche la Chiesa, alla sequela del Crocifisso Risorto e con il dono della parrhesia, &#8220;non teme ventura, ma si rinnova, come fa la luna&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella messa di ieri, sabato fra l&#8217;ottava di Pasqua, abbiamo ascoltato come prima lettura il brano degli Atti 4, 13-21, che inizia cos\u00ec: &#8220;Vedendo la franchezza di\u00a0 Pietro e di Giovanni&#8221;. 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